Nel rispetto dei principi fissati dalla legge e dallo Statuto il Comune adotta i regolamenti nelle materie di propria competenza ed in particolare per l'organizzazione ed il funzionamento delle istituzioni e degli organismi di partecipazione, per il funzionamento degli organi e degli uffici e per l'esercizio delle funzioni.

Elenco dei regolamenti del Comune di Capoterra attualmente in vigore

 

Il Consiglio comunale ha deliberato alcune modifiche alle regole per l'appiicazione dell'istituto dell'accertamento con adesione da parte del contribuente, In allegato la delibera.

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Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 69 del 30/07/2020


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Regolamento per la disciplina della Tassa Rifiuti (TARI)

Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 42 del 14/05/2020


 

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ART. 1
OGGETTO DEL REGOLAMENTO

1. Il presente regolamento, adottato nell’ambito della potestà regolamentare prevista dall’art. 52 del Decreto Legislativo 15/12/1997, n. 446 s.m., disciplina l’applicazione della tassa sui Rifiuti (TARI) cui all’art. 1, commi 641-666, della Legge 27/12/2013, n. 147 destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti nel Comune di Capoterra;
2. Per quanto non previsto dal presente regolamento si applicano le disposizioni di legge vigenti.

ART. 2 PRESUPPOSTO

1. Presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani, identificati dal successivo art. 9.
2. La mancata utilizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati o l’interruzione temporanea dello stesso non comportano esonero o riduzione del tributo.
3. Il tributo è destinato alla copertura dei costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti come individuati dall’articolo 35 del presente regolamento, ad esclusione dei costi relativi ai rifiuti speciali al cui smaltimento provvedono a proprie spese i relativi produttori comprovandone l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.

ART. 3
DEFINIZIONE DI RIFIUTO E ASSIMILAZIONE DEI RIFIUTI SPECIALI AGLI URBANI

1. La definizione e la classificazione dei rifiuti è stabilita dalle disposizioni del Decreto Legislativo 3/04/2006, n. 152 e successive modificazioni ed integrazioni.
2. Il servizio è disciplinato dalle disposizioni del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dal Regolamento comunale di igiene urbana e gestione dei rifiuti, nonché dalle disposizioni previste nel presente regolamento.
3. Si definisce «rifiuto», ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett. a), del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi.
4. Sono rifiuti urbani ai sensi dell’art. 184, comma 2, del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152:
a) i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;

b) i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a) del presente comma, assimilati dal comune ai rifiuti urbani;
c) i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
d) i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua;
e) i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
f) i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), e) ed e) del presente comma;
5. Sono rifiuti speciali ai sensi dell’art. 184, comma 3, del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152:
a) i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2135 c.c.;
b) i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo;
c) i rifiuti da lavorazioni industriali;
d) i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e) i rifiuti da attività commerciali;
f) i rifiuti da attività di servizio;
g) i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acquee dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h) i rifiuti derivanti da attività sanitarie;

ART. 4
SOSTANZE ESCLUSE DALLA NORMATIVA SUI RIFIUTI

1. Sono escluse dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti le seguenti sostanze, individuate dall’articolo 185, del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152:
a) le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi nell'atmosfera e il biossido di carbonio catturato e trasportato ai fini dello stoccaggio geologico e stoccato in formazioni geologiche prive di scambio di fluidi con altre formazioni a norma del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/31/CE in materia di stoccaggio geologico di biossido di carbonio;
b) il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non scavato e gli edifici collegati permanentemente al terreno;
c) il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato;
d) i rifiuti radioattivi;
e) i materiali esplosivi in disuso;
f) le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura,

nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana;
g) i sedimenti spostati all’interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d’acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli se è provato che i sedimenti non sono pericolosi ai sensi della decisione 2000/532/CE della Commissione del 3 maggio 2000, e successive modificazioni.
2. Sono altresì escluse dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti, in quanto regolati da altre disposizioni normative comunitarie, ivi incluse le rispettive norme nazionali di recepimento:
a) le acque di scarico;
b) i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto quelli destinati all’incenerimento, allo smaltimento in discarica o all’utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di compostaggio;
c) le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformità del regolamento (CE) n. 1774/2002;
d) i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal trattamento, dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave, di cui al Decreto Legislativo 30 maggio 2008, n. 117.

Art. 5
ESCLUSIONE PER INIDONEITÀ A PRODURRE RIFIUTI

1. Non sono soggetti al tributo i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o che non comportano, secondo la comune esperienza, la produzione di rifiuti in misura apprezzabile per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati, come a titolo esemplificativo:
e) le unità immobiliari adibite a civile abitazione prive di mobili e suppellettili e sprovviste di contratti attivi di fornitura dei servizi pubblici a rete;
f) le superfici destinate al solo esercizio di attività sportiva, ferma restando l’imponibilità delle superfici destinate ad usi diversi, quali spogliatoi, servizi igienici, uffici, biglietterie, punti di ristoro, gradinate e simili;
g) i locali stabilmente riservati a impianti tecnologici, quali vani ascensore, centrali termiche, cabine elettriche, celle frigorifere, locali di essicazione e stagionatura senza lavorazione, silos e simili;
h) balconi e terrazze scoperte;
i) cantine e soffitte, locali ad uso sgombero in genere, adibiti di fatto a tale uso, qualora non abitate o abitabili;
j) le unità immobiliari per le quali sono stati rilasciati, anche in forma tacita, atti abilitativi per restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia, limitatamente al periodo dalla data di inizio dei lavori fino alla data di inizio dell’occupazione;
k) le aree impraticabili o intercluse da stabile recinzione;
l) le aree adibite in via esclusiva al transito o alla sosta gratuita dei veicoli;

m) per gli impianti di distribuzione dei carburanti: le aree scoperte non utilizzate né utilizzabili perché impraticabili o escluse dall’uso con recinzione visibile; le aree su cui insiste l’impianto di lavaggio degli automezzi; le aree visibilmente adibite in via esclusiva all’accesso e all’uscita dei veicoli dall’area di servizio e dal lavaggio.
2. Le circostanze di cui al comma precedente devono essere indicate nella dichiarazione originaria o di variazione ed essere riscontrabili in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o da idonea documentazione quale, ad esempio, la dichiarazione di inagibilità o di inabitabilità emessa dagli organi competenti, la revoca, la sospensione, la rinuncia degli atti abilitativi tali da impedire l'esercizio dell'attività nei locali e nelle aree ai quali si riferiscono i predetti provvedimenti.
3. Nel caso in cui sia comprovato il conferimento di rifiuti al pubblico servizio da parte di utenze totalmente escluse da tributo ai sensi del presente articolo verrà applicato il tributo per l’intero anno solare in cui si è verificato il conferimento, oltre agli interessi di mora e alle sanzioni per infedele dichiarazione.

Art. 6
ESCLUSIONE DALL’OBBLIGO DI CONFERIMENTO

1. Sono esclusi dal tributo i locali e le aree per i quali non sussiste l’obbligo dell’ordinario conferimento dei rifiuti urbani e assimilati per effetto di norme legislative o regolamentari, di ordinanze in materia sanitaria, ambientale o di protezione o civile ovvero di accordi internazionali riguardanti organi di Stati esteri.
2. Si applicano i commi 2 e 3 dell’articolo 5.

Art. 7 SOGGETTO ATTIVO

1. Il tributo è applicato e riscosso dal comune nel cui territorio insiste, interamente o prevalentemente, la superficie degli immobili assoggettabili al tributo. Ai fini della prevalenza si considera l’intera superficie dell’immobile, anche se parte di essa sia esclusa o esente dal tributo.
2. In caso di variazioni delle circoscrizioni territoriali dei Comuni, anche se dipendenti dall’istituzione di nuovi comuni, si considera soggetto attivo il Comune nell'ambito del cui territorio risultano ubicati gli immobili al 1° gennaio dell'anno cui il tributo si riferisce, salvo diversa intesa tra gli Enti interessati e fermo rimanendo il divieto di doppia imposizione.

ART. 8 SOGGETTI PASSIVI

1. La TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, di cui al successivo art. 29, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani, con vincolo di solidarietà nel caso di pluralità di possessori o di detentori dei locali o delle aree stesse.
2. Nell’ipotesi di detenzione temporanea di durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare, la TARI è dovuta soltanto dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie.
3. Per i locali in multiproprietà e per i centri commerciali integrati, il soggetto che gestisce i servizi comuni è responsabile del versamento del tributo dovuto per i locali e per le aree scoperte di

uso comune e per i locali e le aree scoperte in uso esclusivo ai singoli possessori o detentori. A quest’ultimi spettano invece tutti i diritti e sono tenuti a tutti gli obblighi derivanti dal rapporto tributario riguardante i locali e le aree scoperte in uso esclusivo.

ART. 9
LOCALI E AREE SCOPERTE SOGGETTI AL TRIBUTO

1. Sono soggetti alla TARI tutti i locali comunque denominati, esistenti in qualsiasi specie di costruzione stabilmente infissa al suolo o nel suolo, chiusi o chiudibili da ogni lato verso l’esterno qualunque sia la loro destinazione o il loro uso, suscettibili di produrre rifiuti urbani, insistenti nel territorio del Comune.
Si intendono per:
a) locali, le strutture stabilmente infisse al suolo chiuse da ogni lato verso l’esterno, anche se non conformi alle disposizioni urbanistico-edilizie;
b) aree scoperte, sia le superfici prive di edifici o di strutture edilizie, sia gli spazi circoscritti che non costituiscono locale, come tettoie, balconi, terrazze, campeggi, dancing e cinema all’aperto, parcheggi;
c) utenze domestiche, le superfici adibite di civile abitazione;
d) utenze non domestiche, le restanti superfici, tra cui le comunità, le attività commerciali, artigianali, industriali, professionali e le attività produttive in genere.
2. Sono altresì soggette al tributo tutte le aree scoperte occupate o detenute, a qualsiasi uso adibite, la cui superficie insiste nel territorio comunale, suscettibili di produrre rifiuti urbani, escluse quelle aventi destinazione accessoria o pertinenziale a locali a loro volta assoggettati al prelievo.

ART. 10
LOCALI ED AREE SCOPERTE NON SOGGETTI AL TRIBUTO

1. Non sono soggetti all’applicazione della TARI i seguenti locali e le seguenti aree scoperte:
a) Locali ed aree scoperte non suscettibili di produrre rifiuti urbani;
b) aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili quali, a titolo di esempio, parcheggi gratuiti a servizio del locale, aree a verde, giardini, corti, lastrici solari, balconi, verande, terrazze e porticati non chiusi o chiudibili con strutture fisse;
c) aree comuni condominiali ai sensi dell’art. 1117 del codice civile non detenute o occupate in via esclusiva.
2. Ai fini della non applicazione del tributo sui locali e sulle aree di cui alla lettera a) del precedente comma, i contribuenti sono tenuti a dichiarare gli stessi nella dichiarazione originaria o di variazione, indicando le circostanze che danno diritto alla loro detassazione. Nella dichiarazione dovranno altresì essere specificati elementi obiettivi direttamente rilevabili o allegata idonea documentazione tale da consentire il riscontro delle circostanze dichiarate.

ART. 11
DETERMINAZIONE DELLA SUPERFICIE TASSABILE

1. La superficie tassabile ai fini TARI è data, per tutti gli immobili soggetti al prelievo, dalla superficie calpestabile dei locali misurata al filo interno del muro e delle aree suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati. La superficie delle aree assoggettabili a tributo è misurata sul perimetro interno delle stesse, al netto di eventuali costruzioni su di esse insistenti.
2. Ai fini dell’applicazione del tributo si considerano le superficie già dichiarate o accertate ai fini della TARES, di cui all’art. 14 del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201, o della TARSU, di cui al Capo 3° del Decreto Legislativo 30/12/1993, n. 504.
3. La superficie complessiva è arrotondata al metro quadro superiore se la parte decimale è maggiore di 0,50; in caso contrario al metro quadro inferiore.
4. Per i distributori di carburante sono di regola soggetti a tariffa i locali, nonché l’area della proiezione al suolo della pensilina ovvero, in mancanza, una superficie forfettaria pari a sei mq per colonnina di erogazione.
5. Nella determinazione della superficie assoggettabile non si tiene conto di quella di cui al successivo articolo 12.

ART. 12
PRODUZIONE DI RIFIUTI SPECIALI NON ASSIMILATI AGLI URBANI- RIDUZIONI SUPERFICIARIE

1. Nella determinazione della superficie dei locali e delle aree scoperte assoggettabili alla TARI non si tiene conto di quella parte delle stesse dove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali non assimilati agli urbani e/o pericolosi, oppure sostanze escluse dalla normativa sui rifiuti di all’art 24, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che gli stessi dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.
2. Non sono in particolare, soggette a tariffa:
a) le superfici adibite all’allevamento di animali;
b) le superfici agricole produttive di paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura o nella selvicoltura, quali legnaie, fienili e simili depositi agricoli;
c) le superfici delle strutture sanitarie pubbliche e private adibite, come attestato da certificazione del direttore sanitario, a sale operatorie, stanze di medicazione, laboratori di analisi, di ricerca, di radiologia, di radioterapia, di riabilitazione e simili, reparti e sale di degenza che ospitano pazienti affetti da malattie infettive.
3. Relativamente alle attività di seguito indicate, qualora sia documentata una contestuale produzione di rifiuti urbani o assimilati e di rifiuti speciali non assimilati o di sostanze comunque non conferibili al pubblico servizio, ma non sia obiettivamente possibile o difficoltoso individuare le superfici escluse dal tributo, l’individuazione delle stesse è effettuata in maniera forfettaria applicando all’intera superficie su cui l’attività viene svolta le seguenti percentuali, distinte per tipologia di attività economiche:

categoria di attività % di abbattimento della
superficie
Tipografie, stamperie, incisioni 50%
Studi fotografici comprensivi di aree di sviluppo e
stampa 50%
Officine meccaniche 50%
Autofficine per riparazione veicoli (auto, moto,
cicli, macchine agricole) 50%
Autofficine di elettrauto 50%
Tintorie – tinto-lavanderie 50%
Lavanderie 50%
Verniciature, galvanotecnici, fonderie 50%
Officine di carpenteria metallica 50%
Falegnamerie con verniciatura 50%
Gabinetti dentistici, laboratori odontotecnici, laboratori di analisi, studi radiologici 50%
Distributori di carburante 20%
Laboratori interni delle pasticcerie 20%
Macellerie e pescherie 50%
Toilette per animali 50%

4. Per fruire dell'esclusione prevista dai commi precedenti, gli interessati devono:
a) indicare nella denuncia originaria o di variazione il ramo di attività e la sua classificazione (industriale, artigianale, commerciale, di servizio, ecc.), nonché le superfici di formazione dei rifiuti o sostanze, indicandone l’uso e le tipologie di rifiuti prodotti (urbani, assimilati agli urbani, speciali, pericolosi, sostanze escluse dalla normativa sui rifiuti) distinti per codice CER;
b) comunicare entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento i quantitativi di rifiuti prodotti nell’anno, distinti per codici CER, allegando la documentazione attestante lo smaltimento presso imprese a ciò abilitate.

ART. 13
DETERMINAZIONE DELLA TARIFFA DEL TRIBUTO

1. Il tributo è corrisposto in base a tariffa commisurata ad anno solare, cui corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria.
2. La tariffa del tributo è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte, sulla base delle disposizioni contenute nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 27 aprile 1999 e secondo le disposizioni dell’Autorità regolante in base alle norma.
3. Le tariffe TARI è determinata sulla base del Piano finanziario con specifica deliberazione del Consiglio comunale, da adottare entro la data di approvazione del bilancio di previsione relativo alla stessa annualità.
4. Le tariffe anche se approvate successivamente all'inizio dell'esercizio purché entro il termine per l’approvazione del Bilancio di previsione, hanno effetto dal primo gennaio dell'anno di

riferimento. In caso di mancata deliberazione nel termine, si applicano le tariffe deliberate per l'anno precedente.
5. In deroga a quanto sopra ed alle norme dell’art. 1, comma 169, della Legge 296/2006, le tariffe del tributo possono essere modificate, entro il termine stabilito dall’art. 193 del Decreto Legislativo 267/2000, ove necessario per il ripristino degli equilibri di bilancio.

ART. 14
ISTITUZIONI SCOLASTICHE STATALI

1. Il tributo dovuto per il servizio di gestione dei rifiuti delle istituzioni scolastiche statali (scuole materne, elementari, secondarie inferiori, secondarie superiori, istituti d’arte e conservatori di musica) resta disciplinato dall’art. 33-bis del Decreto Legge 31 dicembre 2007, n. 248 (convertito dalla Legge 28 febbraio 2008, n. 31).
2. La somma attribuita al Comune ai sensi del comma precedente è sottratta dal costo che deve essere coperto con il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi.

ART. 15
COPERTURA DEI COSTI DEL SERVIZIO DI GESTIONE DEI RIFIUTI

1. Le tariffe sono determinate in modo da garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati.
2. In particolare il tributo deve garantire la copertura di tutti i costi relativi agli investimenti ed ai relativi ammortamenti, nonché di tutti i costi d’esercizio ricomprendendo anche i costi di cui all’articolo 15 del Decreto Legislativo 13/01/2003, n. 36.
3. Per la determinazione dei costi del servizio si fa riferimento a quanto previsto dal regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 158/1999.
4. Nella determinazione dei costi del servizio non si tiene conto di quelli relativi ai rifiuti speciali al cui smaltimento provvedono a proprie spese i relativi produttori, comprovandone l'avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.
5. A decorrere dall'anno 2016 nella determinazione dei costi del servizio si tiene anche conto delle risultanze dei fabbisogni standard relativi allo specifico servizio, ove approvate in tempo utile.
6. I costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati sono determinati annualmente dal piano finanziario di cui all’art. 1, comma 683, della Legge 27/12/2013, n. 147.
7. L'eventuale eccedenza del gettito consuntivo del tributo rispetto a quello preventivo è riportata nel piano finanziario dell'anno successivo, mentre l'eventuale differenza negativa tra il gettito consuntivo e quello preventivo del tributo è portata ad incremento del piano finanziario dell'anno successivo solamente se dovuta alla riduzione delle superfici imponibili, ovvero per le quote di esclusione per gli assimilati avviati al recupero direttamente dal produttore ovvero ad eventi imprevedibili non dipendenti da negligente gestione del servizio.

ART. 16 PIANO FINANZIARIO

1. La determinazione delle tariffa del tributo avviene in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, ai sensi dell’art. 1, comma 683, della Legge 27/12/2013, n. 147.
2. Il piano finanziario è redatto dal soggetto gestore del servizio, che lo trasmette al Settore Lavori Pubblici, Ambiente, Servizi Tecno Manutentivi e Protezione Civile ed approvato dal Consiglio Comunale o da altra autorità competente a norma delle leggi vigenti in materia, prima dell’approvazione del Bilancio di Previsione.
3. Tutti gli uffici comunali interessati sono tenuti a fornire tempestivamente le informazioni necessarie per la predisposizione del piano finanziario e della tariffa del tributo ed in particolare tutti i costi sostenuti dall’Ente che per natura rientrano tra i costi da considerare.

ART. 17
ARTICOLAZIONE DELLE TARIFFE DEL TRIBUTO

1. La tariffa è composta da una quota fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per opere e ai relativi ammortamenti, e da una quota variabile, rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, alle modalità del servizio fornito e all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio, compresi i costi di smaltimento.
2. La tariffa è articolata nelle fasce di utenza domestica e di utenza non domestica.
3. L’insieme dei costi da coprire attraverso la tariffa sono ripartiti tra le utenze domestiche e non domestiche secondo criteri razionali. A tal fine, i rifiuti riferibili alle utenze non domestiche possono essere determinati anche in base ai coefficienti di produttività K di cui alle tabelle 4a e 4b, all. 1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.

ART. 18
TARIFFA PER LE UTENZE DOMESTICHE

1. La quota fissa della tariffa per le utenze domestiche è determinata applicando alla superficie dell’alloggio e dei locali che ne costituiscono pertinenza le tariffe per unità di superficie parametrate al numero degli occupanti, secondo le previsioni di cui al punto 4.1, all.1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158, in modo da privilegiare i nuclei familiari più numerosi.
2. La quota variabile della tariffa per le utenze domestiche è determinata in relazione al numero degli occupanti, secondo le previsioni di cui al punto 4.2, all.1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.
3. I coefficienti rilevanti nel calcolo della tariffa sono determinati nella delibera tariffaria.

ART. 19
DETERMINAZIONE DEL NUMERO DEGLI OCCUPANTI DELLE UTENZE DOMESTICHE

1. Per le utenze domestiche condotte da persone fisiche che vi hanno stabilito la propria residenza anagrafica, il numero degli occupanti è quello del nucleo familiare risultante all’Anagrafe del Comune. Devono comunque essere dichiarate le persone che non fanno parte del nucleo familiare anagrafico e dimoranti nell’utenza per almeno sei mesi nell’anno solare, come ad es. le colf che dimorano presso la famiglia.
2. Sono considerati presenti nel nucleo familiare anche i membri temporaneamente domiciliati altrove. Nel caso di servizio di volontariato o attività lavorativa prestata all’estero, nel caso di studenti fuori sede e nel caso di degenze o ricoveri presso case di cura o di riposo, comunità di recupero, centri socio-educativi, istituti penitenziari, per un periodo non inferiore all’anno, la persona assente non viene considerata ai fini della determinazione della tariffa, a condizione che l’assenza sia adeguatamente documentata (es. Contratto d’affitto, iscrizione liste di carico presso altro Comune, titolare contratto Utenze elettriche, idriche).
3. Per le utenze domestiche condotte da soggetti non residenti nel Comune, per gli alloggi dei cittadini residenti all’estero (iscritti AIRE), e per gli alloggi a disposizione di enti diversi dalle persone fisiche occupati da soggetti non residenti, si assume come numero degli occupanti quello indicato dall’utente o, in mancanza, un numero forfettario di 3 occupanti, salvo prova contraria. Resta ferma la possibilità per il comune di applicare, in sede di accertamento, il dato superiore emergente dalle risultanze anagrafiche del comune di residenza.
4. Le cantine, le autorimesse o gli altri simili luoghi di deposito si considerano utenze domestiche condotte da un occupante, se condotte da persona fisica priva nel comune di utenze abitative. In difetto di tale condizione i medesimi luoghi si considerano utenze non domestiche.
5. Per le unità abitative, di proprietà o possedute a titolo di usufrutto, uso o abitazione da soggetti già ivi anagraficamente residenti, tenute a disposizione dagli stessi dopo aver trasferito la residenza/domicilio in Residenze Sanitarie Assistenziali (R.S.A.) o istituti sanitari e non locate o comunque non utilizzate a vario titolo, il numero degli occupanti è fissato, previa presentazione di richiesta documentata, in una unità.
6. Per le unità immobiliari ad uso abitativo occupate da due o più nuclei familiari la tariffa è calcolata con riferimento al numero complessivo degli occupanti l’alloggio.
7. Il numero degli occupanti le utenze domestiche è quello risultante alla data di emissione dell’invito di pagamento e le eventuali variazioni intervenute successivamente avranno efficacia a partire dall'anno seguente.

ART. 20
TARIFFA PER LE UTENZE NON DOMESTICHE

1. La quota fissa della tariffa per le utenze non domestiche è determinata applicando alla superficie imponibile le tariffe per unità di superficie riferite alla tipologia di attività svolta, calcolate sulla base di coefficienti di potenziale produzione secondo le previsioni di cui al punto 4.3, all.1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.
2. La quota variabile della tariffa per le utenze non domestiche è determinata applicando alla superficie imponibile le tariffe per unità di superficie riferite alla tipologia di attività svolta, calcolate sulla base di coefficienti di potenziale produzione secondo le previsioni di cui al punto 4.4, all.1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.

3. I coefficienti rilevanti nel calcolo della tariffa sono determinati per ogni classe di attività contestualmente all’adozione della delibera tariffaria.

ART. 21
CLASSIFICAZIONE DELLE UTENZE NON DOMESTICHE

1. Le utenze non domestiche sono suddivise nelle categorie di attività indicate nell’allegato B.
2. L’inserimento di un’utenza in una delle categorie di attività previste dall’allegato B viene di regola effettuata sulla base della classificazione delle attività economiche ATECO adottata dall’ISTAT relativi all’attività principale o ad eventuali attività secondarie, fatta salva la prevalenza dell’attività effettivamente svolta.
3. Le attività non comprese in una specifica categoria sono associate alla categoria di attività che presenta maggiore analogia sotto il profilo della destinazione d’uso e della connessa potenzialità quantitativa e qualitativa a produrre rifiuti.
4. La tariffa applicabile è di regola unica per tutte le superfici facenti parte del medesimo compendio.
5. Nelle unità immobiliari adibite a civile abitazione in cui sia svolta anche un’attività economica o professionale alla superficie a tal fine utilizzata è applicata la tariffa prevista per la specifica attività esercitata.
6. In tutti i casi in cui non sia possibile distinguere la porzione di superficie destinata per l’una o l’altra attività, si fa riferimento all’attività principale desumibile dalla visura camerale o da altri elementi.

ART. 22 OBBLIGAZIONE TRIBUTARIA

1. L’obbligazione tributaria decorre dal giorno in cui inizia il possesso o la detenzione dei locali o delle aree soggetti al tributo. Il tributo è dovuto per il periodo dell’anno, computato a giorni, nel quale permane il possesso o la detenzione dei locali o delle aree soggette al tributo.
2. L’obbligazione tributaria cessa il giorno in cui termina il possesso o la detenzione, a condizione che il contribuente presenti la dichiarazione di cessata occupazione entro il 31 gennaio dell'anno successivo.
3. Se la dichiarazione è presentata in ritardo si presume che l’utenza sia cessata alla data della sua presentazione, salvo che l’utente dimostri con idonei elementi di prova la data di effettiva cessazione.
4. La cessazione dà diritto all’abbuono o al rimborso del tributo secondo quanto stabilito dal successivo art. 34.
5. Le variazioni intervenute nel corso dell’anno, relative in particolare alle superfici e/o alla destinazione d’uso, che comportano un aumento del tributo producono effetto dal giorno di effettiva variazione degli elementi stessi. Nell’ipotesi in cui le variazioni comportino invece una riduzione del tributo, il riconoscimento del minor tributo è subordinato alla presentazione della dichiarazione entro il termine previsto. Delle variazioni del tributo si tiene conto in sede di conguaglio, secondo quanto previsto dal successivo art. 52.

ART. 23
MANCATO SVOLGIMENTO DEL SERVIZIO

1. In caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente, il tributo è dovuto dai contribuenti coinvolti in misura massima del 20% del tributo.

ART. 24
RIDUZIONI PER INFERIORI LIVELLI DI PRESTAZIONE DEL SERVIZIO

1. Il tributo è ridotto, tanto nella parte fissa quanto nella parte variabile, del 60%, per le utenze non servite dal servizio porta a porta e che dimostrino di conferire i rifiuti personalmente presso il centro di raccolta.
2. Il tributo è dovuto nella misura del 20% della tariffa nei periodi di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall'autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all'ambiente.

ART. 25
RIDUZIONI PER LE UTENZE DOMESTICHE

1. Ai sensi dell’art. 1, comma 659, della Legge 27/12/2013, n. 147, la tariffa si applica in misura ridotta, nella quota fissa e nella quota variabile, alle utenze domestiche che si trovano nelle seguenti condizioni:
a) abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo, non superiore a 183 giorni nell’anno solare: riduzione del 30 %;
b) abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all'anno, all'estero: riduzione del 60 % nella parte fissa/nella parte variabile;
c) fabbricati rurali ad uso abitativo: riduzione del 30 %.
d) seconde e terze abitazioni di cittadini residenti, oltre a quella principale: riduzione al 85 % sulla parte quota variabile, mantenendo come base imponibile il nucleo familiare iscritto in anagrafe e i metri quadri dell’abitazione cui la tassa è riferita;
2. Le riduzioni di cui al comma precedente si applicano dalla data di effettiva sussistenza delle condizioni di fruizione se debitamente dichiarate e documentate nei termini di presentazione della dichiarazione iniziale o di variazione o, in mancanza, dalla data di presentazione della relativa dichiarazione.
3. Le riduzioni di cui al presente articolo cessano di operare alla data in cui ne vengono meno le condizioni di fruizione, anche in mancanza della relativa dichiarazione.

ART. 26
RIDUZIONE PER LE UTENZE NON DOMESTICHE NON STABILMENTE ATTIVE

1. La tariffa si applica in misura ridotta, nella quota fissa e nella quota variabile, alle utenze non domestiche che si trovano nelle seguenti condizioni:
a) locali diversi dalle abitazioni ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo purché non superiore a 183 giorni nell’anno solare: Riduzione del 30%.
2. La predetta riduzione si applica se le condizioni di cui al primo comma risultano da licenza o atto assentivo rilasciato dai competenti organi per l’esercizio dell’attività o da dichiarazione rilasciata dal titolare a pubbliche autorità.
3. Si applicano il secondo e il terzo comma dell’articolo 25.
4. Ai complessi a carattere turistico-sociale, siti in ambito agricolo, ove viene esercitata l’attività agrituristica e di turismo rurale ai sensi delle leggi regionali n. 18 del 23/06/1998 e n. 1 del 19/01/2010, e riconducibili alle attività consentite dalle predette leggi, si applica la tariffa prevista per le utenze domestiche con 6 o più componenti.
5. Per un immobile censito al catasto come civile abitazione, dove il contribuente stesso risiede ed esercita congiuntamente l'attività di bed and breakfast che gestisce avvalendosi della normale organizzazione familiare per il servizio di alloggio e prima colazione, in quanto suscettibile di un utilizzo dei servizi maggiore rispetto a quelli di un’utenza domestica, si applicherà la tariffa prevista per le utenze domestiche con 6 o più componenti con riduzione del 30% (art. 25, comma 1, lett. a).

ART. 27
ALTRE AGEVOLAZIONI

1. La tariffa si applica in misura ridotta, nella quota fissa e nella quota variabile, alle utenze domestiche che si trovano nelle seguenti condizioni:
a) nuclei familiari residenti, non proprietari di alcuna unità immobiliare produttiva di reddito al di fuori dell’abitazione in oggetto, per i quali il certificato I.S.E.E. attesti un reddito annuo non superiore ad € 4.500,00 comprensivo dei redditi esenti IRPEF ed in seguito ad istruttoria favorevole del Servizio Politiche Sociali: riduzione del 60 %;
2. Le agevolazioni di cui ai commi precedenti sono iscritte in bilancio come autorizzazioni di spesa e la relativa copertura è assicurata da risorse diverse dai proventi del tributo di competenza dell'esercizio al quale si riferisce l'iscrizione stessa.
3. Si applicano il secondo e il terzo comma dell’articolo 25.

ART. 28 CUMULO DI RIDUZIONI

1. Qualora si rendessero applicabili più riduzioni o agevolazioni le stesse non sono cumulabili ma si applica quella più favorevole al contribuente.

ART. 29 FINANZIAMENTO DELLE RIDUZIONI

1. Il costo delle riduzioni, detassazioni previste dai precedenti articoli da 44 a 46 resta a carico degli altri contribuenti in osservanza dell’obbligo di copertura integrale dei costi previsto dall’art. 1, comma 654, della Legge 27/12/2013, n. 147.

ART. 30 TRIBUTO GIORNALIERO

1. Per il servizio di gestione dei rifiuti assimilati prodotti dai soggetti che occupano o detengono temporaneamente, con o senza autorizzazione, locali o aree pubbliche o di uso pubblico, è dovuto il tributo giornaliero.
2. L’occupazione o la detenzione è temporanea quando si protrae per periodi inferiori a 183 giorni nel corso dello stesso anno solare.
3. La tariffa del tributo giornaliero è commisurata per ciascun metro quadrato di superficie occupata, per giorno o frazione di giorno di occupazione.
4. La tariffa giornaliera è fissata, per ogni categoria, nella misura di 1/365 della tariffa annuale del tributo maggiorata del 30 %. E’ facoltà del soggetto passivo chiedere il pagamento della tariffa annuale del tributo.
5. Nel caso di svolgimento dell’attività o di durata dell’occupazione superiore o pari a 183 giorni dell’anno solare è dovuta comunque la tariffa annuale del tributo.
6. L’obbligo della dichiarazione dell’uso temporaneo è assolto con il pagamento del tributo da effettuarsi con le modalità ed i termini previsti per la tassa per l’occupazione temporanea di spazi ed aree pubbliche e, a partire dall’entrata in vigore dell’imposta municipale secondaria di cui all’art. 11 del Decreto Legislativo 23/2011, secondo i termini e le modalità di pagamento della stessa.
7. Al tributo giornaliero si applicano, in quanto compatibili, tutte le disposizioni del tributo annuale.
8. L’ufficio comunale addetto al rilascio delle concessioni per l’occupazione del suolo pubblico e quello addetto alla vigilanza sono tenuti a comunicare all’ufficio tributi tutte le concessioni rilasciate, nonché eventuali occupazioni abusive riscontrate.

ART. 31 TRIBUTO PROVINCIALE

1. E’ fatta salva l’applicazione del tributo provinciale per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene ambientale di cui all’art. 19 del Decreto Legislativo 30/12/1992, n.504.
2. Il tributo è commisurato alla superficie dei locali e delle aree assoggettabili al tributo ed è applicato nelle misura percentuale deliberata dalla Città Metropolitana in base alle normative vigenti.

ART. 32 RISCOSSIONE

1. La tassa sui rifiuti è versata direttamente al Comune, mediante modello di pagamento unificato di cui all’art. 17 del Decreto Legislativo 09/07/1997, n. 241 ovvero tramite bollettino di conto corrente postale o tramite le altre modalità di pagamento offerte dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali.
2. Il Comune provvede all’invio ai contribuenti di un apposito avviso di pagamento, con annessi i modelli di pagamento precompilati, sulla base delle dichiarazioni presentate e degli accertamenti notificati, contenente l’importo dovuto per la tassa sui rifiuti ed il tributo provinciale, l’ubicazione e la superficie dei locali e delle aree su cui è applicato il tributo, la destinazione d’uso dichiarata o accertata, le tariffe applicate, l’importo di ogni singola rata e le scadenze. L’avviso di pagamento deve contenere altresì tutti gli elementi previsti dall’art. 7 della L. 212/2000 e può essere inviato anche per posta semplice o mediante posta elettronica all’indirizzo comunicato dal contribuente o disponibile sul portale INI-PEC.
3. Fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, il pagamento degli importi dovuti deve essere effettuato in 4 rate aventi cadenza bimestrale come segue: 1^ rata 16 GIUGNO - 2^ RATA 16 AGOSTO -3^ RATA 16 OTTOBRE - 4^ RATA 16 DICEMBRE, oppure RATA UNICA al 16 DICEMBRE dell’anno di competenza - le quali saranno riscosse secondo le modalità previste dall’art. 15 bis del D.L. n. 34/2019. Eventuali conguagli di anni precedenti o dell’anno in corso possono essere riscossi anche in unica soluzione. L’importo complessivo del tributo annuo dovuto da versare è arrotondato all’euro superiore o inferiore a seconda che le cifre decimali siano superiori o inferiori/pari a 49 centesimi, in base a quanto previsto dal comma 166, art. 1, della Legge 27/12/2006, n. 296. L’arrotondamento, nel caso di impiego del modello F24, deve essere operato per ogni codice tributo.
4. Il versamento del tributo non è dovuto quando l'importo annuale risulta inferiore a Euro 12 (dodici/Euro). Analogamente non si procede al rimborso per somme inferiori al predetto importo.
5. Le modifiche inerenti alle caratteristiche dell’utenza, che comportino variazioni in corso d’anno del tributo, potranno essere conteggiate nel tributo relativo all’anno successivo anche mediante conguaglio compensativo.
6. Il Comune provvede al riversamento alla Città Metropolitana del tributo provinciale di cui all’art. 19 del Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504 riscosso, secondo la periodicità e le modalità che saranno concordate con il medesimo Ente o secondo quanto stabilito da specifiche disposizioni. Per la riscossione il Comune ha diritto a trattenere il compenso previsto dal citato art. 19.In caso di mancato o parziale versamento dell’importo richiesto alle prescritte scadenze, il Comune provvede alla notifica, anche mediante servizio postale con raccomandata con ricevuta di ritorno o posta elettronica certificata, di un sollecito di versamento, contenente le somme da versare in unica soluzione entro il termine ivi indicato. In mancanza, si procederà alla notifica dell’avviso di accertamento d’ufficio o in rettifica, come indicato nel successivo art. 68, con irrogazione delle sanzioni previste dall’art. 1, comma 695 della Legge 27/12/2013, n. 147 e l’applicazione degli interessi di mora.

ART. 33 DICHIARAZIONE TARI

1. I soggetti passivi del tributo devono dichiarare ogni circostanza rilevante per l’applicazione del tributo e in particolare, l’inizio, la variazione e la cessazione dell’utenza, la sussistenza delle condizioni per ottenere agevolazioni o riduzioni, il modificarsi o il venir meno delle condizioni per beneficiare di agevolazioni o riduzioni.
2. Nell’ipotesi di più soggetti obbligati in solido, la dichiarazione può essere presentata anche da uno solo dei possessori o detentori.
3. I soggetti obbligati provvedono a consegnare al Comune la dichiarazione, redatta sui moduli appositamente predisposti dallo stesso, entro 90 giorni successivi a quello nel quale si sono verificate le modificazioni. La dichiarazione, debitamente sottoscritta dal soggetto dichiarante, può essere consegnata o direttamente all’Ufficio Protocollo dell’Ente o a mezzo posta con raccomandata a/r o a mezzo fax, allegando fotocopia del documento d’identità, o Posta Elettronica Certificata (PEC). La denuncia si intende consegnata all’atto del ricevimento da parte del Comune, nel caso di consegna diretta, alla data di spedizione risultante dal timbro postale, nel caso di invio postale, o alla data del rapporto di ricevimento nel caso di invio a mezzo fax , o alla data di invio in caso di trasmissione tramite posta elettronica certificata.
4. Ai fini dell’applicazione del tributo la dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi, sempreché non si verifichino modificazioni dei dati dichiarati da cui consegua un diverso ammontare del tributo. In quest’ultimo caso il contribuente è obbligato a presentare apposita dichiarazione di variazione entro il termine del 31 gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le modificazioni.
5. La dichiarazione sia originaria che di variazione deve contenere i seguenti elementi:
Utenze domestiche
a) per le utenze di soggetti residenti, i dati identificativi (dati anagrafici, residenza, codice fiscale ed, ove sia possibile, numero di cellulare e indirizzo email) dell'intestatario della scheda famiglia;
b) per le utenze di soggetti non residenti, i dati identificativi del dichiarante (dati anagrafici, residenza, codice fiscale ed, ove sia possibile, numero di cellulare e indirizzo email) e il numero dei soggetti occupanti l'utenza;
c) Generalità del soggetto denunciante se diverso dal contribuente, con indicazione della qualifica;
d) l’ubicazione, specificando anche il numero civico e se esistente il numero dell’interno, e i dati catastali dei locali e delle aree;
e) la superficie e la destinazione d’uso dei locali e delle aree;
f) la data in cui ha avuto inizio l’occupazione o la conduzione, o in cui è intervenuta la variazione o cessazione;
g) la sussistenza dei presupposti per la fruizione di riduzioni o agevolazioni;
Utenze non domestiche
a) i dati identificativi del soggetto passivo (denominazione e scopo sociale o istituzionale dell’impresa, società, ente, istituto, associazione ecc., codice fiscale, partita I.V.A., codice ATECO dell’attività, sede legale, n. di cellulare, indirizzo e-mail e PEC);

b) i dati identificativi del legale rappresentante o responsabile (dati anagrafici, residenza, codice fiscale);
c) l’ubicazione, la superficie, la destinazione d’uso e dati catastali dei locali e delle aree;
d) la data in cui ha avuto inizio l’occupazione o la conduzione, o in cui è intervenuta la variazione o cessazione;
e) la sussistenza dei presupposti per la fruizione di riduzioni o agevolazioni.
6. La denuncia deve essere regolarmente sottoscritta. Nell’ipotesi di invio per posta elettronica certificata, la dichiarazione deve essere comunque sottoscritta, anche con firma digitale.
7. La dichiarazione di cessazione dei locali o delle aree deve indicare di tutti gli elementi atti a comprovare la stessa. In caso di presentazione della stessa nei termini il contribuente ha diritto all’abbuono o al rimborso del tributo relativo alla restante parte dell’anno dal giorno successivo a quello in cui si è verificata la cessazione. In caso di mancata presentazione della dichiarazione di cessazione nel termine del 31 gennaio dell’anno successivo il tributo non è dovuto se il contribuente dimostra di non aver continuato il possesso o la detenzione dei locali e delle aree ovvero se il tributo è stato assolto dal soggetto subentrante a seguito di dichiarazione o in sede di recupero d’ufficio.
8. Nel caso di decesso del contribuente, i familiari conviventi o gli eredi dello stesso, dovranno provvedere alla presentazione della dichiarazione di cessazione entro un anno dal decesso o entro il termine del 31 gennaio dell’anno successivo se più favorevole.
9. In sede di prima applicazione del tributo, ai fini della dichiarazione TARI, restano ferme le superfici dichiarate o definitivamente accertate ai fini della TARSU/TARES eventualmente opportunamente integrate con gli elementi in esse non contenuti, necessari per l’applicazione della tassa sui rifiuti. Suddetti elementi saranno ottenuti ricorrendo alle informazioni già presenti sulle banche dati a disposizione dell’ente, ove queste non siano sufficienti, per mezzo di apposite richieste presentate agli utenti, nel rispetto dei principi della L. 212/2000.

ART. 34
RIMBORSI E COMPENSAZIONE

1. Il soggetto passivo deve richiedere il rimborso delle somme versate e non dovute, entro il termine di 5 anni dalla data del pagamento ovvero dal giorno in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione.
2. Il Comune provvederà al rimborso entro 180 giorni dalla presentazione della richiesta.
3. Sulle somme da rimborsare sono corrisposti gli interessi calcolati nella misura del vigente tasso legale, con maturazione giorno per giorno e con decorrenza dal giorno in cui gli stessi sono divenuti esigibili, ai sensi del comma 165 dell’art. 1 della L. 296/06.
4. Non si procede al rimborso di somme per importi inferiori ai limiti minimi di versamento spontaneo fissati nel presente regolamento.

ART. 35
VERIFICHE ED ACCERTAMENTI

1. Il Comune svolge le attività necessarie al controllo dei dati contenuti nelle dichiarazioni presentate dai soggetti passivi e le attività di controllo per la corretta applicazione del tributo. A tal fine può:

a. inviare al contribuente questionari, da restituire debitamente compilati entro il termine di 60 giorni dalla notifica;
b. utilizzare, nel rispetto delle vigenti disposizioni di tutela del trattamento dei dati personali, dati presentati per altri fini, ovvero richiedere ad uffici pubblici o ad enti di gestione di servizi pubblici, dati e notizie rilevanti nei confronti delle singole contribuenti, in esenzione di spese e diritti;
c. accedere ai locali ed alle aree assoggettabili al tributo, mediante personale debitamente autorizzato dal Funzionario Responsabile del Tributo, dando preavviso al contribuente di almeno 7 giorni, nei limiti e nei casi previsti dalla legge. In caso di mancata collaborazione del contribuente od altro impedimento alla diretta rilevazione l’ente procede all’accertamento sulla base di presunzioni semplici di cui all’art. 2729 del codice civile. Per le operazioni di cui sopra, il Comune ha facoltà di avvalersi:
- degli accertatori di cui ai commi 179-182, art. 1, della L. 296/2006, ove nominati;
- del proprio personale dipendente;
- di soggetti privati o pubblici di provata affidabilità e competenza, con il quale medesimo può stipulare apposite convenzioni.
Per accedere agli immobili il personale di cui sopra dovrà essere appositamente autorizzato ed esibire apposito documento di riconoscimento.
d. utilizzare tutte le banche dati messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate e Riscossioni.
2. Per le finalità del presente articolo, tutti gli uffici comunali sono obbligati a trasmettere all’ufficio tributi, nel rispetto delle vigenti normative in materia di trattamento dei dati personali, periodicamente copia o elenchi:
- delle concessioni per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche;
- delle comunicazioni di fine lavori ricevute;
- dei provvedimenti di abitabilità/agibilità rilasciati per l’uso dei locali ed aree;
- dei provvedimenti relativi all’esercizio di attività artigianali, commerciali fisse o itineranti;
- di ogni variazione anagrafica relativa alla nascita, decesso, variazione di residenza e domicilio della popolazione residente;
3. Ai fini dell’attività di accertamento della TARI, il comune, per le unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, può considerare come superficie assoggettabile al tributo l’80% della superficie catastale, determinata secondo i criteri di cui al D.P.R. 138/1998, in base al disposto dell’art. 1, comma 646, della L. 147/2013.
4. L'utilizzo delle superfici catastali per il calcolo della TARI decorre dal 1° gennaio successivo alla data di emanazione di un apposito provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, previo accordo da sancire in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, che attesta l'avvenuta completa attuazione delle disposizioni di cui all’art. 1 comma 647 della Legge n. 147/2013.
5. Nei casi in cui dalle verifiche condotte sui versamenti eseguiti dai contribuenti e dai riscontri operati in base ai precedenti commi, venga riscontrata la mancanza, l’insufficienza o la tardività del versamento ovvero l’infedeltà, l’incompletezza o l’omissione della dichiarazione originaria o di variazione, il Comune provvederà alla notifica di apposito avviso di accertamento motivato in rettifica o d’ufficio, a norma dei commi 161 e 162 dell’art. 1 della L. 296/2006 e successive disposizioni di cui alla L. 160/2019 in tema di accertamento esecutivo,

comprensivo del tributo o del maggiore tributo dovuto, oltre che degli interessi e delle sanzioni e delle spese. L’avviso di accertamento deve essere sottoscritto dal funzionario responsabile del tributo.
6. Il versamento delle somme dovute a seguito della notifica degli avvisi di accertamento avviene mediante modello di pagamento unificato o tramite le altre modalità di pagamento offerte dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali.
7. Gli accertamenti divenuti definitivi, perché non impugnati nei termini o a seguito di sentenza passata in giudicato, tengono luogo della dichiarazione per le annualità successive all’intervenuta definitività.

ART. 36 SANZIONI ED INTERESSI

1. In caso di omesso, insufficiente o tardivo versamento dell’imposta unica comunale risultante dalla dichiarazione alle prescritte scadenze viene irrogata la sanzione del 30% dell’importo omesso o tardivamente versato, stabilita dall’art. 13 del Decreto Legislativo 471/97. Nel caso di versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione di cui al primo periodo è ridotta ad un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo. Per la predetta sanzione non è ammessa la definizione agevolata ai sensi dell’art. 17, comma 3, del Decreto Legislativo 472/97.
2. In caso di omessa presentazione della dichiarazione, anche relativamente uno solo degli immobili posseduti, occupati o detenuti, si applica la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento del tributo dovuto, con un minimo di 50 euro.
3. In caso di infedele dichiarazione si applica la sanzione amministrativa dal cinquanta al cento per cento del tributo non versato, con un minimo di 50 euro.
4. In caso di mancata, incompleta o infedele risposta al questionario di cui all’articolo precedente comma 1 lettera a), entro il termine di sessanta giorni dalla notifica dello stesso, si applica la sanzione amministrativa da euro 100 a euro 500. La contestazione della violazione di cui al presente comma deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è commessa la violazione.
5. La sanzione, di cui ai precedenti commi, è ridotta ad un terzo se, entro il termine per la proposizione del ricorso alla Commissione Tributaria, interviene acquiescenza del contribuente, con pagamento del tributo, se dovuto, della sanzione ridotta e degli interessi, nei casi previsti dalle vigenti norme di legge.
6. Si applica per quanto non specificamente disposto, la disciplina prevista per le sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie di cui ai D.Lgs n.471 e 472 del 18 dicembre 1997.

ART. 37 ACCERTAMENTO CON ADESIONE

1. Ai sensi dell’art. 50 della L. 27/12/1997, n. 449 si applica all’imposta unica comunale l’istituto dell’accertamento con adesione, così come disciplinato dal Decreto Legislativo 218/1997e regolamento comunale in materia, emanato sulla base dei principi dettati dal suddetto decreto.

ART. 38 RISCOSSIONE COATTIVA

1. In caso di mancato integrale pagamento dell’avviso di cui al precedente articolo 35, entro il termine di 60 giorni dalla notificazione, si procederà alla riscossione coattiva secondo le modalità consentite dalle normative vigenti.

ART. 39 CONTENZIOSO

1. Contro l'avviso di accertamento, il provvedimento che irroga le sanzioni, il provvedimento che respinge l'istanza di rimborso o nega l’applicazione di riduzioni o agevolazioni può essere proposto ricorso secondo le disposizioni di cui al Decreto Legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive modificazioni.
2. Si applica, secondo le modalità previste dallo specifico regolamento comunale, l’istituto dell’accertamento con adesione sulla base dei principi e dei criteri del Decreto Legislativo 19 giugno 1997, n. 218, limitatamente alle questioni di fatto, in particolare relative all’estensione e all’uso delle superfici o alla sussistenza delle condizioni per la fruizione di riduzioni o agevolazioni.
3. Si applicano altresì gli ulteriori istituti deflattivi del contenzioso previsti dalle specifiche norme.
4. Le somme dovute a seguito del perfezionamento delle procedure di cui ai commi 2 e 3 possono, a richiesta del contribuente, essere rateizzate secondo quanto previsto dal Regolamento Generale delle Entrate del Comune.

ART. 40 IMPORTI MINIMI

1. Non si procede alla notifica di avvisi di accertamento o alla riscossione coattiva qualora l’importo complessivamente dovuto, inclusivo di tributo, interessi e sanzioni è inferiore ad € 12,00, (Euro dodici/00) con riferimento ad ogni periodo d’imposta, esclusa l’ipotesi di ripetuta violazione degli obblighi di versamento del tributo.

ART. 41
DILAZIONI DI PAGAMENTO E ULTERIORI RATEIZZAZIONI

1. La concessione di dilazione di pagamento e ulteriori rateizzazioni è disciplinata dal vigente Regolamento Generale delle Entrate approvato con deliberazione del Consiglio Comunale.

ART. 42 TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

1. I dati acquisiti al fine dell’applicazione del tributo sono trattati nel rispetto del REG. UE 679/2016 (GRPD).

ART. 43 NORMA DI RINVIO

1. Per quanto non espressamente previsto dal presente regolamento si applicano le disposizioni di legge vigenti relative alla disciplina della tassa rifiuti (TARI), nonché alle altre norme legislative e regolamentari vigenti applicabili.

ART. 44
ENTRATA IN VIGORE E NORME FINALI

1. Le disposizioni del presente regolamento hanno effetto a decorrere dal primo gennaio 2020.

ART. 45
CLAUSOLA DI ADEGUAMENTO

1. Il presente regolamento si adegua automaticamente alle modificazioni della normativa nazionale e comunitaria, in particolare in materia di rifiuti e tributaria.
2. I richiami e le citazioni di norme contenuti nel presente regolamento si devono intendere fatti al testo vigente delle norme stesse.

ALLEGATO A

TABELLA CATEGORIE DI ATTIVITA’ CON OMOGENEA POTENZIALITA’ DI PRODUZIONE DEI RIFIUTI

Sostanze assimilate ai rifiuti urbani.

 

Sono assimilate ai rifiuti urbani, ai sensi dell’articolo 3 del presente regolamento, le seguenti sostanze:
- rifiuti di carta, cartone e similari;
- rifiuti di vetro, vetro di scarto, rottami di vetro e cristallo;
- imballaggi primari;
- imballaggi secondari quali carta, cartone, plastica, legno, metallo e simili purchè raccolti in forma differenziata;
- contenitori vuoti (fusti, vuoti di vetro, plastica, metallo, latte, lattine e simili);
- sacchi e sacchetti di carta o plastica, fogli di carta, plastica, cellophane, cassette, pallets;
- accoppiati di carta plastificata, carta metallizzata, carta adesiva, carta catramata, fogli di plastica metallizzati e simili;
- frammenti e manufatti di vimini e sughero;
- paglia e prodotti di paglia;
- scarti di legno provenienti da falegnameria e carpenteria, trucioli e segatura;
- fibra di legno e pasta di legno anche umida, purché palabile;
- ritagli e scarti di tessuto di fibra naturale e sintetica, stracci e juta;
- feltri e tessuti non tessuti;
- pelle e simil - pelle;
- gomma e caucciù (polvere e ritagli) e manufatti composti prevalentemente da tali materiali , come camere d'aria e copertoni;
- resine termoplastiche e termo - indurenti in genere allo stato solido e manufatti composti da tali materiali;
- imbottiture, isolamenti termici e acustici costituiti da sostanze naturali e sintetiche, quali lane di vetro e di roccia, espansi plastici e minerali e simili;
- moquette, linoleum, tappezzerie, pavimenti e rivestimenti in genere;
- materiali vari in pannelli (di legno, gesso, plastica e simili);
- frammenti e manufatti di stucco e di gesso essiccati;
- rifiuti di metalli ferrosi e metalli non ferrosi e loro leghe;
- manufatti di ferro e tipo paglietta metallica, filo di ferro, spugna di ferro e simili;
- nastri abrasivi;
- cavi e materiale elettrico in genere;
- pellicole e lastre fotografiche e radiografiche sviluppate;
- scarti in genere della produzione di alimentari, purché non allo stato liquido, quali scarti di caffè scarti dell'industria molitoria e della plastificazione, partite di alimenti deteriorati anche inscatolati o comunque imballati, scarti derivanti dalla lavorazione di frutta e ortaggi, caseina, salse esauste e simili;
- scarti vegetali in genere (erbe, fiori, piante, verdure, etc.) anche derivanti da lavorazioni basate su processi meccanici (bucce, baccelli, pula, scarti di sgranatura, di trebbiatura e simili), compresa la manutenzione del verde ornamentale;
- residui animali e vegetali provenienti dall'estrazione di principi attivi;
- accessori per l’informatica.

Sono altresì assimilati ai rifiuti urbani, ai sensi dell’art. 2, lett. g), D.P.R. 15 luglio 2003, n. 254, i seguenti rifiuti prodotti dalle strutture sanitarie pubbliche e private, che svolgono attività medica e veterinaria di prevenzione, di diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca ed erogano le prestazioni di cui alla legge 23 dicembre 1978, n. 833:
- rifiuti delle cucine;
- rifiuti da ristorazione dei reparti di degenza non infettivi;
- vetro, carta, cartone, plastica, metalli, imballaggi;
- rifiuti ingombranti;
- spazzatura e altri rifiuti non pericolosi assimilati agli urbani;
- indumenti e lenzuola monouso;
- gessi ortopedici e bende, assorbenti igienici, non dei degenti infettivi;
- pannolini pediatrici e i pannoloni,
- contenitori e sacche delle urine;
- rifiuti verdi;

ALLEGATO B

CATEGORIE DI UTENZE NON DOMESTICHE PER COMUNI CON PIÙ DI 5000 ABITANTI:

01. Associazioni, biblioteche, musei, scuole (ballo, guida ecc.)
02. Cinematografi, teatri
03. Autorimesse, magazzini senza vendita diretta
04. Campeggi, distributori carburanti, impianti sportivi
05. Stabilimenti balneari
06. Autosaloni, esposizioni
07. Alberghi con ristorante
08. Alberghi senza ristorante
09. Carceri, case di cura e di riposo, caserme
10. Ospedali
11. Agenzie, studi professionali, uffici
12. Banche e istituti di credito
13. Cartolerie, librerie, negozi di beni durevoli, calzature, ferramenta
14. Edicole, farmacie, plurilicenza, tabaccai
15. Negozi di Antiquariato, cappelli, filatelia, ombrelli, tappeti, tende e tessuti
16. Banchi di mercato beni durevoli
17. Barbiere, estetista, parrucchiere
18. Attività artigianali tipo botteghe (elettricista, fabbro, falegname, idraulico, fabbro, elettricista)
19. Autofficina, carrozzeria, elettrauto
20. Attività industriali con capannoni di produzione
21. Attività artigianali di produzione beni specifici
22. Osterie, pizzerie, pub, ristoranti, trattorie
23. Birrerie, hamburgerie, mense
24. Bar, caffè, pasticcerie
25. Generi alimentari (macellerie, pane e pasta, salumi e formaggi, supermercati)
26. Plurilicenze alimentari e miste
27. Fiori e piante, ortofrutta, pescherie, pizza al taglio
28. Ipermercati di generi misti
29. Banchi di mercato generi alimentari
30. Discoteche, night club

Regolamento comunale per lo svolgimento della prestazione lavorativa in modalità lavoro agile o smart working in emergenza

Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 33 del 13/03/2020


 

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Regolamento comunale per l’erogazione degli incentivi al personale coinvolto nel raggiungimento degli obiettivi di recupero evasione imu e tari ai sensi dell’art.1 comma 1091 della legge 30 dicembre 2018 n. 145. 

Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 181 del 08/11/2019


 

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Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 34 del 27/06/2019


 

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Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 35 del 27/06/2019


 

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Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 70 del 02/05/2019


 

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Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 52 del 27/03/2019

Rettificato con deliberazione della Giunta Comunale n. 2 del 08/01/2020


 

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Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 192 del 12/12/2018
Modificato con deliberazione della Giunta Comunale n. 61 del 10/04/2019


 

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Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 75 del 30/11/2016


 

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Art.1 – Finalità

I servizi residenziali sono finalizzati all’accoglienza, temporanea (RSA)  o stabile (Comunità integrata – ex Casa protetta), di persone anziane e persone con disabilità, entrambi in situazione di totale non autosufficienza, e che non siano più in grado di condurre una vita autonoma  e le cui esigenze socio-sanitarie non possono essere soddisfatte in modo adeguato mediante interventi domiciliari  e si trovino pertanto nella necessità di ricorrere ad un servizio residenziale per rispondere ai specifici bisogni.

Il presente regolamento disciplina i criteri e le modalità di accoglimento delle richieste di inserimento in strutture socio-sanitarie residenziali ed in particolare le modalità di richiesta di contribuzione al costo delle rette di ricovero da parte dei beneficiari dell’intervento nonché l’integrazione da parte del Comune di Capoterra al pagamento della retta stessa.

L’individuazione della struttura in cui effettuare l’inserimento  avviene su scelta del richiedente al momento della presentazione dell’istanza di autorizzazione alla ASL competente attraverso l’ufficio del Punto Unico di Accesso (PUA), che tiene conto della tipologia della struttura ritenuta più appropriata e della disponibilità del posto della struttura scelta che avviene a cura dell’Ente gestore della ASL.
Il presente Regolamento trova applicazione con riferimento alle strutture autorizzate dal Comune e/o accreditate dalla ASL.


Art.2 – Destinatari

Destinatari dell’integrazione della retta di ricovero in struttura residenziale da parte del Comune di Capoterra sono i cittadini residenti nel territorio comunale da almeno cinque anni dalla data di presentazione della richiesta e in possesso dei seguenti requisiti:

1)    ultra sessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle aziende ASL (Commissione sanitaria per l’invalidità civile e l’accompagnamento);

oppure

persone con disabilità con riconoscimento di portatore di handicap in stato di gravità ai    sensi dell’art.3 comma 3 della  Legge n.104/92.

2)    con regolare autorizzazione rilasciata dalla Unità di Valutazione Territoriale (UVT) della ASL in quanto  si trovano nella necessità di ricorrere ad un servizio residenziale per rispondere a specifici bisogni di integrazione socio-sanitaria.

3)    in situazione di disagio economico e per tale  motivo non siano in grado si sostenere la spesa per il pagamento della retta di inserimento in una struttura sociosanitaria (RSA o  Comunità integrata - ex casa protetta),  quale quota sociale.


Art.3 – Richiesta di integrazione alla retta e Istruttoria

La richiesta di integrazione della retta dovrà essere presentata dal beneficiario dell’intervento o un suo familiare o tutore, curatore o amministratore di sostegno, all’ufficio protocollo comunale, secondo il modulo predisposto dall’Ufficio di servizio sociale comunale.
La richiesta suddetta dovrà essere resa ai sensi del DPR n.445/2000 ( con allegata copia del documento di identità) e dovrà contenere tutte le informazioni necessarie per la determinazione della situazione economica e patrimoniale del beneficiario dell’intervento, pena il non accoglimento della richiesta stessa.

La richiesta dovrà essere corredata dalla seguente documentazione:
•    Verbale di inserimento in RSA o Comunità integrata rilasciato dell’UVT della ASL.
•    Certificazione di cui al precedente art.2  punto 1).
•    Copia del documento di identità del richiedente ( familiare di riferimento, ADS, tutore o curatore).
•    Copia del documento di identità del beneficiario del servizio.
•    Certificazione ISEE sociosanitario residenziale relativa all’anno precedente l’inserimento e in corso di validità (da richiedere presso i CAF, Patronati, o altri soggetti abilitati). l’ISEE ha validità dal momento della presentazione e sino al 15 gennaio dell’anno successivo (come previsto dal DLGS N.159/2013).
L’aggiornamento dell’ISEE avviene allo scadere della validità dell’attestazione. L’ufficio invita l’utente alla regolarizzazione che deve avvenire entro trenta giorni.
La mancata presentazione della dichiarazione ISEE entro i trenta giorni comporta l’inserimento dell’utente nella fascia massima di contribuzione con retta a totale carico dell’utente.    
•    Eventuale altra documentazione necessaria al fine della determinazione dell’importo della quota a carico dell’utente o dei parenti tenuti agli alimenti.
•    Altra documentazione a corredo dell’istanza (copia del decreto di nomina di Amministratore di sostegno, Tutore o Curatore, rilasciato dal Giudice Tutelare del Tribunale Ordinario)

Il beneficiario dell’intervento o un suo familiare o tutore, curatore o amministratore di sostegno, dovrà dichiarare, altresì, di essere a conoscenza che possono essere eseguiti controlli diretti ad accertare la veridicità delle informazioni fornite, sia attraverso il sistema informativo del Ministero delle finanze o attraverso controlli diretti da parte del Comune presso gli enti previdenziali o altri.

Durante il periodo di erogazione del beneficio il Servizio sociale comunale potrà effettuare verifiche atte ad accertare il persistere o meno della condizione economica. In caso di variazione della situazione  economica l’importo della quota di compartecipazione al pagamento della retta verrà rivalutato.

Il familiare di riferimento dovrà assumersi l’onere del pagamento mensile della retta dovuta direttamente alla RSA o Comunità integrata (ex casa protetta) ove viene inserito il beneficiario dell’intervento, esonerando il Comune da qualsiasi responsabilità derivante dal mancato pagamento. Il Comune provvederà al pagamento dell’integrazione della retta sino alla concorrenza complessiva dell’importo con provvedimento di liquidazione a favore della ditta che gestisce la struttura di accoglienza.

Nel caso in cui il Comune, invece, abbia stipulato una convenzione (come p.es. con l’ AIAS) con la struttura protetta, il familiare di riferimento provvederà a versare al Comune la quota dovuta come compartecipazione alle spese per l’inserimento in struttura e a trasmettere la ricevuta di versamento effettuato all’Ufficio di servizio sociale comunale per il tramite dell’Ufficio protocollo. In questa fattispecie il Comune provvederà al pagamento della retta per intero con provvedimento di liquidazione a favore della ditta che gestisce la struttura di accoglienza.


Art.4 – Istruttoria della richiesta

L’istruttoria della richiesta di integrazione al pagamento della retta è effettuata dall’assistente  sociale responsabile del procedimento la quale svolge la prima analisi sulla base della documentazione presentata.

Non saranno accolte le richieste pervenute incomplete e senza la prescritta documentazione ISEE necessaria al fine della determinazione dell’importo della quota a carico dell’utente beneficiario e senza il verbale di autorizzazione all’inserimento rilasciato dall’UVT della ASL.
Inoltre non verranno accolte le richieste di integrazione al pagamento della retta nel caso in cui la struttura scelta non sia in possesso di regolare autorizzazione al funzionamento rilasciata dal Comune competente per il territorio o di accreditamento con la ASL di competenza.

L’ufficio, esaminata la richiesta e la relativa documentazione, adotta una determina nella quale viene stabilita la decorrenza del beneficio, la durata dell’intervento, l’importo della quota a carico dell’utente , nonché l’importo a carico dell’Amministrazione comunale con il relativo impegno di spesa.

Successivamente l’Ufficio di Servizio sociale, con apposita comunicazione scritta, rende noto quanto stabilito nella succitata determinazione al diretto interessato  o a un suo familiare di riferimento nonché alla struttura residenziale di accoglienza.

Nel caso di proroga dell’intervento da parte dell’UVT della ASL, il Comune adotterà apposita determina con ulteriore impegno di spesa relativo al periodo prorogato.


Art.5 - Determinazione della capacità economica dell’utente beneficiario.

La determinazione della capacità economica del beneficiario avviene con riferimento a:

a)    ISEE socio sanitario residenziale, cosi come previsto dall’art.2 c.4 del D.P.C.M. N° 159/2013 che stabilisce “L'ISEE differisce sulla base della tipologia di prestazione richiesta, secondo le modalita' stabilite per le  prestazioni agevolate di natura sociosanitaria all’art.6.”

In particolare il suddetto D.P.C.M. all’art.2 c.3  stabilisce : ”Per le sole prestazioni erogate in ambiente residenziale a ciclo continuativo, valgono le seguenti regole:

a)    non si applicano le detrazioni di cui all'articolo 4, comma 4, lettere b) ed c) che stabiliscono:

lett.b) - nel caso del nucleo facciano parte persone non autosufficienti, per ciascuna di esse, la spesa sostenuta, inclusiva dei contributi versati, per collaboratori domestici e addetti all'assistenza personale, come risultante dalla dichiarazione di assunzione presentata all'INPS e dai contributi versati al medesimo istituto, nel limite dell'ammontare dei trattamenti di cui al comma 2, lettera f), al netto della detrazione di cui al comma 3, lettera f), di cui la persona non autosufficiente risulti beneficiaria, fatto salvo quanto previsto all'articolo 6, comma 3, lettera a). Le spese per assistenza personale possono essere sottratte dalla somma dei redditi anche nel caso di acquisizione dei servizi medesimi presso enti fornitori, purché sia conservata ed esibita a richiesta idonea documentazione attestante la spesa sostenuta e la tipologia di servizio fornita;

lett. c) - alternativamente a quanto previsto alla lettera b), nel caso del nucleo facciano parte persone non autosufficienti, per ciascuna di esse, in caso di ricovero presso strutture residenziali nell'ambito di percorsi assistenziali integrati di natura sociosanitaria, l'ammontare della retta versata per l'ospitalità alberghiera, fatto salvo quanto previsto all'articolo 6, comma 3, lettera a);

b)    in caso di presenza di figli del beneficiario non inclusi nel nucleo familiare ai sensi del comma 2, l'ISEE e' integrato di una componente aggiuntiva per ciascun figlio, calcolata sulla base della situazione economica dei figli medesimi, avuto riguardo alle necessità del nucleo familiare di appartenenza, secondo le modalità di cui all'allegato 2, comma 1, che costituisce parte integrante del presente decreto. La componente non é calcolata:

1)    quando al figlio ovvero ad un componente del suo nucleo sia stata accertata una delle condizioni di cui all'allegato 3 (D.P.C.M.159/2013  il quale prevede Definizione ai fini ISEE della condizione di disabilità media, grave di non autosufficienza)

2)    quando risulti accertata in sede giurisdizionale o dalla pubblica autorità competente in materia di servizi sociali la estraneità del figlio in termini di rapporti affettivi ed economici”.

b)    trattamenti economici esenti IRPEF.  La frequenza a tempo pieno della struttura residenziale che ospita l’utente in via stabile, infatti, rende coerente il fatto che la partecipazione al costo avvenga sommando all’ISEE eventuali trattamenti economici esenti IRPEF percepiti dal beneficiario dell’intervento, (come da Sentenza del Consiglio di Stato n° 5348 del  9 luglio 2015)   quali:
-indennità di accompagnamento e pensione/assegno di invalidità, pensione sociale;
-rendite INAIL , INPS o di altro ente


Art.6 – Determinazione della quota sociale a carico del Comune quale Integrazione della retta.

Le prestazioni di degenza in strutture sociosanitarie a favore di disabili gravi e ultrasessantacinquenni non autosufficienti sono considerate dal DPCM 29 NOVEMBRE 2001, allegato 1 lettera H come “prestazioni sociosanitarie ad elevata integrazione sanitaria caratterizzate da particolare rilevanza terapeutica e intensità della componente sanitaria” e proprio in ragione di questa duplice valenza sociosanitaria, il pagamento della retta di permanenza viene ripartito al 50% a carico del Servizio Sanitario Nazionale (quota sanitaria) e al restante 50% a carico dei Comuni con compartecipazione dell’utente beneficiario (quota sociale), come previsto dal DPCM 14 febbraio 2001.

Anche l’art.6 c.4 della legge n.328/2000 impone chiaramente al Comune di residenza dell’utente il pagamento della quota sociale della retta, stabilendo che : ”per i soggetti per i quali si renda necessario il ricovero stabile presso strutture residenziali, il Comune nel quale essi hanno la residenza prima del ricovero, previamente informato, assume gli obblighi connessi all’eventuale integrazione economica”.

Qualora l’anziano o persona con disabilità  non possieda le risorse economiche necessarie per il pagamento della retta di ricovero in struttura, per la parte relativa alla quota sociale, il Comune provvederà all’integrazione parziale o totale della somma necessaria mancante e sino alla concorrenza della spesa complessiva mensile.

 L’eventuale integrazione della retta da parte del Comune di residenza rimane a carico di quest’ultimo anche nel caso che la persona inserita in struttura ottenga, successivamente all’inserimento, la residenza del Comune nel quale insiste la struttura, cosi come previsto dall’art.45 c.2 del DPR n°4/2008 “Regolamento di attuazione dell’art. 43 della Legge regionale n°23/2005. Organizzazione e funzionamento delle strutture sociali, istituti di partecipazione e concertazione“.

Nel caso in cui il Comune abbia concesso l’integrazione alla retta a persona in attesa di riconoscimento di pensione, indennità o altro tipo di pensione, la stessa persona  dovrà restituire al Comune la somma percepita dalla data del primo ricovero e limitatamente all’importo della pensione percepita.


Art.7 - Quantificazione della quota di compartecipazione da parte dell’utente beneficiario

Secondo quanto previsto dall’art. 10 c. 1 del DPGR n.12/89 e s.m.i. , al costo dei servizi di tipo residenziale concorrono anche gli utenti con reddito di minimo vitale o inferiore ad esso.

L’importo della quota di compartecipazione da parte del beneficiario dell’intervento è calcolato, invece,  secondo quanto stabilito dall’art. 10 c. 2 del  DPGR n.12/89 e s.m.i , il quale prevede che “concorrono alla compartecipazione del costo del servizio residenziale anche gli utenti con reddito di minimo vitale o inferiore ad esso, e che al beneficiario dell’intervento venga garantita  la disponibilità una quota pari al 10% del reddito percepito, per far fronte alle spese personali”.

L’art.46 del  DPR n°4/2008 “Regolamento di attuazione dell’art. 43 della Legge regionale n°23/2005. Organizzazione e funzionamento delle strutture sociali, istituti di partecipazione e concertazione“, nonché la DRG 55/17 del 03.12.2013, rimanda ad una successiva delibera regionale di approvazione del sistema tariffario  che stabilisce, secondo il reddito ISEE,  le fasce di reddito necessarie per la determinazione della quota di compartecipazione.

Nelle more di approvazione da parte della Regione Sardegna di un sistema tariffario secondo scaglioni di reddito ISEE, l’Amministrazione Comunale applicherà il metodo lineare di calcolo per la quantificazione dell’importo della quota di compartecipazione  al costo del servizio per l’inserimento in strutture sociosanitarie da parte degli utenti beneficiari.


Art. 8 – Criteri per la valutazione dell’indicatore della situazione economica (ISE e ISEE)

La determinazione della quota di compartecipazione al costo del servizio avviene mediante l’utilizzo dell’Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE).

Per determinare l’ISEE si considerano i tre fattori seguenti:
1) l’indicatore della situazione reddituale (ISR)
2) l’indicatore della situazione patrimoniale (ISP)
3) il coefficiente della scala di equivalenza ( l’indice della composizione del nucleo familiare)

ISE = REDDITO ISR + PATRIMONIO ISP

ISEE = ISE / COEFFICIENTE DELLA SCALA DI EQUIVALENZA (così come previsto nell’allegato 1 del D.P.C.M. 159/2013).


Per tali motivi al fine della determinazione della quota di compartecipazione da parte  dell’utente beneficiario si terrà conto dei seguenti elementi:

A) REDDITO UTENTE  = REDDITO ISE + REDDITI ESENTI IRPEF (come descritto all’.art. 5 lettera   
                                       b) del  Presente Regolamento)
        

B) COSTO DEL SERVIZIO ANNUALE :
    - per l’RSA si considera l’importo della retta sociale giornaliera ricalcolata per 365 giorni;
    - per la Comunità integrata l’importo mensile stabilito da ciascuna struttura ricalcolata per  
      12 mesi.

C) SPESE DA DETRARRE DAL REDDITO UTENTE (10% PER SPESE PERSONALI,  O MINIMO VITALE PER EVENTUALE  COMPONENTE NUCLEO FAMILIARE ANAGRAFICO - CIOE’ CONIUGE O FIGLIO-  SENZA ALCUN REDDITO)

D) SOGLIA MASSIMA DI ISEE, cioè la soglia ISEE al di sopra della quale il richiedente è tenuto a corrispondere per intero il costo del servizio.

Tale soglia è individuata per determinare gli utenti beneficiari ed in particolare il requisito di accesso alla prestazione:

-  per gli inserimenti in RSA il valore ISEE massimo è pari  €.25.000,00;
-  per gli inserimenti in Comunità integrata il valore ISEE massimo è pari  €.20.000,00

 Tali valori ISEE verranno aggiornati annualmente secondo l’indice ISTAT del costo della vita.

Per qualsiasi valore ISEE, il richiedente sarà tenuto a corrispondere una quota di compartecipazione determinata applicando il metodo lineare con la metodologia della progressione parabolica, attraverso l’utilizzo della seguente formula matematica:

QUOTA A CARICO
DELL’UTENTE           =        REDDITO UTENTE  - 10% PER SPESE PERSONALI (ed eventuali detrazioni per      
                                              spese di familiari )  X COSTO DEL SERVIZIO
                                           ______________________________________________________                       
                                                                                      SOGLIA ISEE MASSIMA
    

Tale formula esprime una parabola individuata da tre punti che vede l’aumento della compartecipazione in relazione alla crescita del REDDITO/UTENTE

 La progressione parabolica si basa sull’applicazione all’ISEE dell’utente e/o familiare di un’apposita formula matematica. Oltre alla linearità nell’incremento delle percentuali di recupero, tale meccanismo garantisce che, ad ogni ammontare di REDDITO/UTENTE, corrisponda uno specifico e singolo costo a carico del richiedente.

In ogni caso, in applicazione del principio contenuto nel D.P.G.R. n. 145/1990, tutt’ora vigente, e nell’art. 24 c. 1 lett. g) della Legge  n. 328/2000, è lasciata nella disponibilità dell’Utenza una quota pari al 10% di quanto percepito.

Nel caso di inserimento in RSA o Comunità integrata di due coniugi o familiari dello stesso nucleo anagrafico, a ciascuno di essi verrà lasciata la disponibilità della suddetta quota pari al 10% del reddito percepito.

Inoltre,

Nel caso in cui l’utente beneficiario costituisca l’unico percettore di reddito del  proprio nucleo familiare (p.e. quando il coniuge non è titolare di alcuna pensione, indennità o qualsiasi tipo di entrata economica ),  ai familiari verrà garantita la somma mensile pari al minimo vitale regionale in vigore (pari alla pensione minima INPS), per le spese di mantenimento.

La mancata presentazione della dichiarazione ISEE per la revisione annuale della quota di compartecipazione da parte dell’utente beneficiario comporta quanto già previsto all’art. 3 del presente Regolamento.

In caso di ricovero urgente e inderogabile in RSA o Comunità integrata e in attesa che il richiedente o suo delegato presenti tutta la documentazione prevista all’art. 3 del Presente Regolamento e necessaria per  quantificare la quota di compartecipazione a carico dell’utente beneficiario, al fine di erogare tempestivamente il servizio, si provvederà d’ufficio al ricovero con retta a totale carico dell’utente per il primo mese.

L’ufficio provvederà a rideterminare l’importo  della quota di compartecipazione a carico dell’utente nel momento in cui il richiedente avrà perfezionato la pratica amministrativa presentando l’ISEE richiesto.


Art.  9 – Pagamento della retta alle strutture

Il pagamento della retta, calcolata con decorrenza dal giorno effettivo di inserimento in struttura, ha cadenza mensile.

L’utente beneficiario deve versare la quota determinata (secondo le procedure esposte nel Regolamento) direttamente alla struttura residenziale di accoglienza e nelle modalità che verranno da questa comunicate.

Il Comune, invece, procederà a pagare l’integrazione spettante a seguito di presentazione di regolare fattura e foglio di presenza degli ospiti da parte dell’ente gestore della struttura residenziale.


Art.10 - Verifiche

L’Amministrazione Comunale, procederà con il metodo a campione o nel caso di dubbia attendibilità delle dichiarazioni rese, ad effettuare idonei controlli, ai sensi dell’art.71 del D.P.R. 445/2000, sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive presentate anche per il tramite degli Uffici finanziari, Uffici della Guardia di Finanza,  Banca dati dell’INPS e ogni altro sportello di controllo tributario, ecc….

Ai sensi dell’art. 76 del medesimo D.P.R. 445/2000 sono previste le sanzioni penali in caso di dichiarazione non veritiera o falsa e saranno esclusi dal beneficio i soggetti che a seguito di accertamenti dell’ufficio risulti in contrasto con la situazione reddituale dichiarata.


Art.11 - Recuperi e rivalse

L’Amministrazione comunale , tramite i propri uffici competenti, attiva le procedure che consentano:
-    di recuperare risorse economiche dell’assistito quando le stesse non sono immediatamente disponibili (arretrati di pensioni, eredità, ecc…)
-    di fare atto di rivalsa, successivamente al decesso del soggetto ricoverato, sull’ammontare delle quote dovute a saldo delle spese.


Art. 12 – Riservatezza e trattamento dei dati personali
Il rispetto della riservatezza dei dati raccolti per l’applicazione del presente regolamento, ivi compresi quelli sensibili, è garantito con l’applicazione delle norme vigenti in materia.

I dati forniti dal richiedente, oltre che presso la banca dati dell’INPS e l’Agenzia delle Entrate, sono raccolti presso il Servizio Sociale del Comune, al fine di determinare l’ammissione alle agevolazioni richieste e sono trattati, per il solo scopo della richiesta del servizio richiesto.

L’acquisizione di tali dati è obbligatoria ai fini della valutazione dei requisiti e dei criteri per l’ammissione, a pena di esclusione dall’agevolazione richiesta e di conseguente applicazione della tariffa massima.


Art.13 – Norme transitorie

Il presente Regolamento verrà integrato a seguito dell’approvazione da parte della Regione di apposita Delibera regionale  del  sistema tariffario relativo alla compartecipazione ai costi dei servizi residenziali, cosi come previsto dall’art. 46 del DPR n°4/2008 “Regolamento di attuazione dell’art. 43 della Legge regionale n°23/2005. Organizzazione e funzionamento delle strutture sociali, istituti di partecipazione e concertazione“, nonché dalla DGR  55/17 del 03.12.2013.

Tali scaglioni di  reddito ISEE, che verranno stabiliti dalla Regione, necessari per la quantificazione dell’importo di compartecipazione degli utenti in base al reddito percepito, verranno inseriti nel Regolamento comunale.

Qualora la Regione Sardegna  emanasse ulteriori norme che disciplinassero in termini differenti i Servizi qui regolamentati, esse, in quanto legittime, si intendono automaticamente recepite dal presente Regolamento.  Resta ferma la possibilità di procedere successivamente ad una modifica testuale dei presenti contenuti regolamentari.

Riferimenti normativi

Il presente Regolamento comunale è disciplinato secondo le seguenti fonti normative:

-Legge n°328 del 8.12.2000 - Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali.
- DPGR n.12/1989  ( Regolamento di attuazione alla ex L.R.4/1988) modificato dal DPGR n.145/1990
- Legge Regionale n.23 del 23.12.2005 - Sistema integrato dei servizi alla persona. Abrogazione
della legge regionale n. 4 del 1988 Riordino delle funzioni socio-assistenziali).
- DPR n°4/2008 “Regolamento di attuazione dell’art. 43 della Legge regionale n°23/2005. Organizzazione e funzionamento delle strutture sociali, istituti di partecipazione e concertazione“.
- DGR n.33/36 del 08.08.2013. Requisiti specifici per le singole tipologie di strutture sociali ai sensi del Regolamento di attuazione della LR23/2005. Approvazione preliminare.
- DGR 55/17 del 03.12.2013 – Requisiti specifici per le singole tipologie di strutture sociali ai sensi del Regolamento di attuazione della LR23/2005. Approvazione definitiva.
- DPCM N.159 del 3 dicembre 2013 - Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’ ISEE.
- DPR N. 445 del 28.12.2000 - Testo unico sulla documentazione amministrativa
-Legge n.104 del 05.02.1992 - Legge-quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale e i diritti delle persone handicappate
- DPCM 14 febbraio 2001 – Atto di indirizzo in materia di prestazioni sociosanitarie
-Sentenza Consiglio di Stato n°5348 del 9 luglio 2015.
-Dlgs n°196 del 30.06.2003 – Codice in materia di protezione dei dati personali

 

 

 

 

Regolamento dei Passi Carrabili del Comune di Capoterra
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 37 del 29/05/2018


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(Art. 22, 26 e 27 del codice della strada; Art. 46 del relativo regolamento di esecuzione)


Art. 1 Contenuto del Regolamento.
Il presente regolamento disciplina il rilascio dell’autorizzazione alla rilascio della concessione di passi carrabili e la gestione di quelli esistenti, ad integrazione ed esecuzione della normativa in materia prevista dal codice della strada e dal relativo regolamento di esecuzione.


Art. 2 Definizione di passo carrabile.
Si intende per passo carrabile quel manufatto, costituito generalmente da listoni di pietra marmo o altri materiali o da appositi intervalli lasciati sui marciapiedi o sulla strada, che consente l’accesso veicolare da una strada pubblica o privata ad uso pubblico su un’area privata.


Art. 3 Autorizzazione alla realizzazione.
Sulle strade di proprietà comunale, e nei tratti di strade provinciali, correnti all’interno dei centri abitati, senza la preventiva autorizzazione del Comune non possono essere costruiti nuovi passi carrabili, né possono essere apportate trasformazioni o variazioni a quelle esistenti.
I passi carrabili già autorizzati e/o esistenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento devono essere regolarizzati in conformità alle norme del presente regolamento.
L’autorizzazione di cui al presente articolo è rilasciata nel rispetto delle vigenti normative edilizie ed urbanistiche e del Codice della strada e relativo Regolamento d’esecuzione.


Art. 4 Prescrizioni tecniche.
I passi carrabili devono essere realizzati osservando le condizioni che seguono, in conformità con i dettami indicati nell'art. 46 del Reg.to al CDS:
a) devono essere distanti dalle intersezioni almeno mt. 12 in maniera tale da essere visibili da una distanza pari allo spazio di frenata risultante dalla velocità massima consentita nella strada su cui sono collocati;
b) devono consentire l'accesso ad un'area o ad un edificio laterale che sia idonea allo stazionamento o alla circolazione dei veicoli;
c) qualora l'accesso alla proprietà privata sia destinato anche al traffico pedonale, deve essere prevista una separazione dell'entrata carrabile da quella pedonale;
d) devono permettere una rapida immissione dei veicoli nella proprietà laterale. Per codesta finalità, nel caso in cui non sia possibile arretrare gli accessi senza creare grave limitazione della godibilità della proprietà privata, devono essere previsti i sistemi di apertura automatizzata a distanza.


Art. 5 Ufficio comunale competente.
1. Competenti dell’istruttoria delle domande, limitatamente al periodo di regolarizzazione dei passi carrabili e accessi preesistenti alla data di entrata in vigore del presente regolamento, sono l’Ufficio Polizia Locale e l’Ufficio Urbanistico Comunale;
2. Competente dell’istruttoria delle domande nel periodo successivo è l’Ufficio di Polizia Locale, il cui responsabile è incaricato al rilascio delle autorizzazioni;
3. Le domande dirette a conseguire l’autorizzazione per i passi carrabili da eseguirsi devono essere corredate dall’impegno del richiedente a sostenere le spese di cui all’art. 7 e complete della seguente documentazione tecnica e da un autocertificazione ai sensi dell’art. 445/2000:
a) Mappa-catastale (scala 1:2000);
b) Planimetria in scala adeguata, indicante anche:
- luce del passo carraio;
- distanza del passo carraio dalla più vicina intersezione;
- distanza del passo carraio dalla più vicina curva;
- eventuale esistenza di manufatti sul suolo pubblico (es. marciapiedi, tombinamento ecc.).
- eventuale esistenza dell'arretramento per consentire la sosta di un veicolo in attesa d'ingresso o del sistema di apertura automatizzata;
c) Elaborati grafici (piante,sezioni,prospetti) in scala adeguata,occorrenti a definire compiutamente l’intervento da realizzare;
d) Relazione tecnico-descrittiva dell’intervento.
e) Estremi della Concessione Edilizia.


Art. 6 Formalità del provvedimento di autorizzazione.
Nel territorio comunale non è consentita l'apposizione di cartelli di passo carrabile non autorizzati, riproduttivi dei simboli previsti dal vigente Codice della Strada.
Il provvedimento di autorizzazione di cui al presente regolamento, predisposto dall'Ufficio di Polizia Locale, deve in ogni caso indicare le condizioni e le prescrizioni di carattere tecnico e amministrativo, nonché la durata, che non potrà comunque superare gli anni 29.
L’autorizzazione potrà essere revocata o modificata in qualsiasi momento, per sopravvenuti motivi di pubblico interesse o di tutela della sicurezza stradale, senza che l’Amministrazione comunale sia tenuta a corrispondere alcuno indennizzo.


Art. 7 Diritti e costi per il rilascio dell’autorizzazione.
I richiedenti del passo carrabile sono tenuti a sostenere soltanto le spese istruttorie, i diritti di segreteria e il rimborso spese per il rilascio del cartello, come da apposita delibera di Giunta Comunale.


Art. 8 Tributo dei passi carrabili.
Ai sensi della deliberazione del C.C. n°20 del 29/03/2018, il titolare del passo carrabile è esonerato dal relativo tributo TOSAP.


Art. 9 Concessioni a titolo gratuito.
Gli immobili della Pubblica Amministrazione, la stazione dei Carabinieri, le associazioni di volontariato che utilizzano automezzi per l'espletamento del loro servizio, la sede dell’Asl e la sede delle Poste Italiane non sono tenute a pagare il titolo.
In presenza di accessi pedonali di immobili prospicienti strade pubbliche, ove non è presente il marciapiede, nel disporre gli spazi da destinare a parcheggio, l'Ente provvederà a lasciare un "corridoio" che permetta l'agevole accesso ai succitati immobili, avente larghezza di ml 1.50 per gli esercizi commerciali e di ml 1.20 per le abitazioni, i magazzini e locali analoghi.


Art. 10 Riconoscimento del passo carrabile.
Ogni passo carrabile autorizzato deve essere individuato con l’apposito segnale previsto dalla vigente normativa.
Il segnale in questione è fornito dall’ufficio di Polizia Locale, al momento del rilascio dell’autorizzazione, previo pagamento della somma dovuta a rimborso-spese da determinarsi con atto della Giunta Comunale.


Art. 11 Passo carrabile di accesso a più proprietà.
Nel caso che più proprietà immobiliari si servano di un unico passo carrabile, gli oneri sono dovuti in solido dai rispettivi proprietari, salva ripartizione fra gli stessi in rapporto proporzionale all’utilità che dall’uso del passo riceve ciascuno di essi.


Art. 12 Obblighi del titolare dell'autorizzazione.
Il titolare dell'autorizzazione ha l’obbligo di:
1) Mantenere in perfetta efficienza il segnale stradale e la sagoma limite del passo carrabile al fine di permettere agli utenti della strada di individuare la zona interessata dal divieto di sosta in modo chiaro ed inequivocabile.
2) Comunicare all’Ufficio Tecnico Comunale qualsiasi modificazione della struttura e/o dimensioni dell'accesso stesso, ovvero qualsiasi variazione della titolarità o della destinazione d'uso dell'immobile asservito dal passo carrabile.
3) Comunicare all’Ufficio della Polizia Locale qualsiasi danneggiamento, smarrimento o patito furto del cartello segnaletico. In tali ultime ipotesi dovrà anche essere esibita copia della denuncia presentata presso le Autorità competenti.
4) Restituire all’Ufficio della Polizia Locale il cartello segnaletico numerato di passo carrabile, in caso di cessazione dell'autorizzazione stessa, per rinuncia del medesimo titolare o su disposizione della Autorità competente.


Art. 13 Modalità e condizioni del servizio
Il segnale stradale di "passo carrabile" ha dimensioni e formato stabilite dall'art. 120 del Reg.to al CDS (figura II.78) e indica la zona per l'accesso dei veicoli alle proprietà laterali, in corrispondenza della quale vige con carattere permanente 00.00-24.00 il divieto di sosta a tutti i veicoli ai sensi dell'art. 158/II° lett. a).
L'autorizzazione di passo carrabile consente di fruire dell'intervento della Polizia Locale, compatibilmente con le esigenze tecniche e/o operative esistenti al momento della chiamata, qualora sia ovviamente necessario, mentre lo spazio di suolo pubblico prospiciente la luce del passo carrabile sia occupato da veicoli in sosta, solo su richiesta della Polizia Locale sarà contattata una ditta autorizzata per il servizio di rimozione forzata degli autoveicoli. I costi della rimozione forzata saranno a carico del trasgressore. In alternativa potrà essere richiesto l'intervento delle forze di polizia abilitate all'espletamento dei servizi di polizia stradale indicati nell'art. 12 del CDS.


Art. 14 Sanzioni.
Le violazioni alle norme del presente regolamento, salvo che il fatto costituisce reato o violazione alle disposizioni del Codice della Strada e relativo Regolamento d’esecuzione, sono punite ai sensi dell’art. 7 del CDS con l’applicazione di una sanzione amministrativa pecuniaria, senza alcun
pregiudizio per l’eventuale risarcimento dei danni.
Nei casi più gravi l’Amministrazione Comunale, sempre a suo insindacabile giudizio, si riserva la piena facoltà di dichiarare d’ufficio la “decadenza” della concessione o di promuovere la “revoca”.


Art. 15 Entrata in vigore.
Il presente Regolamento entrerà in vigore il giorno successivo all’esecutività della delibera di Consiglio Comunale di approvazione.

 

Regolamento per la concessione di contributi a sostegno dell'attività sportiva
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 36 del 29/05/2018


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TITOLO I
CONTRIBUTI PER ATTIVITÀ ORDINARIA E CONTRIBUTIVA
Oggetto
Il presente regolamento disciplina i criteri e le modalità cui l’Assessorato allo Sport del Comune di Capoterra deve attenersi, nel rispetto dell.art. 12 della Legge 7 agosto 1990, n. 241 e delle norme in materia di finanza pubblica, per la concessione di contributi per la promozione dello sport e per la valorizzazione del tempo libero.

Art. 1
FINALITA'
Il Comune riconosce la funzione sociale dello sport e ne promuove la pratica e la diffusione quale strumento di tutela psicofisica del cittadino e di crescita culturale e civile della società.
A tal fine l’Assessorato allo Sport:
- concede contributi annui a sostegno dell'attività delle società sportive a carattere dilettantistico operanti nel proprio territorio, al fine di sostenere e incentivare la pratica dello sport in tutte le sue espressioni, la formazione sportiva dei cittadini, in specie dei giovani (contributi ordinari);
- promuove la diffusione della pratica sportiva mediante interventi finanziari diretti a sostenere iniziative e manifestazioni di interesse locale (contributi straordinari);

Art. 2
ALBO COMUNALE DELLE SOCIETA' SPORTIVE
E' istituito, a norma dell'art. 10 della L.R. 17.05.1999, n. 17, l'Albo Comunale delle Società Sportive, la cui formazione è tenuta e demandata alla Commissione Comunale per lo Sport.
L'Albo contiene, per ciascun sodalizio operante in ambito Comunale, tutti gli elementi utili alla sua identificazione e classificazione.

Art. 3
CONTRIBUTI A SOSTEGNO DELL'ATTIVITA' DELLE SOCIETA' SPORTIVE (CONTRIBUTI ORDINARI)
La concessione di contributi a sostegno dell'attività delle società sportive operanti nel territorio comunale è disciplinata dal presente regolamento.
Nel settore dello sport non trova applicazione il Regolamento Comunale per la Concessione di Sovvenzioni, Contributi, Sussidi ed Ausili Finanziari e per l'Attribuzione di Vantaggi Economici.

Art. 4
BENEFICIARI DEI CONTRIBUTI
1- L’Amministrazione concede annualmente contributi a parziale copertura delle spese sostenute per l’attività sportiva svolta nella stagione precedente alle associazioni sportive dilettantistiche che inoltrino la domanda al Comune con le modalità e nei termini di cui agli articoli seguenti, e che siano in possesso dei seguenti requisiti:
a. Che siano regolarmente iscritte da almeno un anno nell'Albo Comunale delle Società Sportive di cui all'art. 10 della L.R. 17.05.1999, n. 17.
b. Che siano regolarmente affiliate, nella stagione sportiva alla quale si riferisce il contributo, a Federazioni Sportive riconosciute dal CONI, Discipline Associate o Enti di Promozione Sportiva dallo stesso riconosciuti e regolarmente iscritte all’Albo Regionale delle Società Sportive.
c. Che abbiano sede e/o operino nel territorio Comunale da almeno un anno.
d. Che svolgano attività sportiva agonistica a livello dilettantistico, ossia in assenza di scopo di lucro che deve essere specificato oltre che nella ragione sociale anche nell’oggetto dello statuto o atto costitutivo.
e. Che svolgano attività sportiva di base (6 – 12 anni), di avvicinamento e di sviluppo della pratica sportiva non agonistica valorizzandone la componente ludica.
f. Che pratichino regolare attività sportiva durante l’anno attraverso la partecipazione a campionati o a manifestazioni ufficiali organizzate dalle federazioni e/o dagli enti di promozione sportiva;
g. Assenza di provvedimenti di decadenza e revoca della concessione di gestione di impianti sportivi comunali;
h. Assenza di provvedimenti di natura giudiziaria o fiscale riferiti agli ultimi cinque anni.
2- Saranno automaticamente escluse dalla selezione quei sodalizi che:
- dopo opportune verifiche, risulteranno aver presentato e sottoscritto dichiarazioni mendaci.
- in caso di mancata e immotivata presentazione dei documenti entro i termini previsti dal presente regolamento.
- le società sportive con numero di atleti residenti inferiore al 50% degli iscritti
- le società sportive con un numero totale di tesserati iscritti inferiore a 10 atleti.

Art. 5
DOMANDA DI CONTRIBUTO
Le domande di contributo, da redigersi secondo lo schema elaborato dal competente ufficio comunale, sono presentate dal legale rappresentante della società e devono contenere:
1- I dati identificativi del legale rappresentante (nome, cognome, data e luogo di nascita, indirizzo, codice fiscale);
2- I dati identificativi della Società (denominazione, sede, codice fiscale);
3- Bilancio o rendiconto, espresso in termini di cassa, riferito all'anno sportivo precedente a quello della domanda, corredato delle relative pezze giustificative delle spese sostenute;
4- Elencazione certificata delle discipline sportive praticate dalla società;
5- Indicazione certificata della/e federazione/i o degli enti di promozione sportiva operanti in ambito regionale e/o provinciale cui la società è affiliata;
6- Numero degli iscritti, certificato dalla/e federazione/i tramite tessere o cartellini, nell'anno precedente a quello della domanda, distinti per età e residenza;
7- Relazione sull'attività svolta dalla società nell'anno precedente a quello della domanda;
8- Elencazione dei campionati o delle manifestazioni a carattere nazionale, regionale, provinciale e locale cui la società ha partecipato nell'anno precedente a quello della domanda;
9- Dichiarazione dell'istruttore qualificato, con allegata copia del documento che lo abilita a svolgere attività d’allenamento (o autocertificazione);
10- Attestazione indicante se il servizio offerto ai tesserati è a carattere gratuito, parzialmente gratuito o a pagamento.
Il termine per la presentazione delle domande di concessione dei contributi previsti dal presente regolamento viene determinato annualmente dall’Assessore Comunale competente in materia di Sport e le stesse devono essere presentate all’Ufficio Protocollo Comunale.

ART. 6
CRITERI PER LA RIPARTIZIONE DEI CONTRIBUTI
La Commissione Comunale per lo Sport, nei limiti della somma complessiva stanziata annualmente dall'Amministrazione, formula la proposta di ripartizione dei contributi alle singole società sportive, prioritariamente destinando il 20% come forma di rimborso ad ogni singola società per i costi sostenuti per iscrizione a partecipazione a campionati, e la somma restante (80%) tenendo conto di una graduatoria allo scopo compilata sulla base dei seguenti criteri :
Numero degli atleti tesserati iscritti alla società
Tesserati residenti - Punti 2 per atleta
Tesserati non residenti - Punti 0,5 per atleta
Età degli atleti tesserati
Di età fino a 15 anni - Punti 4 per atleta
Di età tra i 16 e i 25 anni - Punti 2 per atleta
Di età oltre i 25 anni - Punti 0,5 per atleta
Numero delle discipline sportive praticate - Punti 10 per disciplina
Anni di attività della Società/Associazione
Più di 20 anni – punti 10
Più di 10 anni – punti 5
Più di 5 anni – punti 1
Attività agonistica praticata
A livello nazionale Punti 20 per campionato
A livello regionale Punti 10 per campionato
A livello provinciale Punti 5 per campionato
A livello amatoriale Punti 0,5 per campionato
Gratuità del servizio offerto
Totale -Punti 5
Parziale- Punti 3
A pagamento Punti- 0
Passaggio di categoria punti -5
Istruttori qualificati:
tecnico abilitato dalla federazione- Punti – 80
tecnico abilitato dalla federazione per persone con disabilità -Punti – 80
tecnico/maestro con diploma riconosciuto dal CONI e valido per legge – Punti- 80
tecnico abilitato dalla federazione con diploma ISEF / laurea in scienze motorie triennale -Punti 100
tecnico abilitato dalla federazione con laurea in scienze motorie magistrale - Punti – 120
Nei vari sport è da valutare la qualifica di massimo livello che ogni singolo tecnico ha acquisito attribuendo Punti 120
Rapportata a cento la somma dei punteggi di tutte le società sportive che hanno presentato domanda, il contributo a ciascuna di esse assegnato sarà determinato in percentuale al punteggio da ciascuna società, ottenuto secondo il seguente calcolo:
x = (100 : P) * p
c = (C : 100) * x
in cui si intende per:
c = contributo assegnato a ciascuna società.
P = totale dei punti ottenuti dall’insieme delle società;
p = punteggio complessivo ottenuto da ciascuna società;
x = percentuale di punteggio assegnata a ciascuna società;
C = totale contributi stanziati dall’Amministrazione;


TITOLO II
CONTRIBUTI PER SPECIFICHE MANIFESTAZIONI ED INIZIATIVE
Art. 7
CONTRIBUTI DIRETTI A SOSTENERE INIZIATIVE E MANIFESTAZIONI DI INTERESSE LOCALE (CONTRIBUTI STRAORDINARI)
L'Amministrazione Comunale, allo scopo di favorire ed incrementare la pratica sportiva, può concedere contributi diretti a sostenere particolari iniziative e manifestazioni sportive a carattere gratuito di rilevante interesse a livello locale. Tali contributi non sono computati al fine della concessione dei contributi di cui agli artt.da 3 a 6 del presente Regolamento (contributi ordinari alle Società Sportive).
La richiesta di contributo deve essere fatta con apposita domanda, cui è allegato il programma e il calendario della manifestazione, nonché un prospetto delle spese previste.
Sono ammesse al contributo le spese relative:
1. all’organizzazione e allestimento della manifestazione (acquisto di materiale di consumo, spese postali, di trasporto, pulizie di custodie e tasse inerenti la manifestazione)
2. allo svolgimento della manifestazione (nolo di impianti ed attrezzature, spese di assistenza tecnica, pubblicità, spese di viaggio e ospitalità per i non residenti).
Non saranno ammesse a contributo le spese relative a:
1. rappresentanza e mera liberalità di qualunque genere (ricevimenti, omaggi ecc.)
2. non attinenti la manifestazione in oggetto o non compatibili con il tipo di programma presentato o con i tempi della manifestazione.

Art.8
La domanda intesa ad ottenere la concessione di contributo da parte del Comune per manifestazioni ed iniziative occasionali, deve pervenire all’ufficio di protocollo e deve essere presentata in carta semplice e su apposito modello in distribuzione presso l’ufficio sport , almeno 45 giorni prima della data prevista per lo svolgimento di esse.
Ad essa viene data risposta entro i successivi 30 giorni.

ART.9
È fatto divieto allo stesso soggetto di essere ammesso al contributo con le modalità di cui al presente articolo, per più di due volte nello stesso anno.


TITOLO III
AMMISSIONE AI CONTRIBUTI.
ISTRUTORIA E TERMINI
Art 10
La domanda di contributo è istruita dal responsabile e della competente unità organizzativa (commissione sport ), con la facoltà e gli obblighi propri del responsabile del procedimento.
A seguito delle domande degli interessati, verrà comunicato a cura del responsabile del settore, l’avvio del procedimento nei termini e con tutte le indicazione di legge.
Nella fase istruttoria verranno valutati i documenti pervenuti e si potrà procedere alla richiesta di integrazione di documenti eventualmente mancanti.
Inoltre , nel rispetto del regolamento comunale, nella fase istruttoria possono essere richiesti chiarimenti ed ulteriore documentazione in aggiunta a quella indicata nel presente regolamento.


ART. 11
L’ammontare del contributo viene di volta in volta stabilito e proposto dal competente Assessorato e deliberato dalla giunta comunale, tenuto conto dell’istruttoria dell’ufficio, delle disponibilità di bilancio , nonché della rilevanza e delle caratteristiche dell’iniziativa proposta.
L’accoglimento della richiesta, ovvero il diniego, saranno comunicati agli interessati tempestivamente, e comunque prima della data prevista per l’effettuazione dell’iniziativa.


ART:12
Per la liquidazione del contributo, vengono stabiliti i seguenti termini:
per attività ordinarie: la liquidazione del contributo sarà disposta nei successivi 60 giorni dalla Delibera e comunque non oltre il 31 dicembre.
Per iniziative e manifestazioni straordinarie: entro 60 giorni dalla conclusione dell’iniziativa.


TITOLO IV
DISPOSIZIONI FINALI
ART:13
1. Il presente regolamento entra in vigore a decorrere dal quindicesimo giorno successivo alla pubblicazione all’Albo Pretorio a seguito di esecutività dell’atto deliberativo di approvazione.
2. Il presente Regolamento, ai fini di una maggiore conoscenza delle norme ivi contenute, sarà reso noto a tutte gli Enti ed Associazioni interessate e pubblicato sul sito web del Comune.
2. Il presente atto sostituisce il Regolamento per la Concessione Contributi alle Società Sportive approvato con delibera di C.C. n°…………………………………………………………………….

 

Regolamento per la costituzione e la tenuta dell'albo comunale delle associazioni e del volontariato
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 33 del 08/05/2018


 

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Scarica questo file (D000003220_013000_CCN_3220.pdf)Delib. C.C. n. 33/201801204 kB17-05-2018 10:40
Scarica questo file (regolamento_associazioni_2018.pdf) Regolamento per la costituzione albo delle associazioni e del volontariato02314 kB17-05-2018 10:39
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Scarica questo file (DomandadiiscrizioneAlboComunaledelleAssociazioniedelvolontariato.doc)Modulo di domanda (doc)0489 kB21-05-2018 13:34


 

 

 


TITOLO I - VALORIZZAZIONE DELLE FORME ASSOCIATIVE

Art. 1 – Principi di carattere generale
Il Comune di Capoterra riconosce il ruolo dell’associazionismo e del volontariato sia come risorsa attiva del proprio territorio comunale, sia come espressione di impegno sociale e di autogoverno della società civile e ne valorizza la funzione per la partecipazione alla vita della comunità locale; favorisce il pluralismo e l’autonomia delle associazioni e delle organizzazioni e ne sostiene le attività finalizzate a migliorare la qualità della vita dei cittadini.
A tal fine il Comune, nell’esercizio delle proprie competenze amministrative, detta norme per la valorizzazione dell’associazionismo del volontariato e di promozione sociale.
Con il presente Regolamento, il Comune stabilisce i principi e detta altresì i criteri e gli strumenti che favoriscono i rapporti tra il medesimo e le associazioni di volontariato, nella salvaguardia dell’autonomia delle associazioni ed organizzazioni rispettive.

Art. 2 – Finalità
È istituito nel Comune di Capoterra l’Albo delle Associazioni e del Volontariato, al fine di promuovere e coordinare l’attività dell’Associazionismo nell’ambito del territorio comunale.
L’Albo ed il Regolamento che ad esso si riferisce disciplinano le attività propositive e consultive delle libere associazioni senza fini di lucro, per favorire la partecipazione dei cittadini nella definizione delle scelte d’interesse pubblico e rafforzare i valori di convivenza civile e di solidarietà umana.
A tal fine le Associazioni possono così essere distinte:
1. Associazioni culturali, ricreative del tempo libero, di tutela dell’ambiente, della salute, dei diritti umani, e dei diritti degli animali.
2. Associazioni di volontariato costituite al fine solidaristico e verso terzi con l’esclusione di ogni scopo di lucro e di remunerazione, anche indiretti e comunque che fanno riferimento alla L. 11 agosto 1991, n. 266 e alla L. R. n. 39 del 13.9.1993;
3. Associazioni sportive dilettantistiche regolarmente iscritte all'Albo regionale delle associazioni/società sportive della Sardegna come previsto dall'articolo 9 della L.R. n. 17 del 17 maggio 1999;
Il presente regolamento determina:
1. I requisiti che le forme associative devono possedere per essere iscritte all’Albo comunale, ai sensi degli articoli 37 e 38 dello Statuto comunale;
2. I rapporti tra l’Amministrazione comunale e le Associazioni per quanto riguarda le attività propositive, di consultazione e di collaborazione;
L’osservanza delle procedure, dei criteri e delle modalità stabilite dal presente regolamento costituisce condizione necessaria per poter accedere all’iscrizione all’Albo comunale delle associazioni e del Volontariato.
L’iscrizione è requisito indispensabile, per fruire di benefici economici, per accedere ai servizi comunali e fruire del patrocinio del Comune.

TITOLO II - ALBO COMUNALE DELLE ASSOCIAZIONI

Art. 3 – Struttura dell’Albo
L’Albo comunale delle Associazioni è articolato nei seguenti settori:
a) settore socio-assistenziale e sicurezza sociale;
b) settore attività sportive e ricreative del tempo libero;
c) settore sviluppo economico e turistico;
d) settore attività culturali ed educative;
e) settore tutela dei valori ambientali.
f) settore tutela degli animali;
I settori come sopra riportati possono essere modificati con deliberazione del Consiglio Comunale, in relazione all’evolversi dell’attività delle Associazioni e della legislazione nazionale e regionale.
Ogni associazione può essere iscritta in una sola sezione, in base alla prevalenza dell’attività svolta.

Art. 4 – Requisiti per l’iscrizione all’Albo
I requisiti minimi richiesti per poter ottenere l’iscrizione sono:
1. avere sede e/o operare nel territorio comunale;
2. costituzione dell’Associazione da almeno sei mesi, certificata mediante registrazione dell’atto di Costituzione e Statuto presso gli organismi a ciò preposti;
3. non avere scopo di lucro e non essere costituiti in forme giuridiche confacenti ad entità con finalità lucrative;
4. perseguire le finalità riconosciute dallo Statuto Comunale;
5. democraticità della struttura associativa, per quanto attiene la partecipazione degli aderenti alla vita dell’organismo e l’assunzione delle decisioni;
6. elettività e gratuità delle cariche associative;
7. gratuità delle prestazioni fornite dagli aderenti;
8. obbligo di formazione del bilancio annuale;
9. (per le Associazioni di volontariato) essere iscritte al Registro generale del Volontariato della Regione Autonoma della Sardegna di cui alla L. R. n. 39 del 13.9.1993;
10. (per le associazioni sportive dilettantistiche) essere regolarmente iscritte all'Albo regionale delle associazioni/società sportive della Sardegna come previsto dall'articolo 9 della L.R. n. 17 del 17 maggio 1999; e essere iscritte negli appositi registri del Coni provinciale, in ottemperanza a quanto previsto dall’art. 90 della L. 289/02 e successive modificazioni ed integrazioni.
Possono inoltre essere iscritte nell’Albo comunale associazioni a carattere nazionale e regionale che svolgono, tramite una loro sezione, attività in ambito comunale.
Non possono essere iscritti: i partiti politici, le associazioni sindacali, professionali e di categoria, le associazioni che hanno come finalità la tutela economica diretta degli associati. Non è ammesso, inoltre, il riconoscimento di associazioni aventi caratteristiche non compatibili con indirizzi generali espressi dalla Costituzione, dalle norme vigenti e dallo Statuto.

Art. 5 – Modalità di iscrizione all’Albo
La richiesta di prima iscrizione, a firma del legale rappresentante dell'associazione, va inoltrata al Sindaco utilizzando l’apposito modulo disponibile presso gli uffici comunali e nel sito internet istituzionale dell’Ente e dovrà pervenire all’ufficio Protocollo del Comune di Capoterra entro il 31 gennaio di ogni anno. Al fine di consentire, da parte dell’Ente, una più attenta e completa valutazione in merito alle caratteristiche dell’Associazione, alla domanda devono essere allegati i seguenti documenti:
1. copia dello Statuto dal quale risulti la sede dell’Associazione e nel quali risultino i requisiti di cui all'’art. 4 del presente regolamento. Le rappresentanze locali di organizzazione ed associazioni costituite a livello nazionale/regionale devono allegare alla domanda di iscrizione copia dello Statuto dell’associazione nazionale/regionale e copia dell’iscrizione/affiliazione alla stessa della rappresentanza locale;
2. copia dell’Atto costitutivo.

Art. 6 – Iscrizione all’Albo
La domanda di iscrizione è soggetta ad istruttoria per la verifica del possesso dei requisiti minimi richiesti, così come indicati nell’articolo 4 del presente regolamento. Il Responsabile del Settore Amministrativo, con proprio provvedimento, determina per l’iscrizione dandone comunicazione al legale rappresentante.
Ove non venga riscontrata la sussistenza dei requisiti l’iscrizione, fatte salve le opportune richieste di integrazione di eventuale documentazione mancante, viene negata. In tal caso può venir ripresentata l’anno successivo, qualora l’Associazione nel frattempo abbia acquisito tutti i requisiti minimi richiesti per l’iscrizione all’Albo.
L’iscrizione all’Albo comunale delle Associazioni e del volontariato decorre dalla data del provvedimento del Responsabile del Settore Amministrativo.

Art. 7 – Revisione e Aggiornamento dell’Albo
Ai fine di verificare il permanere dei requisiti necessari per l’iscrizione, è prevista una revisione annuale dell’Albo.
Ogni Associazione deve pertanto far pervenire, entro il 31 gennaio di ogni anno successivo a quello della prima iscrizione, una dichiarazione sostitutiva redatta dal legale rappresentante dell’Associazione con la quale si attesti il permanere dei requisiti dichiarati in sede di richiesta di prima iscrizione, ovvero eventuali modifiche allegando la necessaria documentazione attestante quanto dichiarato;

Art. 8 – Cancellazione dall’Albo
La cancellazione dall’Albo avviene a seguito della perdita dei requisiti richiesti per l’iscrizione, oppure su richiesta del legale rappresentante dell’Associazione. In caso di accertata perdita dei requisiti il Responsabile del Settore Amministrativo con proprio provvedimento dispone la cancellazione dell’Associazione dal Registro, dandone opportuna comunicazione al legale rappresentante.

TITOLO III - FORME DI COLLABORAZIONE

Art. 9 - Attività propositiva e consultiva delle associazioni iscritte all’Albo
Le Associazioni iscritte all’Albo, al fine di sviluppare i rapporti con l'Amministrazione comunale e favorire la propria funzione propositiva e di consultazione possono presentare iniziative in ambito culturale, sportivo, di solidarietà sociale, di volontariato, ambientale e del tempo libero.
Tale funzione risulta utile per perseguire finalità di pubblico interesse con l'Amministrazione comunale per raggiungere scopi e decisioni comuni sulle attività da svolgere e sui servizi da erogare.
L'Amministrazione comunale può richiedere specifici pareri alle Associazioni iscritte all'Albo su materie di loro competenza proponendo incontri e consultazioni con le stesse, per un migliore e coordinato esercizio delle funzioni consultive e di iniziativa, al fine di giungere a comuni decisioni per l'interesse pubblico.

Art. 10 - Convenzioni
L’Amministrazione comunale nel rispetto della normativa nazionale e regionale vigente può stipulare convenzioni con le Associazioni iscritte all’Albo e in possesso della certificazioni nazionale e/o regionale ai sensi della L. 266/91 e della L.R 22/93 e successive modificazioni ed integrazioni, nonché della legge 383/2000. Nella scelta delle Associazioni con cui stipulare le suddette convenzioni, l’Amministrazione si attiene a criteri di priorità comprovanti l’attitudine e la capacità operativa dell’Associazione stessa in relazione al tipo di servizio da gestire e alle finalità da perseguire. A parità di requisiti, sarà data precedenza all’anno di costituzione dell’Associazione, tenuto conto della relativa anzianità.

Art. 11 - Incentivo al volontariato
Al fine di supportare la nascita di nuove associazioni di volontariato sul territorio il Comune può, nei limiti delle disponibilità finanziarie e strutturali, erogare forme di sostegno economico in favore dell’Associazione e/o messa a disposizione di locali e/o strutture, o altri beni mobili da disciplinare con atto di indirizzo di Giunta comunale in relazione alle richieste presentate dall’Associazione medesima.
In ogni caso tali forme di sostegno al volontariato dovranno essere valutate tenendo conto della rilevanza per il territorio comunale dell’Associazione e dovranno essere finalizzate alla promozione dell’attività del volontariato svolto in modo autonomo dall’Associazione stessa.
La concessione di contributi economici e di locali e strutture è subordinata alle disposizioni degli specifici regolamenti comunali di settore.

Art. 12 - Utilizzo di strutture comunali
Fatto salvo quanto disciplinato dal precedente articolo 10, l’iscrizione all’Albo comunale delle Associazioni costituisce requisito indispensabile per poter richiedere l’utilizzo di strutture comunali, ai sensi dell’articolo 2 del vigente regolamento per l’utilizzo delle strutture di proprietà comunali. Sarà compito della Giunta comunale accordare tale beneficio, tenuto conto della rilevanza dell’attività svolta dall’Associazione che ne ha fatto richiesta.
Le Associazioni che già dispongono di strutture comunali concesse con atti di concessione antecedenti alla data di entrata in vigore del presente Regolamento devono provvedere alla regolarizzazione dell’iscrizione entro 60 gg. A pena di decadenza dai benefici concessi.

TITOLO IV - CONTRIBUTI ECONOMICI

Art. 13 - Concessione di finanziamenti e benefici economici
Per l’erogazione e le modalità di concessione di benefici economici a sostegno dell’attività ordinaria e per iniziative straordinarie, alle associazioni iscritte all’albo comunale, nonché per la concessione di patrocinio, si rimanda a quanto disciplinato dal vigente regolamento comunale.
Tutte le istanze di richiesta patrocinio, contributi e/o ausilio finanziario dovranno pervenire, utilizzando la modulistica predisposta allo scopo, esclusivamente mediante PEC all’indirizzo:………………

TITOLO V – PATROCINIO COMUNALE

Art. 14 – Patrocinio Comunale
1.    il presente titolo disciplina i criteri e le modalità per la concessione del patrocinio da parte dell’amministrazione Comunale a soggetti pubblici e privati in relazione ad attività istituzionali degli stessi.
2.    per “patrocinio” s’intende il sostegno con autorizzazione all’utilizzo del logo del comune e l’adesione in linea generale dell’Amministrazione ad una determinata iniziativa o manifestazione.
3.    il patrocinio dell’amministrazione Comunale è concesso con deliberazione della Giunta Comunale  per iniziative o manifestazioni che perseguitano le finalità indicate nell’art.1 del presente regolamento.

Art. 15 – Soggetti beneficiari
1.    Sono soggetti potenziali beneficiari del patrocinio Comunale gli stessi soggetti indicati all’art.3 del presente regolamento.
2.    L’Amministrazione Comunale può concedere eccezionalmente il proprio patrocinio anche per iniziative aventi profili commerciali e lucrativi previa verifica dei chiari vantaggi per l’amministrazione Comunale e per la comunità locale.
3.    Il patrocinio non può in ogni caso, essere concesso in relazione ad attività generali e per iniziative di carattere politico e sindacale e per iniziative palesemente non coincidenti con le finalità istituzionali del comune.

Art. 16 - Limitazioni
1.    Il patrocinio in ragione della sua natura, non costituisce in alcun modo strumento per sponsorizzare attività o iniziative e non comporta nessuna valutazione in merito al rilascio delle autorizzazioni, licenze e/o concessioni previste ai sensi di legge.
2.     Il Comune può in ogni caso ritirare il proprio patrocinio ad un’iniziativa, quando gli strumenti comunicativi della stessa o le modalità di svolgimento dell’evento possono risultare incidenti in modo negativo all’immagine dell’Amministrazione.

Art. 17 – Domanda e concessione del patrocinio.
1.    la domanda per la concessione del patrocinio, redatta in carta semplice, deve pervenire all’Amministrazione Comunale, almeno trenta giorni prima della data di inizio dell’evento, riservando comunque il Comune la facoltà di esaminare anche richieste non presentate entro tale termine.
2.    la domanda di patrocinio deve contenere i dati identificativi del soggetto richiedente eil programma e le finalità della manifestazione o iniziativa ed indicare i principali strumenti comunicativi utilizzati per la pubblicazione dell’iniziativa.
3.    Il materiale pubblicitario relativo alla manifestazione o iniziativa patrocinata dovrà riportare lo stemma e l’indicazione “Comune di Capoterra” con specificati gli eventuali Assessorati coinvolti.
4.    L’atto di concessione del patrocinio può stabilire anche condizioni specifiche per l’utilizzo dello stemma del Comune, in relazione all’iniziativa patrocinata, e allo scopo, l’ente si riserva il diritto di verificare preventivamente i contenuti della bozza di stampa.
5.    Il patrocinio è sempre concesso senza onori finanziari a carico del Comune. Un’eventuale richiesta di sostegno economico, deve essere inoltrata separatamente - e nel rispetto delle disposizioni contenute nel presente regolamento – da quella finalizzata ad ottenere il patrocinio

TITOLO VI  - DISPOSIZIONI FINALI

Art. 18 - Tutela dei dati delle associazioni iscritte all’Albo
I dati relativi alle Associazioni iscritte all’Albo comunale verranno trattati in conformità a quanto previsto dalla vigente disciplina in materia di trattamento dei dati personali e nel perseguimento delle finalità istituzionali per le quali sono stati raccolti. La comunicazione dei dati riguardanti le Associazioni iscritte all’Albo potranno essere fatte ad altri soggetti pubblici che ne facciano richiesta scritta, previa verifica dell’interesse pubblico rilevante che ne giustifica la richiesta. Gli stessi potranno altresì essere comunicati a soggetti privati che ne facciano richiesta scritta solo qualora l’interesse perseguito dal richiedente sia finalizzato alla concessione di contributi, finanziamenti, elargizioni in favore delle Associazioni iscritte all’Albo. In tutti gli altri casi, i dati raccolti potranno essere comunicati solo in forma anonima e per il perseguimento di indagini statistiche o di ricerca sociale.

Art. 19 - Iscrizione all’Albo in sede di prima applicazione
In sede di prima applicazione del presente regolamento, si intendono iscritte all’Albo comunale delle Associazioni e del volontariato – salvo verifica del possesso dei requisiti minimi – tutte le associazioni che abbiano presentato istanza in tal senso nel corso dell’anno .

Art. 20 - Pubblicità dell’Albo delle Associazioni e del volontariato
L’Albo delle Associazioni e del volontariato è pubblicato in copia all’Albo pretorio del Comune e sul sito internet entro il 30 giugno di ogni anno, mentre l’originale viene conservato agli atti dal Responsabile ufficio sport turismo attività produttive.

Art. 21 - Entrata in vigore
Il presente Regolamento e il relativo Albo comunale delle Associazioni e del Volontariato entreranno in vigore dopo la pubblicazione per l’esecutività all’albo pretorio digitale, ai sensi dello Statuto Comunale.

 

Regolamento dell'accesso civico e dell'accesso agli atti
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 10 del 30/01/2018


 

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Articolo 1 – Oggetto

1.Questo regolamento disciplina e organizza l’accesso agli atti amministrativi secondo gli articoli 22 e seguenti della legge 241/1990, l’accesso civico semplice, l’accesso civico generalizzato, secondo l’articolo 5 commi 1 e 2 del decreto legislativo 33/2013 come modificato dal decreto legislativo 97/2016 (di seguito “Decreto  trasparenza”).

2. In ottemperanza a quanto prescritto nelle linee guida dell’ANAC, l’Ente riconosce quindi l’esercizio delle seguenti forme di accesso:

a) accesso documentale, riferito al diritto disciplinato dall’art.22 e seguenti della legge 241\1990;

b) accesso civico, in senso stretto, che sancisce il diritto di chiunque di richiedere i documenti, le informazioni o i dati che l’ente abbia omesso di pubblicare pur avendone l’obbligo ai sensi del decreto trasparenza (art.5 comma 1 del decreto legislativo 33\2013);

c) accesso civico generalizzato che comporta il diritto di chiunque di accedere ai dati, documenti ed informazioni detenuti dall’Ente, ulteriori rispetto a quelli sottoposti ad obbligo di pubblicazione ( art.5, commi 2 del decreto legislativo 33\2013).


Articolo 2 – Trasparenza

1. La trasparenza è l’accessibilità totale ai dati e ai documenti detenuti dall’ente, allo scopo di tutelare i diritti dei cittadini, promuovere la partecipazione degli interessati all'attività amministrativa e favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche.

2. La trasparenza è realizzata attraverso la pubblicazione di informazioni, dati e documenti in “Amministrazione trasparente” e consentendo l’accesso civico e agli atti amministrativi.

  Articolo 3 – Istanza di accesso civico e di accesso generalizzato

1.Se l’istanza ha per oggetto l’accesso civico “semplice” deve essere presentata al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, i cui riferimenti sono indicati nella Sezione “Amministrazione trasparente” del sito web istituzionale del Comune. Ove tale istanza venga presentata ad altro ufficio del Comune, il Responsabile di tale ufficio provvede a trasmetterla al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza nel più breve tempo possibile.

2. Nel caso di accesso civico generalizzato, l’istanza va indirizzata, alternativamente, ad uno dei  seguenti uffici:
- all’ufficio che detiene i dati, le informazioni o i documenti;
- all’Ufficio relazioni con il pubblico;
- all’ufficio indicato dall’amministrazione nella sezione “Amministrazione trasparente” del sito web istituzionale.


ACCESSO CIVICO

Articolo 4 – Accesso civico semplice – Legittimazione soggettiva

1. Chiunque, indipendentemente dall’essere cittadino italiano o residente nel territorio dello Stato, ha il diritto di chiedere documenti, informazioni e dati che questo ente deve pubblicare in “Amministrazione trasparente” qualora sia stata omessa la pubblicazione.

Articolo 5 – Domanda di accesso civico semplice

1. La domanda di accesso civico semplice non è motivata ma deve identificare i dati, le informazioni o i documenti richiesti.

2. La domanda, presentata in forma scritta o via PEC, è rivolta al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza.

3. Il rilascio di dati o documenti è gratuito, salvo il rimborso del costo di riproduzione su supporti materiali, copie cartacee o altri sistemi di registrazione (CD, chiavette USB, ecc.), stabilito con atto della Giunta Comunale.

4. Il procedimento deve concludersi entro trenta giorni con un provvedimento espresso e motivato del responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza.

5. In caso di accoglimento, il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza sovrintende alla pubblicazione in “Amministrazione trasparente” delle informazioni e dei documenti omessi e comunica al richiedente l'avvenuta pubblicazione, indicandogli il relativo collegamento ipertestuale.


ACCESSO GENERALIZZATO

Articolo 6 – Accesso civico generalizzato – Legittimazione soggettiva

1. Chiunque, indipendentemente dall’essere cittadino italiano o residente nel territorio dello Stato, ha diritto di accedere ai dati e ai documenti detenuti da questo ente, ulteriori rispetto a quelli oggetto di pubblicazione obbligatoria, nel rispetto dei limiti relativi alla tutela di interessi giuridicamente rilevanti.

2. L'accesso civico generalizzato ha lo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull'utilizzo delle risorse pubbliche e di promuovere la partecipazione al dibattito pubblico.

Articolo 7 – Domanda di accesso civico generalizzato

1. La domanda di accesso civico generalizzato non è necessariamente motivata, ma identifica i dati, le informazioni o i documenti richiesti.

2. La domanda, presentata in forma scritta o via PEC, è rivolta all’ufficio che detiene i dati, le informazioni e i documenti. L’ufficio la inoltra tempestivamente, per conoscenza, al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, ai fini dell’aggiornamento del registro di cui al successivo articolo 20.

3. Il rilascio di dati o documenti è gratuito, salvo il rimborso del costo sostenuto per la riproduzione su supporti materiali, copie cartacee o altri sistemi di registrazione (CD, chiavette USB, ecc.), stabilito con atto della Giunta Comunale.

4. Il procedimento deve concludersi entro trenta giorni con un provvedimento espresso e motivato del responsabile dell’ufficio che detiene i dati, le informazioni e i documenti.

Articolo 8 – Domande inammissibili

1. Non sono ammissibili domande generiche che non individuino i dati, i documenti e le informazioni richieste con riferimento, almeno, alla loro natura e al loro oggetto. (Si veda il paragrafo 4.2 della deliberazione ANAC 28 dicembre 2016 numero 1309 Linee guida recanti indicazioni operative ai fini della definizione delle esclusioni e dei limiti all’accesso civico di cui all’articolo 5 comma 2 del d.lgs. 33/2013.)

2. Non sono ammissibili domande meramente esplorative volte semplicemente a scoprire di quali informazioni l’ente dispone.

3. Non sono nemmeno ammissibili domande di accesso per un numero manifestamente irragionevole di documenti, imponendo un carico di lavoro tale da paralizzare, o rallentare eccessivamente, il buon funzionamento dell’ente.

4. Resta escluso che, per rispondere alla richiesta di accesso civico generalizzato, l'ente abbia l'obbligo di formare, raccogliere o altrimenti procurarsi informazioni che non siano in suo possesso. L'ente non ha l'obbligo di rielaborare dati ai fini dell'accesso generalizzato, ma deve consentire l'accesso ai documenti nei quali siano contenute le informazioni già detenute e gestite dall'ente stesso. (Previsione della deliberazione ANAC 28 dicembre 2016 numero 1309 paragrafo 4.2.).

Articolo 9 – Eccezioni assolute all’accesso generalizzato – Esclusioni dell’accesso generalizzato

1. L’accesso civico generalizzato è sempre escluso:

1.1) nei casi di segreto di Stato e negli altri casi in cui l'accesso è subordinato dalla disciplina vigente al rispetto di specifiche condizioni, modalità o limiti (tra cui la disciplina sugli atti dello stato civile, la disciplina sulle informazioni contenute nelle anagrafi della popolazione, gli Archivi di Stato), inclusi quelli di cui all'articolo 24, comma 1, della legge 241/1990. Ai sensi di quest’ultima norma il diritto di accesso è escluso:

a) per i documenti coperti da segreto di Stato ai sensi della legge 24 ottobre 1977, n.801, e successive modificazioni, e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge;

b) nei procedimenti tributari locali, per i quali restano ferme le particolari norme che li regolano;

c) nei confronti dell’attività dell’Ente diretta all’emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione;

d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti informazioni di carattere psicoattitudinale relativi a terzi;

1.2) nei casi di divieti di accesso o divulgazione previsti dalla legge tra cui:
· il segreto militare (R.D. 161/1941);
· il segreto statistico (D.Lgs. 322/1989);
· il segreto bancario (D.Lgs. 385/1993);
· il segreto scientifico e il segreto industriale (art. 623 c.p.);
· il segreto istruttorio (art. 329 c.p.p.);
· il segreto sul contenuto della corrispondenza (art. 616 c.p.);
· i divieti di divulgazione connessi al segreto d’ufficio (Art. 15, D.P.R. 3/1957);
· i dati idonei a rivelare lo stato di salute, ossia qualsiasi informazione da cui si possa desumere, anche indirettamente, lo stato di malattia o l’esistenza di patologie dei soggetti interessati, compreso qualsiasi riferimento alle condizioni di invalidità, disabilità o handicap fisici e/o psichici (art. 22, comma 8, del Codice; art. 7-bis, c. 6, D.Lgs. n. 33/2013);
· i dati idonei a rivelare la vita sessuale (art. 7-bis, c. 6, D.Lgs. n. 33/2013);
· i dati identificativi di persone fisiche beneficiarie di aiuti economici da cui è possibile ricavare informazioni relative allo stato di salute ovvero alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati (divieto previsto dall’art. 26, comma 4, D.Lgs. n. 33/2013).

2. Tale categoria di eccezioni all’accesso generalizzato è prevista dalla legge ed ha carattere tassativo. In presenza di tali eccezioni il Comune è tenuto a rifiutare l’accesso trattandosi di eccezioni poste da una norma di rango primario, sulla base di una valutazione preventiva e generale, a tutela di interessi pubblici e privati fondamentali e prioritari rispetto a quello del diritto alla conoscenza diffusa.
4. Per la definizione delle esclusioni all’accesso generalizzato di cui al presente articolo, si rinvia alle Linee guida recanti indicazioni operative adottate dall’Autorità Nazionale Anticorruzione ai sensi dell’art. 5-bis del decreto trasparenza, che si intendono qui integralmente richiamate.

Articolo 10 – Eccezioni relative all’accesso generalizzato – Limiti a tutela di interessi pubblici

1. I limiti all’accesso civico generalizzato sono posti dal legislatore a tutela di interessi pubblici e privati di particolare rilievo giuridico che il Comune deve necessariamente valutare con la tecnica del bilanciamento, caso per caso, tra l’interesse pubblico alla divulgazione generalizzata e la tutela di altrettanto validi interessi considerati dall’ordinamento.

2.L'accesso civico generalizzato è rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno degli interessi pubblici inerenti a:

a) la sicurezza pubblica e l'ordine pubblico. In particolare sono sottratti all’accesso, ove sia rilevata la sussistenza del pregiudizio concreto, i verbali e le informative riguardanti attività di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza e di tutela dell’ordine pubblico, nonché i dati, i documenti e gli atti prodromici all’adozione di provvedimenti rivolti a prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità e la sicurezza pubblica;

b) la sicurezza nazionale;

c) la difesa e le questioni militari;

d) le relazioni internazionali;

e) la politica e la stabilità finanziaria ed economica dello Stato;

f) la conduzione di indagini sui reati e il loro perseguimento. In particolare, sono sottratti all’accesso, ove sia rilevata la sussistenza del pregiudizio concreto:

- gli atti, i documenti e le informazioni concernenti azioni di responsabilità di natura civile, penale e contabile, rapporti e denunce trasmesse dall’Autorità giudiziaria e comunque atti riguardanti controversie pendenti, nonché i certificati penali;

- i rapporti con la Procura della Repubblica e con la Procura regionale della Corte dei Conti e richieste o relazioni di dette Procure ove siano nominativamente individuati soggetti per i quali si manifesta la sussistenza di responsabilità amministrative, contabili o penali;

g) il regolare svolgimento di attività ispettive preordinate ad acquisire elementi conoscitivi necessari per lo svolgimento delle funzioni di competenza dell’Ente. In particolare sono sottratti all’accesso, ove sia rilevata la sussistenza del pregiudizio concreto:

- gli atti, i documenti e le informazioni concernenti segnalazioni, atti o esposti di privati, di organizzazioni sindacali e di categoria o altre associazioni fino a quando non sia conclusa la relativa fase istruttoria o gli atti conclusivi del procedimento abbiano assunto carattere di definitività, qualora non sia possibile soddisfare prima l’istanza di accesso senza impedire o gravemente ostacolare lo svolgimento dell’azione amministrativa o compromettere la decisione finale;

- le notizie sulla programmazione dell’attività di vigilanza, sulle modalità ed i tempi del suo svolgimento, le indagini sull’attività degli uffici, dei singoli dipendenti o sull’attività di enti pubblici o privati su cui l’ente esercita forme di vigilanza;

- verbali ed atti istruttori relativi alle commissioni di indagine il cui atto istitutivo preveda la segretezza dei lavori;

- verbali ed atti istruttori relativi ad ispezioni, verifiche ed accertamenti amministrativi condotti su attività e soggetti privati nell’ambito delle attribuzioni d’ufficio;

- pareri legali redatti dagli uffici comunali, nonché quelli di professionisti esterni acquisiti, in relazione a liti in atto o potenziali, atti difensivi e relativa corrispondenza.

2. Il Comune è tenuto a verificare e valutare, una volta accertata l’assenza di eccezioni assolute, se l’ostensione degli atti possa determinare un pregiudizio concreto e probabile agli interessi indicati dal legislatore; deve necessariamente sussistere un preciso nesso di causalità tra l’accesso ed il pregiudizio. Il pregiudizio concreto va valutato rispetto al momento ed al contesto in cui l’informazione viene resa accessibile.

3. I limiti di cui sopra si applicano unicamente per il periodo nel quale la protezione è giustificata in relazione alla natura del dato. L'accesso non può essere negato ove, per la tutela degli interessi pubblici di cui sopra, sia sufficiente fare ricorso al differimento.

4. Qualora i limiti di cui ai commi precedenti riguardano soltanto alcuni dati o alcune parti del documento richiesto deve essere consentito l’accesso parziale utilizzando, se del caso, la tecnica dell’oscuramento di alcuni dati; ciò in virtù del principio di proporzionalità che esige che le deroghe non eccedano quanto è adeguato e richiesto per il raggiungimento dello scopo perseguito.

Articolo 11 - Eccezioni relative all’accesso generalizzato - Limiti a tutela di interessi privati

1. L'accesso civico generalizzato è rifiutato se il diniego è necessario per evitare un pregiudizio concreto alla tutela di uno dei seguenti interessi privati:

a) la protezione dei dati personali delle sole persone fisiche. In particolare, sono sottratti all’accesso, ove sia rilevata la sussistenza del pregiudizio concreto, i seguenti atti, documenti ed informazioni:

- documenti di natura sanitaria e medica ed ogni altra documentazione riportante notizie di salute o di malattia relative a singole persone, compreso qualsiasi riferimento alle condizioni di invalidità, disabilità o handicap fisici e/o psichici;

- relazioni dei Servizi Sociali ed Assistenziali in ordine a situazioni sociali, personali, familiari di persone assistite, fornite dall’Autorità giudiziaria e tutelare o ad altri organismi pubblici per motivi specificatamente previsti da norme di legge;

- la comunicazione di dati sensibili e giudiziari o di dati personali di minorenni, ex D.Lgs. n. 193/2003;

- notizie e documenti relativi alla vita privata e familiare, al domicilio ed alla corrispondenza delle persone fisiche, utilizzati ai fini dell’attività amministrativa;

b) la libertà e la segretezza della corrispondenza. In particolare sono sottratti all’accesso, ove sia rilevata la sussistenza del pregiudizio concreto, i seguenti atti, documenti ed informazioni:

- gli atti presentati da un privato, a richiesta del Comune, entrati a far parte del procedimento e che integrino interessi strettamente personali, sia tecnici, sia di tutela dell’integrità fisica e psichica, sia finanziari, per i quali lo stesso privato chiede che siano riservati e quindi preclusi all’accesso;

- gli atti di ordinaria comunicazione tra entri diversi e tra questi ed i terzi, non utilizzati ai fini dell’attività amministrativa, che abbiano un carattere confidenziale e privato;

c) gli interessi economici e commerciali di una persona fisica o giuridica, ivi compresi la proprietà intellettuale, il diritto d'autore e i segreti commerciali.

2. Il Comune è tenuto a verificare e valutare, una volta accertata l’assenza di eccezioni assolute, se l’ostensione degli atti possa determinare un pregiudizio concreto e probabile agli interessi indicati dal legislatore; deve necessariamente sussistere un preciso nesso di causalità tra l’accesso ed il pregiudizio. Il pregiudizio concreto va valutato rispetto al momento ed al contesto in cui l’informazione viene resa accessibile.

3. I limiti di cui sopra si applicano unicamente per il periodo nel quale la protezione è giustificata in relazione alla natura del dato. L'accesso non può essere negato ove, per la tutela degli interessi privati di cui sopra, sia sufficiente fare ricorso al differimento.

3. La domanda di accesso civico generalizzato è accolta oscurando i dati personali contenuti nei documenti richiesti. (Si veda il paragrafo 8.1. pagina 21 della deliberazione ANAC 28 dicembre 2016 numero 1309).

Articolo 12 – Controinteressati

1. Sono controinteressati coloro che dall’accoglimento della domanda di accesso civico generalizzato possono ricevere una lesione ad uno degli interessi privati elencati all’articolo precedente.

2. Qualora siano individuati dei controinteressati, l’ufficio procedente comunica loro copia della domanda d’accesso generalizzato, con raccomandata AR o via PEC.

3. Entro dieci giorni dalla ricezione della comunicazione, i controinteressati possono presentare una motivata opposizione, anche via PEC, alla richiesta di accesso.

4. Accertata la ricezione della comunicazione da parte dei controinteressati, decorso il termine di dieci giorni l’ufficio provvede comunque sulla richiesta.

5. A decorrere dalla comunicazione ai controinteressati, il termine di trenta giorni per concludere il procedimento rimane sospeso fino all'eventuale opposizione degli stessi.

Articolo 13 - Domanda accolta

1. Se la domanda di accesso generalizzato viene accolta, l'ufficio trasmette al richiedente tempestivamente e, comunque, entro dieci giorni, i dati e i documenti.

2. Nel caso la domanda sia accolta nonostante l'opposizione di controinteressati, salvi i casi di comprovata indifferibilità, l'ufficio comunica la decisione motivata di accoglimento agli stessi controinteressati. Successivamente, ma non prima di quindici giorni dalla ricezione della comunicazione di accoglimento da parte dei controinteressati, l’ufficio trasmette al richiedente i dati e i documenti richiesti.

Articolo 14 - Domanda respinta

1. Se la domanda di accesso civico generalizzato è respinta o differita, la decisione deve essere motivata unicamente con riferimento alle cause di inammissibilità della domanda o di esclusione dell'accesso, oppure ai limiti a tutela di interessi pubblici e privati previsti dagli articoli precedenti e dal Decreto trasparenza.

2. L'ufficio trasmette tempestivamente e, comunque, entro il termine di conclusione del procedimento, il provvedimento di decisione al richiedente e ai controinteressati.

Articolo 15 - Domanda di riesame

1. Nei casi di diniego totale o parziale dell'accesso o di mancata risposta entro il termine di conclusione del procedimento il richiedente può presentare richiesta di riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza.

2. Il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza decide, in merito alla domanda di riesame, entro il termine di venti giorni, con provvedimento motivato.

3. Se l'accesso civico generalizzato è stato negato o differito per tutelare dati personali, il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza deve acquisire il parere preventivo del Garante per la protezione dei dati personali, il quale si pronuncia entro il termine di dieci giorni dalla richiesta.

4. A decorrere dalla comunicazione al Garante, il termine per l'adozione del provvedimento da parte del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza rimane sospeso, fino alla ricezione del parere del Garante e comunque per un periodo non superiore ai predetti dieci giorni.

Articolo 16 - Difensore civico

1. Contro la decisione dell’ufficio o, in caso di richiesta di riesame, contro la decisione del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, il richiedente può presentare ricorso al Difensore civico regionale.

2. A norma di legge, il Difensore civico si pronuncia entro trenta giorni. Se il difensore civico ritiene illegittimo il diniego o il differimento, ne informa il richiedente e lo comunica all'ente.

3. Se l’ufficio non conferma il diniego o il differimento entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione del Difensore civico, l'accesso è consentito.

Articolo 17 – Ricorsi

1. A norma di legge, contro la decisione dell’ufficio o, in caso di richiesta di riesame, contro la decisione del Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, il richiedente può sempre proporre ricorso al Tribunale amministrativo regionale.

Articolo 18 - Tutela dei controinteressati

1. I controinteressati dispongono delle stesse tutele che l’ordinamento riconosce al richiedente.

2. In caso di accoglimento della domanda di accesso, i controinteressati possono presentare richiesta di riesame al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza, ricorso al Difensore Civico, oppure ricorso al Tribunale amministrativo regionale.

Articolo 19 – Monitoraggio

1. Gli uffici comunicano al Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza gli esiti delle domande di accesso generalizzato.

2. In ogni caso, il Responsabile della prevenzione della corruzione e della trasparenza può sempre verificare presso gli uffici l'esito delle istanze e le decisioni assunte.

Articolo 20 – Registro

1. E’ istituito il “registro delle domande di accesso generalizzato”. La gestione e l’aggiornamento del registro sono assegnate al Responsabile della Prevenzione della Corruzione.

2. Il registro è tenuto semplicemente attraverso fogli di calcolo o documenti di videoscrittura (es. excel, word, ecc.).

3. Il registro reca, quali indicazioni minime essenziali: l’oggetto della domanda d’accesso generalizzato, la data di registrazione al protocollo, il relativo esito con indicazione della data.

4. Il registro è pubblicato, oscurando eventuali dati personali, e aggiornato ogni sei mesi in “Amministrazione trasparente”, “Altri contenuti – accesso civico”.

ACCESSO AGLI ATTI

Articolo 21– Accesso agli atti amministrativi

1. Tutti i soggetti privati, compresi quelli portatori di interessi pubblici o diffusi, che abbiano un interesse diretto, concreto e attuale, corrispondente ad una situazione giuridicamente tutelata e collegata a uno o più documenti amministrativi hanno il diritto di prendere visione e di estrarre copia di tali documenti.

2. A norma della legge 241/1990, l’accesso ai documenti amministrativi costituisce principio generale dell’attività amministrativa al fine di favorire la partecipazione e di assicurarne l’imparzialità e la trasparenza.

Articolo 22 – Esclusioni e limitazioni

1. Il diritto di accesso agli atti amministrativi è escluso:

a) per i documenti coperti da segreto di Stato e nei casi di segreto o di divieto di divulgazione espressamente previsti dalla legge, da regolamento governativo e dalle pubbliche amministrazioni;

b) nei procedimenti tributari, per i quali restano ferme le particolari norme che li regolano;

c) nei confronti dell'attività della pubblica amministrazione diretta all'emanazione di atti normativi, amministrativi generali, di pianificazione e di programmazione, per i quali restano ferme le particolari norme che ne regolano la formazione;

d) nei procedimenti selettivi, nei confronti dei documenti amministrativi contenenti informazioni di carattere psicoattitudinale relativi a terzi.

2. L'accesso ai documenti amministrativi non può essere negato qualora sia sufficiente fare ricorso al differimento.

3. Deve essere garantito ai richiedenti l'accesso ai documenti amministrativi la cui conoscenza sia necessaria per curare o per difendere i loro interessi giuridici.

4. Nel caso di documenti contenenti dati sensibili e giudiziari, l'accesso è consentito nei limiti in cui sia strettamente indispensabile. Quando l’accesso concerne dati idonei a rivelare lo stato di salute o la vita sessuale, il trattamento è consentito se la situazione giuridicamente rilevante che si intende tutelare con la richiesta di accesso ai documenti amministrativi è di rango almeno pari ai diritti dell'interessato, ovvero consiste in un diritto della personalità o in un altro diritto o libertà fondamentale e inviolabile. (Si veda l’articolo 60 del decreto legislativo 196/2003 Codice in materia di protezione dei dati personali).

Articolo 23 – Domanda di accesso agli atti amministrativi

1. La domanda di accesso agli atti amministrativi è obbligatoriamente motivata, pena l’inammissibilità, e identifica i documenti richiesti.

2. Il diritto di accesso agli atti è esercitabile per i soli documenti amministrativi materialmente esistenti al momento della richiesta e detenuti dall’ente. Gli uffici non sono tenuti ad elaborare i dati in loro possesso al fine di soddisfare le richieste di accesso. (Si veda l’articolo 2 comma 2 del DPR 184/2006 Regolamento recante disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi).

3. Non sono ammissibili domande di accesso preordinate ad un controllo generalizzato dell'operato dell’ente.

4. La domanda può essere trasmessa anche per via telematica ed è presentata all’ufficio che detiene i dati, le informazioni e i documenti.

5. Il diritto di accesso si esercita mediante esame ed estrazione di copia dei documenti amministrativi.

6. L'esame dei documenti è gratuito. Il rilascio di copie è subordinato al rimborso del costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo, nonché i diritti di ricerca e di visura.

7. Nel caso di rilascio di copie cartacee o di altri strumenti di registrazione (CD, chiavette USB, ecc.) è previsto il rimborso del costo sostenuto per la riproduzione, stabilito con atto della Giunta Comunale.

8. Il procedimento deve concludersi entro trenta giorni, preferibilmente con un provvedimento motivato del responsabile dell’ufficio che detiene i dati, le informazioni e i documenti. In caso di silenzio, decorso il termine di trenta giorni la domanda è respinta. (per Silenzio rifiuto si veda l’articolo 25 comma 4 della legge 241/1990 e smi.).

Articolo 24 – Controinteressati all’accesso agli atti

1. Sono controinteressati alla domanda di accesso agli atti amministrativi tutti i soggetti, che, ai sensi dell'articolo 22 comma 1 lettera c) della legge 241/1990, individuati o facilmente individuabili, dall'esercizio dell'accesso vedrebbero compromesso il loro diritto alla riservatezza.

2. Qualora siano individuati controinteressati, l’ufficio procedente comunica loro copia della domanda d’accesso agli atti, con raccomandata AR o via PEC.

3. Entro dieci giorni dalla ricezione della comunicazione, i controinteressati possono presentare una motivata opposizione, anche via PEC, alla richiesta di accesso.

4. Accertata la ricezione della comunicazione da parte dei controinteressati, decorso il termine di dieci giorni, l’ufficio provvede comunque sulla richiesta.

5. A decorrere dalla comunicazione ai controinteressati, il termine di trenta giorni per concludere il procedimento rimane sospeso fino all'eventuale opposizione degli stessi.

Articolo 25 - Accesso informale

1. Qualora, in base alla natura del documento richiesto, non risulti l'esistenza di controinteressati, il diritto di accesso può essere esercitato in via informale mediante richiesta, anche verbale, all'ufficio che detiene il documento.

2. Il richiedente deve indicare gli estremi del documento richiesto, oppure elementi che ne consentano l'individuazione, e comprovare l'interesse connesso all'oggetto della richiesta, dimostrare la propria identità e, ove occorra, i propri poteri di rappresentanza del soggetto interessato.

3. La richiesta, esaminata immediatamente e senza formalità, è accolta mediante indicazione del provvedimento contenente le notizie, esibizione del documento, estrazione di copie, ovvero altra modalità idonea.

4. La richiesta, ove provenga da una pubblica amministrazione, è presentata dal titolare dell'ufficio interessato o dal responsabile del procedimento amministrativo ed è trattata ai sensi dell'articolo 22, comma 5, della legge 241/1990.

5. Qualora l’ufficio, in base al contenuto del documento richiesto, riscontri l'esistenza di controinteressati, invita il richiedente a presentare domanda formale di accesso.

Articolo 26 - Accesso formale

1. Qualora non sia possibile accogliere la domanda in via informale, oppure sorgano dubbi sulla legittimazione del richiedente, sulla sua identità, sui suoi poteri rappresentativi, sulla sussistenza dell'interesse diretto concreto ed attuale, sull'accessibilità del documento o sull'esistenza di controinteressati, l’ufficio invita l'interessato a presentare richiesta d'accesso agli atti formale e ne rilascia ricevuta.

2. Il procedimento di accesso deve concludersi nel termine di trenta giorni, decorrenti dalla presentazione della domanda all'ufficio.

3. Qualora la domanda sia irregolare o incompleta, l'ufficio entro dieci giorni ne dà comunicazione al richiedente con raccomandata AR o via PEC. Il termine del procedimento ricomincia a decorrere dalla presentazione della richiesta corretta.

Articolo 27 – Domanda accolta e modalità di accesso.

1. L'accoglimento della domanda di accesso a un documento comporta la facoltà di accedere agli altri documenti nello stesso richiamati e appartenenti al medesimo procedimento, fatte salve le eccezioni di legge o di regolamento.

2. L'esame dei documenti avviene presso l'ufficio indicato nell'atto di accoglimento, nelle ore di ufficio, alla presenza se necessaria di personale addetto.

3. I documenti sui quali è consentito l'accesso non possono essere asportati dal luogo presso cui sono dati in visione, o comunque alterati in qualsiasi modo.

4. L'esame dei documenti è effettuato dal richiedente o da persona da lui incaricata, con l'eventuale accompagnamento di altra persona di cui vanno specificate le generalità, che devono essere poi registrate in calce alla richiesta. L'interessato può prendere appunti e trascrivere in tutto o in parte i documenti presi in visione.

Articolo 28 – Domanda respinta o differita

1. Il rifiuto, la limitazione o il differimento dell'accesso agli atti formale sono motivati, con riferimento specifico alla normativa vigente e, in particolare, alle categorie di cui all'articolo 24 della legge 241/1990, ed alle circostanze di fatto per cui la richiesta non può essere accolta così come proposta.

2. Il differimento dell'accesso è disposto se è sufficiente per assicurare una temporanea tutela agli interessi di cui all'articolo 24, comma 6, della legge 241/1990, o per salvaguardare specifiche esigenze dell'amministrazione, specie nella fase preparatoria dei provvedimenti, in relazione a documenti la cui conoscenza possa compromettere il buon andamento dell'azione amministrativa.
3. Il provvedimento che dispone il differimento dell'accesso ne indica la durata.

Articolo 29 - Tutele e ricorsi

1. Interessati e controinteressati all’accesso agli atti amministrativi dispongono delle tutele previste dall’articolo 25 comma 4 della legge 241/1990.
NORME FINALI

Articolo 30 – Segreto d’ufficio e professionale

1.Il personale operante presso l’Ente è tenuto al segreto d’ufficio e professionale. Non può trasmettere a chi non ne abbia diritto informazioni riguardanti provvedimenti od operazioni amministrative, in corso o concluse, di cui sia venuto a conoscenza a causa delle sue funzioni, al di fuori delle ipotesi e delle modalità previste dal presente Regolamento e dalla normativa vigente.

Articolo 31 – Rinvio dinamico

1.Le disposizioni del presente si intendono modificate per effetto di sopravvenute norme nazionali, regionali. Nelle more dell’adeguamento del presente si applica immediatamente la normativa sopravvenuta.

2. Per quanto non previsto nel presente Regolamento, si applicano le seguenti disposizioni:

- L. 241/90 e successive modificazioni ed integrazioni “Nuove norme in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi” e successive modificazioni;

-  D.lgs. 196/2003 “Codice in materia di protezione dei dati personali”;

-  Art.38 del DPR 445/2000, e successive modificazioni; artt. 4 e 5 del DPR 68/2005;

- D.Lgs. 82/2005 e successive modificazioni;
- D.P.R. 184/2006 “Regolamento recante disciplina in materia di accesso ai documenti amministrativi”;

- D.lgs. 104/2010 “Attuazione dell'articolo 44 della legge 18 giugno 2009, n. 69, recante delega al governo per il riordino del processo amministrativo”;

- D.lgs.. 33/2013 “Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”;

- D.lgs 97/2016 “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicità e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche”; - Linee guida dell’Autorità Nazionale Anticorruzione e le altre disposizioni di legge in materia.

Articolo 31 - Entrata in vigore, abrogazioni e pubblicità

1. Questo regolamento entra in vigore il giorno in cui diviene esecutiva la deliberazione consiliare d’approvazione.
2. Sono abrogate tutte le norme regolamentari di questo ente che normano il diritto di accesso o che siano in contrasto con il presente.
3. Il presente è pubblicato sul sito internet del Comune a tempo indeterminato.

 

Regolamento Comunale per l’erogazione di interventi di sostegno economico
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 1 del 18/01/2018


 

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Art. 1
Oggetto
Il presente Regolamento disciplina i criteri di accesso, le procedure e l’erogazione dei contributi economici  del Comune di Capoterra, secondo i principi di universalità, non discriminazione, uguaglianza e cittadinanza definite dalla Legge Regionale 23 Dicembre 2005 n. 23 recante “Sistema integrato dei servizi alla persona – Abrogazione della Legge Regionale n. 4 del 1988 (Riordino delle funzioni socio assistenziali)”.
Tale Regolamento recepisce  il DPCM 159/2013 e s.m.i, “Regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell'Indicatore della situazione economica equivalente (ISEE)”, quale strumento di calcolo atto a definire la situazione economica di coloro che chiedono di accedere a prestazioni economiche erogate dal Comune di Capoterra;
L’accesso ai contributi è determinato da una soglia ISEE definita dall’Ente, salvo i casi in cui una norma sovraordinata non ne specifichi l’entità.
Il presente regolamento verrà integrato e modificato a seguito di approvazione, da parte dell’Assessorato Regionale competente, del regolamento di attuazione della L.R. n. 23/2005.

Art. 2
Finalità
Con il presente Regolamento il Comune di Capoterra persegue l’obiettivo di consentire alle persone e ai nuclei familiari di far fronte ai bisogni fondamentali per facilitare un’esistenza libera e dignitosa e per favorire la loro permanenza nel proprio ambiente familiare e sociale.
Gli interventi sono finalizzati a:
•    ridurre o eliminare le condizioni di bisogno economico e di disagio sociale, intervenute eccezionalmente o di lunga durata, che impediscono alle persone ed ai nuclei familiari il soddisfacimento di esigenze fondamentali;
•    alla integrazione dei redditi personali e familiari di quei cittadini momentaneamente sprovvisti di risorse economiche o insufficienti a garantire loro i mezzi materiali per far fronte alle esigenze vitali minime;
•    prevenire e rimuovere le cause che possono impedire alle persone di realizzarsi e di integrarsi nell’ambiente familiare e sociale e che possono condurre a fenomeni di emarginazione nella vita quotidiana;
•    ad evitare rischi di istituzionalizzazione.

Art. 3 – Contributi Economici

3.1) Destinatari dei servizi.
Gli interventi assistenziali di natura economica a carattere straordinario e continuativo sono destinati a tutti i cittadini residenti nel Comune di Capoterra, nei limiti e secondo le norme statali e regionali vigenti, senza distinzione di carattere giuridico, economico, sociale, ideologico e religioso.
Hanno diritto ad accedere al servizio, i residenti sul territorio comunale che siano:
•    cittadini italiani;
•    cittadini europei, in conformità a quanto disposto dai trattati comunitari;
•    cittadini extracomunitari  in regola con la normativa vigente;
•    apolidi e rifugiati , nel rispetto delle normative statali ed internazionali vigenti;
Inoltre possono usufruire del servizio di assistenza economica, in particolari situazioni di bisogno,  le persone occasionalmente presenti o temporaneamente dimoranti nel territorio comunale e i senza fissa dimora che abitualmente vivono nel territorio comunale ai quali è data possibilità di  eleggere una propria residenza anagrafica convenzionale.
Ai fini del presente Regolamento, Il nucleo familiare di appartenenza, rilevante ai fini della valutazione della situazione economica del richiedente le prestazioni oggetto del presente Regolamento, viene individuato secondo i principi e i criteri stabiliti dalle leggi vigenti in materia di I.S.E.E.
3.2) Modalità di accesso.
     Per accedere agli interventi di assistenza economica, i soggetti aventi diritto ai sensi dell’art. 3.1 del presente regolamento, possono rivolgersi all’Ufficio di Servizio Sociale Comunale nei giorni e orari di apertura al pubblico per effettuare un primo colloquio, finalizzato all’accertamento dei requisiti essenziali per potervi accedere.
L’istanza dovrà essere inoltrata in forma scritta, su  apposita modulistica che verrà  predisposta dall’ufficio Servizi Sociali e corredata da una dichiarazione sostitutiva, resa dal D.P.R. n. 445 del 20/12/2000 a cui dovrà essere allegata la copia della carta d’identità in corso di validità.  
In particolare è richiesto:
-    autocertificazione relativa alla composizione e alla residenza del nucleo familiare ;
-    l’ Indicatore della Situazione Economica Equivalente ISEE  in corso di validità;
-    compatibilmente con la normativa vigente, ogni altro documento utile a comprovare quanto dichiarato nella domanda (preventivo spese straordinarie, preventivo spese sanitarie, certificazione sanitaria  ecc.) utile ai fini dell’accertamento del reale stato di disagio economico e del tenore di vita dell’intero nucleo familiare;
-    di comunicare ogni eventuale variazione della situazione economica e/o della composizione del nucleo familiare, presentando eventualmente ogni necessaria documentazione integrativa.
Il richiedente dovrà dichiarare, altresì:
1) di essere a conoscenza del fatto che l’Amministrazione comunale, ai sensi dell’art. 71 del DPR 445/2000, potrà disporre controlli sulla veridicità delle dichiarazioni rese da confrontarsi con il Ministero delle Finanze e ogni  altro Ente utile per le verifiche di tali dichiarazioni ;
2) che i componenti del nucleo familiare dichiarato non abbiano parenti tenuti agli alimenti (art. 433 c.c. e s.m.i.) o che laddove questi, di fatto ,risultino a loro volta in condizioni tali da essere impossibilitati a provvedere al sostegno.
Qualora i soggetti di cui al punto 2, siano in condizioni economiche tali da non poter essere esonerati dalla corresponsione di un contributo e, nonostante ciò, si rifiutino di adempiere ai propri obblighi, l'Amministrazione Comunale provvederà, comunque, all'erogazione della prestazione fatta salva l'azione di rivalsa per il recupero delle spese sostenute.
Il nucleo familiare potrà inoltrare un’ulteriore richiesta di contributo solo ed esclusivamente dopo un mese dal ricevimento di emissione di mandato di pagamento da parte del Comune di Capoterra, salvo casi eccezionali e urgenti valutati dal servizio sociale.
L’intervento economico potrà avvenire anche in concorso con l’erogazione di altre prestazioni e servizi socio-assistenziali.
Ai sensi e per gli effetti della legge sulla riservatezza (D.Lgs 196 del 2003 e ss.mm.ii) l’interessato dovrà dichiarare la sua disponibilità al trattamento dei dati personali.

Le domande ed i relativi allegati saranno raccolti dal Servizio Sociale in particolare dall’Assistente Sociale incaricata che curerà il completamento della pratica con una approfondita indagine sociale attraverso colloqui, documentazione e visite domiciliari e acquisendo ulteriori informazioni avvalendosi anche di altri uffici comunali e uffici esterni  nonchè di ulteriori figure professionali, al fine di predisporre una proposta di intervento.
L’assistente Sociale inoltre:
1)    è tenuta ad aprire per ciascun nucleo familiare richiedente una cartella personalizzata contenente oltre all’istanza di contributo, la documentazione necessaria la quale potrà essere visionata oltre che dalla medesima anche dai collaboratori tenuti al rispetto del segreto professionale;
2)    stila una relazione di intervento in cui si evince la situazione socio familiare e sanitaria,  le risorse relazionali della famiglia e della rete amicale, le spese eventuali relative al canone di locazione e/o il mutuo, l’ammontare della somma da erogare e la durata ecc….. e  predispone per ciascun nucleo familiare o persona un intervento personalizzato che prevede l’assunzione di specifici impegni concordati col Servizio Sociale, finalizzati a favorire l’uscita dalla condizione di disagio.
L’Amministrazione Comunale, nel caso di dubbia attendibilità delle dichiarazioni rese, e/o   anche a campione, procederà a idonei controlli, in merito al reddito posseduto dal nucleo familiare,  anche per il tramite degli Enti preposti per competenza. I dati dichiarati potranno essere comunicati alla Guardia di Finanza e all’Autorità Giudiziaria.

Art. 4. Criteri per la definizione dello stato di  disagio.
Per la definizione dello stato di disagio economico si terrà conto dei seguenti elementi:
1)Situazione socio-economica  di tutti i componenti del nucleo familiare nonché dei parenti tenuti agli alimenti (art. 433 C.C. e seguenti).
Possono accedere alla concessione dei contributi economici,  i nuclei familiari  con un Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE  rilasciato ai sensi del D.P.C.M. 5 dicembre 2013, n.159e s.m.i.) in corso di validità pari o  inferiore a  €. 3.000,00 annui. E’ consentita, per particolari o complesse situazioni di bisogno e in riferimento al numero dei componenti il nucleo familiare, valutato dal Servizio Sociale, una flessibilità dell’I.S.E.E. di accesso ai contributi sino a €. 6.000,00 annui.
Il Patrimonio Immobiliare ISEE, senza la casa di prima abitazione, deve essere inferiore o uguale a €. 20.000,00. Il Patrimonio Mobiliare ISEE deve essere inferiore o uguale a €. 3.000,00.
2) Oltre all’ISEE verranno presi  in considerazione  anche altri  determinati indicatori sociali economici come: Pensione d’invalidità, rendita INAIL , L.R.20/97, e ogni altro trattamento economico non indicato nell’ISEE.
3) riflessi economici derivanti dalla presenza di gravi malattie o altri stati di bisogno, opportunamente documentati;
4)relazione di intervento dell’Assistente Sociale incaricata e della eventuale documentazione presentata dal richiedente.

5) - Tipologia di intervento.
Le forme di intervento economico si articolano in :
1-    continuativo;
2-    straordinario;
3-    continuativo o straordinario per le spese sanitarie e/o farmacologiche;
4-    Contributo economico per Affidamento Familiare.

5.1 - Intervento continuativo.
E’ un intervento economico consistente in un contributo mensile, limitato al periodo necessario al reperimento di adeguate risorse economiche da parte del soggetto o del nucleo interessato che non può soddisfare autonomamente i bisogni fondamentali quali quelli relativi all’alimentazione, al vestiario, all’igiene ed alla vita di relazione ecc….
L’erogazione del contributo non potrà in ogni caso superare i 12 mesi, e potrà essere interrotta in qualsiasi momento, qualora si accerti che le condizioni che hanno determinato lo stato di bisogno siano cambiate.
L’importo del sussidio economico continuativo non potrà essere superiore a €. 500,00 mensili.
5. 2 – Intervento straordinario.
E’ un intervento economico rivolto a persone o a nuclei familiari che si trovino a dover fronteggiare un’improvvisa e straordinaria situazione di disagio economico derivante da avvenimenti che mettono in crisi la capacità del reddito e il mènage familiare quali :
1)     il venir meno di un congiunto per morte (spese funerarie),
2)     Periodo di detenzione;
3)     pagamento di bollette di luce e gas ecc.
4)    situazione di estremo disagio economico per il soddisfacimento di esigenze di vita ad esempio acquisto di beni alimentari ecc……
La spesa sostenuta per i punti 1,2,3,4 dovrà essere anche opportunamente documentata e l’importo massimo erogabile sarà di €. 980,00 annuali.
Per casi eccezionali valutati dal Servizio Sociali di cui al punto 1) l’importo massimo concedibile sarà pari al doppio della somma su indicata.


5. 3– Intervento continuativo o straordinario per spese sanitarie e/o farmacologiche.
Quando la richiesta di intervento è motivata da spese di natura sanitaria e/o nel caso di farmaci  non coperti dal SSN, quando questi non sono sostituibili da similari esenti, è possibile l’erogazione di contributi continuativi o straordinari  per spese sanitarie e/o farmacologiche.
Possono usufruire di tale intervento i nuclei familiari o i singoli per i quali sussistono i requisiti richiesti per i contributi economici di cui all’art.4  del presente Regolamento .
A tal fine è necessario allegare alla domanda il certificato del medico di base contenente i farmaci prescritti con allegato il relativo fabbisogno mensile certificato dalla farmacia ove vengono acquistati
e le spese sanitarie accertate documentate,  quali visite specialistiche non convenzionate dal SSN, fisioterapia ecc..  Le spese sostenute in conseguenza a tali erogazioni verranno, da parte degli utenti, opportunamente rendicontate con idonee pezze giustificative,  pena la rettifica del provvedimento e recupero delle somme.
La richiesta dell’intervento per spese sanitarie e/o farmacologiche comunque sarà valutata dal Servizio Sociale che esprimerà il parere in ordine all’erogazione del contributo dopo aver accertato sulla base del reddito-consumi, stato di famiglia e condizione socio-sanitaria, la situazione complessiva del richiedente.
L’importo del contributo straordinario non potrà superare la somma di 980,00 annuali .
L’importo del contributo continuativo  non potrà superare la somma di 350,00 mensili.

5.4 – Contributo economico per Affidamento Familiare                               
E’ un intervento volto a fornire alle famiglie affidatarie di minori residenti un adeguato supporto economico finalizzato al mantenimento della persona affidata.
La famiglia affidataria etero familiare che accoglie un minore, ha diritto a ricevere, salvo esplicita rinuncia, un contributo economico mensile, indipendentemente dalle condizioni economiche, per sostenere le spese di mantenimento.
Il contributo economico per gli affidamenti familiari residenziali etero familiari viene erogato mensilmente secondo i seguenti criteri:
•    l’importo economico viene stabilito, di anno in anno, in riferimento all’importo base massimo pari alla pensione minima INPS per i lavoratori dipendenti e autonomi, (esempio per l’anno 2017 l’importo è quantificato in €  501,89).
•    Qualora ricorrano esigenze particolari, l’Ufficio Servizi Sociali, può concedere un contributo straordinario il cui importo, verrà determinato in relazione alla gravità delle esigenze impreviste ed imprevedibili del minore, che siano tali da incidere gravemente sulla condizione economica dell'affidatario. Per i minori titolari di indennità o assegno di accompagnamento, in affidamento residenziale, le provvidenze vengono attribuite integralmente agli affidatari.
•    l’importo economico per ciascun minore in affidamento familiare viene erogato per quota intera;
•    per i minori in affidamento familiare con disabilità certificata il contributo economico viene integrato di €. 100,00 mensili;
•    il contributo economico erogato viene diminuito dell’importo pari agli assegni assistenziali, ai trattamenti previdenziali e/o altro reddito relativo al minore in affido, di cui l’affidatario detenga la disponibilità.
Per gli affidamenti intra familiari il contributo economico non viene erogato automaticamente, ma a seconda della capacità economica dei familiari affidatari, espressa dalla certificazione ISEE in corso di validità, così come riportato nella seguente tabella:

REDDITO ANNUO NUCLEO FAMILIARE
    AMMONTARE DEL CONTRIBUTO

Reddito inferiore ai 12.000 euro
    Intero importo pari al contributo previsto per
gli affidi etero familiari

Reddito compreso tra i 12.001,00 a 20.000,00
    Reddito compreso tra i 12.001,00 a 20.000,00
Importo decurtato del 30%

Reddito compreso tra
i 20.001,00 a 29.000,00
    Importo decurtato del 50%

Reddito superiore ai 29.001,00
    Nessun contributo


Il contributo economico per gli affidamenti diurni viene erogato mensilmente, secondo i seguenti parametri  a) affidamenti della durata di 15 ore settimanali €. 100,00 mensili;
b) affidamenti della durata di 25 ore settimanali €. 150,00 mensili;
c) affidamenti della durata di 40 ore settimanali €. 250,00 mensili.
Si specifica che nelle situazioni in cui la famiglia naturale risultasse in condizioni economiche tali da consentire di far fronte in tutto o in parte alle spese di mantenimento e di educazione del figlio, il Servizio
Sociale Professionale, valutatane l’opportunità, stabilisce l’entità e le modalità di corresponsione della compartecipazione al costo dell’intervento di affidamento.
N.B. il contributo economico di cui sopra potrà essere erogato anche successivamente al compimento della maggiore età , nei seguenti casi:
•    se in proseguo amministrativo ai sensi art. 29 R.D 1404/1934 così come modificato dalla Legge 25 luglio 1956 N. 888 e comunque non oltre il 21mo anno di età;
•     fino al conseguimento dei prerequisiti minimi di autonomia per accedere ai progetti di inclusione sociale di cui alla L.R. 4/2006 art. 17 e successive modifiche ed integrazioni e  comunque non oltre il 21mo anno di età.

 Art.6 - Procedure per la concessione o il diniego dei contributi economici.
        La pratica, istruita dall’Assistente sociale competente ,secondo le normative vigenti e il presente Regolamento, viene trasmessa al Responsabile del Settore per i relativi provvedimenti amministrativi di competenza, per ciascuna tipologia di servizio descritta nel presente regolamento. Il  termine massimo per la conclusione del procedimento di erogazione dei benefici economici è fissato in non oltre 90 gg. dalla data di presentazione della richiesta al protocollo generale del Comune.
    Sono esclusi dalla prestazione economica (ad eccezione dell’art. 5.4 del presente regolamento) coloro che si trovano in una delle seguenti condizioni:
•  i nuclei familiari  con un Indicatore della Situazione Economica Equivalente in corso di validità superiore a  €. 3.000,00 annui e con il Patrimonio Immobiliare ISEE, senza la casa di prima abitazione, superiore a €. 20.000,00 e altresì il Patrimonio Mobiliare ISEE  superiore a €. 3.000,00. E’ consentita, per particolari o complesse situazioni di bisogno e in riferimento al numero dei componenti il nucleo familiare, valutato dal Servizio Sociale, una flessibilità dell’I.S.E.E. di accesso ai contributi sino a €. 6.000,00 annui;
• soggetti in età lavorativa che rifiutino senza valido motivo offerte di lavoro, salvo per  documentati impedimenti di forza maggiore;
• nel caso di  mancata presentazione a seguito della convocazione per iscritto da parte del Servizio Sociale per sostenere un colloquio, la richiesta verrà archiviata.
      • che avendo presentato domanda incompleta o irregolare, non provvedano a sanare le irregolarità entro i termini fissati dal servizio;
• esistenza di persone tenute agli alimenti (art. 433 c.c.) ed in grado di provvedere al sostentamento del    famigliare bisognoso. Qualora i parenti tenuti agli alimenti siano in situazioni tali da non poter sostenere economicamente il nucleo familiare o si rifiutino di adempiere agli obblighi di legge, l’Amministrazione Comunale provvederà all’erogazione della prestazione, fatta salva l’azione di rivalsa dell’intervento per il recupero del contributo concesso.  
Le domande di contributo economico, a prescindere dalla situazione economica dichiarata  nell’ Isee in corso di validità , non saranno accolte in presenza di accertato possesso di beni voluttuari, di lusso di ultima generazione  (cellulari , televisori, autoveicoli ecc….) o comunque non compatibili con lo stato di indigenza dichiarato.
Il ricorso alle prestazioni economiche del presente Regolamento,  hanno carattere di supporto e integrativo e non sostitutivo del reddito familiare e non possono essere intesi quale totale presa in carico delle situazioni svantaggiate da parte dell’Amministrazione Comunale.
Il  provvedimento di diniego in relazione alle domande pervenute ,ritenute non rispondenti ai criteri esplicitati negli articoli del presente regolamento ovvero di accoglimento della richiesta, verranno comunicati per iscritto all’interessato.

Art. 7 – Utilizzo dei dati personali.
Fatti salvi gli obblighi di legge, qualunque informazione raccolta dal Servizio Sociale nell’adempimento delle istruttorie è utilizzato esclusivamente per le funzioni e i fini di cui al presente regolamento, in conformità con la normativa sulla privacy (D. Lgs. 196/2003 e successive modificazioni) e con il Regolamento comunale in materia di trattamento dei dati e accesso agli atti.

Art. 8 – Azione di rivalsa per contributi indebiti.
I cittadini che abbiano indebitamente riscosso i sussidi sulla base di dichiarazioni mendaci, sono tenuti a rimborsare  le somme introitate, fatte salve le conseguenze di carattere penale di cui all’art. 496 del C. P. per le dichiarazioni false.
Per la eventuale restituzione coattiva l’Amministrazione si avvarrà della procedura per la riscossione delle entrate patrimoniali dello Stato e degli Enti Pubblici.

Art. 9 – Ricorso.
Resta ferma la possibilità da parte dei cittadini di ricorrere avverso il diniego, impugnando il relativo atto in base alle norme vigenti in materia.

Art. 10 – Finanziamento degli interventi.
Le prestazioni economiche sono erogate, secondo i criteri esposti nei precedenti articoli, nei limiti delle disponibilità finanziarie iscritte nel bilancio annuale comunale.

Art. 11 – Norme di rinvio
Per quanto non esplicitamente disciplinato dal presente regolamento si applicano le disposizioni contenute nelle normative nazionali e regionali in materia di sistema integrato dei servizi alla persona.

Art. 12 – Entrata in vigore
         Il presente regolamento entra in vigore dalla data della esecutività della deliberazione di    approvazione e da tale data sono abrogate tutte le disposizioni previste nei regolamenti Comunali precedenti con esso incompatibili.

 

Regolamento per la utilizzazione di graduatorie di altri enti dello stesso comparto
Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 160 del 02/11/2017


 

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Art. 1
Il Comune di Capoterra può deliberare l'utilizzazione di graduatorie di altri enti dello stesso comparto nell’ambito del piano annuale e triennale del fabbisogno del personale di cui al nuovo testo dell’articolo 6 del D.Lgs. n. 165/2001 per come modificato dal D.Lgs. n. 75/2017 e nel rispetto dei vincoli dettati alle assunzioni sia come capacità, sia come condizioni.

Art. 2
La concreta utilizzazione di graduatorie di altri enti è preceduta dall’esito negativo sia della comunicazione di cui all’articolo 34 bis del D.Lgs. n. 165/2001, sia della procedura di mobilità volontaria di cui all’articolo 30 dello stesso decreto.

Art. 3
L'utilizzazione di graduatorie può essere disposta sia per assunzioni a tempo indeterminato sia per assunzioni a tempo determinato. Nel caso di assunzioni a tempo determinato possono essere utilizzate per scorrimento le graduatorie a tempo indeterminato di un altro ente dello stesso comparto.

Art.4
La deliberazione di utilizzazione di graduatorie di altri enti deve essere adeguatamente motivata in relazione alla presenza di interessi pubblici, quali il contenimento dei costi per lo svolgimento di un nuovo concorso pubblico, la riduzione del carico di lavoro e degli adempimenti, la riduzione dei tempi, l’assenza di contenziosi etc.

Art.5
Tale deliberazione, nel rispetto dei vincoli di cui al presente regolamento, può essere disposta sia per concorsi che altre PA dello stesso comparto devono ancora bandire, sia per concorsi in fase di espletamento, sia per concorsi le cui graduatorie siano già state approvate.

Art. 6
La intesa si concretizza con la stipula di una convenzione in cui sono in particolare disciplinate le modalità di utilizzo delle graduatorie.

Art.7
L'utilizzazione delle graduatorie di altro ente è possibile per le assunzioni di dipendenti della stessa categoria e posizione iniziale di inquadramento giuridico, con riferimento alla duplicità di inquadramenti giuridici attualmente prevista per le categorie B e D. Il profilo deve essere lo stesso o, quanto meno, deve essere coerente, anche alla luce dei requisiti richiesti come titolo di studio. Deve esserci inoltre unicità di durata dell’impegno lavorativo richiesto, cioè essere sia la graduatoria sia la volontà dell’ente utilizzatore riferiti ad assunzioni a tempo pieno e/o a part time, senza in questa seconda ipotesi la necessità della medesima durata percentuale dell’impegno orario e/o delle modalità di svolgimento (part time verticale, orizzontale, misto).

Art. 8
Il Comune di Capoterra, con determinazione del responsabile del settore personale, una volta decisa l'utilizzazione della graduatoria di un altro ente, invia a tutti gli enti dello stesso comparto che hanno sede nel territorio provinciale del Sud Sardegna e della Città Metropolitana tramite pec la richiesta di utilizzazione della graduatoria, fissando il termine per la risposta in 15 giorni dalla ricezione della richiesta. I contenuti di tale richiesta, in relazione ai criteri di scelta di cui al successivo punto 10, sono determinati dal responsabile.

Art. 9
Nel caso di una sola risposta positiva, il Comune con determinazione del responsabile del settore personale, stipula la convenzione per la utilizzazione della graduatoria di questo ente.

Art. 10
Nel caso di più risposte positive si utilizza il seguente criterio di scelta: si procede ad una selezione effettuata dal comune di Capoterra tra i primi delle graduatorie degli enti che hanno dato risposta positiva e per le quali non siano stati presentati ricorsi ancora in corso.

Art. 11
La selezione avverrà tramite colloquio motivazionale che riguarderà anche le tematiche attinenti al posto da ricoprire, ai fini del migliore inserimento nell’attività lavorativa specifica dell’Ente. Al colloquio verrà attribuito un punteggio massimo di 10 punti, al fine di stilare una graduatoria.

Art. 12
Una volta operata la individuazione del candidato tramite colloquio e, quindi dell’ente di cui utilizzare la graduatoria, il Comune di Capoterra con determinazione del responsabile del settore personale, stipula la convenzione per la utilizzazione della graduatoria di tale ente e di conseguenza dà corso alla assunzione del dipendente così individuato.

 

Manuale di conservazione dei documenti informatici
Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 85 del 29/05/2017


 

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Scarica questo file (ALLEGATO_3.pdf)Allegato 3410512 kB16-06-2017 13:10
Scarica questo file (ALLEGATO_4.pdf)Allegato 451701 kB16-06-2017 13:10


 

 

 

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Regolamento per la disciplina della videosorveglianza del territorio comunale
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 11 del 07/04/2017


 

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ART 1 - Oggetto del regolamento


Il presente Regolamento disciplina l’attività di videosorveglianza effettuata dal Comune di Capoterra nell’ambito del territorio comunale, nonché i trattamenti delle immagini e dei dati che ne derivano, nel rispetto delle seguenti disposizioni normativa:

•    Art. 615-bis del Codice Penale;

•    Legge 20 maggio 1970, n. 300;
•    D.lgs. 18 agosto 2000, n. 267;
•    D.lgs. 30 giugno 2003, n. 196 e relative modifiche D.lgs. 14 marzo 2013, n. 33;

•    Legge 24 luglio 2008, n. 125, di conversione, con modifiche, del D. L. 23 maggio 2008, n. 92;

•    D.M. Interno 5 agosto 2008;

•    Legge. 23 aprile 2009, n. 38, di conversione, con modifiche del D.L. 23 febbraio 2009, n. 11;

•    Provvedimento del Garante per la protezione dei dati personali in materi di videosorveglianza 8 aprile 2010;

•    Circolari  del  Ministero  dell’Interno  n°  558/A/421.2/70/456,  del  08.02.2005,  n°

558/A421.2/70/195860 del 06.08.2010 e n° 558/SICPART/421.2/70/224632 del 02.03.2012.


Il presente Regolamento potrà essere integrato e/o modificato con successivo provvedimento, in caso di variazione delle condizioni di applicazione o per intervenute modifiche normative.


ART 2 – Finalità e Definizioni

Il presente Regolamento garantisce che il trattamento dei dati personali, effettuato mediante l’attivazione di un impianto di videosorveglianza nel territorio del Comune di Capoterra, gestito ed impiegato dal Servizio di Polizia Locale, si svolga nel rispetto dei diritti, delle libertà fondamentali, nonché della dignità delle persone fisiche, con particolare riferimento alla riservatezza e all’identità personale e soltanto per lo svolgimento delle funzioni istituzionali. Garantisce altresì i diritti delle persone giuridiche e di ogni altro Ente o associazione coinvolti nel trattamento.

Per quanto non risulta essere dettagliatamente disciplinato nel presente Regolamento, si fa rinvio alla normativa vigente in materia di protezione dei dati personali e ai provvedimenti del Garante in materia di videosorveglianza.

Ai fini del presente Regolamento si intende:

a)    per “banca dati”, qualsiasi complesso organizzato di dati personali, formatosi presso la sala di controllo della Polizia Locale e trattato esclusivamente mediante riprese videoregistrate che, in relazione ai luoghi di installazione delle telecamere, riguardano i soggetti ed i mezzi di trasporto che transitano nell’area interessata;


b)    per “trattamento”, tutte le operazioni o complesso di operazioni, svolte con l’ausilio di mezzi elettronici o comunque automatizzati, concernenti la raccolta, la registrazione, l’organizzazione, la conservazione, la consultazione, l’elaborazione, la modificazione, la selezione, l’estrazione, il raffronto, l’utilizzo, l’interconnessione, il blocco, la comunicazione, l’eventuale diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati;

c)    per “dato personale”, qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente o associazione, identificati o identificabili, anche direttamente o indirettamente, e rilevati con trattamenti di suoni ed immagini effettuati attraverso l’impianto di videosorveglianza;

d)    per “titolare trattamento”, l’Ente Comune di Capoterra, nella persona del Sindaco, cui competono le decisioni in ordine alle finalità ed alle modalità del trattamento dei dati personali e agli strumenti utilizzati;

e)    per “responsabile del trattamento”, la persona fisica, legata da rapporto di servizio al titolare e preposto dal medesimo al trattamento di dati personali;

f)    per “interessato” la persona fisica, la persona giuridica, l’ente o associazione cui si riferiscono i dati personali;

g)    per “comunicazione”, il dare conoscenza dei dati personali a soggetti determinati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione;

h)    per “diffusione”, il dare conoscenza dei dati personali a soggetti determinati, in qualunque forma, anche mediante la loro messa a disposizione o consultazione;

i)    per “dato anonimo”, il dato che in origine a seguito di inquadratura, o a seguito di trattamento, non può essere associato ad un interessato identificato o identificabile;

j)    per “blocco”, la conservazione di dati personali con sospensione temporanea di ogni altra operazione di trattamento.

k)    per “incaricati”, persone fisiche autorizzate dal titolare o dal responsabile a compiere operazioni di trattamento;

l)    per “immagine”, il dato trattabile con metodo analogico o digitale, costituito da una rappresentazione visiva di una persona, di un ambiente o di una cosa. L’immagine raffigurante o contenente qualunque informazione relativa a persona fisica, persona giuridica, ente od associazione, identificati o identificabili, anche indirettamente, mediante riferimento a qualsiasi altra informazione, ivi compreso un numero di identificazione personale, costituisce dato personale;

m)    per “videosorveglianza”, l’attività di sorveglianza effettuata mediante il trattamento di immagini e di dati ad esse intrinsecamente correlati ( in seguito “immagini”), finalizzato alla tutela delle persone, dell’ambiente, delle attività e delle cose;

n)    per “garante”, l’autorità istituita dalla Legge 31.1.1996 n. 675.

ART 3 – Ambito di Applicazione


Il presente Regolamento disciplina il trattamento di dati personali, realizzato mediante l’impianto di videosorveglianza, attivato sul territorio del Comune di Capoterra e collegato alla sala controllo della Polizia Locale.

L’utilizzo dei sistemi della videosorveglianza viene attuato attraverso un corretto impiego delle applicazioni e nel rispetto dei principi di:

Liceità, quale rispetto della normativa sia per gli organi pubblici che privati;


•    Proporzionalità, con sistemi attuati con attenta valutazione;
•    Finalità, attuando il trattamento dei dati solo per scopi determinati ed espliciti;
•    Necessità, con esclusione di uso superfluo della videosorveglianza.


ART 4 - Trattamento dei dati personali per le finalità istituzionali dell’impianto di videosorveglianza

Il trattamento dei dati personali è effettuato a seguito della attivazione di un impianto di videosorveglianza i cui monitor per la visione delle immagini riprese dalle telecamere sono posizionati presso la sala controllo della Polizia Locale.

Le finalità istituzionali del suddetto impianto, del tutto conformi alle funzioni istituzionali demandate al Comune di Capoterra, sono finalizzate:

a prevenire e reprimere gli atti delittuosi, le attività illecite e gli episodi di microcriminalità commessi sul territorio comunale e quindi ad assicurare maggiore sicurezza ai cittadini;

a tutelare gli immobili di proprietà o in gestione dell’Amministrazione Comunale e a prevenire eventuali atti di vandalismo o danneggiamento del patrimonio pubblico;

a rilevare situazioni di pericolo per la sicurezza pubblica e alla circolazione stradale, rilevando nelle situazioni di estremo pericolo per gli utenti della strada infrazioni al Codice della Strada derivanti dal comportamento di guida ,quali direzioni obbligatorie ,sensi unici, circolazione contromano ,divieti di sosta e occupazione di corsie riservate alla circolazione pedonale , consentendo in alcuni casi di estremo pericolo l’intervento degli operatori;

al controllo di determinate aree, compreso il monitoraggio di siti ad alto rischio ambientale; a garantire un elevato grado di sicurezza nelle zone monitorate;

ad attivare uno strumento operativo di protezione civile sul territorio comunale;

Il sistema di videosorveglianza comporterà esclusivamente il trattamento di dati personali, rilevati mediante le riprese televisive, e che in relazione ai luoghi di installazione delle videocamere, interesseranno i soggetti ed i mezzi di trasporto che transiteranno nell’area interessata.

Gli impianti di videosorveglianza non potranno essere utilizzati, in base all’art. 4 dello Statuto dei Lavoratori (legge 300 del 20 maggio 1970), per effettuare controlli sull’attività lavorativa dei dipendenti dell’Amministrazione Comunale, di altre Amministrazioni pubbliche o di altri datori di lavoro, pubblici o privati. Gli impianti di videosorveglianza non potranno essere utilizzati per finalità statistiche, nemmeno se consistenti nella raccolta aggregata dei dati o per finalità di promozione turistica.

L’attività di videosorveglianza deve raccogliere solo i dati strettamente necessari per il raggiungimento delle finalità perseguite, registrando le sole immagini indispensabili, limitando l’angolo visuale delle riprese, evitando (quando non indispensabili) immagini dettagliate, ingrandite o dettagli non rilevanti, nel rispetto dei principi di pertinenza e non eccedenza. La localizzazione delle telecamere e le modalità di ripresa vanno quindi stabilite in modo conseguente a quanto qui precisato.

La possibilità di avere in tempo reale dati e immagini costituisce uno strumento di prevenzione e di razionalizzazione dei compiti che la Polizia Locale svolge quotidianamente, soprattutto nell’ambito della sicurezza urbana, della prevenzione di attività di microcriminalità, della prevenzione di atti vandalici e del monitoraggio di siti particolari soggetti ad alto rischio ambientale (abbandoni, depositi incontrollato di rifiuti, ecc.). Con questi scopi si vogliono tutelare, inoltre, le fasce più deboli della popolazione e cioè i bambini, giovani e anziani, garantendo quindi un certo grado di sicurezza negli ambienti circostanti gli edifici comunali, le piazze, le scuole, i parchi, parcheggi, ecc. Inoltre si intende creare un monitoraggio degli snodi stradali più importanti che interessano la comunità locale al fine di prevenire i problemi inerenti i flussi veicolari, nonché della mobilità e della sicurezza stradale.


L’uso dei dati personali nell’ambito di cui trattasi non necessita del consenso degli interessati in quanto viene effettuato per lo svolgimento di funzioni che sono assoggettate dalla legge sulla privacy ad un regime di tipo particolare.

ART 5 – Notificazione


I dati trattati devono essere notificati al Garante solo se rientrano nei casi specificatamente previsti dalla normativa vigente sulla privacy. A tale proposito le disposizioni vigenti prevedono che non vanno comunque notificati i trattamenti relativi a comportamenti illeciti o fraudolenti, quando riguardano immagini o suoni conservati temporaneamente per esclusiva finalità di sicurezza o di tutela delle persone e del patrimonio.

ART 6 – Responsabile


Il Responsabile della Polizia Locale in servizio è designato quale Responsabile del trattamento dei dati personali rilevati, ai sensi e per gli effetti dell’art. 1, comma 3°, lett. e). Lo stesso sarà designato con atto del Sindaco.

Il Responsabile, designa e nomina gli incaricati, con proprio atto scritto, in numero sufficiente a garantire la gestione del servizio di videosorveglianza nell’ambito degli operatori della Polizia Locale di Capoterra e delle altre Forze di Polizia - abilitate alla consultazione del servizio stesso tramite password - come stabilito dal Comitato di Coordinamento Provinciale per l’Ordine e Sicurezza Pubblica per la provincia di Cagliari nella riunione del 22 maggio 2012.

Gli incaricati andranno nominati tra gli agenti che per esperienza, capacità ed affidabilità forniscono idonea garanzia nel pieno rispetto delle vigenti disposizioni in materia di trattamento e sicurezza dati, agli stessi saranno affidati compiti specifici e le puntuali prescrizioni per l’utilizzo dei sistemi previa istruzione sul corretto uso dei sistemi, sulle disposizioni della normativa di riferimento e sul presente Regolamento.

Il Responsabile e gli incaricati procedono al trattamento attenendosi alle istruzioni impartite dal titolare il quale, anche tramite verifiche periodiche, vigila sulla puntuale osservanza delle disposizioni di cui all’art. 1, 1° comma, e delle proprie istruzioni.

I compiti affidati al Responsabile e agli incaricati devono essere analiticamente specificati per iscritto, in sede di designazione.

ART 7 – Modalità di raccolta e requisiti dei dati personali

I dati personali oggetto di trattamento vengono:

a)    trattati in modo lecito e secondo correttezza;

b)    raccolti e registrati per le finalità di cui al precedente art. 3 e resi utilizzabili in altre operazioni del trattamento a condizione che si tratti di operazioni non incompatibili con tali scopi;
 

c)    raccolti in modo pertinente, completo e non eccedente rispetto alle finalità per le quali sono raccolti o successivamente trattati;

d)    conservati per un periodo di tempo non superiore a quello strettamente necessario al soddisfacimento delle finalità istituzionali dell’impianto, per le quali essi sono stati raccolti o successivamente trattati ed in ogni caso pari al periodo di tempo stabilito dal successivo comma 4°;

I dati personali sono ripresi attraverso le telecamere dell’impianto di videosorveglianza, le quali saranno progressivamente installate nei punti che saranno di volta in volta individuati, secondo lo sviluppo del sistema, con deliberazioni della Giunta Comunale.

Il titolare del trattamento dei dati personali si obbliga a non effettuare delle riprese di dettaglio dei tratti somatici delle persone, che non siano funzionali alle finalità istituzionali dell’impianto attivato di cui al suddetto art. 3. I segnali video delle unità di ripresa saranno raccolti da una stazione di monitoraggio e controllo presso l’ufficio di Polizia Locale. L’impiego del sistema di videosorveglianza è necessario per ricostruire l’evento, quando la sala di controllo non è presidiata. Le telecamere hanno le caratteristiche descritte in apposita relazione rilasciata dalla ditta installatrice, conservate agli atti del Comune. Tali caratteristiche tecniche sono tali da consentire un significativo grado di precisione e di dettaglio della ripresa.

Le immagini videoregistrate sono conservate per un tempo non superiore a 7 (sette) giorni presso la sala di controllo ubicata presso il Comando di Polizia Locale di Capoterra, in presenza di peculiari esigenze tecniche o per la particolare rischiosità dell’attività svolta. Necessitando, alcuni fotogrammi e dati potranno essere ulteriormente trattati sino al completamento delle relative procedure, legate ad un evento già accaduto o realmente incombente.

In relazione alle capacità di immagazzinamento delle immagini dei videoregistratori digitali, le immagini riprese in tempo reale distruggono quelle già registrate, in tempo inferiore a quello citato.

La conservazione delle immagini videoregistrate è prevista solo in relazione ad illeciti che si siano verificati, o a indagini delle autorità giudiziarie o di polizia.

L’accesso alle immagini ed ai dati personali strettamente necessari è ammesso per il Responsabile e agli incaricati del trattamento di cui all’art. 5. E’ vietato l’accesso ad altri soggetti salvo che si tratti di indagini giudiziarie o di polizia.

ART 8 – Informativa


Il Comune di Capoterra, in prossimità dei siti in cui sono posizionate le telecamere, si obbliga ad affiggere una adeguata segnaletica su cui è riportata la seguente dicitura:

“Comune di Capoterra. – Area videosorvegliata. La registrazione è effettuata dal Corpo di Polizia Locale per fini di prevenzione e sicurezza (art.13 del Codice in materia di protezione dei dati personali

– D.Lgs. n° 196/2003) “.
Tale supporto con l’informativa:

deve essere collocato nei luoghi ripresi o nelle immediate vicinanze, non necessariamente a contatto con le telecamere;

deve avere un formato ed un posizionamento chiaramente visibile;

può inglobare un simbolo o una stilizzazione di esplicita e immediata comprensione, eventualmente diversificati se le immagini sono solo visionate o anche registrate.

Il Comune di Capoterra si obbliga a comunicare alla comunità cittadina l’avvio del trattamento dei dati personali, con la attivazione dell’impianto di videosorveglianza, l’eventuale incremento

dimensionale dell’impianto e la sua eventuale, successiva cessazione, per qualsiasi causa del trattamento medesimo, anche mediante l’affissione di appositi manifesti informativi, la rimozione dei cartelli e la pubblicazione all’albo pretorio.

ART 9 – Diritti dell’interessato

In relazione al trattamento dei dati personali, è assicurato agli interessati identificabili l’effettivo esercizio dei propri diritti, in particolare quello di accedere ai dati che li riguardano, di verificare le finalità, le modalità e la logica del trattamento e di ottenere l’interruzione di un trattamento illecito, in specie quando non sono adottate idonee misure di sicurezza o il sistema è utilizzato da persone non debitamente autorizzate.

La risposta da una richiesta di accesso a dati conservati deve riguardare tutti quelli attinenti alla persona istante identificabile e può comprendere eventuali dati riferiti a terzi, solo nei limiti previsti dalla Legge. A tal fine può essere opportuno che la verifica dell’identità del richiedente avvenga mediante esibizione o allegazione di un documento di riconoscimento che evidenzi un’immagine riconoscente dell’interessato.

ART 10 – Sicurezza dei dati

I dati sono protetti da idonee e preventive misure di sicurezza, riducendo al minimo i rischi di distruzione, perdita, anche accidentale, di accesso non autorizzato o di trattamento non consentito o non conforme alle finalità della raccolta.

Alcune misure, cosiddette minime, sono obbligatorie anche sul piano penale.

I dati personali oggetto di trattamento sono custoditi presso la sala videosorveglianza della Polizia Locale ubicata nel Palazzo civico del Comune di Capoterra. Alla sala possono accedere esclusivamente il Responsabile e gli incaricati del trattamento dei dati. Non possono accedere alla sala altre persone se non accompagnate da coloro che sono autorizzati.

ART 11 – Cessazione del trattamento dei dati


In caso di cessazione, per qualsiasi causa, del trattamento dei dati, il Comune effettuerà la notifica ai sensi della vigente normativa.


ART 12 – Modalità e limiti all’utilizzazione di dati personali

Le prescrizioni del presente Regolamento hanno come presupposto il rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali dei cittadini e della dignità delle persone, con particolare riferimento alla

riservatezza, all’identità e alla protezione dei dati personali, con riguardo, per quanto qui interessa, anche alla libertà di circolazione nei luoghi pubblici o aperti al pubblico, nel rispetto dei seguenti principi, di cui al provvedimento del Garante del 29 aprile 2004 e ribaditi nel provvedimento del 8 aprile 2010:

Principio di liceità

Il trattamento dei dati attraverso sistemi di videosorveglianza è possibile solo se è fondato su uno dei presupposti di liceità che il Codice prevede per gli organi pubblici e privati.

La videosorveglianza deve avvenire nel rispetto, oltre che della disciplina in materia di protezione dei dati, di quanto prescritto da altre disposizioni di legge da osservare in caso di installazione di apparecchi audiovisivi.

Vanno richiamate al riguardo le norme vigenti dell’ordinamento civile e penale in materia di interferenze illecite nella vita privata, di tutela della dignità, dell’immagine e degli altri luoghi cui è riconosciuta analoga tutela.

Appare inoltre evidente la necessità del rispetto delle norme del Codice Penale che vietano le intercettazioni di comunicazioni e conversazioni.

Principio di necessità

Poiché l’installazione di un sistema di videosorveglianza comporta in sostanza l’introduzione di un vincolo per il cittadino, ovvero di una limitazione e comunque di un condizionamento, va applicato il principio di necessità e, quindi, va escluso ogni uso superfluo ed evitati eccessi e ridondanze.

Ciascun sistema informativo e il relativo programma informatico vanno conformati già in origine in modo da non utilizzare dati relativi a persone identificabili quando le finalità del trattamento possono essere realizzate impiegando solo dati anonimi. Il software va configurato anche in modo da cancellare periodicamente e automaticamente i dati registrati.

Se non è osservato il principio di necessità riguardante le installazioni delle apparecchiature, l’attività di videosorveglianza non è lecita.

Principio di proporzionalità

Nel commisurare la necessità di un sistema al grado di rischio presente in concreto, va evitata la rilevazione di dati in aree di attività che non sono soggette a concreti pericoli, o per le quali non ricorre un’effettiva esigenza di deterrenza, come quando, ad esempio, le telecamere vengono installate solo per meri fini di apparenza e di prestigio.

Gli impianti di videosorveglianza possono essere attivati solo quando altre misure siano ponderatamente valutate insufficienti e inattuabili. Se la loro installazione è finalizzata alla protezione di beni, anche in relazione ad atti di vandalismo, devono risultare parimenti inefficaci altri idonei accorgimenti quali controlli da parte di addetti, sistemi di allarme, misure di protezione degli ingressi, abilitazioni agli ingressi.

 
 
Non va adottata la scelta semplicemente meno costosa o meno complicata o di più rapida attuazione, che potrebbe non tener conto dell’impatto sui diritti degli altri cittadini o di chi abbia diversi legittimi interessi.

Non risulta di regola giustificata un’attività di videosorveglianza rivolta non al controllo di eventi, situazioni e avvenimenti, ma a fini promozionali - turistici o pubblicitari, attraverso webcam o camera-on-line che rendano identificabili i soggetti ripresi.

Anche l’installazione meramente dimostrativa o artefatta di telecamere non funzionanti o per finzione, anche se non comporta trattamento di dati personali, può determinare forme di condizionamento nei movimenti e nei comportamenti delle persone in luoghi pubblici e privati e pertanto può essere legittimamente oggetto di contestazione.

La videosorveglianza è, quindi, lecita solo se è rispettato il cosiddetto principio di proporzionalità. Sia nella scelta se e quali apparecchiature di ripresa installare, sia nelle varie fasi del trattamento.

Il principio di cui trattasi consente margini di libertà nella valutazione da parte del titolare del trattamento ma non comporta scelte del tutto discrezionali e insindacabili.

Il titolare del trattamento, prima di installare un impianto di videosorveglianza, deve valutare, obiettivamente e con un approccio selettivo, se l’utilizzazione ipotizzata sia in concreto realmente proporzionata agli scopi prefissi e legittimamente perseguibili.

Si evita così un’ingerenza ingiustificata nei diritti e nelle libertà fondamentali degli altri interessati.

Come si è detto la proporzionalità va valutata in ogni fase o modalità del trattamento, per esempio quando si deve stabilire:

se sia sufficiente, ai fini della sicurezza, rilevare immagini che non rendono identificabili i singoli cittadini, anche tramite ingrandimenti;

se sia realmente essenziale ai fini prefissi raccogliere immagini dettagliate;

la dislocazione, l’angolo visuale, l’uso di zoom automatici e le tipologie – fisse o mobili – delle apparecchiature;

quali dati rilevare, se registrarli o meno, se avvalersi di una rete di comunicazione o creare una banca di dati, indicizzarla, utilizzare funzioni di fermo-immagine o tecnologie digitali, abbinare altre informazioni o interconnettere il sistema con altri gestiti dallo stesso titolare o da terzi;

la durata dell’eventuale conservazione, che, comunque, deve essere sempre temporanea.
In applicazione del predetto principio, va altresì delimitata rigorosamente:

anche presso luoghi pubblici o aperti al pubblico, quando sia legittimo ed effettivo interesse per particolari finalità, la ripresa di luoghi privati o di accessi a edifici;

l’utilizzazione di specifiche soluzioni quali il collegamento ad appositi “ centri “ cui inviare segnali di allarme sonoro o visivo, oppure l’adozione di interventi automatici per effetto di meccanismi o sistemi automatizzati d’allarme (chiusura accessi, afflusso di personale di vigilanza, etc. ), tenendo anche conto che in caso di trattamenti volti a definire profili o personalità degli interessati la normativa in materia prevede ulteriori garanzie;

l’eventuale duplicazione delle immagini registrate;

la creazione di una banca dati quando, per le finalità perseguite, è sufficiente installare un sistema a circuito chiuso di sola visione delle immagini, senza registrazione (esempio per il monitoraggio del traffico o per il controllo del flusso ad uno sportello pubblico).


Principio di finalità


Gli scopi perseguiti devo essere determinati, espliciti e legittimi (art.11, comma 1°, lett.b), del Codice). Ciò comporta che il titolare possa perseguire solo finalità di sua pertinenza. Si è invece constatato che taluni soggetti pubblici e privati si propongono abusivamente, quale scopo della videosorveglianza, finalità di sicurezza pubblica, prevenzione o accertamento dei reati che invece competono solo ad organi giudiziari o di polizia giudiziaria oppure a forze armate o di polizia.

Sono invece diversi i casi in cui i sistemi di videosorveglianza sono in realtà introdotti come misura complementare volta a migliorare la sicurezza all’interno o all’esterno di edifici o impianti ove si svolgono attività produttive, industriali, commerciali o di servizi, o che hanno lo scopo di agevolare l’eventuale esercizio, in sede di giudizio civile o penale, del diritto di difesa del titolare del trattamento o di terzi sulla base di immagini utili in caso di fatti illeciti.

In ogni caso, possono essere perseguite solo finalità determinate e rese trasparenti, ossia direttamente conoscibili attraverso adeguate comunicazioni e cartelli di avvertimento al pubblico (fatta salva l’eventuale attività di acquisizione di dati disposta da organi giudiziari o di polizia giudiziaria), e non finalità generiche o indeterminate, tanto più quando esse siano incompatibili con gli scopi che vanno esplicitamente dichiarati e legittimamente perseguiti. Le finalità così individuate devono essere correttamente riportate nell’informativa.

ART 13 – Istituti scolastici


Il sistema di videosorveglianza attivo presso istituti scolastici dovrà garantire il diritto dello studente alla riservatezza (art. 2, comma 2, DPR n° 249/1998), prevedendo opportune cautele al fine di assicurare l’armonico sviluppo delle personalità dei minori in relazione alla loro vita, al loro processo di maturazione ed al loro diritto all’educazione.

In tale quadro, potrà risultare ammissibile l’utilizzo di tali sistemi in casi di stretta indispensabilità, al fine di tutelare l’edificio ed i beni scolastici da atti vandalici, circoscrivendo le riprese alle sole aree interessate ed attivando gli impianti negli orari di chiusura degli istituti.

E’ vietato altresì, attivare le telecamere in coincidenza con lo svolgimento di eventuali attività extrascolastiche che si svolgono all’interno della scuola.

Laddove la ripresa delle immagini riguardi anche le aree perimetrali esterne degli edifici scolastici, l’angolo visuale deve essere delimitato alle sole parti interessate, escludendo dalle riprese le aree non strettamente pertinenti l’edificio.

ART 14 – Il deposito dei rifiuti


In applicazione dei richiamati principi di liceità, finalità e proporzionalità, l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza risulta consentito con riferimento alle attività di controllo volte ad accertare l’utilizzo abusivo di aree impiegate come discariche di materiali e di sostanze pericolose solo se non risulta possibile, o si riveli non efficace, il ricorso a strumenti e sistemi di controllo alternativi.

Analogamente, l’utilizzo di sistemi di videosorveglianza è lecito se risultano inefficaci o inattuabili altre misure nei casi in cui si intenda monitorare il rispetto delle disposizioni concernenti


 

modalità, tipologia ed orario di deposito dei rifiuti, la cui violazione è sanzionata amministrativamente (art. 13 legge 24 novembre 1981, n° 689).

ART 15 – Tutela


Per quanto attiene ai profili di tutela amministrativa e giurisdizionale si rinvia integralmente a quanto previsto dal Codice e dalla normativa in materia.

ART 16 – Provvedimenti Attuativi


Compete alla Giunta Comunale l’assunzione di provvedimenti attuativi conseguenti al presente Regolamento, in particolare la predisposizione dell’elenco dei siti di ripresa, la fissazione degli orari delle registrazioni, nonché la definizione di ogni ulteriore e specifica disposizione ritenuta utile, in coerenza con gli indirizzi stabiliti dal presente regolamento.

ART 17 – Norma di rinvio


Per quanto non previsto dal presente Regolamento, si fa rinvio alla Legge, ai suoi provvedimenti di attuazione, alle decisioni del Garante, e ad ogni altra normativa vigente, speciale, generale, nazionale e comunitaria in materia.

ART 18 – Pubblicità del Regolamento


Copia del presente Regolamento, a norma dell’art.22 della legge 7 agosto 1990, n° 241 e successive modificazioni ed integrazioni, sarà tenuta a disposizione del pubblico perché ne possa prendere visione in qualsiasi momento.

Copia dello stesso sarà altresì pubblicata sul sito internet istituzionale del Comune di Capoterra.

ART 19 – Disposizione generale


Copia del presente Regolamento dovrà essere depositato presso la Centrale Operativa della Polizia Locale di  Capoterra a disposizione del Garante per la Protezione dei Dati Personali.


ART 20 – Modifiche Regolamenti


I contenuti del presente Regolamento dovranno essere aggiornati nei casi di revisione normativa in materia di trattamento dei dati personali e in materia di videosorveglianza da parte del Consiglio Comunale, ad eccezione dell’aggiornamento dei siti dove saranno installate le telecamere in caso di ampliamento del sistema di videosorveglianza. In tal caso l’aggiornamento dell’ALLEGATO “3” del presente Regolamento sarà determinato con delibera di Giunta Comunale.

ART 21 – Entrata in vigore


Il presente Regolamento, dopo l’esecutività della deliberazione del Consiglio Comunale che lo approva, è pubblicato per quindici giorni all’Albo pretorio on line ed entra in vigore il giorno successivo all’ultima pubblicazione.

 

Regolamento per l'accesso al servizio di assistenza domiciliare. Adeguamento alla normativa ISEE
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 9 del 14/03/2017


 

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Regolamento per il servizio di trasporto a favore di anziani e di persone con disabilita’ grave. Adeguamento alla normativa ISEE
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 10 del 14/03/2017


 

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Regolamento per la definizione agevolata in riferimento alle entrate tributarie non riscosse a seguito di provvedimenti di ingiunzione fiscale
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 8 del 14/03/2017


 


 

 

 

 

 

 

Regolamento di Contabilità
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 2 del 26/01/2017


 

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CAPO I
NORME GENERALI

Art. 1 - Oggetto e scopo del regolamento
1. Il presente regolamento applica i principi contabili stabiliti dalla parte seconda del D.Lgs. 18 agosto 2000 n. 267 e dal decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e successive modificazioni.
2. Nel presente Regolamento vengono disciplinate, ai sensi dell’art. 152 del TUEL, le procedure relative alla programmazione  finanziaria, all’attività di  previsione,  di  gestione,  di rendicontazione e di revisione, le procedure di gestione di entrate e spese, della gestione dei beni.
3.  Al fine di assicurare che l’azione amministrativa sia svolta con criteri di economicità, di  efficienza, di efficacia e di pubblicità, le modalità organizzative disciplinate nel presente regolamento sono coerenti e corrispondenti con le caratteristiche proprie di questo Comune.
4. Il presente regolamento disciplina inoltre le competenze specifiche dei diversi soggetti dell'amministrazione preposti alla programmazione, adozione ed attuazione dei provvedimenti di gestione che hanno carattere finanziario e contabile, in armonia con le disposizioni del TUEL, delle altre leggi vigenti e dello Statuto Comunale.


CAPO II
ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO FINANZIARIO

Art. 2 – Il servizio economico finanziario
1.  Il servizio finanziario, così come individuato nel Regolamento degli uffici e dei servizi, è svolto dal settore programmazione finanziaria – tributi - provveditorato - economato.
2.  Il responsabile del servizio finanziario di cui all’articolo 151 del T.U. 18 agosto 2000, n. 267, si identifica con il responsabile del settore programmazione finanziaria – tributi - provveditorato - economato.  
3.  L’incarico  di  responsabile  del  servizio  finanziario è attribuito a tempo determinato  dal Sindaco, per una durata non superiore al mandato elettivo del Sindaco.
4. In caso di assenza temporanea del Responsabile del Servizio Finanziario, le funzioni sono attribuite come da Decreto Sindacale, senza necessità di ulteriore provvedimento, al Responsabile del Settore Segreteria, Affari Generali, Organi Istituzionali, Urp, Informatizzazione, Archivio

Art. 3 - Competenze del servizio finanziario  
1.    Il Responsabile del Servizio finanziario, oltre alle funzioni attribuite dal D.Lgs. 267/00 ai responsabili dei servizi:
a)    verifica la veridicità delle previsioni di entrata e di compatibilità delle previsioni di spesa, avanzate dai vari servizi, da iscriversi nel bilancio di previsione finanziario;
b)    verifica periodicamente lo stato di accertamento delle entrate e di impegno delle spese;
c)    sovrintende alla salvaguardia degli equilibri finanziari e complessivi della gestione nonché al rispetto dei vincoli di finanza pubblica;
d)    concorre alla predisposizione dei documenti di programmazione e rendicontazione;
e)    assicura la corretta tenuta della contabilità economico-patrimoniale;
f)    esprime il parere di regolarità contabile sulle proposte di deliberazione;
g)    appone il visto di regolarità contabile attestante la copertura finanziaria sulle determinazioni;
h)    effettua le segnalazioni obbligatorie al legale rappresentante dell'ente, al Presidente del Consiglio comunale, al Segretario comunale ed all'Organo di revisione, nonché alla competente Sezione  regionale di controllo della Corte dei conti, di fatti o atti di cui sia venuto a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni e che possano, a suo giudizio, comportare gravi irregolarità di gestione o provocare danni all’ente;
i)    rapporti con il Servizio di Tesoreria e con gli altri agenti contabili interni;
2.    Nell'esercizio di tali funzioni il Responsabile del Servizio finanziario agisce in autonomia nei limiti di quanto disposto dalle norme ordinamentali, dai principi contabili generali ed applicati e dai vincoli di finanza pubblica.

Art. 4 - Competenze dei Responsabili dei settori nella gestione contabile dell'Ente
1. Ai Responsabili dei settori, titolari di posizione organizzativa, nei limiti delle funzioni ad essi attribuiti, compete:
a) l'elaborazione delle previsioni di bilancio da trasmettere al Servizio finanziario, in conformità alle direttive ricevute dall'Amministrazione ed agli obiettivi fissati nel Documento Unico di Programmazione, coerentemente con le risorse disponibili;
b) le proposte di modifica degli stanziamenti di bilancio e di PEG, da trasmettere al Servizio Finanziario;
c) l'elaborazione delle relazioni e la fornitura dei dati necessari alla predisposizione del documento Unico di Programmazione e della relazione sulla gestione della Giunta Comunale;  
d) l'accertamento delle entrate, con trasmissione al Servizio Finanziario della documentazione necessaria all'annotazione in contabilità dell'entrata;
e) l'assunzione degli impegni di spesa mediante le determinazioni, da annotarsi a cura del servizio finanziario nella contabilità dell'ente, e la conseguente realizzazione degli impegni di spesa;
f) la liquidazione delle spese di propria competenza.
2. I Responsabili dei Settori sono direttamente responsabili dell'attendibilità, chiarezza e coerenza delle informazioni trasmesse, anche al fine di consentire al Servizio Finanziario la verifica sulla veridicità delle previsioni di entrata e di compatibilità delle previsioni di spesa, ai sensi dell'art. 153 del TUEL.


CAPO III
BILANCIO DI PREVISIONE

Art. 5 – Gli strumenti della programmazione degli enti locali
1. Ai sensi del principio contabile applicato della programmazione di cui all’allegato 4/1 al D.Lgs. 118/2011, costituiscono strumenti di programmazione:
a) le  linee  programmatiche  di  mandato  e  le azioni e ai progetti da realizzare nel corso del mandato amministrativo (art. 46 D.Lgs. n. 267/2000);  
b) la Relazione di inizio mandato (art. 4-bis D.Lgs. n. 149/2011)
c) il Documento Unico di Programmazione (DUP);
d) l’eventuale nota di aggiornamento del DUP, da presentare al Consiglio entro il 15 novembre di ogni anno, per le conseguenti deliberazioni;
e) il bilancio di previsione finanziario;
f) il piano esecutivo di gestione e delle performances;
g) il piano degli indicatori di bilancio;
h) la delibera di assestamento del bilancio, comprendente lo stato di attuazione dei programmi e il controllo della salvaguardia degli equilibri di bilancio;
i) le variazioni di bilancio;
l) il rendiconto sulla gestione.

Art. 6 – Il documento unico di programmazione
1. Il Documento unico di programmazione ha carattere generale e costituisce la guida strategica ed operativa dell’ente, e presupposto indispensabile per l’approvazione del bilancio di previsione.
2. E’ predisposto nel rispetto di quanto previsto dal principio contabili  della programmazione di cui al  decreto legislativo 118/2011 e successive modificazioni e integrazioni.  
3. Il DUP è costituito da due sezioni:
a) sezione strategica
b) sezione operativa.
4. La sezione strategica del DUP ha una durata pari a quella del mandato amministrativo ed individua, con riferimento alle missioni di spesa, gli obiettivi strategici che si intendono raggiungere entro la fine del mandato.
5. La sezione operativa del DUP copre una durata pari a quella del bilancio di previsione finanziario ed individua, per ogni singola missione di spesa, i programmi che l’ente intende realizzare per conseguire gli obiettivi strategici ed i relativi obiettivi annuali da raggiungere.
6. Concorrono alla formazione e predisposizione del DUP i  responsabili dei servizi, per le rispettive competenze.
7. Entro il 15 luglio di ciascun anno la Giunta approva la bozza di DUP che viene inviata ai revisori per il parere da rilasciare entro 7 giorni.
8. Entro il 31 luglio la Giunta Comunale presenta al Consiglio Comunale il DUP unitamente al Parere del Collegio dei Revisori, per le conseguenti deliberazioni.
9. Entro il 15 novembre di ciascun anno la Giunta presenta al Consiglio la nota di aggiornamento del Documento unico di programmazione, che  potrà  essere  approvata  dal  Consiglio nella stessa seduta di approvazione del bilancio di previsione finanziario.
10. Il DUP può essere modificato dal Consiglio durante l’anno in occasione delle variazioni del Bilancio di previsione finanziario e in ogni occasione in cui si rendesse necessario.

Art. 7- Inammissibilità e improcedibilità per le deliberazioni del Consiglio e della Giunta non coerenti con le previsioni del Documento Unico di Programmazione
1. Il DUP costituisce, nel rispetto del principio del coordinamento e coerenza dei documenti di bilancio, il presupposto necessario di tutti gli altri documenti di programmazione.
2. Non sono ammissibili e procedibili, pertanto, gli atti che siano in contrasto con i contenuti del DUP o con le previsioni del bilancio di previsione finanziario.
3. La verifica della coerenza degli atti con il DUP e con il bilancio di previsione finanziario è verificata:
-    dal Segretario Comunale in caso di meri atti di indirizzo, che non necessitano di pareri di regolarità tecnica e contabile;
-    dal Responsabile del servizio competente, qualora la delibera incida sull’attività amministrativa del medesimo responsabile;
-    anche dal Responsabile del Servizio finanziario, qualora l’atto richieda anche il parere contabile.
4. L’inammissibilità di una proposta di deliberazione si verifica quando il suo contenuto è difforme o in contrasto con gli indirizzi e le finalità dei programmi approvati: l’inammissibilità della delibera sottoposta all’esame dell’organo deliberante è dichiarata, su proposta del Segretario Comunale, sulla base dei pareri istruttori.
5. L’improcedibilità di una proposta di deliberazione, rilevata mediante i pareri istruttori, si verifica in caso di insussistenza della copertura finanziaria o di incompatibilità tra le fonti di finanziamento e le finalità di spesa, ovvero tra le risorse disponibili (finanziarie, umane, strumentali) e quelle necessarie per l’attuazione del contenuto della deliberazione.
6. L’improcedibilità non consente che la delibera venga posta in discussione da parte dell’organo deliberante, se non dopo una modifica dei programmi, degli obiettivi e delle previsioni di bilancio che rendano procedibile la proposta di atto.

Art. 8 – Il Bilancio di Previsione
1. Il consiglio comunale, annualmente e secondo le tempistiche e il percorso delineato negli articoli successivi,  approva  il  bilancio  di  previsione  finanziario  riferito  ad  almeno  un  triennio, comprendente le previsioni di competenza e di cassa del primo esercizio del periodo considerato e le  previsioni  di  competenza  degli  esercizi  successivi,  osservando  i  principi  contabili  generali  e applicati allegati al decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118, e successive modificazioni.

Art. 9 -  Predisposizione del Bilancio di previsione
1.  I Responsabili di Settore sentito l’Assessore di riferimento, elaborano per ciascun servizio di cui hanno la responsabilità le previsioni di Entrata e Spesa, nel rispetto di quanto stabilito dal DUP e negli indirizzi impartiti dalla Giunta. Tali documenti dovranno essere trasmessi al Servizio Finanziario almeno 60 giorni prima del termine fissato dalla Legge per l’approvazione del Bilancio.
2. I Responsabili di Settore, inoltre, entro predetto termine predispongono tutti gli atti di propria competenza necessari all’approvazione del Bilancio di Previsione Finanziario (delibere tariffarie, atti di programmazione etc. ).
3. La  Giunta  Comunale  approva lo schema di Bilancio di Previsione Finanziario, la nota di aggiornamento al DUP, la nota integrativa e tutti gli altri allegati di cui all’art. 172 del D.Lgs 267/2000, almeno 30  giorni prima del  termine  fissato dalla  legge per l’approvazione del bilancio.
4. Lo schema di bilancio di previsione ed i documenti allegati, previsti dall’art. 172 del t.u.e.l. e dall’art. 11, c. 3, del d.lgs. 118/2011, sono trasmessi al Collegio dei Revisori che ha a disposizione 7 giorni per  esprimere  il parere  di  cui all’art. 239,  comma 1,  lettera b) del decreto  legislativo 18  agosto 2000, n. 267.
5. La Giunta presenta al Consiglio il Bilancio e i documenti di cui al comma precedente  mediante  deposito  presso  la segreteria almeno 15 giorni prima della seduta prevista per  la  loro approvazione.  I documenti  rimangono  depositati  presso  l’Ufficio  di  Segreteria per  la  relativa consultazione da parte dei Consiglieri comunali e vengono trasmessi agli stessi per via telematica.

Art. 10 - Presentazione  emendamenti
1. I  consiglieri  comunali  possono  presentare  emendamenti  allo schema di  bilancio almeno 8 giorni prima di quello previsto per l’approvazione in Consiglio Comunale.
2. Gli emendamenti:
?    devono essere presentati in forma scritta;
?    non possono prevedere squilibri di bilancio;
?    devono  indicare  puntualmente per l’Entrata il  riferimento al  Titolo, tipologia e per la Spesa alla missione, programma e titolo. Nel caso in cui la proposta di emendamento  determini  una maggiore spesa o una minore entrata, dovranno altresì indicare in modo puntuale la corrispondente minore spesa o maggiore entrata. Le proposte di emendamento che determinano uno squilibrio di bilancio sono inammissibili.  
3. Nel  caso  in  cui  una  proposta  di  emendamento  comporti  variazione  di  altri  strumenti  di programmazione correlati al bilancio di previsione ( ad es. DUP, deliberazioni di approvazione di aliquote e  tariffe  tributi  comunali,  piano  triennale  dei  lavori  pubblici),  dovranno  essere presentate proposte  di emendamento  anche  a  tali  strumenti.  La  mancata  presentazione  di  emendamenti  agli  strumenti  di programmazione  correlati  al  bilancio  di  previsione  rende  improcedibile  la  votazione  sulla  proposta  di emendamento al bilancio di previsione.
4.  Le proposte di emendamento pervenute in ritardo non sono accolte.
5. A seguito di variazioni del quadro normativo di riferimento sopravvenute, l'organo esecutivo presenta all'organo consiliare emendamenti allo schema di bilancio e alla nota di aggiornamento al Documento unico di programmazione in corso di approvazione.
6. Le proposte di emendamento devono rispettare singolarmente, a pena di inammissibilità, i principi generali in materia di bilancio, e qualora comportino modifiche agli stanziamenti di bilancio, necessitano del parere del Responsabile del Servizio finanziario e del Revisore.
7. E’ possibile presentare emendamenti nella seduta del Consiglio Comunale esclusivamente per la correzione di errori materiali o in relazione ad integrazioni di natura non rilevante.
8. Dell’avvenuta presentazione degli emendamenti è data comunicazione ai consiglieri Comunali mediante la convocazione del Consiglio Comunale.


CAPO IV
GESTIONE DEL BILANCIO

Art. 11 - Fondo di riserva e fondo di riserva di cassa
1.  Nel bilancio di previsione finanziario, alla missione “Fondi ed accantonamenti” è iscritto un  Fondo di Riserva di importo non inferiore allo 0,30% e non superiore al 2% del totale delle spese correnti inizialmente previste in bilancio.
2. E’ inoltre iscritto, nella missione "Fondi e Accantonamenti", all'interno del programma "Fondo di Riserva", un fondo di riserva di cassa non inferiore allo 0,2 per cento delle spese finali.
3. Nel  caso  in  cui  l’ente  si  trovi  in  una  delle  situazioni  previste  dagli  articoli  195  e  222  del  D.Lgs.  n. 267/2000, il limite minimo previsto dal comma 1 è stabilito nella misura dello 0,45 per cento del totale delle spese correnti inizialmente previste in bilancio.  
4.  Il  fondo di  riserva  è  utilizzato,  per  integrare  la  dotazione  degli  interventi  di  spesa corrente le cui previsioni risultino insufficienti rispetto agli obiettivi. La metà della quota minima prevista nei commi 1 e 2 è riservata  alla copertura di eventuali spese non  prevedibili, la  cui  mancata  effettuazione  comporta danni certi all’amministrazione.
5. I prelievi dal  Fondo di Riserva e dal Fondo di Riserva di Cassa possono essere effettuati fino al 31 dicembre con delibera della Giunta Comunale.
6.  Le deliberazioni della Giunta  Comunale  relative all’utilizzo del fondo sono comunicate al Consiglio Comunale nella prima seduta convocata successivamente alla loro adozione.  

Art. 12 - Fondo crediti di dubbia esigibilità
1.    Nel bilancio di previsione finanziario, nella missione “Fondi e Accantonamenti”, all’interno del programma “Fondo crediti di dubbia esigibilità” è stanziato l’accantonamento al fondo crediti di dubbia esigibilità, il cui ammontare è determinato in considerazione dell’importo degli stanziamenti di entrata di dubbia e difficile esazione, secondo le modalità indicate nel principio applicato della contabilità finanziaria di cui all’allegato 4.2 al D.Lgs. 118/11, e successive modificazioni.
2.    Ai fini della determinazione dell’accantonamento al Fondo, il Responsabile del Servizio finanziario sceglie la modalità di calcolo per ciascuna tipologia, categoria o capitolo di entrata nel rispetto dei criteri previsti dal principio applicato della contabilità finanziaria, dandone adeguata motivazione nella nota integrativa al bilancio di previsione.
3.    Ai fini di quanto previsto nel comma 2, qualora se ne ravvisi l’esigenza, è possibile disporre l’accantonamento al Fondo di un importo superiore a quello minimo determinato ai sensi dello stesso, dandone adeguata motivazione nella nota integrativa al bilancio di previsione.
4.    L’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità non è oggetto di impegno e genera un’economia di bilancio che confluisce nel risultato di amministrazione come quota accantonata.
5.    Il Responsabile del Servizio finanziario verifica la corretta quantificazione e la congruità del fondo crediti di dubbia esigibilità complessivamente accantonato sia nel bilancio sia nell’avanzo d’amministrazione. Tali verifiche sono effettuate:
a.    in occasione delle verifiche di salvaguardia degli equilibri di bilancio di cui all’articolo 194 del D.Lgs n. 267/2000 smi;
b.    in sede di predisposizione del rendiconto di gestione.
Fino a quando il fondo crediti di dubbia esigibilità non risulta adeguato il Responsabile del Servizio finanziario esprime parere negativo sugli atti che prevedono l’utilizzo della quota disponibile dell’avanzo di amministrazione.
Le modalità seguite per determinare l’accantonamento al Fondo crediti di dubbia esigibilità e per verificare la congruità del fondo complessivamente accantonato nel bilancio e nell’avanzo di amministrazione sono illustrate nella nota integrativa al bilancio di previsione finanziario e nella relazione sulla gestione allegata al rendiconto.

Art. 13 - Altri fondi ed accantonamenti
1. Nel bilancio di previsione, nella missione "Fondi e Accantonamenti" sono iscritti tutti gli ulteriori fondi ritenuti necessari a garantire nel tempo gli equilibri complessivi di bilancio.

Art. 14 - Variazioni di bilancio
1.  Il bilancio di previsione può subire variazioni nel corso dell’esercizio di competenza, sia nella parte prima relativa alle entrate  che  nella  parte  seconda,  relativa  alle spese.
2.  Le variazioni sono deliberate non oltre il 30 novembre di ciascun anno, con esclusione di quelle di cui all’art. 175 comma 3 TUEL, che possono essere adottate entro il 31/12 di ciascun anno.
3. Le variazioni sono di competenza dell’organo consiliare salvo quelle previste:
-  dall’art. 175 comma 5-bis del Tuel di competenza dell’organo esecutivo;
-  dall’art. 175 comma 5-quater di competenza dei responsabili dei servizi.
4. L’organo esecutivo può adottare, in via d’urgenza opportunamente motivata, delle variazioni di bilancio di  competenza  del  consiglio  salvo  ratifica,  a  pena  di  decadenza,  da  parte dell’organo consiliare entro i 60 giorni seguenti e comunque entro  il 31 dicembre dell’anno  in corso se a tale data non sia scaduto il predetto termine.  
5. Mediante la variazione di assestamento generale, deliberata dall'organo consiliare dell'ente entro il 31 luglio di ciascun anno, si attua la verifica generale di tutte le voci di entrata e di uscita, compreso il fondo di riserva ed il fondo di cassa, al fine di assicurare il mantenimento del pareggio di bilancio.
6. Le variazioni al piano esecutivo di gestione di cui all'articolo 169 sono di competenza dell'organo esecutivo, salvo quelle previste dal comma 5 quater, e possono essere adottate entro il 15 dicembre di ciascun anno, fatte salve le variazioni correlate alle variazioni di bilancio previste all’art. 175 comma 3, che possono essere deliberate sino al 31 dicembre di ciascun anno.

Art. 15   - Variazioni di bilancio di competenza della giunta  
1. Sono di competenza della giunta:
a)    le variazioni del piano esecutivo di gestione ad eccezione di quelle di cui all’art. 175 comma 5 quater del Tuel;
b)    le variazioni del  bilancio non aventi natura  discrezionale,  che  si  configurano  meramente applicative delle decisioni del  consiglio,  per  ciascuno  degli  esercizi  considerati  nel  bilancio relative a:
i.    variazioni  riguardanti  l’utilizzo della quota  vincolata  e  accantonata  del  risultato  di amministrazione  nel corso dell’esercizio provvisorio consistenti  nella  mera reiscrizione di economie di spesa derivanti  da  stanziamenti  di  bilancio  dell’esercizio  precedenti corrispondenti a entrate vincolate ;
ii.    variazioni  compensative  tra le dotazioni delle  missioni  e  dei  programmi  riguardanti l’utilizzo di risorse comunitarie e vincolate, nel rispetto della finalità della spesa definita nel provvedimento di  assegnazione  delle  risorse, o qualora  le  variazioni  siano  necessarie per l’attuazione di interventi previsti da intese istituzionali di programma o da altri strumenti di programmazione negoziata, già deliberati dal Consiglio;
iii.    variazioni compensative tra le dotazioni delle missioni e dei programmi limitatamente alle spese per  il  personale,  conseguenti  a  provvedimenti  di  trasferimento  del  personale all’interno dell’ente;
iv.    variazioni delle dotazioni di cassa;
v.    variazioni  riguardanti  il  fondo  pluriennale  vincolato  effettuata  entro  i  termini  di approvazione del rendiconto.
2. Le deliberazioni di cui al comma precedente di variazione del bilancio adottate dalla giunta sono comunicate al Consiglio nel corso della prima adunanza utile.
 
Art. 16  - Variazioni di competenza del Responsabile del Servizio Finanziario
1. Sono adottate dal Responsabile del Settore Finanziario con apposita determinazione, le seguenti variazioni:
a)    variazioni  compensative del  piano esecutivo di gestione, fra capitoli di  entrata  della medesima categoria e fra i capitoli di spesa del medesimo macroaggregato, limitatamente ai capitoli dotati dello stesso codice di quarto livello del piano dei conti, escluse le variazioni dei capitoli appartenenti ai macroaggregati riguardanti i trasferimenti correnti,  i contributi agli investimenti, e ai trasferimenti in conto capitale, che sono di competenza della giunta;
b)    le variazioni di bilancio fra gli stanziamenti riguardanti il fondo pluriennale vincolato e gli stanziamenti correlati, in termini di competenza e di cassa. Tali variazioni sono comunicate trimestralmente alla giunta;
c)     variazioni, effettuate non in esercizio provvisorio, riguardanti l’utilizzo  della  quota vincolata e accantonata del risultato di amministrazione consistenti nella mera reiscrizione di economie di spesa derivanti  da  stanziamenti  di  bilancio dell’esercizio precedenti corrispondenti a entrate vincolate;
d)    le variazioni degli stanziamenti riguardanti i versamenti ai conti di tesoreria statale intestati all’ente e i versamenti a depositi bancari intestati all’ente.
2. Il responsabile del Settore competente comunica, almeno  5 giorni prima, al  Responsabile del Servizio Finanziario gli stanziamenti da integrare e quelli da stornare con indicazione delle motivazioni della variazione compensativa.
3. Il Responsabile del Settore Finanziario trasmette un prospetto riepilogativo alla Giunta Comunale contenente i dati delle determinazioni di variazione intervenute in ciascun trimestre.

Art. 17 - Procedura per le variazioni di bilancio
1. Le richieste di variazione al bilancio di previsione devono essere trasmesse dai responsabili dei settori al responsabile del settore finanziario e  devono  essere debitamente motivate, al fine di consentire all'Amministrazione comunale una valutazione delle ragioni concrete che inducono ad operare le suddette variazioni.
2. E’ competenza del responsabile del Settore finanziario predisporre l’apposita delibera di variazione al bilancio, secondo la competenza degli organi.
3. Tutte le variazioni di bilancio, nessuna esclusa, sono verificate e confermate dal responsabile del settore  finanziario che vigila sugli equilibri di bilancio.
4.  Tutte le variazioni devono recare anche il parere favorevole dell’organo di revisione, con eccezione di quelle di competenza della Giunta Comunale e del Responsabile del Settore Finanziario.

Art. 18 Variazioni di bilancio: trasmissione al tesoriere
 1. Le  variazioni al  bilancio di  previsione  sono  trasmesse  al  tesoriere inviando l'apposito  prospetto disciplinato dal d.lgs. 118/2011, allegato al provvedimento di approvazione della variazione. Sono altresì trasmesse al tesoriere:  
a) le variazioni dei residui a seguito del loro riaccertamento;
b) le variazioni del fondo pluriennale vincolato effettuate nel corso dell'esercizio finanziario.

Art. 19 - Assestamento di bilancio
1.    Il Consiglio Comunale, mediante la  variazione di assestamento generale, entro il 31 luglio di ciascun anno, attua la verifica generale di tutte le voci di entrata e di uscita, compreso il fondo di riserva ed il fondo di cassa, al fine di assicurare il mantenimento del pareggio di bilancio.

Art. 20 - Salvaguardia degli equilibri di bilancio
1. L'ente rispetta durante la gestione e nelle variazioni di bilancio il pareggio finanziario e tutti gli equilibri stabiliti in bilancio per la copertura delle spese correnti e per il finanziamento degli investimenti, secondo le norme contabili vigenti e il presente regolamento, con particolare riferimento agli equilibri di competenza e di cassa nel senso di garantire un fondo di cassa non negativo.
2. Ciascun responsabile di servizio, sulla base della situazione contabile inviata dall’ufficio Ragioneria, provvede alla verifica dei capitoli di PEG assegnati, sia entrate sia spese, per quanto attiene le gestioni di competenza, dei residui e di cassa.
3. Per quanto riguarda la gestione di competenza, il Responsabile di servizio dovrà far pervenire al Responsabile finanziario apposita relazione dalla quale emergano l’andamento della gestione relativamente gli accertamenti/impegni dei capitoli affidatigli con il Piano esecutivo di gestione, con indicazione delle eventuali modifiche da apportare agli stanziamenti dei capitoli di PEG assegnati con riferimento temporale al 31/12 dell’esercizio in corso.
4. Per quanto riguarda la gestione dei residui, il Responsabile di servizio deve controllare l’andamento della gestione dei residui attivi e passivi con la verifica circa la sussistenza del titolo giuridico del credito/debito e del mantenimento o meno nel Conto di bilancio dell’accertamento e/o impegno. In particolare la verifica dei residui attivi dovrà riguardare l’effettiva riscuotibilità del credito e le ragioni per le quali lo stesso non è stato riscosso in precedenza.
5. Per quanto riguarda la gestione di cassa, con particolare rilievo per le entrate di cui al titolo IV, a destinazione vincolata e per la spesa di cui al titolo II, il Responsabile di servizio deve prendere atto degli incassi e/o pagamenti programmati fino al 31/12 dell’esercizio in corso.
6. Sulla scorta delle informazioni pervenute, il Responsabile dei servizi finanziari entro il 31 luglio di ciascun esercizio predispone apposita proposta di deliberazione da sottoporre al Consiglio comunale in sede di salvaguardia degli equilibri di bilancio, con la quale viene illustrata la situazione complessiva degli equilibri finanziari dell’Ente e delle ripercussioni ai fini del rispetto dell’equilibrio di Finanza Pubblica e qualora i dati della gestione finanziaria facciano prevedere un disavanzo, di amministrazione o di gestione, per squilibrio della gestione di competenza ovvero della gestione dei residui, propone l’adozione delle misure necessarie a ripristinare il pareggio.

Art. 21 - Debiti fuori bilancio
1.    Mediante i provvedimenti di verifica e di salvaguardia degli equilibri di bilancio di cui all’art. 193 del D.Lgs n. 267/2000 smi, il Consiglio provvede al riconoscimento della legittimità di eventuali debiti fuori bilancio ed adotta i provvedimenti necessari per il loro ripiano.
2.    Nelle situazioni in cui al mancato tempestivo riconoscimento è collegato il rischio di maggiori gravami o il maturare di interessi, o comunque di un danno patrimoniale o di un pregiudizio alla salvaguardia degli equilibri di bilancio, il riconoscimento dei debiti fuori bilancio viene effettuato in via d’urgenza, anche al di fuori delle scadenze di cui al comma 1, mediante un’apposita deliberazione del Consiglio da adottarsi entro 30 giorni dalla comunicazione di cui al comma 3.
3.    Il responsabile del servizio interessato, o chiunque venga a conoscenza dell’esistenza di debiti fuori bilancio, deve darne immediata comunicazione al Responsabile del servizio finanziario, al Segretario comunale e al Sindaco, evidenziando se vi sia la necessità di procedere d’urgenza ai sensi del comma 2.
4.    A seguito della comunicazione di avvenuta conoscenza del debito fuori bilancio, il responsabile del servizio interessato predispone una relazione nella quale sono evidenziati:
a.    la natura del debito e i fatti che lo hanno originato;
b.    le ragioni giuridiche che stanno alla base della legittimità del debito;
c.    nelle ipotesi acquisizione di beni e servizi in violazione degli obblighi di cui all’art. 191, commi 1, 2 e 3 del D.Lgs. 267/00, le motivazioni che hanno condotto alla violazione delle norme che impongono la previa adozione del provvedimento autorizzatorio della spesa e la coesistenza dei requisiti di utilità ed arricchimento che legittimano il riconoscimento del debito;
d.    tutta la documentazione eventualmente acquisita in sede istruttoria;
e.    l’eventuale formulazione di un piano di rateizzazione per il pagamento dei debiti concordato con i creditori.
5.    La proposta di deliberazione del Consiglio comunale di riconoscimento dei debiti fuori bilancio compete al responsabile del servizio interessato, il quale con l’apposizione del parere di regolarità tecnica attesta, tra gli altri, la sussistenza dei requisiti che sono alla base della legittimità del debito.
6.    Il parere di regolarità contabile rilasciato dal Responsabile del servizio finanziario sulla proposta di deliberazione contiene anche l’attestazione in ordine alla regolarità dei mezzi di copertura, nel rispetto della normativa vigente.
7.    Sulla proposta di deliberazione dei debiti fuori bilancio è obbligatoria l’acquisizione del parere dell’Organo di revisione;


CAPO V
PIANO ESECUTIVO DI GESTIONE  (P.E.G.)

Art. 22 - Scopo del piano esecutivo di gestione
1. Il piano esecutivo di gestione ha lo scopo di collegare la disciplina delle missioni del bilancio e della contabilità con il modello organizzativo del comune.
2. Il piano dettagliato degli obiettivi di cui all'articolo 108, comma 1, del TUEL e il piano  della performance di cui all'articolo 10 del decreto legislativo 27 ottobre  2009, n. 150, sono unificati organicamente nel piano esecutivo di gestione.
3. Con il piano esecutivo di gestione, sono determinati operativamente, attribuiti ed esplicitati chiaramente:
?    gli obiettivi di gestione sulla base dei programmi previsti nel Documento Unico di Programmazione;
?    le necessarie dotazioni di risorse finanziarie, umane che vengono affidate ai responsabili della realizzazione degli obiettivi;
?    la gestione dei residui attivi e passivi corrispondenti ai capitoli di competenza;
?    gli uffici ed i servizi incaricati alla realizzazione del piano;
?    gli indicatori di riferimento per la misurazione del grado di realizzazione degli obiettivi;
4.  Il piano esecutivo di gestione contiene gli elementi tecnici per attivare il controllo interno di gestione.
5. In corrispondenza di ogni capitolo di entrata e di uscita del PEG, viene individuato il responsabile del servizio ed il responsabile di entrata o di spesa.
6. I capitoli dei servizi per conto terzi, sono inseriti nel piano esecutivo di gestione e sono gestiti dal settore finanziario, tenuto conto delle richieste e delle esigenze avanzate dai vari responsabili di settore.

Art. 23 - Approvazione del Piano esecutivo di gestione
1. Entro 20 giorni dall’approvazione del bilancio di previsione da parte del Consiglio Comunale, la Giunta sulla base dei programmi previsti nel Documento Unico di Programmazione approva, su proposta del Segretario Comunale, il piano esecutivo di gestione (P.E.G.), della durata pari al bilancio di previsione finanziario, determinando gli obiettivi di gestione ed affidando gli stessi unitamente alle dotazioni necessarie ai responsabili di servizio.
2.  Nelle more dell’approvazione del bilancio  di previsione o della sua esecutività, durante l’esercizio provvisorio, in assenza dell’adozione del PEG, la gestione a decorrere dal 1° gennaio è assicurata mediante un provvedimento della Giunta Comunale, da adottarsi entro il 31 gennaio, nel quale vengono attribuiti ai Responsabili dei Settori i capitoli di entrata e di spesa relativi al secondo esercizio dell’ultimo bilancio di previsione finanziario, da gestire nei limiti e con le modalità di cui all’art. 163 comma 3 del D.Lgs. 267/2000.
3. Le variazioni del Piano esecutivo di gestione sono predisposte, in base alle richieste pervenute dagli uffici o direttamente dall’amministrazione, dal Settore Finanziario sotto il coordinamento del Segretario Comunale.
4. Le variazioni al piano esecutivo  di  gestione  possono essere adottate entro  il 15  dicembre  di  ciascun  anno,  fatte  salve le variazioni  correlate  alle  variazioni  di  bilancio  che possono essere deliberate sino al 31 dicembre di ciascun anno.


CAPO VI
GESTIONE DELLE ENTRATE

Art. 24 - Fasi dell’ entrata
1.    Le fasi di gestione dell’entrata sono:
a)    L’accertamento;
b)    La riscossione;
c)    Il versamento.

Art. 25 - L’accertamento
1. I responsabili dei servizi devono operare affinché le previsioni di entrata si traducano in disponibilità finanziarie certe ed esigibili.
2. Il responsabile del procedimento  con il quale viene accertata l'entrata è individuato nel responsabile del  servizio  al  quale  l'entrata  stessa  è  affidata  con  l'approvazione  del  PEG  o  con  l'operazione  di determinazione dei programmi, dei progetti e degli obiettivi gestionali di cui al bilancio di previsione e relativi allegati.  
3. Il responsabile del servizio di cui al comma precedente, entro 30 giorni dall'acquisizione e comunque non  oltre  il  31  dicembre  dell'esercizio,  trasmette  copia  della  documentazione  al  servizio  finanziario  il quale,  a  seguito  della  verifica  della  regolarità  e  completezza  e  della  giusta  imputazione  di  bilancio, provvede all'annotazione nelle scritture contabili di entrata.  
4. L’entrata è accertata quando, sulla base di idonea documentazione, viene individuata la ragione del credito, il titolo giuridico che supporta il credito, il soggetto debitore, l’ammontare del credito, la relativa scadenza  in  relazione a  ciascun  esercizio  finanziario contemplato  nel  bilancio  di  previsione  secondo quanto riportato dall’art. 179 del Tuel e dal Principio Contabile Applicato alla gestione (punti da 3.1 a 3.26 all. 4/2 del D.Lgs. n. 118/2011 e s.m.i.).
5. Tutte le somme iscritte  tra  le  entrate  di  competenza  del  bilancio  e  non  accertate  entro il  termine dell'esercizio  costituiscono  minori  accertamenti  rispetto  alle  previsioni  ed  a tale  titolo  concorrono  a determinare i risultati finali della gestione.
6. Le deliberazioni del Consiglio e della Giunta, avendo funzioni programmatiche, di coordinamento e indirizzo,  non  dispongono  accertamenti di  entrate. Gli accertamenti di entrate, sulla base delle indicazioni e degli indirizzi delle deliberazioni stesse, sono formalmente  assunti  con  successivi provvedimenti attuativi dei responsabili di servizio.  
7. Qualora il responsabile di servizio ritenga che le risorse non possano essere accertate in tutto o in parte nel corso dell'esercizio, ne dà immediata e motivata comunicazione scritta al servizio finanziario.  

Art. 26 – La Riscossione
1. La riscossione consiste nell'introito delle somme dovute all'ente.  
2.  Le entrate dell' ente possono essere riscosse tramite:  
a. versamento sul conto bancario o di Tesoreria;
b. versamenti su conto corrente postale;
c. versamenti con moneta elettronica;  
d. versamenti ad agenti contabili interni.
3. Tutte le  riscossioni  devono  essere  coperte  da  ordinativi di  incasso, anche  informatici, emessi dal servizio finanziario in conformità alle disposizioni vigenti  e alla  documentazione di  cui  ai  precedenti articoli.  
4. Gli ordinativi di incasso sono trasmessi al tesoriere per l'esecuzione a cura del servizio finanziario il quale provvede alle operazioni di contabilizzazione e di trasmissione della distinta contenente l'elenco dettagliato degli ordinativi trasmessi.  
5. La distinta è firmata dal responsabile del servizio finanziario o suo incaricato, e può essere sottoscritta anche in modo digitale. La trasmissione della stessa al tesoriere può avvenire con modalità telematica.  
6. Gli ordinativi di incasso non estinti al 31 dicembre dell'esercizio di competenza e giacenti presso la tesoreria  comunale non debbono più  essere  riscossi  e  sono  restituiti all'ente  con le  modalità  indicate nella convenzione per il servizio di tesoreria.

Art. 27 Acquisizione di somme tramite conto corrente postale
 1.  Qualora le  particolari  caratteristiche di  un  servizio lo  richiedano  ed  in  conformità alla normativa vigente, può essere autorizzata l'apertura di conti correnti postali.  
2. L'apertura e la chiusura dei conti correnti postali sono effettuate a cura del responsabile del servizio finanziario o suo incaricato.  
3. I prelevamenti dai conti correnti postali sono disposti a firma del tesoriere dell'ente.
 
Art. 28 Acquisizione di somme tramite moneta elettronica
1. I versamenti effettuati da utenti dei servizi comunali tramite moneta elettronica confluiscono presso l'istituto di credito che gestisce la tesoreria comunale. La giacenza confluisce  tra  i fondi  incassati dal tesoriere in conto sospesi.
2. Il responsabile dell'entrata incassata trasmette al servizio finanziario su apposito modulo cartaceo o tramite tecnologie informatiche le informazioni necessarie per la contabilizzazione dell'avvenuto introito e per l'emissione degli ordinativi di incasso da effettuarsi entro 15 giorni dalla comunicazione del tesoriere e comunque entro il 31 dicembre.  

Art.29 Versamento
 1. Il versamento costituisce l'ultima fase dell'entrata e consiste nel trasferimento delle somme riscosse nelle casse dell'ente entro i termini previsti dalla convenzione con il tesoriere.  

Art. 30 Residui attivi
 1. Costituiscono residui attivi le somme accertate e non riscosse e quelle riscosse e non versate entro il termine dell’esercizio.
2. I Responsabili dei servizi verificano periodicamente e comunque a conclusione del procedimento di Riaccertamento ordinario dei residui che siano mantenute tra i residui attivi ai sensi del comma 2 dell’art. 189 del TUEL esclusivamente le entrate accertate per le quali esiste un titolo giuridico che costituisca l'ente locale creditore della correlativa entrata, esigibile nell’esercizio, secondo i principi applicati della contabilità finanziaria di cui all’allegato n. 4.2 del D.Lgs n. 118/2011 e successive modificazioni.  
3. Le somme di  cui  al  comma precedente  vengono  conservate  nel  conto  dei  residui  fino  a  quando  i relativi crediti non siano stati riscossi e, se del caso, versati ovvero siano estinti per prescrizione o venuti meno per le ragioni indicate al successivo comma.
4. E’ vietata la conservazione nel conto dei residui attivi di somme non accertate ai sensi dell'art. 179 del TUEL e che comunque non rappresentino crediti effettivi dell’Ente.
5. Per l’eliminazione  totale  o  parziale  dei  residui  attivi  che  vengono  riconosciuti  in  tutto o  in  parte insussistenti per la già eseguita legale estinzione, o perché indebitamente o erroneamente liquidati, o perché  riconosciuti  assolutamente  inesigibili, si  provvede  a  seguito  di  specifiche  comunicazioni  del responsabile del Servizio competente.


CAPO VII
GESTIONE DELLE SPESE

Art. 31 - Fasi della spesa
1.    1. Le fasi di gestione della spesa sono le seguenti:
a)    l’impegno;
b)    la liquidazione;
c)    l’ordinazione;
d)    il pagamento.

Art. 32 - L’impegno
1.    L’impegno costituisce la prima fase del procedimento di spesa con la quale, a seguito di obbligazione giuridicamente perfezionata certa, liquida ed esigibile, sono determinati ed individuati i seguenti elementi costitutivi:
a)    la somma da pagare;
b)    il soggetto creditore;
c)    la ragione del debito;
d)    la scadenza del debito;
e)    il vincolo costituito sulle previsioni di bilancio;
f)    gli esercizi di imputazione della spesa in ragione della scadenza delle obbligazioni;
g)    il programma dei relativi pagamenti.
2.    Il Responsabile del servizio che redige la determinazione di impegno deve verificare la legittimità dell’atto rispetto delle norme dell’ordinamento finanziario e contabile. Ciascuna determinazione di impegno, oltre agli elementi essenziali indicati al comma 1, deve indicare:
a)    il V livello del codice del Piano dei conti finanziario;
b)    il codice SIOPE;
c)    la natura ricorrente o non ricorrente della spesa;
d)    la presenza di eventuali vincoli di destinazione;
e)    le fonti di finanziamento e la eventuale costituzione del fondo pluriennale vincolato;
f)    gli eventuali ulteriori riflessi diretti e indiretti sulla situazione economico – finanziaria e sul patrimonio dell’Ente, quantificandone i relativi oneri;
g)    La dichiarazione di compatibilità del programma dei conseguenti pagamenti con i relativi stanziamenti di cassa nonché con i vincoli di finanza pubblica ai sensi dell’art. 183, c. 8, D.Lgs. 267/2000.
3.    L’impegno è assunto dal Reponsabile di servizio preposto al centro di responsabilità al quale la spesa stessa è affidata con il Piano esecutivo di gestione.
4.    Le determinazioni di impegno di spesa sono trasmesse al servizio Finanziario e diventano esecutive dopo l’apposizione del visto di regolarità contabile attestante la copertura finanziaria da parte del Responsabile del servizio finanziario. Qualora non sia possibile rendere l’attestazione della copertura finanziaria, la determina viene restituita al servizio competente, con l’indicazione dei motivi ostativi.
5.    Le deliberazioni del Consiglio e della Giunta, avendo funzioni programmatiche, di coordinamento e indirizzo, di norma  non  dispongono impegni.  Gli  impegni,  sulla  base delle  indicazioni  e  degli  indirizzi delle  deliberazioni  stesse,  sono  formalmente  assunti con  successivi  provvedimenti  attuativi  dei responsabili di servizio. È fatto comunque obbligo di indicare nelle deliberazioni da cui derivino impegni di spesa, la specifica allocazione contabile delle risorse finanziarie a copertura.
6.    Le spese per stipendi, assegni, contributi previdenziali, assistenziali e assicurativi, canoni, livelli, rate di ammortamento prestiti e quelle dovute nell'esercizio in base a contratti assunti in esercizi precedenti o a disposizioni di legge entrate in vigore nei medesimi esercizi, vengono impegnate con l'approvazione del bilancio e successive variazioni. All'impegno di spesa provvede il servizio finanziario, previa determinazione dell'importo da parte del competente responsabile del servizio.

Art. 33 - Prenotazione impegno di spesa
1. La prenotazione della spesa è necessaria in tutti i casi in cui si avvia una procedura di spesa, nelle more della formalizzazione delle obbligazioni giuridicamente perfezionate, e come possibile strumento per la gestione del fondo pluriennale vincolato.
2. La prenotazione ha lo scopo di costituire un vincolo provvisorio sugli stanziamenti di bilancio, per il tempo necessario al completamento delle procedure relative alle spese programmate.
3. La  prenotazione  dell’impegno  è  adottata  con  "determinazione"  dei  responsabili  dei  servizi  ai  quali sono stati affidati i mezzi finanziari sulla base del bilancio di previsione. II provvedimento deve contenere l’indicazione delle finalità che si intendono perseguire, l’ammontare presunto della spesa con la relativa imputazione  a  carico  della  competenza  del  bilancio  annuale.  Qualora  il  provvedimento  costituisca  il presupposto  giuridico-amministrativo  per  la  stipulazione  dei  contratti,  la  relativa  "determinazione  a contrattare" deve contenere  le  indicazioni  previste  dall’articolo  192  del  decreto  legislativo  18  agosto 2000, n. 267.  
3.  Le determinazioni di prenotazione dell’impegno, sono trasmesse immediatamente servizio finanziario per il rilascio del parere di regolarità contabile e per le conseguenti  registrazioni  contabili.  In  tale  sede  il  servizio  finanziario  effettua  la  verifica  del provvedimento  sia  ai  fini  della  salvaguardia  della  copertura  finanziaria  dell’impegno  in  corso  di formazione,  sia  ai  fini  del  processo  formativo  di  perfezionamento  dell’obbligazione  giuridica  da concludersi entro il termine dell’esercizio.  
4.  Gli  impegni  “prenotati"  ai quali,  entro  il  termine  dell’esercizio  non  hanno  fatto  seguito  obbligazioni giuridicamente perfezionate e scadute, sono riconosciuti decaduti a cura del servizio finanziario e dallo stesso contabilizzati quali economie di gestione rispetto alle previsioni di bilancio cui erano riferiti.

Art. 34 Prenotazione delle spese d’investimento
 1. Gli impegni relativi alla realizzazione di opere pubbliche sono prenotati, a valere sull’intero quadro economico di spesa ed in base al cronoprogramma:
a) con la determinazione che dispone l’avvio delle procedure di affidamento dei lavori, ai sensi dell’art. 217 del d.Lgs. n. 50/2016;
b) in presenza di un’obbligazione giuridicamente perfezionata assunta sul quadro progettuale, diversa dalla progettazione.
2. Ai fini della corretta imputazione a bilancio delle obbligazioni giuridiche, le  determinazioni di impegno o di prenotazione  di  impegno  relative  a  spese di  investimento devono  essere corredate  del relativo cronoprogramma, con indicazione  dell’esigibilità  delle  entrate  che  ne  costituiscono la  fonte  di finanziamento e della eventuale costituzione del fondo pluriennale vincolato.
3. A  seguito dell’aggiornamento del  cronoprogramma  può  modificarsi  l’imputazione  della  spesa  e delle entrate correlate, ivi compreso il fondo pluriennale vincolato. In caso di finanziamento della spesa con contributi di altre amministrazioni, ogni variazioni deve essere tempestivamente comunicata all’ente erogante ai fini dell’annotazione nelle relative scritture contabili.
4. Le prenotazioni assunte nell’esercizio per procedure di affidamento avviate ai sensi del comma 1 concorrono alla formazione del fondo pluriennale vincolato. In assenza di aggiudicazione definitiva della gara  entro  l’anno  successivo  le  prenotazioni  decadono  e,  quali  economie,  concorrono  alla determinazione  del  risultato  di  amministrazione,  con  contestuale  riduzione  del  fondo  pluriennale vincolato.

Art. 35 Validità dell’impegno di spesa
 1. L'impegno relativo a spese correnti e in conto capitale si considera validamente assunto nel bilancio di previsione con il perfezionamento, entro il termine dell'esercizio, dell'obbligazione giuridica fra l'ente e i terzi.  
2. L'impegno così definito costituisce vincolo sugli stanziamenti di bilancio e se l'obbligazione è esigibile e non pagata entro il termine dell'esercizio, determina la formazione del residuo passivo.  
3. Gli impegni di spesa sono assunti nei limiti dei rispettivi stanziamenti di competenza del bilancio di previsione, con imputazione agli esercizi  in cui le obbligazioni passive sono esigibili. Non possono essere assunte obbligazioni che danno luogo ad impegni di spesa corrente:
-    sugli esercizi successivi a quello in corso, a meno che non siano connesse a contratti o convenzioni pluriennali  o  siano  necessarie  per  garantire  la  continuità  dei  servizi  connessi  con  le funzioni fondamentali,  fatta  salva la costante verifica del  mantenimento degli  equilibri di  bilancio,  anche  con riferimento agli esercizi successivi al primo;  
-    sugli  esercizi non  considerati nel bilancio, a  meno  delle  spese  derivanti  da  contratti di somministrazione, di locazione, relativi a prestazioni periodiche o continuative di servizi di cui all'articolo 1677 del  codice  civile,  delle  spese  correnti  correlate  a  finanziamenti comunitari  e  delle  rate  di ammortamento dei prestiti, inclusa la quota capitale.
4. Le obbligazioni che comportano impegni riguardanti le partite di giro e i rimborsi delle anticipazioni di tesoreria sono assunte esclusivamente in relazione alle esigenze della gestione.

Art. 36 - Ordine al fornitore
1. Le forniture e le prestazioni sono disposte mediante appositi "ordini".
2. L'ordine  deve  contenere  gli  estremi  della  prenotazione  o  dell'impegno  della  spesa  ed  il  relativo intervento e deve essere sottoscritto dal responsabile di servizio interessato o dal personale da questi autorizzato con apposito provvedimento.  
3. Gli ordini sono  emessi sulla base dell'impegno di  spesa  corredato  dal  visto  di  regolarità contabile attestante la copertura finanziaria.
4. Il  firmatario dell'ordine è tenuto  a  verificare  che  le  spese  ordinate non eccedano le disponibilità assegnategli e risponde personalmente nei confronti dei creditori dell'ordinazione di maggiori spese.

Art. 37 - La liquidazione
1.    La liquidazione delle spese costituisce la fase successiva all'impegno e consiste nella determinazione, sulla scorta dei documenti e dei titoli comprovanti il diritto acquisito dal creditore, della somma certa e liquida da pagare nei limiti del relativo impegno definitivo regolarmente assunto e contabilizzato.
2.     La liquidazione consiste nell'accertamento da parte del responsabile del servizio proponente che il trasferimento e la fornitura, il lavoro o la prestazione non solo siano stati eseguiti, ma che siano state rispettate le condizioni contrattuali, i requisiti merceologici e tipologici concordati. Tale accertamento può risultare da una relazione, da una certificazione o da un visto apposto sulla fattura attestante la regolarità della fornitura.
3.    Tutte le  fatture, previa  registrazione  al  protocollo  generale  del  Comune, affluiscono al  servizio finanziario, che provvede alla contabilizzazione, e al Servizio che ha dato esecuzione al provvedimento di spesa per l'emissione dell'atto di liquidazione.
4.    Il provvedimento di liquidazione tecnica sottoscritto dal responsabile del servizio proponente, con tutti i relativi documenti giustificativi (Durc, verifica di non inadempienza del beneficiario per pagamenti superiori ad € 10.000,00 ai sensi dell’art. 48 bis del DPR 602/1973, Tracciabilità flussi finanziari) ed i riferimenti contabili è trasmesso, al servizio finanziario che, effettuata i controlli ed i riscontri amministrativi, contabili e fiscali.
5.    Quando la liquidazione è  relativa  all'acquisto di beni  durevoli o  comunque  soggetti ad  essere inventariati,  nell'ambito del provvedimento di liquidazione dovranno essere trascritti  gli  estremi  di registrazione nei corrispondenti registri di inventario.

Art. 38 - L’ordinazione e pagamento
1. L'ordinazione consiste nella disposizione impartita al tesoriere dell'ente di provvedere al pagamento ad un soggetto specificato.
2. Gli ordinativi di pagamento sono disposti nei limiti dei rispettivi stanziamenti di cassa, salvo i pagamenti riguardanti il rimborso delle anticipazioni di tesoreria, i servizi per conto terzi e le partite di giro.
3. I pagamenti verranno effettuati dal Servizio finanziario esclusivamente in base ad ordinativi di pagamento (mandati) individuali o collettivi, o plurimi su diversi stanziamenti. I mandati sono inviati al tesoriere in formato digitale, numerati progressivamente. La distinta è firmata dal Responsabile del Settore finanziario, o da suo sostituto, con firma digitale. La trasmissione  della stessa avviene con modalità telematica.
4. La redazione del mandato viene effettuata esclusivamente su supporto informatico, rimanendo sempre possibile la stampa del documento.
5. I mandati di pagamento, da emettere distintamente sulla gestione della competenza e dei residui, contengono tutti gli elementi previsti dall’art. 185, comma 2, del T.U. 18 agosto 2000, n. 267, con particolare riferimento, dal 01.01.2016, alla codifica della transazione elementare di cui agli articoli da 5 a 7, del decreto legislativo 23 giugno 2011, n. 118.
6. I mandati vengono emessi e sottoscritti entro quindici giorni dal ricevimento da parte del Settore Finanziario della liquidazione o della disposizione di pagamento da parte degli uffici competenti, e comunque in tempi compatibili con il rispetto dei termini di pagamento di cui alla Legge 231/2002, fatta salva l’esigenza di acquisire documentazione integrativa in esito ai controlli di regolarità.
7. Prima di emettere un mandato, il Servizio Finanziario provvede ad eseguire i seguenti controlli:
a) eventuali vincoli di destinazione e di cassa della somma da pagare;
b) compatibilità del pagamento con la giacenza di cassa, al fine di evitare il ricorso all’anticipazione di cassa;
c) compatibilità del pagamento con i vincoli imposti dalle regole di finanza pubblica, con particolare riferimento al pareggio di bilancio;
d) verifica di avvenuta pubblicazione degli estremi della liquidazione e degli allegati alla liquidazione stessa nella Sezione Amministrazione Trasparente dedicata del sito istituzionale.
8. I mandati relativi ai pagamenti di spese ricorrenti a scadenza determinata per i quali il tesoriere è comunque tenuto a provvedere per  disposizioni di legge, accordi contrattuali o norme speciali, sono emessi entro i quindici giorni successivi e, comunque, entro il termine del mese in corso.
9. In relazione all'esigenza di garantire correttezza, funzionalità ed efficienza gestionale, i mandati di pagamento sono sottoscritti dal responsabile del settore finanziario ovvero dalla persona che ne esercita le funzioni in caso di assenza o impedimento. La firma dei mandati di pagamento è effettuata  con  modalità digitale.
10. Dell’avvenuta emissione dei mandati è data pronta comunicazione agli interessati.
11. Il Tesoriere è tenuto, dietro comunicazione motivata e sottoscritta dal Responsabile del Settore Finanziario, o da suo sostituto, a pagare somme in assenza di mandato di pagamento, qualora dal mancato pagamento possa derivare un danno grave e certo all’ente.
12. La regolarizzazione di un pagamento privo di ordinativo deve essere eseguito con emissione dell’apposito mandato entro e non oltre trenta giorni.

Art. 39 - Il pagamento dei residui passivi
1.    L’impegno di spesa si considera validamente assunto in presenza di:
a)    un rapporto obbligatorio giuridicamente perfezionatosi entro il termine dell’esercizio avente i requisiti della certezza, liquidità ed esigibilità che fa gravare sull’ente una obbligazione pecuniaria imputata agli esercizi in cui la stessa viene a scadere e che potrà produrre nell’esercizio il pagamento di somme oppure la formazione di un debito da estinguere;
b)    il visto attestante la copertura finanziaria da parte del Responsabile del servizio finanziario.
2.    L’impegno così definito costituisce vincolo sugli stanziamenti di bilancio e, se non pagato entro il termine dell’esercizio, determina la formazione del residuo passivo, salvi i casi di impegni esigibili su annualità successive a quelle in corso.
3.    E’ vietata la conservazione nel conto dei residui di somme non impegnate secondo le procedure previste dalla normativa vigente.
4.    Le somme non impegnate entro il termine dell’esercizio costituiscono economia di spesa e, a tale titolo, concorrono a determinare i risultati finali della gestione.
5.    Ciascun responsabile di servizio, per le spese di rispettiva competenza assegnate con il PEG ed impegnate, deve verificare il permanere dei requisiti essenziali per il mantenimento dei residui passivi nel conto del bilancio e la corretta imputazione a bilancio in funzione dell’esigibilità delle obbligazioni giuridiche sottostanti.
6.    A tal fine il Responsabile del servizio finanziario trasmette ai responsabili dei servizi, entro il 15 gennaio l’elenco degli impegni di spesa ancora da pagare derivanti dalla gestione di competenza e dalla gestione dei residui passivi.
7.    I responsabili dei servizi, entro il 28 febbraio, controllano gli elenchi e verificano le ragioni del mantenimento, in tutto o in parte, nel conto del bilancio, dei residui passivi, sulla base di idonei titoli giuridici e degli atti che individuano l’ente locale quale debitore delle relative somme. Dell’esito di tale verifica ciascun responsabile ne darà atto, attraverso apposita determinazione che dovrà indicare:
a)    i residui passivi mantenuti per un importo uguale o inferiore a quello previsto, in quanto esigibili entro il termine dell’esercizio e liquidabili, essendo le relative fatture pervenute entro il 28 febbraio successivo;
b)    i residui passivi da eliminare,  indicando le motivazioni;
c)    i residui passivi da reimputare in quanto corrispondenti ad obbligazioni non scadute al 31 dicembre dell’esercizio, con indicazione dell’esercizio di scadenza.
8.    Sulla base della verifica effettuata da ciascun responsabile, il Servizio finanziario predispone la delibera di Giunta comunale relativa al riaccertamento ordinario dei residui.
9.    È vietato il mantenimento nel conto del bilancio dei residui passivi che non possiedono gli elementi costitutivi dell’impegno e di quelli per i quali, nel relativo esercizio, l’obbligazione non sia esigibile.
10.    Per le obbligazioni passive esigibili al termine dell’esercizio, ma non liquidabili entro il 28 febbraio il mantenimento a residuo può essere disposto a condizione che il responsabile della spesa dichiari sotto la propria responsabilità che la spesa è liquidabile in quanto la prestazione è stata resa o la fornitura è stata effettuata nell’anno di riferimento.
11.    E’ fatto divieto liquidare e pagare a residuo somme per le quali nel medesimo esercizio non sia venuta a scadere la relativa obbligazione giuridica. Al solo fine di consentire una corretta reimputazione all’esercizio in corso di obbligazioni da incassare o pagare necessariamente prima del riaccertamento ordinario, è possibile, con provvedimento del Responsabile del servizio finanziario, previa acquisizione del parere dell’organo di revisione, effettuare un riaccertamento parziale di tali residui. La relativa richiesta deve pervenire al Responsabile del servizio finanziario almeno 10 giorni prima la scadenza fissata per il pagamento.


CAPO VIII
PARERI, VISTI ATTESTAZIONI E SEGNALAZIONI
 
Art. 40 Parere di regolarità contabile sulle proposte di deliberazione di competenza del Consiglio e della Giunta
1. In nessun caso il parere contabile può riguardare gli aspetti di merito e/o di legittimità dell'atto. Nel caso di riscontro di palese illegittimità, il Responsabile Finanziario deve procedere solamente al rilievo del fatto, senza che ciò possa condizionare l’espressione del parere di pura natura contabile.
2. Le proposte di provvedimento in ordine alle quali, per qualsiasi ragione, non può essere formulato il parere ovvero lo stesso non sia positivo o che necessitino di integrazioni e modifiche sono, oggetto di approfondimento tra il responsabile del servizio finanziario e il responsabile del servizio proponente, ai fini della definizione di idonee soluzioni. Nel caso non risulti possibile conseguire tale esito, le proposte saranno inviate, con motivata relazione ed entro il termine di giorni 15, dal responsabile del servizio finanziario al responsabile del servizio proponente.
3. Il  parere è espresso  in  forma  scritta,  munito  di  data  e sottoscritto  ed  inserito  nell'atto  in  corso di formazione o può essere rilasciato e sottoscritto anche tramite procedure informatizzate con adozione della firma digitale e deve riguardare:
a) la regolarità della documentazione sotto l’aspetto contabile;  
b) l’osservanza delle norme fiscali;  
c) la corretta indicazione dell'entrata e/o della spesa;
d) la corretta gestione del patrimonio;
e) il rispetto dei principi generali dettati dall'ordinamento in materia contabile e finanziaria degli enti locali;
f) il rispetto delle norme di cui al presente regolamento;
g) il  rispetto delle  competenze  proprie  degli  organi  che  adottano  i  provvedimenti  e la verifica  della sussistenza del parere di regolarità tecnica rilasciato dal soggetto competente.
4. Il parere contrario alla proposta di atto o che comunque contenga rilievi in merito al suo contenuto, deve essere motivato.
5. L'organo  deputato  ad  adottare  l'atto, in  presenza  di  parere  negativo, può  ugualmente assumere il provvedimento con apposita motivazione circa le ragioni che inducono a disattendere il parere stesso.  
6.I provvedimenti di indirizzo politico e che comunque non hanno  conseguenze  sul  bilancio e  sul patrimonio, non sono soggetti al parere di regolarità contabile.

Art. 41 Il visto di copertura finanziaria
1. Il visto di copertura finanziaria della spesa sugli atti di impegno di cui all’art. 153, comma 5 del D.Lgs. n. 267/2000 è reso dal Responsabile del Servizio Finanziario, deve riguardare:  
a) l’esistenza della copertura finanziaria della spesa, come previsto nei commi successivi, sull’unità di bilancio e di P.E.G. individuato nell’atto di impegno;  
b) la giusta imputazione al bilancio;
c) la competenza del responsabile del servizio proponente;
d) l’osservanza delle norme fiscali.  
2. Nel caso di spesa finanziata dall’avanzo di amministrazione il Responsabile del Servizio Finanziario, ai fini del rilascio dell’attestazione di copertura finanziaria, deve tener conto dello stato di realizzazione dell’avanzo medesimo.
3. Non costituiscono  oggetto di  valutazione le verifiche  inerenti  il  rispetto  di  norme  e regolamenti riguardanti aspetti  non prettamente contabili per i quali  risponde il responsabile  del  servizio che  ha sottoscritto la determinazione d’impegno di spesa. In nessun caso il visto di copertura finanziaria  può riguardare gli aspetti di merito e/o di legittimità dell'atto.  
4. I provvedimenti in ordine ai quali, per qualsiasi ragione, non può essere rilasciato il visto di copertura finanziaria ovvero lo stesso non sia positivo o che necessitino di integrazioni e modifiche sono reinviate, con motivata relazione, al servizio proponente.  
5.  Qualora si verifichino  situazioni gestionali di notevole gravità  tali  da  pregiudicare  gli  equilibri  del bilancio, il Responsabile del Servizio Finanziario può sospendere il rilascio delle attestazioni di copertura finanziaria con le modalità di cui al successivo articolo.
6. Il parere è sempre espresso in forma scritta, sottoscritto e munito di data, inserito nell’atto in corso di formazione o può essere rilasciato e sottoscritto anche tramite procedure informatizzate con adozione della firma digitale.  

Art. 42 Le segnalazioni obbligatorie
1. Il responsabile del servizio finanziario è obbligato  a  segnalare  i  fatti  gestionali dai  quali derivi  il costituirsi di situazioni tali da pregiudicare gli equilibri di bilancio e a presentare le proprie valutazioni in merito.
2. La segnalazione dei fatti gestionali e le valutazioni di cui al precedente comma riguardano anche la gestione dei residui e l'equilibrio di bilancio per il finanziamento della spesa d'investimento, qualora si evidenzino situazioni che possono condurre a squilibri della gestione di competenza o del conto residui che, se non compensate da variazioni gestionali positive, possono determinare disavanzi di gestione o di amministrazione.
3. Le segnalazioni di cui ai commi precedenti, documentate e adeguatamente motivate, sono inviate al Sindaco, al Segretario e all'Organo di revisione contabile in forma scritta e con riscontro dell'avvenuto ricevimento.
4. Qualora i  fatti  segnalati o le valutazioni espresse risultino di particolare gravità agli  effetti della copertura finanziaria delle spese, il responsabile del servizio finanziario contestualmente  comunica ai soggetti di cui al comma precedente la sospensione, con effetto immediato, del rilascio delle attestazioni di copertura finanziaria. Il responsabile del servizio finanziario, in tali situazioni, può sospendere l'effetto delle attestazioni già rilasciate a cui non corrisponde ancora il perfezionamento di obbligazioni giuridiche.
5. La decisione di sospendere il rilascio delle attestazioni di copertura finanziaria deve essere motivata con l'indicazione dei presupposti di fatto e delle ragioni giuridiche che l’hanno determinata. Il parere relativo alla copertura finanziaria viene sempre rilasciato per le spese previste per legge, il cui mancato intervento arrechi danno patrimoniale all'ente


CAPO IX
AGENTI CONTABILI

Art.  43 Agenti contabili interni ed esterni
1.  Sono agenti contabili interni l’economo, i dipendenti incaricati del maneggio di  denaro  pubblico, i dipendenti consegnatari  di  beni  mobili  ed  immobili  incaricati  della  loro  vigilanza,  custodia  e  gestione. Tutti  coloro  che  si  ingeriscono  negli  incarichi  attribuiti  ai  suddetti  agenti  ne  assumono  i  medesimi obblighi.
2. Sono agenti contabili esterni il Tesoriere, il Concessionario del servizio di riscossione dei tributi e delle entrate patrimoniali ed ogni altro soggetto esterno che abbia maneggio del denaro dell’Ente.
 
Art. 44 Agenti contabili a denaro
1. Gli agenti contabili a denaro sono individuati con Determinazione del Responsabile del Settore.
2. L’incarico di agente è conferito al personale in servizio a tempo indeterminato.
3. Le funzioni, le attività e gli obblighi degli agenti contabili esterni incaricati per contratto o convenzione al maneggio di pubblico danaro sono  disciplinate  nel  contratto  o  convenzione  di  affidamento  dello specifico servizio.
4. Gli agenti contabili interni possono esercitare esclusivamente l’attività di riscossione dei proventi di spettanza del Comune nello svolgimento dell’attività specifica esercitata dal servizio di appartenenza.
5. Le somme riscosse dagli  agenti  contabili  interni  devono  essere  tempestivamente  versate  alla Tesoreria comunale almeno una volta al mese, e comunque entro il giorno 5 del mese successivo a quello di riscossione.
6. L’agente contabile interno  per tutte le operazioni da lui effettuate, tiene specifico registro di cassa nel quale devono essere annotate distintamente per causale l’ammontare delle riscossioni effettuate.
7. Nei casi consentiti dalla legge, per riscossioni di  limitato  importo  è  autorizzato  l’impiego  i  marche segnatasse.
 
Art. 45 Agenti contabili a materia
1. Agenti contabili interni a materia sono i responsabili di servizio in quanto responsabili della custodia, vigilanza, manutenzione e gestione dei beni mobili ed immobili loro assegnati con l’approvazione del Piano Esecutivo di Gestione ovvero con altro specifico provvedimento.
2. La responsabilità dell’agente contabile a materia si estende ai beni mobili ed immobili acquistati con le risorse finanziarie assegnate dal medesimo Piano Esecutivo di  Gestione per il  periodo  di  tempo necessario alla definitiva assegnazione ai servizi  di destinazione.
3. E’ compito dei responsabili di servizio interessati comunicare annualmente agli uffici competenti per la tenuta e aggiornamento degli inventari  le variazioni dei  beni mobili ed immobili loro assegnati.
 

CAPO X
SERVIZIO ECONOMATO
 
Art. 46 Servizio Economato
1. E’ istituito nell’abito del servizio finanziario ai sensi dell’art. 153, comma 7, del D.Lgs. 267/2000 e successive modificazioni ed integrazioni, il servizio di economato, nonché il servizio di cassa economale, per la gestione di  cassa esclusivamente delle spese di ufficio urgenti di non rilevante ammontare entro i limiti e con le modalità di cui al presente Regolamento.
2.     Sono di competenza del Servizio Economato del Comune:
a)     l’acquisizione di beni e servizi per gli Uffici e Servizi Comunali che, per la loro particolare natura di spesa minuta, non richiedono l’espletamento delle ordinarie procedure di acquisto;
b)     le spese urgenti per le quali sia indispensabile il pagamento immediato;
c)     il servizio di cassa per le spese di cui ai precedenti punti, ai sensi dell’art. 153, comma 7 del d.lgs. n. 267/2000;
d)     i servizi speciali di cui all’art. 48 del presente Regolamento.

Art. 47 Organizzazione del servizio economato
1.    Il Servizio di Economato è inserito all’interno del Settore Programmazione, Finanziaria, Tributi, Provveditorato Economato posto alle dirette dipendenze del Responsabile di settore.
2.    La funzione di Economo può essere attribuita dal Responsabile del Settore Programmazione, Finanziaria, Tributi, Provveditorato Economato a dipendente di comprovata capacità e professionalità. L’Economo assume le responsabilità dell’agente contabile.
3.    In caso di assenza od impedimento dell’economo designato il Responsabile può individuare un sostituto.

Art. 48 Competenze affidate al Servizio Economato
1.     Oltre alla funzione contabile, l’Economo, qualora specificatamente incaricato, può provvedere anche ai seguenti ulteriori servizi, avvalendosi anche della collaborazione di altri uffici:
a)    alla esecuzione delle minute spese di funzionamento a carico dei fondi di anticipazione;
b)    alla gestione dei beni mobili provvedendo alla redazione ed all’aggiornamento del relativo inventario (i beni, una volta inventariati, sono dati in consegna ad agenti consegnatari, i quali sono personalmente responsabili dei beni loro affidati, nonché di qualsiasi danno che possa derivare al Comune da loro azioni od omissioni: in tal caso l’Economo sorveglia la regolare manutenzione e conservazione dei beni mobili affidati ai consegnatari, riferendo sulle eventuali irregolarità rilevate e sulle responsabilità dei consegnatari stessi);
c)    alla alienazione dei beni mobili fuori uso del Comune, o alla relativa cessione gratuita a norma dell’art. 61 del presente regolamento;
d)    conservazione e distribuzione di stampati, cancelleria e materiale di minuto consumo;
e)    alla ordinazione di beni e servizi, dopo averne accertata la convenienza in rapporto alla qualità ed al prezzo della fornitura ed in accordo con i Responsabili dei Servizi interessati per i servizi di “Provveditorato”;
f)    previa richiesta dei Responsabili dei Servizi, può provvedere, altresì, sempre nei limiti delle disponibilità esistenti sui pertinenti capitoli di bilancio/PEG, agli acquisti di beni o prodotti aventi particolari o specifiche caratteristiche tecniche che dovranno essere specificate, a cura degli stessi Responsabili, nelle medesime richieste;
g)    alla tenuta degli inventari e delle altre scritture prescritte dalla normativa;

Art. 49 - Fondi di anticipazione a favore dell’Economo
1.    All’Economo, per le spese da eseguire a mezzo del servizio cassa, è attribuita, con Determinazione del Responsabile del Servizio finanziario, un’anticipazione all’inizio del servizio e, successivamente, all’inizio di ogni anno, per un importo che viene fissato in €. 10.000,00 (Euro Diecimila/00).
2.    L’anticipazione è effettuata a carico della Missione 99 Servizio conto Terzi , Titolo 7 Spese per conto terzi e partite di giro del relativo bilancio.
3.    L’economo provvede al pagamento, entro il limite massimo per ciascun importo di €. 500,00, delle minute spese che debbano essere sostenute in contanti per ragioni di funzionalità immediata ed urgente del bene o servizio richiesto in relazione alle esigenze di mantenimento e di funzionamento dei servizi erogati dall’ente, secondo le condizioni di pagamento richieste dai fornitori ed in base alla modesta entità dell’acquisto o della prestazione.
4.    Con cadenza massima trimestrale, l’economo presenta il rendiconto documentato delle spese effettuate che deve essere riscontrato e vistato dal responsabile del servizio finanziario.
5.    I reintegri delle anticipazioni debbono essere effettuati, come disposto dal successivo art. 52, con mandati emessi a favore dell’Economo.

Art. 50 Tipologia di minute spese e urgenti
1.     A mezzo del servizio di cassa si fa fronte alle spese minute od urgenti di seguito elencate:
a)    acquisto, riparazione e manutenzione di beni mobili ed attrezzature in genere;
b)    acquisto di stampati, modulistica, cancelleria e materiali di consumo occorrenti per il funzionamento degli uffici;
c)    spese per riproduzioni grafiche, riproduzioni di disegni, ecc., rilegatura volumi, sviluppo foto;
d)    spese postali e telegrafiche, per l’acquisto di carte e valori bollati, per spedizioni a mezzo servizio ferroviario, postale o corriere;
e)    spese per riparazione, manutenzione o recupero di automezzi dell’ente, spese per tasse di proprietà, nonché per l’acquisto di materiali di ricambio, lubrificanti;
f)    acquisto di libri, software e pubblicazioni tecnico-scientifiche;
g)    spese per abbonamenti a giornali, riviste e pubblicazioni periodiche;
h)    spese per pubblicazioni obbligatorie per legge, quotidiani, ecc., nonché per registrazione, trascrizione, visure catastali, oneri tributari in genere relativi al demanio o patrimonio comunale, ecc.;
i)    spese pulizie, facchinaggio e trasporto materiali;
j)    rimborso spese viaggio relative all’utilizzo di taxi o, comunque, di autovetture ad uso pubblico, parcheggi, da parte degli organi, dei dirigenti, dei funzionari e del personale dipendente, debitamente autorizzati e documentati con pezze giustificative;
k)    spese d’urgenza in caso di calamità naturali;
l)    spese di rappresentanza che possano riferirsi a doni e omaggi di modesta entità in favore di soggetti estranei all’Ente;
m)    ogni altra spesa urgente, necessaria per il funzionamento degli uffici e servizi dell’ente, per la quale sia indispensabile ed indilazionabile il pagamento in contanti, purché sia nei limiti sopra indicati.

Art. 51 Pagamenti della cassa economale e flussi finanziari
1.    Spetta alla cassa economale effettuare i pagamenti di tutte le spese specificate al precedente art. 50 attuando la procedura di seguito indicata.
2.    I pagamenti vengono effettuati dietro presentazione di richieste, compilate su appositi blocchetti forniti dallo stesso Servizio Economato e numerate progressivamente per ogni esercizio finanziario. Dette richieste, chiamate anche buoni economali e che potranno essere prodotti con procedura automatizzata, dovranno riportare la descrizione del bene o servizio per il quale si chiede il pagamento in contanti, l’importo da pagare, il creditore, la data e la firma del Responsabile di servizio o suo delegato che autorizza la fornitura descritta. Il sospeso di cassa derivante dall’anticipazione viene estinto con la presentazione della specifica documentazione di spesa, allegata al foglio di liquidazione che va compilato e sottoscritto dal competente Responsabile.
3.    Nessun pagamento deve essere eseguito senza la preventiva contabilizzazione della spesa sull’apposita richiesta (buono economale).
4.    Nel caso in cui il pagamento in contanti non avvenga immediatamente, al creditore deve essere consegnata una copia della richiesta (buono economale). Tale documento va presentato alla cassa economale ed è indispensabile per la riscossione del credito. In caso di smarrimento di detto documento, il creditore dovrà produrre alla cassa una dichiarazione sottoscritta dell’avvenuto smarrimento.
5.    Per ciascuna spesa, la cassa emette un buono di pagamento, il quale deve essere corredato dei documenti giustificativi, regolari agli effetti fiscali. Il buono di pagamento deve essere numerato progressivamente per anno finanziario, indicare il capitolo di bilancio/PEG e l’oggetto del capitolo, la data in cui viene emesso, la fornitura effettuata, l’importo che viene pagato, la modalità del pagamento, l’individuazione del creditore, l’impegno sul quale viene contabilizzata la spesa. Deve, inoltre, essere sottoscritto dal cassiere che esegue il pagamento.
6.    Per ogni operazione, la spesa non può superare il limite massimo indicato nel precedente art. 49. Nessuna richiesta di fornitura o servizio può essere artificiosamente frazionata allo scopo di far rientrare la spesa nel limite suindicato. L’ammontare dei pagamenti su ciascuna anticipazione non deve superare l’importo dell’anticipazione stessa.
7.    I buoni di pagamento sono conservati presso la cassa economale e costituiscono documentazione necessaria ai fini della resa del conto; ad essi sono allegati i documenti giustificativi della spesa, regolari agli effetti fiscali.
8.    Delle somme ricevute il creditore deve dare quietanza.
9.    Il pagamento della spesa può essere effettuato:  
a) in contanti, previo rilascio di quietanza da parte del fornitore;
b) con versamento tramite conto corrente postale;
10.    La movimentazione delle somme previste dal presente servizio e tutti i pagamenti disposti dalle casse economali non soggiacciono alle norme previste dalla legge n. 136/2010 e s.m.i. inerenti la cosiddetta “tracciabilità” dei flussi finanziari secondo quanto previsto dalla circolare dell’ANAC n. 4/2011.

Art. 52 Contabilità della cassa economale
1.    L’Economo deve accertare che il giornale di cassa sia tenuto costantemente aggiornato, sia redatto mediante appositi supporti informatici anche eventualmente inseriti sul programma di contabilità della Ragioneria comunale. Nel giornale di cassa vanno registrati in stretto ordine cronologico tutti i pagamenti e anticipazioni effettuate, in particolare vanno riportate le seguenti registrazioni: la data dell’operazione contabile, il soggetto al quale è stato fatto il pagamento, il saldo iniziale di cassa, le entrate e le uscite giornaliere, il saldo finale.
2.    Il Responsabile del Servizio finanziario può effettuare verifiche di cassa nell’ambito dei poteri di controllo previsti dal Regolamento di Contabilità. Procede altresì a verifica straordinaria di cassa a seguito di mutamento definitivo della persona dell’Economo.
3.    La gestione della cassa economale è soggetta a verifiche del Collegio dei revisori dei conti ai sensi dell’art. 223 del d.lgs. n. 267/2000.
4.    L’Economo del Comune deve chiedere il reintegro delle spese effettuate con le anticipazioni di cui all’art. 50, presentando al Responsabile del Servizio finanziario almeno ogni trimestre, opportuni rendiconti, corredati dei documenti giustificativi e sottoscritti dallo stesso Economo o Sostituto incaricato.
5.    Il Responsabile preindicato, verificata la regolarità del rendiconto, lo approva con propria determinazione e dispone il reintegro dell’anticipazione tramite l’emissione dei relativi mandati.
6.    A fine esercizio, in ogni caso, l’Economo restituisce l’anticipazione con versamento dell’importo presso la Tesoreria dell’ente.
7.    L’Economo ha l’obbligo di rendere il conto della sua gestione ai sensi dell’art. 233 del d.lgs. n. 267/2000.

Art. 53 Doveri dell’Economo e degli agenti di cassa
1.    Alla cassa economale sono addetti l’Economo e il sostituto incaricato.
2.    L’Economo è personalmente responsabile delle somme ricevute in anticipazione sino a che non ne abbia ottenuto regolare discarico.
3.    E’ responsabile dei fondi custoditi, delle operazioni svolte, della conservazione delle relative pezze giustificative, della corretta registrazione delle operazioni sul giornale di cassa e sul partitario dei “sospesi di cassa”.
4.    Eventuali furti devono essere immediatamente denunciati all’autorità competente.
5.    Le differenze di cassa – eccedenze o differenze negative – eventualmente risultanti all’atto della chiusura giornaliera di cassa devono essere comunicate immediatamente al Responsabile.
6.    In ambedue le ipotesi previste nel comma precedente, si procederà ad apposita istruttoria; la stessa sarà finalizzata ad individuare, nel caso di eccedenze, il destinatario del rimborso e, ove non ne sia possibile l’individuazione, la relativa somma sarà versata alla Tesoreria comunale; nel caso di differenze negative, si accerteranno i motivi delle stesse e, in caso di responsabilità, si procederà al reintegro delle somme da parte del responsabile dell’ammanco, salvo l’eventuale procedimento disciplinare ove ne ricorrano gli estremi. In ogni caso saranno valutate le modalità dell’eventuale reintegro.

Art. 54 Indennità di maneggio valori
1.     All’Economo compete l’indennità giornaliera di maneggio valori di cassa, la cui entità è commisurata al valore medio mensile dei valori maneggiati.
2.    Gli importi di tale indennità sono stabiliti in sede di contrattazione integrativa decentrata entro i limiti di cui all’art. 36 del CCNL integrativo 14 settembre 2000.
3.     L’indennità, riconosciuta anche al sostituto Economo, è corrisposta per le sole giornate nelle quali il dipendente è adibito al servizio di cui al comma 1.

 
CAPO XI - INVENTARIO
 
Art. 55 Libro degli inventari e classificazione dei beni
1. La  contabilità  patrimoniale  ha  lo  scopo  di  formare  periodicamente,  alla  fine  di  ogni  esercizio finanziario,  il  "Conto  del  patrimonio"  mediante  la  rilevazione  della  situazione  patrimoniale  dell’ente  e delle variazioni verificatesi negli elementi attivi e passivi, sia per effetto della gestione del bilancio, sia per qualsiasi altra causa.  
2. Lo strumento di  rilevazione  delle  scritture  patrimoniali  é  l’inventario  dei  beni  comunali  che, consentendo la conoscenza quantitativa, qualitativa e del valore dei beni stessi, costituisce un idoneo strumento di controllo e di gestione del patrimonio comunale.  
3. Ai  fini  della  formazione  dell’inventario,  i  beni  comunali  sono  classificati  in  relazione  ai  differenziati regimi giuridici di diritto pubblico cui essi sono assoggettati.  
4. La classificazione dei beni deve tener conto che:  
a) appartengono al demanio comunale i beni destinati all’uso pubblico per natura, quali strade e relative pertinenze (aree di servizio, aiuole spartitraffico, paracarri, ponti, sottopassaggi, gallerie, scarpate, etc.), piazze,  giardini,  parchi,  acquedotti,  cimiteri,  mercati,  fontane,  fognature,  fossi,  canali  e  laghi  artificiali, edifici  monumentali  e  di  interesse  storico,  archeologico  e  artistico,  chiese,  raccolte  dei  musei,  delle biblioteche, diritti demaniali su beni altrui e tutto ciò che risulta assoggettato al regime pubblicistico tipico dei beni demaniali;  
b) appartengono al patrimonio indisponibile, i beni destinati a sede di pubblici uffici o a pubblici servizi, quali palazzo comunale, scuole, edifici e terreni destinati a servizi resi dal Comune, teatri, macelli, aree adibite a fini urbanistici e di incremento dei servizi degli insediamenti produttivi e dell’edilizia residenziale pubblica,  beni  mobili  di  uso  pubblico  (mobili,  arredi,  attrezzature  e  macchine  d’ufficio,  automezzi  e motomezzi, libri e raccolte di leggi e decreti, statue, quadri, ecc,);  
c)  appartengono  al  patrimonio  disponibile,  i  beni  soggetti  alle  norme  del  diritto  comune,  quali terreni, fabbricati, edifici ed altri beni non direttamente destinati all’uso pubblico, aree lottizzate abusivamente ed acquisite, beni mobili del patrimonio disponibile, diritti, azioni, obbligazioni e partecipazioni.  
5. L’inventariazione dei beni è effettuata al momento della loro acquisizione. Il Responsabile del servizio che ha proceduto all’acquisizione del bene o realizzazione dell’opera comunica al Settore Finanziario gli estremi per l’aggiornamento dei libri degli inventari.   
6. Nel caso di liquidazione di spesa relative a stati di avanzamento dei lavori e fino alla liquidazione dello stato finale dei lavori, gli importi liquidati sono registrati in inventario alla voce "Opere in costruzione” e ribaltati nel conto del patrimonio alla voce "lII.3 -• Immobilizzazioni in corso ed acconti” dell’attivo, non soggetta ad ammortamento.  
7.  I  beni  di  nuova  acquisizione  sono  inventariati  nel  corso  dell'esercizio  con  riferimento  alle  fatture pervenute. Le altre variazioni riguardanti l'inventario intercorse nell'anno finanziario sono comunicate dai responsabili di servizio consegnatari dei beni, al servizio incaricato della tenuta delle pertinenti scritture inventariali.  
8. Le schede inventariali, le informazioni di cui ai precedenti commi, le variazioni di carico e scarico e le eventuali  etichette apposte sui beni,  possono  essere  predisposte  e  movimentate  con  strumenti informatici.  
9. All’atto della formazione dell’inventario e, per ogni successiva acquisizione, all’atto della presa in consegna, ogni oggetto è distinto da un numero progressivo d’inventario. Il numero è, di solito, impresso su una targhetta od etichetta fissata all’oggetto, che reca la denominazione dell’ente.
 
Art. 56 Valutazione dei beni e sistema dei valori
1. La determinazione del sistema dei valori patrimoniali comporta la rilevazione di tutte le operazioni che, durante l’esercizio, determinano variazioni nell’ammontare  e  nella  tipologia  dei  beni  dell’ente,  sia  per effetto della gestione del bilancio, sia per qualsiasi altra causa.  
2. La rilevazione dei valori é effettuata in parte utilizzando le scritture della contabilità finanziaria per la determinazione della consistenza del "patrimonio  finanziario"  ed  in  parte  mediante  rilevazioni extracontabili utilizzando le scritture di inventario per la determinazione della consistenza del "patrimonio permanente",  per  giungere  attraverso  il  relativo  risultato  finale  differenziale  alla  definizione  della consistenza netta del patrimonio complessivo.  
3. Per la valutazione dei beni si applica quanto previsto dall’articolo 230 comma 4 del D.Lgs. 267/2000.  
 
Art. 57 Tenuta e aggiornamento degli inventari
 1.  La  tenuta  degli  inventari  comporta  la  descrizione  di  tutti  i  beni  in  apposite  schede,  suddivise  per categorie, contenenti per ciascuna unità elementare le indicazioni necessarie alla sua identificazione ed in particolare gli elementi di cui al successivo comma.  
2. L’inventario dei beni immobili deve contenere le seguenti indicazioni:  
a) ubicazione, denominazione, estensione, qualità e dati catastali;  
b) titolo di provenienza, destinazione ed eventuali vincoli;  
c) condizione giuridica ed eventuale rendita;  
d) valore determinato con i criteri di cui all’articolo precedente del presente regolamento;  
e) quote di ammortamento (con l’eccezione dei terreni);  
i) servizio al cui funzionamento il bene è destinato;  
g) responsabile di servizio consegnatario del bene.  
3. L’inventario dei beni mobili deve contenere le seguenti indicazioni:  
a) denominazione e descrizione, secondo la natura e la specie;  
b) qualità e quantità secondo le varie specie  
c) data di acquisizione;  
d) condizione giuridica;  
e) valore determinato secondo i criteri di cui all’articolo precedente del presente regolamento;  
 f) quote di ammortamento;  
g) servizio al cui funzionamento il bene é destinato;  
h) responsabile di servizio consegnatario del bene.  
 
Art. 58 Consegnatario dei beni
1. I  beni immobili  e  mobili,  esclusi i  beni  di  facile  consumo  o  di  modico  valore  elencati al  successivo articolo 59, sono dati in consegna e gestione ai responsabili di servizio.
2. I consegnatari dei beni immobili e dei beni mobili  sono individuati nei responsabili dei servizi ai quali i beni sono destinati per la relativa gestione e funzionamento.  
3. I consegnatari provvedono a comunicare agli uffici competenti per la tenuta degli inventari tutte le variazioni  che  si  verificano  a  seguito  di  trasformazioni,  aumenti  o  diminuzioni nella  consistenza  e  nel valore dei beni dei quali sono responsabili.  
 
Art. 59 Beni mobili non inventariabili
1.  Sono  esclusi  dall'obbligo  di  inventariazione  i beni  di  valore  inferiore  a  €  125,00. Sono comunque inventariati gli arredi ed altre tipologie di beni che costituiscono universalità di beni mobili, per le quali si redigono appositi elenchi.  
2.  Non sono inventariati i beni mobili di facile  consumo,  quali  il  vestiario  per  il  personale,  materiali di cancelleria, registri, stampati e modulistica, riviste, periodici e guide di aggiornamento periodico, testi e manuali professionali, timbri, toner, zerbini e passatoie, combustibili, carburanti e lubrificanti, attrezzature e materiali per la pulizia, attrezzi da lavoro, gomme e pezzi di ricambio per automezzi, componentistica elettrica,  elettronica  e  varia,  materiale  edilizio,  altre  materie  prime  necessarie  per  l'attività  dei  servizi, piante  e  composizioni  floreali  ornamentali  e  ogni  altro  prodotto  per  il  quale  l'immissione  in  uso corrisponde  al  consumo  e  comunque  i  beni  facilmente  deteriorabili  o  particolarmente  fragili  quali lampadine, materiali vetrosi, piccole attrezzature d'ufficio.  

Art. 60 - Ammortamento
1. In base ai valori economici vengono applicate, annualmente, le quote di ammortamento secondo la normativa vigente.
2. Non sono soggetti ad ammortamento i beni mobili non registrati di valore unitario inferiore a lire € 1.032,91. Ai fini dell’inserimento dei valori nel conto economico e nel conto del patrimonio, i beni di cui al presente comma si considerano interamente ammortizzati nell’esercizio di acquisizione.  

Art. 61 Carico e scarico dei beni mobili
 1. Qualora il bene, previa relazione redatta dal consegnatario, risultasse non più utilizzabile, dovrà essere dichiarato fuori uso con provvedimento del Settore Economato e cancellato dall’inventario.
2. I  beni  non  più  utilizzabili  per  esigenze  funzionali  dell’amministrazione  o  posti  fuori  uso  per  cause tecniche, ma che conservino una utilità fruibile da altri soggetti,  possono essere ceduti gratuitamente:
a) alla Croce Rossa Italiana;
b) ad altre strutture universitarie;
c) ad istituzione scolastiche;
d) ad uffici della Pubblica Amministrazione;
e) a comunità religiose;
f) ad enti pubblici o privati che abbiano finalità sociali o umanitarie;
g) ad organizzazioni non lucrative di utilità sociale (ONLUS);
h) associazioni sportive e culturali operanti nel territorio Comunale;
i) ad associazioni operanti nel settore della protezione civile
3. L’operazione di cessione gratuita di cui al comma 2 deve essere deliberata dalla Giunta comunale su proposta del responsabile del servizio consegnatario.
4. La consegna dei beni deve risultare da apposito verbale e registrata nelle scritture inventariali


CAPO XII
RENDICONTO DELLA GESTIONE

Art. 62  Rendiconto contributi straordinari
 1. Al fine di adempiere all'obbligo previsto dall'art. 158 del Tuel, i responsabili dei servizi gestiti in tutto o in parte utilizzando contributi straordinari assegnati all'ente da amministrazioni pubbliche, salvo diversa disposizione normativa che disciplina il contributo, devono redigere il rendiconto annuale di detto utilizzo.
 
Art. 63  Riaccertamento dei residui attivi e passivi
1. La  ricognizione ed  il  riaccertamento  dei  residui  avviene  con  le  modalità  previste  dal  punto 9.1 del Principio  Contabile  Applicato  concernente la contabilità finanziaria  di  cui  all’allegato  4/2  del  D.Lgs. 118/2011 e successive modificazioni.   
2. Tra le cause di eliminazione dei residui attivi, oltre alle normali cause di inesigibilità o insussistenza, rilevano l’accertata irreperibilità o insolvenza del debitore nonché l'abbandono di entrate patrimoniali il cui recupero comporterebbe costi di riscossione superiori al credito accertato.
3. Il servizio finanziario elabora i  dati e le  informazioni  ricevute dai responsabili  dei  servizi  ai  fini  del riaccertamento dei residui di cui all’art. 228, comma 3 del D.Lgs. 267/2000.  
 
Art. 64 Conti degli agenti contabili
1. L'economo e ogni altro agente contabile interno o esterno incaricato del maneggio di pubblico denaro o della gestione dei beni, devono rendere il conto della propria gestione entro il mese di gennaio di ciascun anno sui moduli previsti dall'ordinamento.

Art. 65 Resa del conto del tesoriere
1. Il tesoriere ha l'obbligo di rendere il conto della propria gestione di cassa, per dare dimostrazione e giustificazione del suo operato.
2. Il conto del tesoriere è reso al Comune nei termini e modalità previsti dalla normativa.
3. Al conto, debitamente sottoscritto dal tesoriere, è allegata la seguente documentazione:
a) allegati di svolgimento per ogni singola tipologia di entrata e per ogni singolo programma di spesa;  
b) ordinativi di riscossione e di pagamento;
c) quietanze originali rilasciate a fronte degli ordinativi di riscossione e di pagamento o, in sostituzione, i documenti su supporto informatico contenenti gli estremi delle medesime;  
d) eventuali altri documenti richiesti dalla Corte dei Conti o dall'ente.  
4. Nel caso siano utilizzate tecnologie informatiche la documentazione potrà essere trasmessa in forma digitale.  
 
Art. 66  Finalità del Rendiconto
 1. Il rendiconto evidenzia i risultati della gestione con la finalità di fornire informazioni sulla situazione finanziaria e patrimoniale, sui flussi finanziari e sull’andamento economico dell’Ente.  
2.  Il  risultato di  gestione  comprende  quindi  il  conto  del  bilancio,  il  conto  economico  ed il  conto  del patrimonio.  

Art. 67 - Rendiconto della gestione
1. La dimostrazione dei risultati di gestione avviene mediante il rendiconto della gestione, che comprende il conto del bilancio, il conto economico e lo stato patrimoniale.

Art. 68 Formazione e approvazione del rendiconto
1.  La  Giunta  comunale  approva lo  schema  di  rendiconto  da  sottoporre  alla  successiva  approvazione consiliare. Gli allegati possono  essere  approvati  separatamente con successivo provvedimento  se soggetti a scadenze diverse rispetto al rendiconto.  
2. La proposta di deliberazione consiliare e  lo  schema  di  rendiconto  sono  sottoposti  all’esame dell’Organo di revisione contabile che ha a disposizione 7 giorni per redigere la relazione di cui all’art. 239, comma 1, del D.Lgs. n. 267/2000.
3. Il rendiconto è deliberato dall'organo consiliare entro il 30 aprile dell'anno successivo, salvo diverse disposizioni legislative.  
4. Almeno 20 giorni prima dell'inizio della sessione consiliare in cui viene esaminato il rendiconto, sono posti a disposizione dei consiglieri, presso l’Ufficio di Segreteria:  
- la proposta di deliberazione;
- lo schema di rendiconto;
- la relazione al rendiconto di cui all'art. 231 del Tuel approvata dalla Giunta;
- la relazione dell'organo di revisione.
5. La deliberazione di approvazione del rendiconto é pubblicata all’albo pretorio per 15 giorni consecutivi con avviso del deposito di esso e di tutti gli altri documenti che vi si riferiscono.  
 
Art. 69 Relazione sulla gestione
1. Sulla  base  delle  relazioni predisposte  dai  responsabili  dei  Servizi di  cui all’art. 4 lettera c) del  presente regolamento,  il  Responsabile  del  Servizio  Finanziario  predispone  secondo  le modalità previste dall'articolo 11, comma 6, del D.Lgs. n. 118/2011 e successive modificazioni la relazione sulla gestione.
Art. 70 Pubblicazione del Rendiconto
1. Entro 30 giorni dall’approvazione del rendiconto si provvede alla pubblicazione nell’apposita sezione dedicata ai bilanci del sito internet dell'ente, il rendiconto della gestione, il conto del bilancio articolato per  capitoli  e  il  rendiconto  semplificato  per  i  cittadini,  di  cui  all’articolo  11  del  D.Lgs.  n.  118/2011  e successive modificazioni.

Art. 71 Avanzo o disavanzo di amministrazione
1. Il risultato finale della gestione finanziaria, accertato con l'approvazione del  rendiconto, esprime il saldo contabile di amministrazione ed è pari al fondo di cassa aumentato dei residui attivi e diminuito dei residui passivi e del valore del fondo pluriennale vincolato iscritto in spesa.  
2. L'eventuale disavanzo di amministrazione deve essere applicato al bilancio di previsione nei modi e nei termini di cui all'art. 188 del Tuel.
3. L'avanzo di amministrazione è distinto in fondi liberi, fondi vincolati, fondi destinati agli investimenti e fondi  accantonati e può essere  applicato  al  bilancio  nelle  modalità  previste  dal Tuel  e  dal  D.Lgs.  n. 118/2011.

Art. 72 - Conto economico
1. Nel conto economico sono contenuti i risultati  economici,  in  particolare  sono  evidenziate  le componenti  positive  e  negative  della  gestione  di  competenza  economica  dell'esercizio  rilevati  dalla contabilità  economico-patrimoniale  e  nel  rispetto  dei  principi  applicati  della  contabilità  economico-patrimoniale. Il conto economico rileva il risultato economico dell'esercizio.  
2. Il conto economico accoglie costi e proventi rilevati nel corso dell'esercizio nonché scritture rettificative ed integrative di fine esercizio. E’ redatto secondo lo schema di cui all'allegato 10 del d.lgs. 118/2011 che  prevede  uno  schema  a  struttura  scalare  ed  evidenzia,  oltre  al  risultato  economico  finale,  anche risultati economici intermedi e parziali derivanti dalla gestione dell'ente.
 
Art. 73 Stato patrimoniale
1.  Nello stato  patrimoniale  sono  contenuti  i  risultati  della  gestione  patrimoniale  e  la  consistenza del patrimonio al termine dell'esercizio. Il patrimonio è  costituito  dal  complesso  dei  beni  e  dei  rapporti giuridici,  attivi  e  passivi,  di  pertinenza  di  ciascun  ente.  Attraverso  la  rappresentazione  contabile  del patrimonio è determinata la consistenza netta della dotazione patrimoniale.  
2. Lo Stato patrimoniale è predisposto:  
- nel rispetto dei principi applicati della contabilità economico-patrimoniale;  
- secondo lo schema di cui all'allegato 4/3 del d.lgs. 118/2011.  
3. I valori del patrimonio permanente devono essere riconciliati con i dati risultanti dal riepilogo generale degli inventari.  
 
Art. 74 Stralcio dei crediti inesigibili
 1.  Lo  stato  patrimoniale  comprende  anche  i  crediti  inesigibili,  stralciati  dal  conto  del  bilancio,  sino  al compimento dei termini di prescrizione.  
2.  A  tal  fine  il  Responsabile  del  Servizio  Finanziario,  sulla  scorta  delle  verifiche  e  comunicazioni dei responsabili dei servizi, aggiorna annualmente ed allega al rendiconto della gestione apposito elenco di tali crediti distinto da quello dei residui attivi.
 

CAPO XIII
IL BILANCIO CONSOLIDATO

Art. 75 Bilancio consolidato
1. Il bilancio consolidato rileva i risultati complessivi della gestione dell'ente locale e degli enti e società partecipate. È predisposto  secondo  gli  schemi  previsti  dal  d.Lgs.  118/2011  ed  i  criteri  individuati  nel principio applicato del bilancio consolidato di cui all’allegato n. 4/4 del d.Lgs. n. 118/2011, e successive modificazioni.
2. Il bilancio consolidato è costituito dal conto economico consolidato, dallo stato patrimoniale consolidato e dai seguenti allegati:
?     la relazione sulla gestione consolidata, che comprende la nota integrativa;
?     la relazione del collegio dei revisori dei conti.
 
Art. 76 Individuazione perimetro di consolidamento
1. Annualmente, con  deliberazione  dell’organo  esecutivo,  l’ente  provvede  ad  individuare  gli  enti,  le aziende e le società che, ai sensi del principio contabile applicato all. 4/4 al d.Lgs. n. 118/2011 saranno inseriti nel bilancio consolidato.
2. L’elenco di cui al comma 1 è trasmesso ai soggetti interessati, al fine di consentire a tutti i componenti del gruppo di conoscere con esattezza l’area del consolidamento e predisporre le informazioni richieste.
3. Nel caso in cui non risultino enti o società controllate oggetto di consolidamento ai sensi del principio contabile  applicato  all.  4/4  al  d.Lgs.  n.  118/2011, la deliberazione di  approvazione  del  rendiconto generale di gestione dichiara formalmente che il Comune non ha enti o società, controllate o partecipate e che  conseguentemente  non  procede  all’approvazione  del  bilancio  consolidato  relativo  all’esercizio precedente.

Art. 77 -  Formazione del bilancio consolidato
1. Entro il 30 Giugno gli organismi, enti e società individuati ai sensi dell’art. 77 precedente trasmettono i propri bilanci consuntivi e le informazioni necessarie alla predisposizione del bilancio consolidato.
2. Il Servizio Finanziario, sulla base di detti documenti ed informazioni, elabora lo schema di bilancio consolidato e predispone la relazione sulla gestione del Gruppo pubblico locale.
3. Lo schema del bilancio consolidato, approvato dalla Giunta Comunale, unitamente alla relazione di cui al punto precedente, comprendente la nota integrativa, è sottoposto all’esame dell’organo di revisione, ai fini della relazione di cui all’art. 239, comma 1 lettera d-bis  TUEL. L’organo di revisione presenta la propria relazione entro sette giorni dal ricevimento della documentazione.
4. Lo schema di bilancio consolidato approvato dalla Giunta unitamente a tutti gli allegati previsti dalla normativa sono depositati ai consiglieri comunali, mediante messa a disposizione degli atti presso l’ufficio segreteria almeno 20 giorni prima della seduta del Consiglio Comunale.
5. Il bilancio consolidato è deliberato dall’organo consiliare dell’ente entro il 30 settembre.


CAPO XIV
REVISIONE ECONOMICO-FINANZIARIA

Art. 78 – Organo di Revisione
1. La revisione della gestione economico finanziaria è affidata, in attuazione della legge e dello statuto, all’Organo di revisione  quanto disposto dall'art. 234 del T.U.  
2. Nello svolgimento delle proprie funzioni l'Organo di revisione:  
- può avvalersi della collaborazione previste dall'art. 239, comma 4 del T.U.;  
- può eseguire ispezioni e controlli;  
- impronta la propria attività al criterio inderogabile della indipendenza funzionale

Art. 79 – Nomina e cessazione dall’incarico .
1. La  nomina dei componenti dell’organo di revisione e la cessazione o sospensione dall'incarico avviene secondo la normativa vigente.  
2. In particolare,  il  revisore  cessa  dall'incarico  per  impossibilità  derivante  da  qualsivoglia  causa  a svolgere le funzioni per un periodo di tempo continuativo non inferiore a tre mesi. Il revisore interessato dovrà comunicare tempestivamente  l'impossibilità di svolgere  le  proprie  funzioni  al  Sindaco  e  al Segretario comunale.  

Art. 80 Revoca dall’ufficio e sostituzione
1. La revoca dall'ufficio di revisione prevista dall'art. 235 c. 2 del Tuel è disposta con deliberazione del Consiglio  comunale. La stessa procedura sarà eseguita per la  dichiarazione di  decadenza  per incompatibilità ed ineleggibilità.  
2. Nel caso di sopravvenute cause di  incompatibilità,  di  revoca,  di  dimissioni  dall'incarico, ovvero  sia necessario  provvedere alla sostituzione per  altre  cause,  si  procede  alla  surroga entro  i  successivi  30 giorni dall'evento.  
 
Art. 81 Attività di collaborazione con il Consiglio
1. Al  fine  di  svolgere  attività  di  collaborazione  con  l'organo  consiliare  nelle  funzioni  di  indirizzo  e  di controllo,  l'organo  di  revisione  esprime pareri  preventivi  e  formula  proposte  sugli  atti  fondamentali  di competenza consiliare riguardanti le seguenti materie:  
a. strumenti di programmazione economico-finanziaria;  
b. proposta di bilancio di previsione verifica degli equilibri e variazioni di bilancio;  
c. modalità di gestione dei servizi e proposte di costituzione o di partecipazione ad organismi esterni;  
d. proposte di ricorso all'indebitamento;  
e.  proposte di  utilizzo  di  strumenti  di  finanza  innovativa,  nel  rispetto  della  disciplina  statale  vigente  in materia;  
f.  proposte  di  regolamento  di  contabilità,  economato-provveditorato,  patrimonio  e  di  applicazione  dei tributi locali;  
g. rendiconto della gestione;  
h. altre materie previste dalla legge.  
2. Gli atti di cui al precedente comma, se sono sottoposti all'esame preliminare della Giunta, non devono essere corredati del parere del revisore.  
3. Su richiesta del Consiglio comunale o del Sindaco,  l’Organo di revisione  può inoltre essere chiamato ad esprimere il proprio parere su altri atti e a riferire al Consiglio su specifici argomenti.  
4. L'organo  di  revisione,  su  richiesta  del  Sindaco,  interviene  alle  sedute  del  Consiglio  in  occasione dell'approvazione  del  bilancio  preventivo  e  del  rendiconto  e  su  altri  oggetti  sui  quali  è  richiesto  il  suo parere.


CAPO XV
IL SERVIZIO DI TESORERIA
 
Art. 82 Affidamento del servizio di tesoreria
 1. Il servizio di tesoreria è affidato ad uno dei soggetti indicati nell'art. 208 del Tuel.  
2. L'affidamento del servizio di tesoreria è effettuato, sulla base di uno schema di convenzione deliberato dal  competente  organo  dell'Ente,  mediante  procedura  ad  evidenza  pubblica  secondo  la  legislazione vigente in materia di contratti delle pubbliche amministrazioni.  
3. La convenzione deve stabilire:  
a) la durata dell'affidamento del servizio;  
b)  il  rispetto  delle  norme  di  cui  al  sistema  di  tesoreria  introdotto  dalla  legge  29.10.1984  n.  720  e successive modificazioni e integrazioni;  
c) le anticipazioni di cassa;  
d) le delegazioni di pagamento a garanzia dei mutui;  
e) la tenuta dei registri e delle scritture obbligatorie;  
f) i provvedimenti del Comune in materia di bilancio da trasmettere al tesoriere;  
g) la rendicontazione periodica dei movimenti attivi e passivi da trasmettere agli organi centrali ai sensi di legge;  
h) le modalità di servizio, con particolare riguardo agli orari di apertura al pubblico;  
4. Qualora ricorrano i presupposti di legge, il servizio può essere rinnovato al tesoriere in carica per una sola volta e per un uguale periodo di tempo rispetto all'originario affidamento.  
5. Il tesoriere è agente contabile dell'ente.  
6. I rapporti con il tesoriere sono a cura del servizio finanziario.  
 
Art. 83 Attività connesse alla riscossione delle entrate
1. Per ogni  somma  riscossa,  anche  in  difetto  di  ordinativo  di  incasso  ai  sensi  dell'art.  180  c.  4  d.lgs. 267/2000,  il  tesoriere  rilascia  quietanza  numerata  in  ordine  cronologico per  esercizio  finanziario,  sui modelli definiti nella convenzione di Tesoreria.  
2. In caso di  riscossione  senza  la  preventiva  emissione  dell'ordinativo  di  incasso,  il  tesoriere  ne  dà immediata comunicazione all'ente, richiedendo la regolarizzazione. L'ente procede alla regolarizzazione dell'incasso entro i successivi 60 giorni e, comunque, entro i termini previsti per la resa del conto.  
3.  Gli  estremi  della  quietanza  sono  annotati  direttamente  sulla  reversale  o  su  documentazione meccanografica da consegnare all'ente in allegato al proprio rendiconto.  
4. Le entrate sono registrate sul registro di cassa cronologico nel giorno stesso della riscossione.
5. Il tesoriere rende disponibile giornalmente all'ente mediante collegamento telematico o altro mezzo equivalente, la situazione complessiva delle riscossioni così formulata:  
a)    totale  delle  riscossioni  effettuate  annotate  secondo  le  norme  di  legge  che  disciplinano  la  tesoreria unica;  
b) somme riscosse senza ordinativo d’incasso indicate singolarmente e annotate come indicato al punto precedente;  
c) ordinativi di incasso non ancora eseguiti totalmente o parzialmente  
6. Le informazioni di cui ai commi precedenti possono essere fornite dal tesoriere con metodologie e criteri  informatici,  con  collegamento  diretto  tra  il  servizio  finanziario  dell'ente  e  il  tesoriere,  al  fine  di consentire l'interscambio dei dati e della documentazione relativa alla gestione del servizio.  
7. La prova documentale delle riscossioni eseguite è costituita dalla copia delle quietanze rilasciate e dalle rilevazioni cronologiche effettuate sul registro di cassa.  
8. I registri ed i supporti contabili di cui ai precedenti commi sono forniti a cura e spese del tesoriere.  
 
Art. 84 Attività connesse al pagamento delle spese
1. Per ogni somma pagata il tesoriere rilascia quietanza ai sensi dell'art. 218 del Tuel. Gli estremi della quietanza  sono  annotati  direttamente sul  mandato o riportate su  documentazione  informatica  da consegnare all'ente in allegato al proprio rendiconto.  
2. Le spese sono registrate sul giornale di cassa cronologico, nel giorno stesso del pagamento.  
3. Il tesoriere trasmette all'ente:  
a) giornalmente, l'elenco dei pagamenti effettuati;  
b) giornalmente, le somme pagate a fronte di carte contabili, indicate singolarmente;  
c) giornalmente, i mandati non ancora eseguiti, totalmente o parzialmente.  
4. Le informazioni di cui ai commi precedenti possono essere fornite dal tesoriere con metodologie e criteri  informatici,  con  collegamento  diretto  tra  i  Servizi  finanziari  e  il  tesoriere,  al  fine  di  consentire l'interscambio dei dati e della documentazione relativa alla gestione del servizio.  
5. I pagamenti possono aver luogo solo se risultano rispettati le condizioni di legittimità di cui all'art. 216 del Tuel.  
6. Il tesoriere provvede all'estinzione dei mandati di pagamento emessi in conto residui passivi solo ove gli  stessi  trovino  riscontro  nell'apposito  elenco  dei  residui,  sottoscritto  dal  responsabile  del  Servizio finanziario e consegnato al tesoriere.  
7. Le richieste di pagamento da parte di terzi, anche a seguito di procedure di spesa on line, possono essere accettate dal Tesoriere solo a seguito del ricevimento del mandato di pagamento.  
 
 Art. 85 Contabilità del servizio di Tesoreria
1. Il tesoriere cura la tenuta di una contabilità atta a rilevare cronologicamente i movimenti attivi e passivi di cassa e di tutta la documentazione che si rende necessaria ai fini di una chiara rilevazione contabile delle operazioni di tesoreria.  
2.La  contabilità  di  tesoreria  deve  permettere  di  rilevare  le  giacenze  di  liquidità  distinte  tra  fondi  non vincolati e fondi con vincolo di specifica destinazione, evidenziando per questi ultimi la dinamica delle singole componenti vincolate di cassa.  
3. La contabilità di tesoreria è tenuta in osservanza delle norme di legge sulla tesoreria unica.  
 
Art. 86 Gestione di titoli e valori
1. I movimenti di consegna, prelievo e restituzione dei depositi effettuati da terzi a garanzia degli impegni assunti, sono disposti dai responsabili dei servizi interessati con apposito atto.  
2.  Il  tesoriere  assumerà  in  custodia  ed  amministrazione  i  titoli  ed  i  valori  di  proprietà  dell'ente,  ove consentito dalla legge, senza addebito di spese a carico dell'ente stesso, fatto salvo il rimborso degli eventuali oneri fiscali dovuti per legge.  
3. Di tali movimenti il tesoriere rilascia ricevuta diversa dalle quietanze di tesoreria ed a fine esercizio presenta separato elenco che allega al rendiconto.  
 
Art. 87 Anticipazioni di cassa
1. Su proposta del servizio finanziario la Giunta delibera la richiesta di anticipazione di tesoreria ove sia riscontrata una improrogabile necessità di liquidità.  
 
Art. 88 Verifiche straordinarie di cassa
1. A seguito del mutamento della persona del Sindaco si provvede alla verifica straordinaria di cassa.  
2.  Alle  operazioni  di  verifica  intervengono  il  Sindaco  uscente  e  il  Sindaco  entrante,  il  segretario,  il responsabile del servizio finanziario e l'Organo di revisione.
 
Art. 89  Responsabilità del tesoriere
1.  Il  tesoriere  è  responsabile  dei  pagamenti  effettuati  sulla  base  di  titoli  di  spesa  che  risultino  non conformi alle disposizioni della legge, del presente regolamento e alle norme previste dalla convenzione di  tesoreria.  È  inoltre  responsabile  della  riscossione  delle  entrate  e  degli  altri  adempimenti  derivanti dall'assunzione del servizio.  
2. Il tesoriere informa l'ente di ogni irregolarità o impedimento riscontrati e attiva ogni procedura utile per il buon esito delle operazioni di riscossione e di pagamento; cura in particolare che le regolarizzazioni dei  pagamenti  e  delle  riscossioni  avvenuti  senza  l'emissione  dei  mandati  e  degli  ordinativi,  siano perfezionate nei termini previsti dall'art. 180 c. 4 e 185 comma 4 del Tuel.  3.  Il  tesoriere  opera  i  prelievi  delle  somme  giacenti  sui  conti  correnti  postali  con  frequenza  mensile, richiedendo la regolarizzazione all'Ente nel caso di mancanza dell'ordinativo.
4. Il Servizio finanziario esercita la vigilanza sull'attività del tesoriere ed effettua periodiche verifiche in ordine agli adempimenti di cui alla legge e al presente regolamento.  
5.  Verifiche di cassa e  dei  valori  in  deposito,  nonché  di  tutta  la  relativa  documentazione  contabile possono essere effettuate in qualsiasi momento per iniziativa del responsabile del servizio finanziario o dell’ organo revisione.  
 
Art. 90 Notifica delle persone autorizzate alla firma
1. Le generalità dei funzionari autorizzati a sottoscrivere i mandati di pagamento, gli ordinativi d'incasso ed  i  rispettivi  elenchi  di  trasmissione,  sono  comunicate  al  tesoriere  dal  Responsabile  del  Servizio finanziario
2. Con la stessa comunicazione dovrà essere depositata la relativa firma.  
 

CAPO XVI
DISPOSIZIONI FINALI E TRANSITORIE
 
Art. 91 Pubblicità del regolamento
1. Copia del presente  regolamento,  divenuto  esecutivo,  sarà  consegnata  al  segretario  comunale,  ai responsabili  dei  servizi,  all’economo,  agli  agenti  contabili,  ai  consegnatari  dei  beni,  al  tesoriere  ed all’organo  di  revisione,  per  la  conforme  osservanza  delle  disposizioni  disciplinanti  le  rispettive competenze.  
2. Copia del regolamento medesimo sarà  pubblicata  sul  sito  internet  dell’ente  a  disposizione  degli amministratori e dei cittadini perché possano prenderne visione in qualsiasi momento.  
 
Art. 92 Rinvio a altre disposizioni
1. A  partire  dalla  data di  entrata  in vigore  del  presente  regolamento  sono  abrogate  tutte  le precedenti disposizioni regolamentari in contrasto con quanto riportato nel presente regolamento.  
2. Al fine di garantire la realizzazione degli obiettivi programmati, la corretta ed economica gestione delle risorse  pubbliche,  l’imparzialità  ed  il  buon  andamento  e  la  trasparenza  dell’azione  amministrativa,  il Comune applica il controllo di gestione secondo le modalità stabilite dal regolamento di disciplina dei controlli interni.

 

Regolamento della Consulta comunale degli Anziani di Capoterra
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 15 del 07/03/2016


 

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ART. 1
Istituzione e sede
1.    E’ istituita dal Comune di  Capoterra  con la deliberazione del Consiglio Comunale n.62 in data 04.09.2015 la Consulta degli Anziani.
2.    La Consulta ha sede presso il palazzo Comunale .

ART. 2
Finalità
1.    La Consulta Anziani è un organismo previsto dallo Statuto Comunale, è apartitica, opera senza fine di lucro, e ha lo scopo di farsi interprete e portavoce delle problematiche degli anziani.
2.    La Consulta è lo strumento di collegamento diretto fra gli Anziani e gli organi di governo in conformità alle disposizioni dello statuto comunale;
3.    La Consulta, in particolare si propone di:
•    Contribuire  alla diffusione di una cultura che valorizzi le persone anziane e consideri le stesse come “protagoniste”, agevoli lo sviluppo di interventi atti a garantire la loro autonomia e consenta loro di rimanere attivamente impegnati nel contesto sociale;
•    realizzare un miglioramento nella qualità della comunicazione e nella reciproca informazione in ordine a problemi, servizi ed iniziative che investano la tutela dei diritti dei cittadini anziani (e, più in generale, gli interessi dell’intera collettività).
Per il conseguimento dei suoi fini la Consulta si rapporta con le altre istituzioni e gli altri Enti del territorio, di concerto con l’Amministrazione comunale.

ART.3
Funzioni
Alla Consulta sono attribuite le seguenti funzioni:
a) promuove iniziative di conoscenza (raccolta ed analisi sui dati dell’invecchiamento, osservazione dei problemi sociali, sanitari ed ambientali) della realtà del mondo degli anziani, avvalendosi anche di organismi e associazioni di volontariato impegnati nel settore;
b) di concerto con l’Amministrazione comunale promuove seminari, incontri, dibattiti e iniziative sui problemi inerenti la condizione degli anziani;
c) fornisce parere consultivo non vincolante, sugli atti di programmazione dell’amministrazione comunale a favore  della terza età.

ART. 4
Composizione
Possono far parte della Consulta Anziani tutti i cittadini residenti nel Comune di Capoterra che abbiano compiuto  65 anni d'età, gli uomini e 60 le  donne, facendo  formale richiesta. I soci iscritti fanno parte dell’Assemblea.

ART. 5
Organi della Consulta
    Sono organi della Consulta:
•    L’Assemblea Generale degli iscritti
•    Il Consiglio
•    La Presidenza

ART. 6
L’Assemblea Generale
L’Assemblea Generale è il massimo Organo deliberante della Consulta.
E’ costituita dai cittadini residenti nel Comune di Capoterra, ammessi a far parte della consulta .
L’Assemblea Generale è composta da tutti gli iscritti in apposito registro depositato presso l’amministrazione Comunale.
La partecipazione alle attività della consulta è gratuita.

ART. 7
Lavori dell’Assemblea degli iscritti
1. La Consulta è convocata:
a) in via ordinaria almeno ogni 6 mesi;
b) in via straordinaria, quando il presidente lo ritiene necessario,
c) entro 15 giorni quando lo richiede un terzo dei suoi membri effettivi, con richiesta scritta al Presidente;
2. La Consulta è convocata con avviso scritto, da far pervenire a tutti i suoi componenti, almeno 5 giorni prima con l’indicazione del luogo, del giorno e dell’ora della riunione e con l’elenco degli argomenti da trattare.
3. In caso di motivata urgenza la Consulta può essere convocata in qualsiasi momento, con avviso dato nelle forme più opportune, purché tutti i componenti ne siano informati.
4. Il Presidente della Consulta può invitare alle riunioni oltre agli iscritti, gli Amministratori e il personale del settore servizi sociali del Comune.
5. La Consulta non può validamente deliberare in prima convocazione se non intervenga almeno la metà più uno dei componenti della Consulta e le decisioni sono adottate a maggioranza di voti.
6. Nell’adunanza di seconda convocazione, fissata con almeno un’ora di distanza, le decisioni sono valide purché intervengano almeno un terzo dei componenti della Consulta.
7. I membri che risulteranno assenti senza giustificazione a più di tre sedute consecutive saranno dichiarati decaduti.
L’assemblea degli iscritti si riunisce per:
-definire le proposte da sottoporre all’Amministrazione Comunale;
-valutare lo stato di attuazionedei degli interventi di cui all’art.3;
-indire la convocazione dell’assemblea per la ricostituzione degli organi nell’ipotesi di dimissioni totalitarie.

ART. 8
Il Consiglio Direttivo
Il Consiglio Direttivo è l’organo di amministrazione ordinaria e straordinaria della Consulta.
Esso è composto da 6 componenti (di cui tre di sesso femminile e tre di sesso maschile) eletti dall’Assemblea Generale ed è articolato nel seguente modo:
-    Presidente: uno tra i 6 componenti il Direttivo, nominato dallo stesso nella prima riunione.
-    Vice Presidente: uno tra i 6 componenti il Direttivo, nominato dallo stesso nella prima riunione.
-    Segretario: uno  tra i 6 componenti il Direttivo, nominato dallo stesso nella prima riunione.
-    Cassiere: uno  tra i 6 componenti il Direttivo, nominato dallo stesso nella prima riunione.
-    N. 2 consiglieri: due dei 6 componenti il Direttivo, nominati dallo stesso nella prima riunione.
Il Consiglio Direttivo ha una durata triennale.
Spetta al Presidente convocare e presiedere le riunioni del Consiglio Direttivo e /o l’assemblea degli iscritti.
Il vice Presidente su delega del Presidente può convocare e dirigere le riunioni del Consiglio Direttivo e /o l’assemblea degli iscritti nel caso in cui il Presidente sia assente.
Il Segretario ha in consegna i registri dei verbali delle sedute del Consiglio Direttivo e dell’assemblea degli iscritti, custodisce i tabulati degli iscritti, riceve le domande d’iscrizione, cura la redazione e sottoscrive i verbali.
Il Cassiere ha il compito di tenere la contabilità di tutti i proventi della Consulta, trascrive in apposito registro vidimato dal Comune e garantisce il rispetto delle norme e della trasparenza degli atti. Presenta annualmente al Consiglio il bilancio predisposto dalla Presidenza per poi approvarlo in Assemblea.
Possono partecipare ai lavori dell’Assemblea e del Consiglio Direttivo, senza diritto di voto gli Amministratori e il personale del settore servizi sociali del Comune, per garantire reciproca informazione e coordinamento.
I componenti degli organi della Consulta esplicano le loro funzioni a titolo gratuito. Non sono previste indennità di carica e rimborsi.

ART. 9
Validità delle riunioni del Consiglio Direttivo
I componenti del Consiglio direttivo saranno convocati con lettera o telefonicamente almeno tre giorni prima della seduta. Per la validità delle sedute del Consiglio Direttivo è necessaria la presenza della metà più uno dei componenti. Il Consiglio Direttivo esprime il proprio parere con i con il consenso della metà più uno dei votanti.

ART. 10
Decadenza
I componenti del Consiglio Direttivo rimangono in carica fino al termine del mandato del Consiglio Comunale e comunque fino alla nomina dei successori e non possono essere nominati per più di
due mandati.
In caso di dimissioni dei componenti del Consiglio Direttivo, i dimissionari saranno surrogati dai primi non eletti.
In caso di dimissioni dell'intero Consiglio Direttivo si procederà a nuove elezioni.

ART. 11
Modificazioni del Regolamento
Il regolamento può essere modificato dal Consiglio Comunale con propria deliberazione. La Consulta degli anziani può proporre al Consiglio Comunale la modifica di articoli o commi del regolamento, con deliberazione approvata a maggioranza dei 2/3 dei componenti l'Assemblea. La modificazione deve essere approvata dal Consiglio Comunale.

ART. 12
Principi di educazione e di civile convivenza
Gli iscritti alla Consulta anziani, sono tenuti ad attenersi alle disposizioni del presente Statuto nel rispetto dei principi di educazione e della civile convivenza.

ART. 13
Disposizioni funzionali
Il Sindaco provvede all’assegnazione del personale e di quant’altro necessario allo svolgimento dei compiti di segreteria e di supporto tecnico-amministrativo della Consulta.

ART. 14
Norme finali
Per quanto non previsto nel presente Regolamento trovano applicazione le norme vigenti.

 

Regolamento comunale per l'assegnazione delle borse di studio agli studenti frequentanti le scuole pubbliche secondarie di I e II grado
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 90 del 18/12/2015


 

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ART.1
ISTITUZIONE E FINALITA’
Il presente regolamento disciplina l’istituzione e l’assegnazione delle borse di studio in favore degli studenti capaci e meritevoli appartenenti a famiglie che si trovano in disagiate condizioni economiche, al fine di favorire l’assolvimento dell’obbligo formativo e la prosecuzione degli studi di istruzione secondaria superiore e in osservanza delle direttive regionali, della L.R. 25 giugno 1984, n. 31 “Nuove norme sul diritto allo studio e sull’esercizio delle competenze delegate”, della L.R. n.3/2008 art. 4, comma 1, lett. I e della delibera della G.R. n. 27/6 del 1/6/2011.

ART. 2
ENTITA’ DELLE BORSE DI STUDIO
La Giunta Comunale, con propria deliberazione, approva annualmente il bando di concorso e fissa l’entità delle borse di studio da assegnare, secondo il criterio di meritocrazia,   compatibilmente con le risorse messe a disposizione nel Bilancio di previsione.
La borsa di studio consiste nell’attribuzione di una somma di denaro, da corrispondere in un’unica soluzione,  in favore degli  studenti che risulteranno utilmente inseriti nella graduatoria definitiva.

ART. 3
BANDO DI CONCORSO
Il bando di concorso per l’assegnazione delle borse di studio    è indetto con atto del Responsabile del Servizio Pubblica Istruzione.  In esso saranno indicate  le condizioni e le norme del concorso stesso nonché il termine della presentazione  delle domande. Il bando è pubblicato all’albo pretorio online sul sito istituzionale del Comune per  quaranta (40)  giorni.

ART. 4
REQUISITI GENERALI DI AMMISSIONE
Possono beneficiare delle borse di studio gli studenti  meritevoli, residenti nel Comune di Capoterra, che frequentano nei corsi diurni le scuole pubbliche secondarie di I e II grado, comprese quelle paritarie, appartenenti a famiglie svantaggiate il cui indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) riferito ai redditi del nucleo familiare, relativo all’anno precedente alla richiesta, non sia superiore a all’importo stabilito annualmente dalla Giunta Comunale. A parità di merito sono privilegiati gli studenti le cui famiglie detengono un reddito ISEE inferiore.
    CRITERI ASSEGNAZIONE DELLE BORSE DI STUDIO AGLI STUDENTI FREQUENTANTI LA SCUOLA SUPERIORE DI I GRADO:
Possono partecipare al concorso tutti gli studenti residenti nel Comune di Capoterra:
-    che nell’anno scolastico precedente abbiano frequentato nei corsi diurni una qualsiasi classe della scuola superiore di I grado conseguendo una media minima finale di almeno   7 senza debiti formativi,  nel calcolo della media sarà esclusa la materia di religione e le materie facoltative ;
-    che nell’anno scolastico di indizione del bando risultino nella condizione di studente frequentante nei corsi diurni una qualsiasi scuola pubblica statale comprese quelle paritarie;
    CRITERI RELATIVI AGLI STUDENTI FREQUENTANTI LA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE DI II GRADO O ARTISTICA STATALE
Possono partecipare al concorso tutti gli studenti residenti nel Comune di Capoterra:
-    che nell’anno scolastico precedente abbiano frequentato nei corsi diurni una qualsiasi classe della scuola superiore di II grado o artistica statale conseguendo la media minima finale di almeno 7 senza debiti formativi (nel calcolo della media sarà esclusa la materia di religione e le materie facoltative) oppure che abbiano conseguito nel precedente anno di riferimento un voto di diploma non inferiore a 70/100;
-    che nell’anno scolastico di indizione del bando risultino nella condizione di studente frequentante i corsi diurni di una qualsiasi scuola pubblica statale comprese quelle paritarie ad eccezione degli studenti diplomati.
Non sono ammessi al concorso:
•    gli studenti che nell’anno scolastico di riferimento hanno frequentato scuole private non paritarie;
•    gli studenti ripetenti e/o con debiti formativi  .
•    gli studenti  iscritti ai corsi serali.
•    Gli studenti che avranno riportato la votazione in condotta inferiore al 7 (sette).

La borsa di studio non è cumulabile con altri assegni o borse di studio già percepite nell'anno scolastico interessato ed erogati da altri Enti o Istituti; allo studente è data facoltà di opzione.
L'assegnazione della borsa di studio è   compatibile con altre azioni di sostegno risultanti nel campo degli interventi previsti dalla L.R. 25.06.1984, n. 31 (esempio rimborso spese viaggio)  ovvero contemplate da particolari norme sulla parità scolastica e diritto allo studio (borse di studio a sostegno delle famiglie per l’istruzione, art. 1 legge 62/2000 – fornitura gratuita e semigratuita libri di testo, art. 27 legge 448/98, ecc.).

ART. 5
CAUSE DI ESCLUSIONE
Sarà causa d’esclusione la presentazione dell’istanza oltre la data di scadenza prevista nel bando e il fruire di altre borse di studio istituite da altri Enti pubblici o privati di  valore pari o superiore alle borse messe a concorso. Saranno escluse, inoltre,  le domande incomplete per le quali non si è provveduto all’opportuna integrazione e regolarizzazione entro i termini stabiliti dall’Ufficio Pubblica Istruzione.

ART. 6
 PRESENTAZIONE ISTANZE
 Le domande di partecipazione al concorso, dovranno essere inoltrate all'Ufficio Protocollo, in carta semplice, su modulo che verrà fornito dal Comune, dallo studente maggiorenne o, in caso di minore, dal genitore o chi ne fa le veci, entro la data di scadenza che verrà fissata nell'apposito bando di concorso.
La domanda dovrà contenere:
a)    In caso di studente maggiorenne il cognome e nome, luogo e data di nascita, codice fiscale, telefono e indirizzo dello studente oppure in caso di studente minorenne il cognome e nome, luogo e data di nascita, codice fiscale, telefono e indirizzo del genitore (o chi ne fa le veci) richiedente;
b)    l’istituto scolastico frequentato e classe;
c)    la richiesta di partecipazione al concorso per l'assegnazione della borsa di studio;
d)    l’elenco dei documenti allegati;
e)    la firma del richiedente.
Alla domanda dovranno essere allegati i seguenti documenti in carta semplice:
a)    Dichiarazione sostitutiva resa ai sensi dell’art. 47 del DPR 28/12/2000, n. 445, da cui risulti:
-    la regolare frequenza per l'anno scolastico in corso;
-    l’esito conseguito nell’anno scolastico precedente (a seconda della scuola o classe frequentata: giudizio complessivo o votazione nelle singole materie);
-    che lo studente non ha ottenuto per l'anno scolastico di riferimento altre borse di studio non cumulabili con altri assegni o borse di studio erogati da altri Enti o Istituti oppure se ha presentato domanda per ottenerla e presso quale Ente;
b)    certificazione ISEE del nucleo familiare;
c)    fotocopia del documento d’identità e del codice fiscale del richiedente;
d)    altra eventuale documentazione attestante situazioni particolari.

ART. 7
GRADUATORIA
L’Ufficio Pubblica Istruzione, sulla scorta della documentazione prodotta dai richiedenti ed esperiti gli accertamenti del caso, formulerà una graduatoria che tenga conto,  delle condizioni economiche familiari, del merito scolastico e degli altri requisiti previsti dal presente regolamento. La graduatoria provvisoria e definitiva degli studenti beneficiari della borsa di studio sarà pubblicata all’albo pretorio online nel sito istituzionale con valore di notifica.
Nel caso in cui non fossero sufficienti i fondi comunali, a parità di punteggio, avranno precedenza ai fini della graduatoria gli studenti che versano in condizioni economiche più disagiate.  
 
ART. 8
RICORSI
I concorrenti, entro 15 giorni dalla pubblicazione della graduatoria provvisoria sul sito istituzionale,   possono  presentare ricorso motivato all’Ufficio protocollo del comune.  

ART. 9
TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI
Per la concessione delle borse di studio agli interessati è richiesto di fornire dati ed informazioni che rientrano nell’ambito di applicazione del D.lgs. n. 196/2003. I dati verranno acquisiti ai fini della verifica dei requisiti richiesti per l’ottenimento del beneficio. Il trattamento dei dati sarà effettuato in modo da garantire la sicurezza e la riservatezza e potrà essere attuato mediante strumenti manuali, informatici e telematici idonei a memorizzarli, gestirli e trasmetterli.

ART. 10
CONTROLLI E SANZIONI
Il Comune di Capoterra effettuerà controlli sulla veridicità delle dichiarazioni sostitutive (artt. 71 e 72 del Testo Unico sulla documentazione amministrativa – DPR 445/2000). Ove risultassero dichiarazioni mendaci, falsità negli atti, uso o esibizioni di atti falsi o contenenti dati non corrispondenti a verità, i dichiaranti incorreranno nelle sanzioni penali previste.

ART. 11
ENTRATA IN VIGORE
Il presente Regolamento entra in vigore alla data di esecutività dell’atto deliberativo che lo approva.
Dall’entrata in vigore del presente Regolamento è da intendersi altresì revocata ogni eventuale disposizione o deliberato che contrasti in materia con il presente Regolamento.
Per quanto non espressamente previsto nel presente Regolamento, si farà riferimento e si intenderanno applicabili le disposizioni di legge.

 

Regolamento evento "Notte delle tradizioni popolari sarde"
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 88 del 14/12/2015


 

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Premessa.
È istituita la “Notte delle Tradizioni Popolari Sarde”, evento culturale di interesse comunitario, nato nell’estate 2014 a Capoterra. Questo evento è unico del suo genere nel territorio isolano e si svolge all’interno dell’Estate Capoterrese, in chiusura, ovvero il primo o il secondo Sabato del mese di Settembre. Va anticipato sempre il titolo numerico (cronologico) dell’edizione e non può essere cambiato il nome all’evento. Questo evento non esclude l’organizzazione di altre “Notti Bianche” capoterresi.

Art. 1 – Finalità.
L’evento vuole essere un appuntamento identitario di Capoterra, l’inizio di una nuova era per il paese, sia culturale, sia linguistica, per l’unità dell’intero popolo sardo nelle sue più antiche tradizioni e volano per lo sviluppo economico, sociale, turistico, della comunità capoterrese. Si deve dare la massima importanza allo scambio e alla crescita culturale e favorire l’allungamento della stagione turistica.

Art. 2 – Altri obbiettivi.
Trattandosi di valorizzazione delle tradizioni isolane, gli stessi usi e costumi del paese di Capoterra devono tornare, per primi, all’originario valore. Perciò questo evento prevede di essere legato sia all’antica abitudine “de sa passillada in sa ia manna” (Corso Gramsci), sia legato alla tutela dei costumi, degli usi quotidiani, dei balli e dei canti tipici, conservati dai gruppi folk di Capoterra e dai gruppi tradizionali ospiti.

Art. 3 – Apertura dell’evento.
Per poter ottenere gli obbiettivi di cui agli Art.1 e Art.2 si prevede l’apertura della serata con una tavola rotonda dal forte richiamo culturale, a Casa Melis, dove gli argomenti principali sono: presentazione evento, storia e cultura sarda, canto tradizionale e conservazione della lingua, la storia del ballo sardo, usi e costumi della Sardegna. Il convegno deve essere democratico, deve puntare all’unità culturale e linguistica del popolo sardo. I relatori devono tassativamente rappresentare tutte le realtà dell’Isola.

Art. 4 – Eventi correlati.
Si possono integrare all’apertura della serata: mostre identitarie della Sardegna e sulla storia capoterrese, visita guidata a Casa Melis, apertura delle “Cortes” o “Pratzas” attigue al corso Gramsci con esposizioni artigianali, chiusura al traffico per l’inizio “de sa passillada” già nel pomeriggio e l’apertura dell’evento col dibattito di cui all’Art.3, sfilata dei costumi, sfilata dei cavalieri e/o “is traccas”, teatro dialettale.

Art. 5 – Tradizioni rappresentate.
Comma 1.Devono essere rappresentate tutte le principali realtà tradizionali della Sardegna, ovvero il “carnevale arcaico “, il canto antico “ a tenore”, il canto corale “ di scuola nuorese”, il canto “ a cuncordu” o “a traggiu”, il canto locale “ a mutetu” o  “a ghiterra” ( versada), gli strumenti musicali quali launeddas e organetto , compresi i balli sardi che ne fanno cornice.  Non possono per nessun motivo essere sostituite  le realtà suddette con i generi corali quali “Gospel”, “Gregoriano”, “Latino”, etc. ovvero canti che escludano la lingua e la cultura sarda. Si può  includere nell’evento il “teatro  dilettante capoterrese” e la sfilata dei cavalieri in costume.

Comma 2. I Gruppi Folk di Capoterra devono essere sempre presenti, nella veste di rappresentanti della comunità, rendere saluti, onori e ospitalità ai gruppi ospiti. Tali gruppi potranno occuparsi della presenza di eventuali suonatori di Launeddas o organetto, di concerto con l’Assessore allo Spettacolo.

Art. 6 – Attività coinvolte.
Comma 1. Le attività coinvolte nell’evento sono essenzialmente gli esercizi commerciali presenti lungo il percorso e strade attigue, le loro libere iniziative devono essere comunicate all’organizzazione. Le iniziative musicali dei privati devono essere attinenti alla tradizione sarda. Inoltre è coinvolto il mercatino degli hobbisti, gli artigiani locali e forestieri, gli ambulanti ed i venditori in genere, che comunque promuovano i prodotti tipici locali ed isolani. Si può ammettere la presentazione di libri. Si può partecipare alla manifestazione sia da invitati, oppure facendo richiesta scritta.
Comma 2. Gli ambulanti e i “torronai” devono essere predisposti lungo il percorso preferibilmente negli slarghi o nelle piazze in modo da permettere lo svolgimento della sfilata. I cosiddetti ambulanti “paninari” dovranno essere disposti in periferia del percorso, in modo da non contrastare la libera iniziativa gastronomica tipica del centro storico e potranno essere autorizzati per un numero massimo di quattro, due a inizio e due a fine percorso. Non sono ammessi stand di prodotti non attinenti all’artigianato della Sardegna: rappresentanti di elettrodomestici, servizi assicurativi, etc.
Comma 3. Sarà disposta di anno in anno una tassazione equa e congrua per l’occupazione del suolo pubblico, favorendo sempre la partecipazione senza oneri almeno degli espositori, artigiani e hobbisti in genere.

Art. 7 – Percorso pedonale.
Comma 1. Il percorso pedonale deve interessare principalmente il Corso Gramsci, rispettando gli obbiettivi all’Art. 2. Le piazze interessate sono quella di partenza, ovvero Piazza Concia e quella di arrivo, ovvero Piazza Sardegna. Può essere ampliato il percorso considerando il Parco Urbano in partenza e Piazza Liori in arrivo (percorso lungo, affrontando un tratto di Via Amendola – spazio mercato). Vedi allegati D1 e D2.
Comma 2. Nel percorso lungo dell’evento, la viabilità è garantita con il sistema di divieti imposto nel giorno del mercato cittadino del Giovedì (Via Amendola, Liori, Via Satta), oppure accedendo alla Piazza Liori da Piazza Sardegna camminando lungo la Via Satta.
Comma 3. Il percorso individuato in questo regolamento è puramente indicativo. Possono essere aggiunte al percorso vie chiuse accessorie, per permettere l’attività ad espositori e produttori gastronomici, vie che comunque non sono coinvolte nella viabilità carrabile, quali ad esempio Via Roma e Via 25 Luglio (Allegato D2).

Art. 8 - Svolgimento dell’Evento.
La notte bianca delle tradizioni popolari si deve svolgere seguendo le seguenti modalità:
•    Chiusura al traffico del Corso Gramsci e delle strade interessate (come Art.7);
•    Apertura Casa Melis al pubblico, possibilmente con visite guidate; inizio del Convegno su Cultura, Tradizioni e Canto della Sardegna;
•    Inizio sistemazione attività coinvolte, come da Art. 6, prediligendo le sole Piazze del percorso o gli slarghi;
•    Apertura eventuali “Cortes” o “Pratzas” con mostre temporanee o museali;
•    Chiusura del traffico dal pomeriggio, sino al mattino successivo.

Art. 9 – Risorse finanziarie.
L’Amministrazione comunale impegna, nell’apposito capitolo di bilancio dedicato all’estate capoterrese, le risorse per questo evento, in base alla dimensione che si vuole attribuire alla serata, per eventuale pubblicità mediatica e per le attività culturali correlate.
Art. 10 – Modifiche al Regolamento.
Il seguente Regolamento (commi e/o articoli) può essere modificato previo passaggio nelle commissioni consiliari competenti, conseguente Delibera del Consiglio Comunale e Delibera della Giunta Comunale. Non possono essere modificate il titolo dell’evento e la sua principale finalità. Allegati: cartografia itinerario standard (D1) e itinerario lungo (D2).

 

Regolamento comunale dei controlli interni
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 87 del 14/12/2015
Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 68 del 30/11/2017


 

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TITOLO  I
Principi generali

Articolo 1
Oggetto
1.    Il presente Regolamento disciplina l’organizzazione, gli strumenti e le modalità di svolgimento dei controlli interni in attuazione dell’art. 147 e seguenti del D.Lgs n. 267/2000.

Articolo 2
Sistema dei controlli interni
1.    Il sistema  dei controlli interni è articolato in:
a)    controllo di regolarità amministrativa.
b)    controllo di regolarità contabile
c)    controllo di gestione
d)    controllo sugli equilibri finanziari
e)    controllo strategico, che comprende anche la relazione sulle performance
f)    controllo sulle società partecipate non quotate
g)    controllo sulla qualità dei servizi erogati
2.    Il sistema dei controlli è attuato nel rispetto del principio di distinzione tra funzioni di indirizzo e compiti di gestione.

Articolo 3
Finalità dei controlli
1.    Il controllo di regolarità amministrativa e contabile ha lo scopo di garantire la legittimità, la regolarità  e la correttezza dell'azione amministrativa.
2.    Il controllo di gestione ha lo scopo di verificare l’efficacia, l'efficienza e l'economicità dell'azione amministrativa, al fine di ottimizzare, anche mediante tempestivi interventi correttivi, il rapporto tra obiettivi e azioni realizzate, nonché tra risorse impiegate e risultati.
3.    Il controllo sugli equilibri finanziari ha lo scopo di garantire il costante monitoraggio degli equilibri finanziari della gestione di competenza, della gestione dei residui e della gestione di cassa, anche ai fini della realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica determinati dal patto di stabilità interno.
4.    Il controllo strategico esamina l’andamento della gestione dell’Ente. In particolare rileva i risultati conseguiti rispetto agli obiettivi contenuti nelle linee programmatiche di mandato e nella relazione previsionale e programmatica, gli aspetti economico-finanziari, l’efficienza nell’impiego delle risorse, i tempi di realizzazione, le procedure utilizzate, la qualità dei servizi erogati, il rispetto dei termini di conclusione dei procedimenti, il grado di soddisfazione della domanda espressa, gli aspetti socio-economici ed il raggiungimento degli obiettivi di promozione delle pari opportunità. ( per gli ee.ll. con popolazione superiore a 15.000 ab. Si applica dal 2015)
5.    Il controllo sulle società partecipate non quotate ha come scopo quello di rilevare i rapporti finanziari tra l’Ente proprietario e la Società, la situazione contabile, gestionale e organizzativa della società, il rispetto dei contratti di servizio, la qualità dei servizi, il rispetto dei vincoli di finanza pubblica e degli altri vincoli dettati dal legislatore per queste società. ( per gli ee.ll. con popolazione superiore a 15.000 ab. Si applica dal 2015).
6.    Il controllo sulla qualità dei servizi erogati si occupa di quelli gestiti direttamente dall’Ente e di quelli gestiti mediante organismi gestionali esterni. Esso utilizza metodologie dirette a misurare la soddisfazione degli utenti esterni e interni dell’Ente.    (per gli ee.ll. con popolazione superiore a 15.000 ab. Si applica dal 2015).

TITOLO II
Controllo di regolarità amministrativa e contabile

Articolo 4
Controllo preventivo e successivo
1.    Il controllo di regolarità amministrativa e contabile è sia preventivo che successivo.
2.    Il controllo è preventivo quando si svolge nelle fasi di formazione dell’atto che vanno dall’iniziativa all’integrativa dell’efficacia che si conclude, di norma, con la pubblicazione.
3.    Il controllo è successivo quando si svolge dopo che si è conclusa anche l’ultima parte dell’integrazione dell’efficacia, di norma, la pubblicazione.

Articolo 5
Controllo preventivo di regolarità amministrativa
1.    Il controllo preventivo di regolarità amministrativa è assicurato da ogni  responsabile di settore nella fase preventiva di formazione  dell’atto attraverso il rilascio del parere di regolarità tecnica attestante la regolarità e la correttezza dell'azione amministrativa. Il parere è inserito nell’atto.

Articolo 6
Controllo preventivo di regolarità contabile
1.    Il controllo preventivo di regolarità contabile è effettuato dal responsabile del settore programmazione finanziaria ed è esercitato attraverso il rilascio del parere di regolarità contabile e del visto attestante la copertura finanziaria.
2.    Qualora il responsabile del settore programmazione finanziaria rileva che l’atto non comporta  riflessi né diretti né indiretti sulla situazione economico-finanziaria e sul patrimonio dell’Ente, ne da atto e non rilascia il parere.
3.    Il parere ed il visto attestante la copertura finanziaria sono inseriti nell’atto cui si riferiscono.
4.    Il parere e il visto di cui al precedente comma sono rilasciati dal responsabile del settore programmazione finanziaria di norma entro 5 giorni lavorativi dall'acquisizione della proposta dell’atto, corredata dal parere di regolarità tecnica, compatibilmente con la complessità dell’atto.

Articolo 7
Sostituzioni
1.    Nel caso in cui il responsabile di settore sia assente il parere di regolarità tecnica è rilasciato da colui che è designato a sostituirlo.
2.    Nel caso in cui il responsabile del settore programmazione finanziaria sia assente il parere di regolarità contabile e  il visto attestante la copertura finanziaria è rilasciato da colui che è designato a sostituirlo.
3.    Qualora l'ente sia privo di responsabili di settore il parere di regolarità tecnica, o di regolarità contabile, è espresso dal segretario comunale

Articolo 8
Responsabilità
1.    I soggetti di cui agli articoli precedenti rispondono in via amministrativa e contabile dei pareri espressi.
2.    Ove la giunta o il consiglio comunale non intendano conformarsi ai pareri di regolarità tecnica o di regolarità contabile devono darne adeguata motivazione nel testo della deliberazione.

Articolo 9
Controllo successivo di regolarità amministrativa
1.    Il controllo successivo di regolarità amministrativa persegue le seguenti finalità:
a)    monitorare la regolarità e la  correttezza delle procedure e degli atti adottati, rilevare la legittimità dei provvedimenti ed evidenziare eventuali scostamenti rispetto alle norme comunitarie, costituzionali, legislative, statutarie e regolamentari;
b)    sollecitare l'esercizio del potere di autotutela del responsabile di settore, se vengono ravvisati vizi;
c)    migliorare la qualità degli atti amministrativi, indirizzare verso la semplificazione, garantire l’imparzialità, costruendo un sistema di regole condivise a livello di ente;
d)    stabilire procedure omogenee e standardizzate per l'adozione di atti  dello stesso tipo;
e)    coordinare i singoli settori per l'impostazione e l’aggiornamento delle procedure.

Articolo 10
Principi
1.    Il controllo successivo di regolarità amministrativa è improntato ai seguenti principi:
a)    indipendenza: il responsabile e gli addetti all'attività devono essere indipendenti dalle attività verificate;
b)    imparzialità, trasparenza, pianificazione: il controllo è esteso a tutti i Settori dell'Ente, secondo regole chiare, condivise, pianificate annualmente e conosciute preventivamente;
c)    tempestività: l'attività di controllo avviene in un tempo ragionevolmente vicino all'adozione degli atti, per assicurare adeguate azioni correttive;
d)    condivisione: il modello di controllo successivo viene condiviso dalle strutture come momento di sintesi e di raccordo in cui si valorizza la funzione di assistenza e le criticità emerse sono valutate in primis a scopo collaborativo;
e)    standardizzazione degli strumenti di controllo: individuazione degli standards predefiniti di riferimento rispetto ai quali si verifica la rispondenza di un atto o di un procedimento alla normativa vigente.

Articolo 11
Caratteri generali ed organizzazione
1.    Il segretario comunale organizza, svolge e dirige il controllo successivo di regolarità amministrativa , assistito dal personale del settore  segreteria affari  generali.
2.    Il controllo successivo  è di tipo interno , a campione ed  è effettuato con cadenza almeno mensile, secondo i principi generali della revisione aziendale e con tecniche di campionamento.
3.    Sono oggetto del controllo successivo le determinazioni che comportano impegno contabile di spesa, i contratti  e gli altri  atti amministrativi.
4.    Nella categoria degli altri atti amministrativi rientrano, fra gli altri i decreti, le ordinanze, i provvedimenti autorizzativi  e concessori di diversa natura.
5.    Al termine del controllo di ciascun atto/procedimento  viene redatta una scheda in conformità agli standard predefiniti, che sarà allegata alle risultanze.

Articolo 12
Metodologia del controllo
1.    Il controllo successivo di regolarità amministrativa misura e verifica la conformità e la coerenza degli atti e/o procedimenti controllati agli standards di riferimento.
2.    Per standards predefiniti si intendono i seguenti indicatori:
a)    regolarità delle procedure, rispetto dei tempi, correttezza formale dei provvedimenti emessi;
b)    affidabilità dei dati riportati nei provvedimenti e nei relativi allegati;
c)    rispetto delle normative legislative e regolamentari in generale;
d)    conformità al programma di mandato, P.E.G., atti di programmazione, atti di indirizzo e direttive interne.
3.    Per lo svolgimento dell'attività di controllo, il segretario comunale, sentiti i responsabili di Settore, stabilisce un piano annuale entro il mese di gennaio, prevedendo il controllo di almeno il 50 per cento delle determinazioni di spesa e dei contratti aventi valore complessivo superiore a 1.000 euro. Per le altre categorie di atti amministrativi il piano prevede un  numero minimo di atti controllati nel corso dell’anno, normalmente in misura pari al 5 per cento del loro numero totale.
4.    La selezione degli atti da sottoporre a controllo viene effettuata mediante estrazione casuale, anche a mezzo di procedure informatiche.
5.    Al fine di svolgere in maniera imparziale, razionale e tempestiva l'attività di controllo, verranno utilizzate griglie di valutazione sulla base degli standards predefiniti e con riferimento ai più importanti adempimenti procedurali ed agli elementi costitutivi del relativo provvedimento.

Articolo 13
Risultati del controllo
1.    Le schede elaborate sui controlli a campione sono oggetto di una relazione trimestrale   in cui il segretario comunale descrive i controlli effettuati ed  il lavoro svolto . Nella relazione sono indicati:
a)    il numero degli atti e/o procedimenti esaminati;
b)    i rilievi sollevati e il loro esito;
c)    le analisi riepilogative e le indicazioni da fornire alle strutture organizzative.
2.    Entro cinque giorni dalla chiusura del trimestre, ai sensi dell’art. 147 bis comma 3, la relazione è trasmessa al sindaco e al consiglio comunale , nonché al collegio dei  revisori,  all’organismo di valutazione come documento utile per la valutazione dei dipendenti e ai responsabili di settore unitamente alle direttive cui conformarsi in caso di riscontrate irregolarità .
3.     Ove sia opportuno, la segnalazione di singole irregolarità viene fatta  al competente responsabile di settore al momento del loro rilievo per consentire le eventuali azioni correttive.


TITOLO III
Controllo di gestione

Articolo 14
Definizione
1.    Il controllo di gestione è la procedura diretta a monitorare la gestione operativa dell’ente, verificare lo stato di attuazione degli obiettivi programmati e, attraverso l'analisi delle risorse acquisite e della comparazione tra i costi e la quantità e qualità dei servizi offerti, la funzionalità dell'organizzazione dell'ente, l'efficacia, l'efficienza ed il livello di economicità nell'attività di realizzazione dei predetti obiettivi.

Articolo 15
Ambito di applicazione
1.    Il controllo di gestione ha per oggetto l'intera attività amministrativa e gestionale.
2.    Il controllo di gestione è svolto in riferimento ai singoli servizi, o centri di costo, verificando in maniera complessiva e per ciascun servizio i mezzi finanziari acquisiti, i costi dei singoli fattori produttivi, i risultati qualitativi e quantitativi ottenuti e, per i servizi a carattere produttivo, i ricavi.

Articolo 16
Struttura operativa
1.    Il segretario comunale organizza e dirige il controllo di gestione con il supporto del personale del settore amministrazione e organizzazione del personale, del  settore programmazione  finanziaria e del settore segreteria affari generali.

Articolo 17
Periodicità e comunicazioni
1.    La verifica sull’andamento della gestione operativa attraverso il controllo di gestione, si svolge con cadenza almeno semestrale.
2.    Entro cinque  giorni dalla chiusura della verifica , il segretario comunale trasmette il referto al sindaco ,   al consiglio comunale e  ai responsabili di  settore.  
3.    Al termine dell’esercizio, il segretario comunale trasmette il referto conclusivo sul controllo di gestione alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti come previsto dall’art. 198 bis del TUEL, alla  giunta comunale che con propria deliberazione ne prende atto, al consiglio comunale per il tramite del suo presidente , all’organismo di  valutazione , al collegio dei revisori e ai responsabili di  settore.

Articolo 18
Fasi del controllo di gestione
1.    Per il controllo sulla gestione si assume come parametro il Piano Esecutivo di Gestione, con il Piano integrato di obiettivi e performance.
2.    Il controllo si articola nella seguenti fasi:
a)    predisposizione del Piano di obiettivi e performance, con la previsione di indicatori di qualità e quantità, target e parametri economici-finanziari riferiti alle attività e agli obiettivi. Il Piano è proposto, a partire dai programmi della Relazione Previsionale, dai responsabili di settore  coordinati dal segretario comunale, validato dal’organismo di valutazione e  approvato dalla giunta comunale;
b)    rilevazione  dei dati relativi ai costi e ai proventi nonché dei risultati raggiunti in riferimento alle attività e/o obiettivi dei singoli servizi e centri di responsabilità;
c)    valutazione  dei dati predetti in rapporto ai valori attesi del Piano, per verificare il loro stato di attuazione e  misurare l’efficacia, l’efficienza e il grado di convenienza economica delle azioni intraprese.
d)    elaborazione di un referto  con cadenza almeno semestrale riferito all’attività complessiva dell’Ente e alla gestione dei singoli servizi.  Il  referto è comunicato al sindaco,   al  consiglio comunale e ai responsabili di  settore. (art. 198 T.U. ).
e)    Il referto conclusivo sul controllo di gestione  è comunicato alla giunta, che ne prende atto con propria deliberazione,  al  presidente del consiglio comunale, all’organismo di  valutazione, al collegio dei revisori  e ai responsabili di settore. E’ inoltre  trasmesso alla sezione regionale di controllo della Corte dei Conti.
3.    La verifica dell'efficacia, dell'efficienza e dell’economicità dell'azione amministrativa è svolta rapportando le risorse acquisite ed i costi dei servizi, ove possibile per unità di prodotto, ai dati risultanti dal rapporto annuale sui parametri gestionali dei servizi degli enti locali di cui all'articolo 228, comma 7, del TUEL.

Articolo 19
Sistema di Reporting e azioni correttive
Nell’attuazione del processo di controllo i responsabili di settore,  in occasione delle verifiche programmate dall’O.I.V. per la verifica dello stato di attuazione degli obiettivi programmati,  riferiscono alla struttura operativa del controllo di gestione  sui risultati  raggiunti e sul livello di realizzazione degli obiettivi assegnati, mediante   report gestionali nei quali sono evidenziati anche gli eventuali scostamenti rispetto a quanto programmato.
I responsabili di settore, qualora  accertino nel corso dell’esercizio  degli scostamenti rispetto a quanto programmato, riferiscono tempestivamente alla struttura operativa del controllo di gestione unitamente alla proposta degli interventi  correttivi necessari per le opportune modifiche al PEG.

Articolo 20
Obiettivi gestionali
1.    Ciascun obiettivo indicato nel Piano Esecutivo di Gestione, oltre ai requisiti elencati dal comma 2 dell’articolo 5 del decreto legislativo 150/2009, deve possedere ove possibile le caratteristiche seguenti:
a)    l’obiettivo deve essere motivo di miglioramento o di mantenimento di buoni livelli già conseguiti;
b)    l’obiettivo deve poter essere misurabile, in valore assoluto o attraverso un rapporto;
c)    l’obiettivo dovrebbe essere concertato con coloro che sono coinvolti nel suo conseguimento;
d)    l’obiettivo deve essere perseguibile, quindi fattibile e realistico;
e)    l’obiettivo deve avere una scadenza, deve essere realizzato entro un termine certo.

TITOLO IV
Controllo sugli equilibri finanziari

Articolo 21
Controllo sugli equilibri finanziari
1.    Il responsabile del settore programmazione - finanziaria dirige e coordina il controllo sugli equilibri finanziari.
2.    Il monitoraggio sul permanere degli equilibri finanziari è svolto costantemente dal responsabile del settore programmazione - finanziaria  con la vigilanza del collegio dei revisori.
3.    Il responsabile del settore programmazione - finanziaria formalizza l’attività di controllo attraverso un verbale nel quale  attesta il permanere degli equilibri.
4.    Nell’esercizio del controllo sugli equilibri finanziari il responsabile del settore programmazione - finanziaria  rispetta i principi contabili approvati dall’Osservatorio per la Finanza e la Contabilità degli enti locali istituito presso il Ministero dell’Interno.
5.    Partecipano all’attività di controllo il collegio dei revisori, il segretario comunale, la giunta e, qualora richiesti dal responsabile del settore programmazione - finanziaria, i responsabili di settore secondo le rispettive responsabilità.

Articolo 21 bis
Ambito di applicazione
1.    Il controllo sugli equilibri finanziari è svolto nel rispetto delle disposizioni dell'ordinamento finanziario e contabile degli enti locali, delle norme che regolano il concorso degli enti locali alla realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica, nonché delle norme di attuazione dell'articolo 81 della Costituzione.
2.    Il controllo sugli equilibri finanziari si estende a tutti gli equilibri previsti dalla Parte II del D.Lgs 267/2000. In particolare, è volto a monitorare il permanere degli equilibri seguenti, sia della gestione di competenza che della gestione dei residui:
a)    equilibrio tra entrate e spese complessive;
b)    equilibrio tra entrate afferenti ai titoli I, II e III e spese correnti aumentate delle spese relative alle quote di capitale di ammortamento dei debiti;
c)    equilibrio tra entrate  afferenti ai titoli IV e V  e spese in conto capitale;
d)    equilibrio nella gestione delle spese per i servizi per conto di terzi;
e)    equilibrio tra entrata a destinazione vincolata e correlate spese;
f)    equilibrio nella gestione di cassa, tra riscossioni e pagamenti;
g)    verifica rispetto dei vincoli di finanza pubblica.
3.    Le verifiche di cui al presente articolo terranno conto anche delle implicazioni finanziarie e patrimoniali sul bilancio comunale derivanti dall’andamento economico finanziario degli organismi gestionali esterni.

Articolo 21 ter
Fasi del controllo
1.    Verifiche di cassa ordinarie svolte dal collegio dei revisori con cadenza trimestrale, ai sensi dell’articolo 223 del D.Lgs 267/2000.
2.    Controllo sugli equilibri finanziari almeno 2 volte all’anno in capo al responsabile del settore  programmazione - finanziaria  che descrive le attività svolte ed attesta il permanere degli equilibri finanziari in un breve verbale che viene trasmesso al  collegio dei revisori per il parere di competenza.
3.    Il segretario comunale accerta che il controllo sugli equilibri finanziari sia svolto e formalizzato secondo i termini di cui al comma 2.
4.    Entro cinque giorni dalle verifiche di cui ai  commi 1 e  2   i relativi verbali  sono trasmessi  al sindaco, alla giunta comunale,  al segretario comunale  e ai responsabili di settore.
5.    Successivamente la giunta comunale prenderà atto delle condizioni di equilibrio con apposito provvedimento che sarà comunicato al consiglio comunale per il tramite del presidente, nella prima seduta utile.

Articolo 21 quater
Esito negativo
1.    Qualora la gestione di competenza o dei residui, delle entrate o delle spese, evidenzi il costituirsi di situazioni tali da pregiudicare gli equilibri finanziari o il rispetto dei vincoli di finanza pubblica, il responsabile del settore programmazione - finanziaria  procede, senza indugio, alle segnalazioni obbligatorie normate dall’articolo 153 comma 6 del D.Lgs 267/2000.


TITOLO V
Controllo strategico

Articolo 22
Finalità del controllo strategico

1.   Nel  rispetto delle competenze proprie del Sindaco, della Giunta e del Consiglio il controllo strategico esamina l’andamento della gestione dell’Ente, tenendo conto delle attività d’indirizzo esercitate dal Consiglio comunale. In particolare, rileva i risultati conseguiti rispetto agli obiettivi strategici delle Linee Programmatiche di mandato del Sindaco e della Relazione Previsionale e Programmatica/DUP, gli aspetti economico-finanziari, l’efficienza nell’impiego delle risorse, con specifico riferimento ai vincoli al contenimento della spesa, i tempi di realizzazione, le procedure utilizzate, la qualità dei servizi erogati, il rispetto dei termini di conclusione dei procedimenti, il grado di soddisfazione della domanda espressa, gli aspetti socio-economici.

Articolo 23
Strumenti della Pianificazione strategica
1.     La pianificazione strategica dell’Amministrazione avviene mediante:
a) le Linee Programmatiche di Mandato, approvate all’inizio del mandato dal Consiglio, contenenti le linee di indirizzo e le azioni strategiche che l’Amministrazione intende perseguire nei cinque anni del mandato;
b) la Relazione Previsionale e Programmatica (R.P.P.)/ Documento Unico di Programmazione (D.U.P.), approvata annualmente dal Consiglio, contenente le linee di indirizzo e il piano degli obiettivi strategici che l’Amministrazione intende perseguire nell’arco di tre anni;
c) gli ulteriori atti di indirizzo assunti dal Consiglio comunale.
2. L’attività di Controllo Strategico è attuata dall’unità organizzativa a ciò preposta, posta sotto la direzione del Segretario generale. L’attività di controllo strategico si avvale dell’apposita struttura comunale di cui all’ art. 16 del presente Regolamento.

Articolo 24
Oggetto del Controllo strategico
1.  Il controllo strategico riguarda i seguenti aspetti che contraddistinguono la performance organizzativa dell’Ente:
a) l'attuazione di piani e programmi, ovvero la misurazione dell'effettivo grado di attuazione dei medesimi, nel rispetto delle fasi e dei tempi previsti, degli standard qualitativi e quantitativi definiti;
b) lo sviluppo qualitativo e quantitativo delle relazioni con i cittadini, gli utenti e i destinatari dei servizi;
c) l'efficienza nell'impiego delle risorse, con particolare riferimento al contenimento ed alla riduzione dei costi, nonché alla ottimizzazione dei tempi dei procedimenti amministrativi;

Articolo 25
Fasi del Controllo strategico
1.    Il processo di controllo strategico inizia in fase di programmazione con la verifica della coerenza
        fra gli obiettivi annuali e le linee programmatiche/azioni strategiche approvate dal Consiglio.
  2.  La verifica della coerenza viene realizzata annualmente e a fine mandato dalla struttura preposta al controllo strategico al fine di verificare la realizzazione di quanto previsto dagli atti di cui all’art. 23.

Articolo 26
Sistema di reportistica del Controllo strategico
1.  I Responsabili di settore predispongono rapporti annuali ed infrannuali, coincidenti con le verifiche di attuazione degli obiettivi programmati loro assegnati.
2. Detti rapporti vengono utilizzati dal responsabile del settore programmazione finanziaria  per elaborare la relazione al rendiconto annuale e per la predisposizione delle deliberazioni consiliari di ricognizione dei programmi e sullo stato di attuazione degli obiettivi.
3. I rapporti annuali sono utilizzati per la redazione della relazione sulla performance dell’Ente, validata dall’OIV  e per la redazione della relazione sul  controllo strategico.
    Tale report deve essere elaborato annualmente.

TITOLO VI
Controllo sulle societa’ partecipate non quotate

Articolo 27
Controlli sulle società partecipate non quotate
1. Per l’effettuazione del controllo sulle società partecipate non quotate, considerato che l’Ente non detiene quote di capitale rilevante, le  finalità del controllo  sono quelle di rilevare i rapporti finanziari tra l’ente proprietario e la società, la situazione contabile e gli altri vincoli sui quali l’Amministrazione sia tenuta a vigilare in base alla legge.
2. Al rendiconto annuale di gestione di cui all’art. 227 del TUEL è unita una specifica sezione documentale che riporta i risultati di esercizio delle società partecipate.


TITOLO VII
Controllo sulla qualita’ dei servizi erogati

Articolo 28
Finalità e principi del controllo sulla qualità dei servizi erogati
1. L’Amministrazione, svolge il controllo della qualità dei servizi erogati, con l'impiego di metodologie dirette a misurare la soddisfazione degli utenti  dell'ente.
2. La rilevazione della soddisfazione degli utenti è finalizzata a migliorare la comprensione delle esigenze dei destinatari delle proprie attività ed a sviluppare l’ascolto e la partecipazione dei cittadini alla realizzazione delle politiche pubbliche.
3. Il controllo della qualità è un processo diffuso all’interno del Comune e si avvale:
a) delle strutture che erogano servizi;
b) degli uffici che ricevono e analizzano reclami e segnalazioni.

Articolo 29
Strumenti
Costituiscono strumenti del controllo della qualità:
- Le carte dei servizi;
- Le indagini di customer satisfaction;
- La gestione dei reclami e delle segnalazioni effettuate dai cittadini.

Articolo 30
Metodologie per la misurazione della soddisfazione degli utenti
1. L’Amministrazione può utilizzare per la misurazione della soddisfazione degli utenti  sia metodologie indirette quali l’analisi dei reclami pervenuti e delle segnalazioni, che dirette quali la rilevazione, con appositi questionari, delle necessità espresse e delle proposte formulate dai cittadini.
2. L’analisi deve essere impostata prendendo in considerazione molteplici dimensioni, tra le quali quelle ritenute essenziali riguardano gli aspetti tangibili, l’affidabilità, la capacità di risposta, la qualità e la professionalità del personale impiegato.
3. Le definizioni operative delle dimensioni ritenute essenziali sono le seguenti:
a) per aspetti tangibili si intende l’aspetto delle strutture fisiche, delle attrezzature, del personale e degli strumenti di comunicazione;
b) per l’affidabilità si intende la capacità di prestare il servizio in modo affidabile e preciso;
c) per la capacità di risposta si intende la capacità del servizio di soddisfare le esigenze del cittadino;
d) per la qualità e la professionalità del personale impiegato;
4. Degli esiti del controllo sulla qualità dei servizi erogati si tiene conto nella valutazione della performance organizzativa.

TITOLO VIII
Norme finali

Articolo 31
Relazione alle sezioni regionali della corte dei conti
1.    Gli esiti derivanti dal sistema dei  controlli interni sono utilizzati ai  fini della predisposizione della relazione semestrale sulla regolarità della gestione e sull’efficacia e sull’adeguatezza del sistema dei controlli interni adottato, da inviare  alla sezione regionale della Corte dei Conti e al presidente del consiglio  comunale.

Articolo 32
Entrata in vigore, abrogazioni e pubblicità
Il presente regolamento entrerà in vigore lo stesso giorno in cui diverrà esecutiva la deliberazione consiliare di approvazione.
1.    L'entrata in vigore del regolamento determinerà l’abrogazione di tutte le altre norme regolamentari  in contrasto con lo stesso.
2.    Ai fini dell’accessibilità totale di cui all’articolo 10 del decreto legislativo 33/2013, il presente viene  pubblicato sul portale comunale dove vi resterà sino a quando non sarà revocato o modificato. Nel caso sarà sostituito dalla versione rinnovata e aggiornata.

 

Manuale di gestione del protocollo informatico e del servizio archivistico comunale
Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 161 del 11/11/2015


 

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Regolamento comunale per il servizio di trasporto a favore di anziani e di persone con disabilità gravi
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 64 del 24/09/2015


 

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ART.1 – FINALITA’
Il  servizio  ha  lo  scopo  di  favorire  l’accesso  ai  servizi  sanitari  di  riferimento  alle  persone  con  grave disabilità e agli anziani in precarie condizioni di salute certificate e/o in situazione di debolezza sociale.
Si darà priorità alle persone che hanno difficoltà e/o impossibilitati alla deambulazione o che sono in trattamento per patologie oncologiche, emodializzati , trasfusi etc..  
Il presente regolamento disciplina i criteri e le modalità di accoglimento delle richieste di trasporto ed in particolare le modalità di richiesta di contribuzione al costo del servizio  da parte dei beneficiari dell’intervento.

ART.2 – DESTINATARI
Destinatari  del  servizio  di  trasporto  sono  i  cittadini  residenti  nel  territorio  comunale  in  precarie condizioni di salute certificate e in situazione di debolezza sociale, pertanto,  in possesso dei seguenti requisiti:
1)  ultra sessantacinquenni la cui non autosufficienza fisica o psichica sia stata accertata dalle aziende ASL (Commissione sanitaria per l’invalidità civile e l’accompagnamento);  
oppure
persone con disabilità con riconoscimento di portatore di handicap in stato di gravità ai   sensi dell’art.3 comma 3 della  Legge n.104/92.
2)  in situazione di debolezza sociale in quanto impossibilitati a raggiungere autonomamente i presidi sanitari di riferimento ( ambulatori medici o strutture ospedaliere)  e non abbiano parenti e affini in grado di assicurarne l’accompagnamento. Verrà data priorità alle persone che hanno difficoltà e sono impossibilitati alla deambulazione o che siano in trattamento per patologie oncologiche, emodializzati, trasfusi, ecc…
 
ART.3 – RICHIESTA DI ATTIVAZIONE DEL SERVIZIO E ISTRUTTORIA  
La  richiesta  di  attivazione  del  servizio  di  trasporto  dovrà  essere  presentata  dal  beneficiario dell’intervento  o  da  un  suo  familiare  o  tutore,  curatore  o  amministratore  di  sostegno,  all’ufficio protocollo comunale, secondo il modulo predisposto dall’Ufficio di servizio sociale comunale.
La  richiesta  suddetta  dovrà  essere  resa  ai  sensi  del  DPR  n.445/2000,  e  dovrà  contenere  tutte  le informazioni  necessarie  per  la  determinazione  della  situazione  economica  e  patrimoniale  del beneficiario dell’intervento.
La richiesta dovrà essere corredata dalla seguente documentazione:
-  Certificazione di cui al precedente art.2  punto 1);
-  Certificazione ISEE del beneficiario e relativa all’ultimo anno;  
-  Eventuale  altra  documentazione  necessaria  al  fine  della  determinazione  dell’importo  a  carico dell’utente o dei parenti tenuti agli alimenti.  
Il beneficiario dell’intervento o un suo familiare o tutore, curatore o amministratore di sostegno, dovrà dichiarare, inoltre, di essere a conoscenza che possono essere eseguiti controlli diretti ad accertare la veridicità delle informazioni fornite, sia attraverso il sistema informativo del Ministero delle finanze o attraverso controlli diretti da parte del Comune. Durante  il  periodo  di  erogazione  del  beneficio  il  Servizio  sociale  potrà  effettuare  verifiche  atte  ad accertare  il  persistere  o  meno  della  condizione  economica.  In  caso  di  variazione  della  situazione  economica l’importo della quota di contribuzione al servizio verrà rivalutato.  
L’Ufficio  di  Servizio  sociale  esaminata  la  richiesta  pervenuta  e  la  relativa  documentazione  allegata, entro  tre  giorni  dalla  data  di  ricevimento,    trasmetterà  alla  ditta  affidataria  del  servizio  apposita richiesta di attivazione del servizio a favore del richiedente indicando nominativo, recapito, contatto telefonico e  stabilendo  la decorrenza del beneficio. Apposita comunicazione scritta verrà inviata anche al diretto interessato  o a un suo familiare o tutore, curatore o amministratore di sostegno di riferimento, contenente la decorrenza e l’eventuale l’importo della quota a carico dell’utente.  
La  ditta  si  attiverà  immediatamente  per  riorganizzare  il  Piano  di  trasporto  settimanale  inserendo  il nuovo utente da trasportare.  
 
ART.4 – MODALITA‘  DI EROGAZIONE DEL SERVIZIO
Il  servizio  di  trasporto  viene  erogato  nei  giorni  feriali  e  nei  giorni  festivi  infrasettimanali  cosi  come previsto dai presidi ospedalieri.
L’amministrazione  Comunale  si  riserva  altresì  la facoltà  di  richiedere  alla  ditta  affidataria  del  servizio  ulteriori prestazioni rispetto a quelle ipotizzate a cui la ditta è tenuta ad adempiervi (per es. servizio nei giorni festivi o notturno, ecc…).
Nel  caso  in  cui  si  verifichino  eventi  straordinari  ed  imprevedibili  tali  da  comportare  la  necessità  di urgenti, contingibili e temporanee variazioni al piano di trasporto  settimanale operate da parte della Ditta appaltatrice, la stessa dovrà adottare tutte le misure possibili per evitare disagi all’utenza.  La  Ditta  si  impegna  ad  assicurare  la  continuità  del  servizio  sulla  base  della  legislazione  vigente    che regola  i  servizi  essenziali    in  quanto  tale  intervento  viene  cosi    inquadrato.    In  caso  di  sciopero  del personale, quindi, la Ditta dovrà comunque garantire l’esecuzione del servizio di trasporto.  
Il  servizio  di  trasporto  non  dovrà  subire  alcuna  interruzione  salvo  casi  di  forza  maggiore  (es.  dissesti stradali, calamità naturali).  
Il  servizio  verrà  espletato  mediante  l’utilizzo  di  automezzo/i  adibito/i,  attrezzato/i  e  conforme  alla normativa vigente per il trasporto delle persone con disabilità.  
Il servizio consiste nel prelievo degli assistiti dal loro domicilio, nel loro accompagnamento presso i servizi di riferimento (presidi ospedalieri, case di cura , centri riabilitativi, uffici amministrativi pubblici per disbrigo pratiche sanitarie, ecc…… ) e nel loro riaccompagnamento presso i rispettivi domicili.  
Il  servizio  è  svolto  dalla  ditta  aggiudicataria  della  gara  di  appalto    nel  rispetto  delle  direttive  del Referente  dell’ufficio  Servizi  sociali    del  comune  di Capoterra,  tenendo conto  che  gli  utenti  devono arrivare  alla  destinazione  negli  orari  concordati  per  le  visite  e/o  le  terapie  loro  prescritte  e  che  al termine devono poter prontamente disporre del mezzo, per il ritorno.
A bordo del mezzo dovrà essere garantita la presenza di n. 1 assistente-accompagnatore   che   dovrà vigilare sugli utenti durante il percorso dell’automezzo, avendo cura di evitare tutte le situazioni che possono  ledere  la  sicurezza  degli  utenti,  aiutarli  a  salire  e  scendere  dal  mezzo,  accompagnarli all’interno dei presidi ospedalieri dove gli verrà prestata la necessaria  assistenza.
 
ART. 5  ASSISTENZA AGLI ANZIANI E ALLE PERSONE CON DISABILITA’ GRAVI  TRASPORTATI
Le  competenze  del  personale  impiegato  nel  servizio  trasporto  consistono  nel  favorire  un  clima  di tranquillità ed assistenza e vigilanza durante il trasporto. In particolare, la sorveglianza da parte della ditta affidataria del servizio dovrà svolgersi con particolare attenzione affinché i comportamenti tenuti durante la marcia e nelle operazioni di salita e discesa non procurino danni ai trasportati stessi nel periodo temporale che va:  
-nel tragitto di andata: dalla salita sull’automezzo  sino all’ingresso degli stessi nelle strutture sanitarie; -nel tragitto di ritorno: dall’uscita dalle strutture sanitarie e  sino al rientro presso il proprio domicilio.
La ditta dovrà assicurarsi che gli utenti salgano e scendano alle fermate concordate in condizioni di sicurezza,  con  obbligo  di  vigilanza  e  la  conseguente  responsabilità  permarrà  comunque  sempre  in carico alla ditta stessa.  
 
ART. 6 – CONTRIBUZIONE DELL’UTENTE
Il beneficiario dell’intervento è tenuto a pagare la quota di contribuzione con qualsiasi disponibilità finanziaria di cui dispone e in particolare con:
- reddito derivante da trattamenti economici di qualsiasi tipo (pensione contributiva, di reversibilità, di invalidità  civile,  indennità  di  accompagnamento,  pensioni  di  guerra,  rendite  INAIL,  arretrati pensionistici,  ecc…);
- patrimonio  mobiliare  posseduto:  depositi  bancari  o  postali,  titoli  di  credito,proventi  di  attività finanziarie, canoni di locazione di case o terreni, ecc…
Qualora l’anziano o persona con disabilità  grave sia in attesa di riconoscimento di pensione, indennità o altro tipo di pensione al momento della presentazione della richiesta di attivazione del servizio e abbia  un  nuovo  riconoscimento  di  tali  provvidenze,  dovrà  integrare  la  quota  a  proprio  carico  dal periodo del nuovo riconoscimento.
Il Comune, in caso di inadempienza all’obbligo di contribuzione, adotta le misure necessarie, comprese quelle giudiziali, nei confronti degli obbligati.  
 
ART.  7  –  QUANTIFICAZIONE  DELLA  QUOTA  DI  COMPARTECIPAZIONE  DA  PARTE DELL’UTENTE.
L’accesso  al  servizio    è  subordinato  alla  partecipazione  da  parte  dell’utente  al  costo  sostenuto  dal Comune per il servizio stesso, ossia per l’importo di aggiudicazione della gara di appalto che ammonta a  €.1,73/km.
In caso di  nuova gara di appalto e di conseguenza di nuovo importo di aggiudicazione, verrà preso in considerazione il nuovo importo di aggiudicazione  
Il  beneficiario concorre  alla  spesa  con  quote  percentuali  sul  costo  del  servizio  e  tenuto  conto  della situazione reddituale del proprio nucleo familiare anagrafico e in base alla seguente tabella che tiene conto  del  minimo vitale  e  delle  fasce  di  reddito  superiori al minimo vitale  previste  dall’Assessorato Regionale per l’anno 2011:

fasce 

 
 
I nuclei familiari con redditi inferiori previsti dalla 1^ fascia della tabella sono esonerati dal pagamento della quota, mentre i nuclei familiari con redditi superiori a quelli previsti dalla 6^ fascia della tabella la quota di compartecipazione alla spesa per il servizio sarà il 50%.
La partecipazione al costo del servizio da parte dei beneficiari e tenuto conto delle suddette fasce di  reddito , è calcolata in relazione alla distanza Kilometrica effettivamente percorsa  per ogni intervento ( andata e ritorno) per ogni persona trasportata.
Possono essere esonerate dal pagamento della quota le persone seguite dal Servizio sociale comunale che  si  trovano  in  particolari  e  gravi  condizioni  personali,  familiari,  socio-economiche    o  che  stanno seguendo un percorso socio-sanitario.
Inoltre  le  persone  beneficiarie  di  provvidenze  regionali  (L.R.27/83,  L.R.  11/85,  L.R.  9/2004, L.R.12/2008)  che  prevedono  un  rimborso  viaggio  kilometrico,  potranno  usufruire  del  servizio  di trasporto  comunale  e  i  rimborsi  viaggio/km  spettanti  per  le  leggi  di  settore  verranno  direttamente incamerati dal Comune.
 
ART.8 - VERIFICHE  
L’Amministrazione Comunale, procederà con il metodo a campione o nel caso di dubbia attendibilità delle  dichiarazioni  rese,  ad  effettuare  idonei  controlli,  ai sensi dell’art.71  del D.P.R.  445/2000,  sulla veridicità  delle  dichiarazioni  sostitutive  presentate  anche  per  il  tramite  degli  Uffici  finanziari,  Uffici della Guardia di Finanza,  Banca dati dell’INPS e ogni altro sportello di controllo tributario, ecc….
Ai  sensi  dell’art.  76  del  medesimo  D.P.R.  445/2000  sono  previste  le  sanzioni  penali  in  caso  di dichiarazione  non  veritiera  o  falsa  e  saranno  esclusi  dal  beneficio  i  soggetti  che  a  seguito  di accertamenti dell’ufficio risulti in contrasto con la situazione reddituale dichiarata.
 
ART.9 – RECUPERI E RIVALSE
L’Amministrazione comunale , tramite i propri uffici competenti, attiva le procedure che consentano:
-  di  recuperare  risorse  economiche  dell’assistito  quando  le  stesse  non  sono  immediatamente disponibili (arretrati di pensioni, eredità, ecc…)
-  di fare atto di rivalsa, successivamente al decesso del  beneficiario, sull’ammontare delle quote dovute a saldo delle spese.
 
ART.10 – NORME TRANSITORIE
Il presente Regolamento verrà integrato a seguito dell’approvazione da parte della Regione di apposita Delibera regionale  del  sistema tariffario relativo alla compartecipazione ai costi dei servizi, cosi come previsto dalla Legge regionale n°23/2005.  
Tali scaglioni di  reddito ISEE necessari per la quantificazione dell’importo di compartecipazione degli utenti in base al reddito percepito, verranno inseriti nel Regolamento comunale.
 
ART.11 – RIFERIMENTI NORMATIVI
Il presente Regolamento comunale è disciplinato secondo la seguente fonte normativa:
- L.R. n.23 del 23.12.2005 - Sistema integrato dei servizi alla persona. Abrogazione L.R.4/88.  
- D.P.C.M.  n°159  del  05.12.2013  –  Regolamento  concernente  revisione  delle  modalità  di determinazione e i campi di applicazione ISEE.
- DPGR n.12/89 e s.m.i. – Regolamento di attuazione alla ex LR n°4/88.

 

Statuto della consulta comunale degli anziani di Capoterra
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 62 del 4/09/2015


 

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ART. 1
Istituzione e sede
1.    E’ istituita dal Comune di  Capoterra  con la deliberazione del Consiglio Comunale n. 62 in data 04/09/2015 la Consulta degli Anziani.
2.    La Consulta ha sede presso il palazzo Comunale .

ART. 2
Finalità
1.    La Consulta Anziani è un organismo previsto dallo Statuto Comunale, è apartitica, opera senza fine di lucro, e ha lo scopo di farsi interprete e portavoce delle problematiche degli anziani.
2.    La Consulta è lo strumento di collegamento diretto fra gli Anziani e gli organi di governo in conformità alle disposizioni dello statuto comunale;
3.    La Consulta , in particolare si propone di:
•    Contribuire  alla diffusione di una cultura che valorizzi le persone anziane e consideri le stesse come “protagoniste”, agevoli lo sviluppo di interventi atti a garantire la loro autonomia e consenta loro di rimanere attivamente impegnati nel contesto sociale;
•    realizzare un miglioramento nella qualità della comunicazione e nella reciproca informazione in ordine a problemi, servizi ed iniziative che investano la tutela dei diritti dei cittadini anziani (e, più in generale, gli interessi dell’intera collettività).
Per il conseguimento dei suoi fini la Consulta si rapporta con le altre istituzioni e gli altri Enti      del territorio, di concerto con l’Amministrazione comunale.

ART.3
Funzioni
Alla Consulta sono attribuite le seguenti funzioni:
a) promuove iniziative di conoscenza (raccolta ed analisi sui dati dell’invecchiamento, osservazione dei problemi sociali, sanitari ed ambientali) della realtà del mondo degli anziani, avvalendosi anche di organismi e associazioni di volontariato impegnati nel settore;
b) di concerto con l’Amministrazione comunale promuove seminari, incontri, dibattiti e iniziative sui problemi inerenti la condizione degli anziani;
c) fornisce parere consultivo non vincolante, sugli atti di programmazione dell’amministrazione comunale a favore  della terza età.

ART. 4
Composizione
Possono far parte della  Consulta Anziani tutti i cittadini residenti nel Comune di Capoterra  che abbiano compiuto  65 anni d'età, gli uomini e 60 le  donne facendo  formale richiesta .I soci iscritti fanno parte dell’Assemblea.

ART. 5
Organi della Consulta
    Sono organi della Consulta :
•    L’Assemblea Generale degli iscritti
•    Il Consiglio
•    La Presidenza

ART. 6
L’Assemblea Generale
L’Assemblea Generale è il massimo Organo deliberante della Consulta.
E’ costituita dai cittadini residenti nel Comune di Capoterra , ammessi a far parte della consulta .
L’Assemblea Generale è composta da tutti gli iscritti in apposito registro depositato presso l’amministrazione Comunale.
La partecipazione alle attività della consulta è gratuita.

ART. 7
Il Consiglio Direttivo
Il Consiglio Direttivo è l’organo di amministrazione ordinaria e straordinaria della Consulta.
Esso è composto  da 6 componenti ( di cui tre di sesso femminile e tre di sesso maschile) eletti dall’Assemblea Generale ed è articolato nel seguente modo:
-    Presidente : uno  tra i 6 componenti il Direttivo,nominato dallo stesso nella prima riunione.
-    Vice Presidente: uno  tra i 6 componenti il Direttivo,nominato dallo stesso nella prima riunione.
-    Segretario: uno  tra i 6 componenti il Direttivo,nominato dallo stesso nella prima riunione.
-    Cassiere: uno  tra i 6 componenti il Direttivo,nominato dallo stesso nella prima riunione.
-    N. 2 consiglieri: due dei 6 componenti il Direttivo,nominati dallo stesso nella prima riunione.
Il Consiglio Direttivo ha una durata triennale.
Spetta al Presidente convocare e presiedere le riunioni del Consiglio Direttivo e /o l’assemblea degli iscritti.
Il vice Presidente su delega del Presidente può convocare e dirigere le riunioni del Consiglio Direttivo e /o l’assemblea degli iscritti nel caso in cui il Presidente sia assente.
Il Segretario ha in consegna i registri dei verbali delle sedute del Consiglio Direttivo e dell’assemblea degli iscritti,custodisce i tabulati degli iscritti, riceve le domande d’iscrizione,cura la redazione e sottoscrive i verbali.
Il Cassiere ha il compito di tenere la contabilità di tutti i proventi della Consulta ,trascrive in apposito registro vidimato dal Comune e garantisce il rispetto delle norme e della trasparenza degli atti. Presenta annualmente al Consiglio il bilancio predisposto dalla Presidenza per poi approvarlo in Assemblea.
Possono partecipare ai lavori dell’Assemblea  e del Consiglio Direttivo , senza diritto di voto gli Amministratori e il personale del settore servizi sociali del Comune,per garantire reciproca informazione e coordinamento.
I componenti degli organi della Consulta esplicano le loro funzioni a titolo gratuito. Non sono previste indennità  di carica e rimborsi.

ART. 8
Decadenza
I componenti del Consiglio Direttivo rimangono in carica fino al termine del mandato del Consiglio
Comunale e comunque fino alla nomina dei successori e non possono essere nominati per più di
due mandati.
In caso di dimissioni dei componenti del Consiglio Direttivo, i dimissionari saranno surrogati dai
primi non eletti.
In caso di dimissioni dell'intero Consiglio Direttivo si procederà a nuove elezioni.

ART. 9
Modificazioni dello Statuto
Lo Statuto può essere modificato dal Consiglio Comunale con propria deliberazione. La Consulta
degli anziani può proporre al Consiglio Comunale la modifica di articoli o commi dello Statuto, con
deliberazione approvata a maggioranza dei 2/3 dei componenti l'Assemblea. La modificazione
deve essere approvata dal Consiglio Comunale.

ART. 10
Principi di educazione e di civile convivenza
Gli iscritti alla Consulta anziani, sono tenuti ad attenersi alle disposizioni del presente Statuto nel rispetto dei principi di educazione e della civile convivenza.

ART. 11
Disposizioni funzionali
Il Sindaco provvede all’assegnazione del personale e di quant’altro necessario allo svolgimento dei compiti di segreteria e di supporto tecnico-amministrativo della Consulta.

ART. 12
Norme finali
Per quanto non previsto nel presente Statuto,trovano applicazione le norme vigenti.

 

Regolamento comunale per il servizio di taxi
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 51 del 30/11/2004
Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 49 del 22/07/2015


 

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CAPO I
IL SERVIZIO TAXI
 
Articolo  1
(Definizioni del servizio)
1. Il servizio pubblico di taxi con autovettura, come definito dalla legge 15/01/1992 n. 21, nell'ambito del territorio Comunale, è disciplinato dal presente Regolamento, dalle Leggi in materia, dagli usi e consuetudini.
2. Per servizio taxi si intende quello esercitato con apposita autovettura allo scopo di soddisfare le esigenze del trasporto individuale o di piccoli gruppi di persone, anche con funzione complementare ed integrativa dei trasporti pubblici di linea ed effettuato a richiesta dei trasportati o del trasportato, in modo non continuativo o periodico, su itinerari e secondo orari stabiliti di volta in volta.
 
Articolo  2
(Licenze d'esercizio e figure giuridiche di gestione)
1.  L'esercizio del taxi è subordinato alla titolarità di apposita licenza rilasciata dal Comune.
2.  La licenza è riferita ad una singola autovettura.
3.  Ai sensi di quanto disposto dalla Legge 15.01.1992 n. 21, articolo 7,comma 1, i titolari di licenza per l'esercizio di taxi possono:
a)    essere iscritti, nella qualità di titolari di impresa artigiana di trasporto, all'albo delle imprese artigiane previsto dalla L. 8.08.1985 n. 443, art. 5;
b)    associarsi in cooperative di produzione di lavoro, ovvero in cooperative di servizi, operanti in conformità alle norme vigenti sulla cooperazione;
c)    associarsi in consorzio tra imprese artigiane ed in tutte le altre forme previste dalla Legge;
4.  Nei casi in cui  al comma 3 è consentito conferire la licenza agli organismi ivi previsti e rientrare in possesso della licenza precedentemente conferita in caso di recesso, decadenza od esclusione dagli organismi medesimi. In caso di recesso dai predetti organismi, la licenza non potrà essere ritrasferita al socio conferente se non sia trascorso almeno un anno dal recesso.
 
Articolo  3
(Condizioni d'esercizio)
1.  In capo ad un medesimo soggetto è vietato:
a) il cumulo di più licenze da taxi anche se rilasciate da Comuni diversi;
b) il cumulo della licenza per l'esercizio del servizio di taxi e dell'autorizzazione  per l'esercizio di noleggio con conducente anche se rilasciate da Comuni diversi.
Il cumulo di licenze da taxi con autorizzazioni per  servizio  da noleggio è vietato anche alle cooperative ed alle altre forme di gestione associata del servizio.
2.  La licenza deve trovarsi a bordo del mezzo durante tutti i suoi spostamenti  allo scopo di certificarne l'impiego in servizio da taxi.
3.  Il servizio è esercitato direttamente dal titolare della licenza, da un suo  sostituto o collaboratore familiare, nel rispetto di quanto  previsto dall'art. 10 della Legge 15.01.1992 n. 21.
4.  Il titolare della licenza trasmette agli uffici comunali l'elenco dei sostituti o collaboratori familiari  impiegati  nella guida dei mezzi. L'elenco è allegato in copia autenticata dall'ufficio alla licenza e contiene i dati anagrafici e la posizione assicurativa  di ogni sostituto o collaboratore.
 

Articolo  4
(Numero delle licenze)
Ai sensi di quanto previsto dall'art. 5, comma 1, punto a) della Legge 15.01.1992 n. 21, la Giunta stabilisce il numero delle licenze da immettere  in servizio seguendo i seguenti parametri: da un minimo di 1 licenza ad un numero massimo di 3 licenze. I parametri potranno essere rivisitati  e modificati solo sulla base delle effettive esigenze di mercato supportate da analisi e studi di settore.

Articolo 5
(Utilizzo autovettura diversa)
1.  Il tassista che si trovi nell'impossibilità di usare il proprio veicolo, potrà accordarsi con altro titolare di licenza per l'uso momentaneo di altra autovettura immatricolata taxi. Tale utilizzo dovrà essere preventivamente autorizzato dal Comune, al quale il richiedente dovrà dimostrare i titoli all'utilizzo dell'autovettura diversa dalla propria.
 2.  Durante il servizio, l'utilizzatore dovrà indicare sul veicolo il proprio numero della licenza in modo ben visibile e secondo le modalità indicate dall'ufficio.
 
Articolo 6
(Riconoscibilità delle autovetture)
Le autovetture adibite a servizio taxi portano nella parte anteriore del tetto,   in posizione centrale, un contrassegno luminoso inamovibile, di tipo conforme alla vigente normativa, recante la scritta "TAXI". Il  titolare della licenza è altresì tenuto a dotare l'autovettura dei seguenti contrassegni:
a)    sul lato posteriore destro deve essere fissata una targa inamovibile in  materiale rigido di mm. 100 di base per 80 di altezza recante: nella parte superiore,  per un'altezza di mm. 10, la scritta "SERVIZIO PUBBLICO" in nero su campo bianco; nella parte centrale gli stemmi della Regione  Sardegna sul lato sinistro e del Comune sul lato destro entrambi di mm. 40  di base, nella parte inferiore il numero della licenza con caratteri alti mm.20, preceduto dalla scritta: Comune di Capoterra di pari dimensioni;
b)    Al centro delle portiere anteriori deve essere posizionata in modo inamovibile, un pannello di mm. 305 di base per 195 di altezza recante nella parte superiore la scritta "TAXI" affiancata dal numero della licenza ed in quella inferiore, partendo da sinistra, lo stemma della Regione Sardegna e lo stemma del Comune entrambi di mm. 80 di larghezza. Tra gli stemmi  andrà riportata la scritta "Comune di Capoterra". Le autovetture che effettueranno servizio di radio-taxi, dovranno apporre, a fianco del pannello di cui sopra, la dicitura "RADIO" seguita dalla propria sigla identificativa.


Articolo 7
(Servizi sussidiari ad integrazione del trasporto di linea)
1.  Previa autorizzazione i taxi possono essere impiegati per l'espletamento di servizi sussidiari od integrativi dei servizi di linea.
2.  L'autorizzazione è concessa in presenza di un regolare rapporto convenzionale tra il concessionario della linea ed il soggetto giuridico già  operante nel comparto dei servizi per auto da piazza.
3.  La convenzione di cui al comma 2  è soggetta ad approvazione da parte della  Regione Sardegna.
 

Articolo 8
(Ambito territoriale)
1.  La prestazione del servizio di taxi è obbligatoria ed è  effettuata con partenza dal territorio comunale per qualunque altra destinazione raggiungibile attraverso strade carrabili, previo assenso del conducente per le destinazioni oltre il limite comunale.
2.  Salvo diversa esplicita indicazione del passeggero, al tassista è fatto obbligo di seguire il percorso più breve per raggiungere la destinazione richiesta dal passeggero stesso.
 
Articolo 9
(Commissione comunale per il servizio)
 Per la valutazione delle problematiche connesse all'organizzazione ed all'esercizio del servizio, nonché  in tutti gli altri casi previsti dal presente regolamento, deve essere sentito il parere della Commissione, nominata mediante deliberazione della Giunta Comunale

 
C A P O  II
LA PROFESSIONE DI TASSISTA
 
Articolo 10
(Requisiti per l'esercizio della professione di tassista)
1.  L'esercizio della professione di tassista è consentito ai cittadini italiani e comunitari titolari del certificato di abilitazione professionale previsto dal vigente Codice della Strada ed in possesso di idoneità  morale e professionale.
2.  Non soddisfa al requisito dell'idoneità morale chi:
a)    abbia riportato una o più condanne passate in giudicato alla reclusione in misura superiore complessivamente ai due anni per delitti non colposi;
b)    abbia riportato una condanna irrevocabile a pena detentiva per delitti contro il patrimonio, la fede pubblica, l'ordine pubblico, l'industria ed il commercio;
c)    abbia riportato condanna irrevocabile per reati puniti a  norma  degli articoli 3 e 4  della Legge 20.02.1958 n. 75;
d)  sia stato dichiarato fallito;
e)  risulti sottoposto, sulla base di un provvedimento esecutivo, ad una delle misure di prevenzione prevista dalla vigente normativa;
In tutti i casi sopra elencati il requisito continua a non essere soddisfatto fino a quando non sia intervenuta la riabilitazione, ovvero una misura di carattere amministrativo ad efficacia riabilitativa.
3 Il certificato di abilitazione Professionale (C.A.P.) è rilasciato dal competente ufficio della direzione Generale del D.T.T.(Direzione Trasporti Territoriale) sulla base dei requisiti, delle modalità e dei programmi di esami stabiliti dal regolamento (comma 8 Art. 116 del Decrteto legislativo 30/04/1992 n. 218).
 
Articolo 11
(Accesso alla professione di tassista)
1.  L'accesso alla professione di tassista è consentito ai cittadini italiani ed equiparati iscritti nel "Ruolo dei conducenti di veicoli o natanti adibiti ad autoservizi pubblici non di linea" tenuto dalla  Camera di  Commercio della Provincia di Cagliari.
 
2.  Il certificato di iscrizione a ruolo, corredato di fotografia,  deve trovarsi a bordo del veicolo e, su richiesta, esibito agli organi di vigilanza.
 

C A P O  III
LA LICENZA DI ESERCIZIO
 
Articolo 12
(Concorso per l'assegnazione delle licenze)
1. Le licenze vengono assegnate in base ad apposito bando di pubblico concorso per titoli.
2.  Il bando è indetto entro centottanta giorni  dal momento in cui si sono rese disponibili presso il Comune una o più licenze ed è pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Sardegna.
 
Articolo 13
(Contenuti del bando)
I contenuti obbligatori del bando di concorso per l'assegnazione delle licenze sono i seguenti:
a) elencazione dei titoli oggetto di valutazione fini dell'assegnazione;
b) indicazione dei criteri di valutazione dei titoli;
c) indicazione del termine per la presentazione delle domande;
d) indicazione del termine di chiusura delle operazioni di scrutinio da parte dell'apposita commissione di cui all'art. 10;
e) schema di domanda per la partecipazione al concorso contenente la dichiarazione di proprietà o di disponibilità del veicolo.
 
Art. 14
(Titoli oggetto di valutazione e redazione della graduatoria)

1. Al fine di redigere la graduatoria per l’assegnazione delle titolarità del servizio di TAXI  messe a concorso, la Commissione esaminatrice procederà alla valutazione dei seguenti titoli e all’attribuzione del relativo punteggio come appresso specificato:


TITOLI DI STUDIO (max 3 punti)

Laurea   in Lingua straniera o in materie turistiche    
Punti 3

Diploma di scuola media superiore    
Punti 2

Diploma di scuola media inferiore   
Punti 1


TITOLI DI SERVIZIO (max punti 5)

Servizio prestato in qualità di titolare di un’impresa che gestisce il servizio taxi o  di noleggio con conducente   
Punti 1

Servizio prestato come conducente in qualità di dipendente, collaboratore familiare o collaboratore presso un’impresa che gestisce  servizio taxi o di  noleggio con conducente o in imprese esercenti servizi di trasporto pubblico 
Punti 0.5

Servizio prestato in qualità di titolare o dipendente o collaboratore in attività connesse al settore turistico, escursioni, guide turistiche    
Punti 2

Conoscenza di una lingua straniera - livello C1 (attestata da un diploma rilasciato da scuole legalmente riconosciute)   
Punti  1

Dichiarazione di impegno ad attrezzare l’autovettura in caso di assegnazione della licenza, per il trasporto dei disabili                  
Punti 0,5

2. In caso di parità di punteggio costituisce titolo preferenziale, nell’ordine:

- Giovane età del richiedente;

3. La graduatoria ha validità triennale con decorrenza dalla data della sua approvazione definitiva e ad essa si ricorre qualora, nell’arco di tale periodo, si rendessero disponibili una o più titolarità;

Art. 15
(Assegnazione delle Licenza per l’esercizio del servizio TAXI.)
1.Il rilascio delle licenza avviene secondo le recenti disposizioni in materia di semplificazione amministrativa e secondo quanto disposto dalla legge Regionale n°3/2008 in materia di procedure di competenza del S.U.A.P.
2. Le titolarità del servizio di taxi sono acquisite senza limitazione di scadenza.
3. In qualsiasi momento le titolarità possono essere sottoposte a controllo al fine di accertarne la validità, verificando il permanere, in capo al titolare, dei requisiti previsti dalla legge e dal presente regolamento. Qualora sia verificata la non permanenza in capo al titolare dei suddetti requisiti, lo stesso decade dalla titolarità del servizio di taxi.

Articolo 16
(Trasferibilità della licenza)
1.  Su richiesta del titolare è consentito il trasferimento della licenza comunale d'esercizio, a persona iscritta al ruolo ed in possesso dei requisiti previsti dal presente Regolamento, in presenza di almeno una delle seguenti condizioni:
a)    essere titolare della licenza da almeno cinque anni;
b)    aver compiuto sessant'anni;
c)    essere diventato permanentemente inabile od inidoneo al servizio per malattia, infortunio o per ritiro definitivo della patente di guida.

2.  In caso di morte del titolare, la licenza può essere trasferita ad uno degli eredi appartenenti al nucleo familiare del titolare in possesso dei requisiti prescritti. In caso di mancato accordo tra gli eredi sull'indicazione del nuovo titolare la licenza può essere trasferita ad un soggetto terzo alle condizioni di cui comma 3 nel termine perentorio di tre anni.
Durante tale periodo il servizio deve essere esercitato direttamente da un erede o da un sostituto. Qualora il trasferimento non riesca a perfezionarsi nell'arco del triennio, la licenza viene revocata e messa a concorso.
3.  Il Comune autorizza il trasferimento della licenza per atto tra vivi o "mortis causa" subordinatamente al verificarsi delle seguenti condizioni:
a)  il trasferimento della licenza deve essere contestuale alla cessione dell'azienda artigiana al trasporto o della posizione societaria dell'esercente;
b)  nel contratto di cessione o nella dichiarazione di successione, la quota imputabile all'avviamento deve essere tenuta distinta dal valore attribuito al veicolo; nessun valore può essere attribuito all’atto amministrativo (cesssione di ramo di azienda);
c)  il contratto di cessione deve essere registrato ai sensi della vigente  normativa;
d)  il cessionario deve essere iscritto al ruolo di cui all'art.12 o possedere i requisiti previsti dalla legge.
4.  Il cedente è tenuto a depositare, presso il competente ufficio di  Polizia Amministrativa del Comune, una copia del contratto di cessione o della denuncia di successione.
5.   Il titolare che abbia trasferito la licenza deve attendere cinque anni prima di poter concorrere ad una nuova assegnazione o perfezionare l'acquisto di una nuova licenza.
 

CAPO IV
L'ESERCIZIO DEL SERVIZIO
 
Articolo 17
(Caratteristiche dell'autovettura)
1.  Le autovetture da piazza debbono rispondere alle seguenti prescrizioni:
Il tassametro deve essere di tipo autorizzato dalla Polizia Locale. Al momento dell'installazione il tassametro, dovrà essere verificato e sigillato mediante piombatura da parte del personale dell'Ufficio di Polizia Locale . Esso deve essere installato in posizione ben visibile al passeggero, e deve essere regolato secondo le tariffe stabilite dalla Giunta. Le cifre riportate da tassametro,  si riferiscono esclusivamente al costo della corsa, l'esistenza di ogni eventuale supplemento è portata a conoscenza dell'utente mediante  avviso chiaramente  leggibile  posto sul  cruscotto  o nel  retro dell'abitacolo.
a)    In caso di cambio della sezione dei pneumatici, il titolare ha l'obbligo di presentare agli uffici comunali la licenza per le necessarie trascrizioni delle dimensioni dei pneumatici in base ai quali il tassametro è stato regolato.
b)    Il conducente ha l'obbligo di curare che il tassametro funzioni sempre regolarmente e non sia coperto. In caso di guasto, il conducente  deve  darne immediata notizia all'ufficio.
c)  Qualora si renda necessario la rimozione del tassametro nelle ore   e giorni in cui l'ufficio è chiuso, la spiombatura sarà fatta dall'interessato, sotto la propria  responsabilità con obbligo di darne immediata comunicazione all'apertura dell'ufficio di Polizia Locale . In seguito, tramite il proprio personale, l'ufficio provvederà a verificare la regolarità della riparazione e  della piombatura del tassametro.
d)   In caso di richiesta il titolare ha l'obbligo di sottoporre il tassametro alla necessaria verifica da parte dell'ufficio di Polizia  Locale  del Comune.
2.  E' consentita l'installazione di radioricevitori, mangianastri e simili, il cui uso è subordinato alla richiesta del cliente ad eccezione del radio telefono di servizio. E' fatto obbligo al titolare di comunicare entro tre  giorni all'ufficio l'installazione e la rimozione del radiotelefono nonché le variazioni relative alla sigla radio.
3.  Salvo quanto disposto dal presente regolamento per i contrassegni distintivi dei turni ed orari di servizio, è vietato ogni altro contrassegno di qualsiasi forma che non sia preventivamente autorizzato dalla Civica Amministrazione.
4.  Prima dell'immissione in servizio, l'autovettura deve essere sottoposta a verifica dell'ufficio comunale per accertare l'esistenza delle prescrizioni regolamentari.
5.  Le autovettura adibite al servizio  Taxi  debbono  avere  la   carrozzeria  interamente colorata di bianco, nella tonalità prescritta con D.M.del 19.11.1992.
6.  Il soffitto degli interni del veicolo e i sedili, devono essere fatti di materiale idrorepellente, ed i tappetini antisdrucciolevoli.
7.  La pubblicità commerciale sia all'interno che all'esterno del veicolo, è  consentita nelle forme e secondo i criteri stabiliti nell'autorizzazione,  fatte salve le norme di legge previste dal C.d.S. e sulla pubblicità.
 
Articolo 18
(Condizioni dell'autovettura e sua sostituzione)
1.  L'autovettura deve essere mantenuta in stato di pulizia sia internamente che esternamente e conforme alle caratteristiche stabilite dal presente regolamento.
2.  La carrozzeria deve essere in perfetto stato di conservazione; qualora gli uffici comunali impongano il ripristino della carrozzeria entro un tempo determinato, l'interessato può essere esentato nel caso in cui dimostri che è in corso la sostituzione dell'autovettura, sempre che le condizioni del veicolo danneggiato non siano in contrasto con le norme dettate dal C.d.S.
3.  La sostituzione dell'autovettura deve essere preventivamente comunicata all'ufficio per l'accertamento dei requisiti regolamentari. Ai fini della conseguente trascrizione delle variazioni sulla licenza, l'interessato deve presentarsi all'ufficio non oltre il giorno lavorativo successivo  a quello in cui è stato fatto il collaudo del veicolo da parte dell'Ufficio Provinciale della Motorizzazione.
 
Articolo 19
(Inizio, sospensione e modalità di svolgimento del servizio)
1.  Nel caso di assegnazione della licenza o di acquisizione della stessa per atto tra vivi o "mortis causa", il titolare deve obbligatoriamente iniziare il servizio entro quattro mesi dal rilascio o dalla volturazione del titolo.
2.  Qualsiasi sospensione imprevista del servizio deve essere comunicata immediatamente ai competenti uffici comunali, anche a mezzo telefono. Nel  caso l'ufficio sia chiuso, la comunicazione andrà effettuata il primo giorno di apertura. Il titolare della concessione ha diritto a giorni 30 di ferie annuali. Il periodo di ferie dovrà essere preventivamente comunicato all'ufficio qualora si superi i 5 gg. consecutivi.
3.  Nel caso di malattia, se la stessa dovesse superare i 5 gg., l'interessato dovrà documentarla mediante certificato medico.
4.  E' fatto obbligo al titolare della licenza ed ai collaboratori:
    a) di comunicare all'ufficio ogni cambio della propria abitazione  entro il termine di 5 giorni;
    b) ove convocato, presentarsi entro il termine fissato dall'ufficio.
 
Articolo 20
(Turni di servizio ed acquisizione della corsa)
1.  I criteri per la formazione dei turni e degli orari di servizio, nonché eventuali modifiche temporanee rese opportune da particolari circostanze sono stabiliti con determinazione del Responsabile dell'Area di competenza ..
2.  E' fatto obbligo di applicare in modo ben visibile sul parabrezza e sul lunotto posteriore alla vettura il contrassegno distintivo del turno di servizio, nonchè il contrassegno relativo all'eventuale autorizzazione di modifica dell'orario di servizio.
3.  Il conducente deve esporre sul parabrezza il cartello di "fuori servizio" al termine del proprio turno nonchè in tutti i casi in cui l'autovettura non svolga attività di servizio.
4.  Nell'ambito del territorio comunale la corsa è acquisita:
    a) nelle zone di carico indicate dal Comune;
    b) mediante sistemi di chiamata via radio;
    c) a richiesta dell'utente nell'ambito della rete viabilistica comunale, nel rispetto delle norme del Codice della Strada ed a condizione che il tassista non si trovi in prossimità delle zone di carico.
5.  Il conducente, durante le soste di servizio, ha l'obbligo di sostare nelle zone all'uopo riservate.
6.  I posteggi dei taxi sono stabiliti con Ordinanza del Sindaco, sentita la commissione di cui all'art. 10, e saranno appositamente contrassegnati.
 
Articolo 21
(Comportamento del tassista durante il servizio)
1.  Nell'esercizio della propria attività il tassista ha l'obbligo di:
a)    seguire il percorso più breve o più conveniente in relazione alle condizioni di traffico del momento ed informare il cliente su qualsiasi deviazione si rendesse necessaria;
b)    consentire l'occupazione di tutti i posti per cui il veicolo è omologato;
c)    comportarsi con correttezza, civismo e senso di responsabilità in qualsiasi evenienza;
d)    prestare assistenza e soccorso ai passeggeri, qualora si rendesse necessario;
e)    predisporre gli opportuni servizi sostitutivi nel caso di  avaria al mezzo o di interruzione del trasporto per cause di forza maggiore; nel caso venisse utilizzato un altro taxi in sostituzione di  quello che non può proseguire la corsa, quest'ultimo dovrà scontare al cliente il diritto di chiamata ed eventuali altri supplementi, in modo che non gravino ulteriormente sul cliente stesso;
f)    consegnare ai competenti Uffici del Comune qualsiasi oggetto dimenticato dai clienti all'interno del veicolo;
g)    rispettare i turni e gli orari di servizio, l'ordine di precedenza  nelle zone di carico e tutte le disposizioni emanate dalla competente Autorità Comunale;
h)    rilasciare su richiesta del cliente la ricevuta riportante gli estremi della propria sigla ed attestante il prezzo della corsa distinta in tariffa tassametrica ed eventuali supplementi;
i)    mantenere affissa sul retro di un sedile anteriore, o comunque esposta in modo ben visibile all'utente, la tabella riproducente la tariffa ed i supplementi ed il numero di concessione;
j)    trasportare animali domestici a seguito degli utenti, con l'osservanza delle cautele suggerite da ragioni di incolumità, pulizia ed igiene;
2.  Nell'esercizio della propria attività al tassista è vietato:
a)    far salire nel veicolo persone estranee a quelle che hanno ordinato la corsa. Il presente divieto  
      non opera per i servizi di cui all'art. 8;
b)  portare animali propri in vettura;
c)  effettuare il trasporto di più persone con percorsi differenziati;
d)  proccaciarsi il cliente   offrendo il proprio servizio con qualunque mezzo (es.pubblicità);
d)    rifiutare il trasporto del bagaglio al seguito nei limiti di capienza del  
     bagagliaio;
f)  rifiutare la corsa nell'ambito del territorio comunale, escluso in quelle località e/o vie dichiarate inagibili con atto della civica amministrazione e ovunque non sussistono spazi adeguati di manovra per il veicolo;
g)  rifiutare il trasporto dei supporti destinati ad assicurare o favorire la mobilità degli invalidi;
h)    fumare e mangiare all'interno dell'autovettura, durante l'espletamento di un servizio.

 
 
Articolo 22
(Interruzione della corsa)
1.  Il conducente, a richiesta del passeggero, deve in qualunque momento interrompere la corsa, esigendo il pagamento del solo importo segnato dal tassametro, salvo eventuali supplementi;
2.  Il conducente deve altresì interrompere la corsa nel caso in cui si verifichi un guasto al tassametro, salvo che il passeggero, che deve essere immediatamente informato, dichiari che intenda proseguire la corsa ed abbia concordato l'importo relativo;
3.  Inoltre, il tassista può interrompere la corsa nei seguenti casi:
a) quando il passeggero abbandoni temporaneamente l'autovettura, salvo che lo stesso, oltre l'importo segnalato dal tassametro, depositi una somma da concordarsi per trattenere a disposizione l'autovettura per il tempo corrispondente;
b) qualora per casi di accertata forza maggiore e di evidente pericolo non sia più possibile prestare servizio.

Articolo 23
(Trasporto diversamente abili )
1.    Il tassista ha l'obbligo di prestare l'assistenza necessaria alla sistemazione sull'autovettura del passeggero diversamente abile   e degli eventuali supporti necessari alla sua mobilità.
2.    Nel caso non sia possibile incamerare nel bagagliaio del taxi i supporti mobili, si dovrà provvedere ad una sistemazione esterna sul portapacchi.
3.    Il trasporto delle carrozzine e degli altri supporti necessari alla mobilità dei portatori di handicap e effettuato gratuitamente.
 

Articolo 24
(Sostituzione alla guida)
1.  I titolari di licenza per l'esercizio del servizio di taxi possono essere sostituiti temporaneamente alla guida di taxi da persone iscritte al ruolo di cui all'art.12 ed in possesso dei requisiti di cui all’art. 11 nei  seguenti  casi:
a) per motivi di salute, inabilità temporanea, gravidanza e puerperio;
b) per chiamata alle armi;
c) per un periodo di ferie consecutive superiore a gg. 5 sino ad un massimo di gg. 30 annuali;
d) per sospensione o ritiro temporaneo della patente di guida;
e) nel caso di incarichi a tempo pieno sindacali o pubblici elettivi;
2.  I minori, eredi titolari di licenza per servizio taxi, possono farsi sostituire alla guida da persone iscritte nel ruolo di cui all'art. 12 ed in possesso dei requisiti di cui all'art. 11, fino al raggiungimento della maggiore età.
3.  Il rapporto di lavoro con il sostituto alla guida è regolato in base alla vigente normativa che prevede contratti di lavoro a tempo determinato o contratti di gestione per sostituzione non superiori a sei mesi.
4.  Al fine di evitare l'uso improprio o fraudolento della licenza, i contratti di sostituzione alla guida sono approvati  con determina del Responsabile dell’Area di competenza che verifica la loro rispondenza alle esigenze di servizio pubblico  e alla vigente normativa.
5.  Nell'ambito dell'impresa familiare i titolari di licenza possono avvalersi per lo svolgimento del servizio, del coniuge, dei parenti entro il terzo grado e degli affini entro il secondo, purché in possesso dei requisiti  di cui all'art. 11 e regolarmente iscritti al ruolo di cui all'art. 12.


 
 
 
Articolo 25
(Tariffe)
1.  Per il servizio urbano le tariffe sono determinate a base multipla con riferimento al tempo di permanenza in vettura, ed alla percorrenza; per il servizio extra-urbano le tariffe sono determinate su base chilometrica.
2.  Le tariffe unitarie di riferimento, gli eventuali supplementi, nonchè  le condizioni di trasporto non indicati a tassametro, sono approvate dalla Giunta Comunale , e portate a conoscenza dell'utente mediante esposizione all'interno del  veicolo, in modo ben visibile,  con le  tabelle  previste dall'art. 22  lettera I del presente Regolamento.
3.  E' fatto divieto al conducente richiedere per qualsiasi titolo una somma superiore a quella corrispondente del costo della corsa indicata a tassametro, salvo i diritti dei vari supplementi e degli eventuali danni arrecati dall'utente al veicolo.
4.  Il conducente deve azionare il tassametro all'inizio della corsa e farne cessare il funzionamento appena la stessa abbia termine, dopo averne fatta prendere visione dall'utente. Il carico e lo scarico dei bagagli, non deve incidere sul costo totale della corsa.
5.  Nel caso di utenti interessati al medesimo percorso, il conducente, accettandone il trasporto, non potrà pretendere da ogni singolo passeggero la somma indicata a tassametro, esclusi individuali supplementi riguardanti esclusivamente bagagli, bauli, corone e animali.
6.  Per i servizi extra-urbani, la tariffa differenziata va azionata, dandone comunicazione al cliente, dai punti che delimitano l'area urbana, elencati nella tabella delle tariffe in vigore.
 
Articolo 26
(Impiego di tecnologie innovative)
Nell'organizzazione del servizio è consentito l'impiego di tecnologie innovative mirate al pagamento della corsa (bancomat, carte di credito) e per ridurre i tempi d'attesa per il cliente ed assicurare una diffusione capillare e tempestiva dell'offerta di trasporto in tutto l'ambito urbano. Qualora l'impiego pratico di strumentazioni o sistemi frutto delle suddette tecnologie, contrasti o non sia contemplato nel presente regolamento, dovrà essere preventivamente valutato dalla Commissione di cui all'articolo 9.
 
Articolo 27
(Reclami)
All’interno di ogni vettura è esposto in posizione ben visibile, l’indirizzo ed il numero di telefono ell’Ufficio Comunale a cui indirizzare i reclami.
 


VIGILANZA SUL SERVIZIO E SANZIONI
 
Articolo 28
(Addetti alla vigilanza)
La vigilanza sul rispetto delle norme contenute nel presente Regolamento è demandata, in via primaria al personale della Polizia Municipale.
 
Articolo 29
(Idoneità dei mezzi in servizio)
1.  Il Comando di Polizia Municipale dispone, tutte le volte che ne ravvisa la necessità, le necessarie verifiche sull'idoneità dei mezzi del servizio di taxi.
2.  Il predetto Comando certifica l'idoneità del veicolo o detta la prescrizioni utili al suo ottenimento.  

 
Articolo 30
(Sanzioni)
1.  Le violazioni al presente Regolamento sono sanzionate:
    a) con sanzione amministrativa pecuniaria;
    b) con sanzione della sospensione o revoca della licenza.

Articolo 31
(Sanzioni amministrative pecuniarie)
1.  Si applica la sanzione amministrativa pecuniaria da € 25,00 a € 250,00 per le seguenti violazioni:
(a)    art.  3, comma 3;
(b)    art.  5, commi 1 e 2. Il titolare delle auto di scorta che incorre nelle predette violazioni, non è ammesso al pagamento in misura ridotta;
(c)    art.  5, commi 3 - 4 - 5 e 6;
(d)    art.  6, commi 2 e 1 limitatamente alla mancata richiesta preventiva di autorizzazione;
(e)    art.  7, punto 1 e lettere a - b;
(f)    art.  9, comma 1;
(g)    art. 12, comma 2;
(h)    art. 18, comma 2, 3, 4, 6 e 7;
(i)    art. 19, commi 1 e 3;
(j)    art. 20, comma 2 e 3 - comma 4 lettere a) e b);
(k)    art. 21, commi 4 - 5 - 6 e 7;
(l)    art. 22, comma 1 lettere b-c-d-e-f-h-i; e comma 2 lettere a-b-d-g-h.
(m)    L' infrazione alla lettera "d", oltre la sanzione, comporta il cambio dell'orario    
       assegnato per un periodo determinato dalla Commissione  di cui all'art. 10.
(n)    art.  24, commi 1 e 3;
(o)    art.  29, comma 1;

2.  Si  applica la sanzione  amministrativa  pecuniaria da  € 50,00 a € 500,00 per la violazione dell'art. 22, comma 2 lettera f).
 
Articolo 32
(Sospensione della licenza)
E' soggetto alla sanzione della sospensione della licenza chi incorre nelle seguenti violazioni:
(a)    art.  3, comma 4;
(b)    art.  9, comma 2;
(c)    art. 18, comma 1 lettere a-b-c-d-e- comma 5;
(d)    art. 19, comma 2;
(e)    art. 22, comma 1 lettere a-g comma 2 lettere c-e;
(f)    art. 23, comma 1, 2 e 3;
(g)    art. 24, comma 1, 2 e 3;
(h)    art. 25, comma 1  e 4;
La licenza può anche essere sospesa  qualora l'interessato  non  ottemperi alle prescrizioni o inviti rivolti dalla Civica Amministrazione.
 
Articolo 33
(Revoca della licenza)
E' soggetto alla sanzione della revoca chi si viene a trovare nei seguenti casi:
(a)    per la violazione delle norme che vietano il cumulo di licenze in capo ad uno stesso soggetto secondo quanto previsto dall'art. 3.
(b)    quando in capo al titolare della licenza vengano a mancare i requisiti per l'esercizio della professione di tassista contemplati all'art. 11;
(c)    quando il titolare della licenza svolga attività giudicate incompatibili con quella di del tassista ai sensi dell'art. 16 comma 4;
(d)    per violazione delle norme sulla trasferibilità delle licenze così come previste dall'art. 17;
(e)    per violazione all' art. 25 comma 5;
(f)    per inosservanza all'art.20 comma 1;
(g)    a seguito di più di tre provvedimenti di sospensione nel corso di un triennio;
(h)    per un mese, anche non consecutivo, di ingiustificata sospensione del servizio.
 
Articolo 34
(Procedura per la sospensione e per la revoca)
1.  Il provvedimento di sospensione del titolo è adottato dal Dirigente dell'Area Amministrativa per i periodi che non superino i dieci giorni; per periodi di sospensione maggiore durata e fino a tre mesi il provvedimento è adottato dal Responsabile  dell'Area di competenza.
2.  Il provvedimento di revoca del titolo autorizzatorio è adottato rispettivamente dalla Giunta  Comunale, qualora trattasi di licenza o dal Dirigente dell'Area Amministrativa, qualora trattasi di autorizzazione alla sostituzione o alla collaborazio.
3.  Nei casi in cui il presente Regolamento prevede la revoca della licenza per mancanza di requisiti o per il sussistere di una causa di incompatibilità, o comunque, quando la causa può essere eliminata per volontà dell’ interessato, il provvedimento dovrà essere proceduto da una diffida per l'eventuale eliminazione della causa di revoca.
4.  Salvo che l'infrazione sia stata contestata direttamente dagli organi di  Polizia, gli addebiti sono contestati per iscritto all'interessato entro 60 gg. da quando l'Ufficio ne è venuto a conoscenza, e questi può presentare le proprie controdeduzioni per iscritto entro 15 giorni dalla notifica della contestazione. L'interessato può anche chiedere di essere sentito personalmente dalla Commissione nella riunione fissata per la discussione del proprio caso, ed in  tale occasione può anche farsi assistere da persona di sua fiducia.
5.  La licenza di esercizio o l'autorizzazione dei dipendenti conducenti e dei collaboratori in caso di  sospensione deve essere consegnata all’ Ufficio, entro 3(tre)  giorni dalla data di notifica.
La mancata ingiustificata consegna della licenza o dell'autorizzazione nel termine di cui sopra, comporta, la  revoca della medesima.
6. In caso di sospensione o revoca della licenza per il servizio taxi l’amministrazione comunale deve darne comunicazione scritta al D.T.T.(Direzione trasporti territoriale) della provincia di appartenenza.

 

Regolamento comunale per la disciplina del potere sostitutivo degli organi comunali nel conferimento di incarichi nulli ai sensi del D.Lgs. 39/2013
Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 65 del 24/09/2015


 

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ART. 1
OGGETTO E FINALITÀ
1.  Le  disposizioni  contenute  nel  presente  regolamento  disciplinano  le  procedure  interne  e individuano gli organi che in via sostitutiva possono procedere al conferimento degli incarichi di cui al D. Lgs 33/2013 nel periodo in cui, ai sensi dell’art. 18, comma 2, del D. Lgs. 39/2013, agli organi titolari viene interdetta la possibilità di conferimento.  
2. Nel caso in cui un organo del comune conferisca un incarico in violazione alle disposizioni di cui al D.Lgs. n. 39/2013 il medesimo affidamento è nullo e l’organo che vi ha dato causa è interdetto al conferimento dell’incarico per un periodo di tre mesi decorrenti dalla data di comunicazione della nullità.
ART. 2
INDIVIDUAZIONE SOGGETTO RILEVATORE
1.  La  funzione  di  contestazione  dell’esistenza  di  cause  di  inconferibilità  o  di  incompatibilità nell’assunzione di funzioni o incarichi nell'Ente, è attribuita al Responsabile della prevenzione della corruzione.
2.  Il  Responsabile  è  tenuto  a  segnalare  i  casi  di  possibile  violazione  delle  disposizioni  del D.lgs39/2013  all'Autorità  nazionale  anticorruzione,  all'Autorità  garante  della  concorrenza  e  del mercato ai fini dell'esercizio delle funzioni di cui alla legge 20 luglio 2004, n. 215, nonché alla Corte dei conti, per l'accertamento di eventuali responsabilità amministrative.
ART.3
OBBLIGHI PRECEDENTI AL CONFERIMENTO DI INCARICHI
1.Tutti  i  conferimenti  di  incarichi  da  parte  degli  organi  del  Comune  presso  le  pubbliche amministrazioni e presso gli enti pubblici o privati in controllo pubblico, devono essere preceduti dalla dichiarazione di inesistenza di cause di inconferibilità e incompatibilità ai sensi delle vigenti disposizioni normative, resa da parte dei soggetti a cui l’incarico sarà conferito. La dichiarazione deve essere resa ai sensi dell’art. 47 d.p.r. 28 dicembre 2000 n. 445, secondo gli schemi allegati al presente  regolamento,  e  deve  essere  pubblicata  sul  sito  istituzionale  dell’Ente,  nella  sezione Amministrazione Trasparente.  
Conformemente  a  quanto  stabilito  dall’ANAC  con  deliberazione  n.47\2013,  l’incompatibilità  è limitata alle cariche di presidente e amministratore delegato, pertanto ai fini dell’incompatibilità rileverà solamente l’ipotesi di deleghe gestionali dirette.  Il  d.l.  95\2012  prevede  in  generale  l’obbligatorietà  della  nomina  nei  consigli  di  amministrazione  di “dipendenti”  senza  specificarne  qualifica  o  funzione,  mentre  il  D.lgs.  39\2013,  con  riferimento  alle amministrazioni  centrali,  si  occupa  esclusivamente  di  dirigenti  –  salvo  il  caso  di  incarichi  di  funzione dirigenziale nell’ambito degli uffici di diretta collaborazione (secondo quanto previsto dalle lettere j9 e k) del comma 2 dell’art.1 del d.lgs. 3912013) – e, con riferimento agli enti locali, anche di incarichi dirigenziali affidati al personale non dirigente)
2. La dichiarazione di cui al presente articolo deve essere presentata anche nel corso dell’incarico, con  cadenza  annuale,  entro  il  31  gennaio.  La  presentazione  della  dichiarazione,  entro  i  termini prima indicati, è condizione per l'acquisizione e permanenza dell'efficacia dell'incarico.
ART. 4.
OBBLIGHI SUCCESSIVI AL CONFERIMENTO DI INCARICHI
I  provvedimenti  di  conferimento  di  incarichi  dirigenziali  e  di  responsabilità  amministrativa  di vertice nelle pubbliche amministrazioni, negli enti pubblici e negli enti di diritto privato in controllo pubblico, così come definiti dal D. Lgs. 39/2013, assunti dagli organi o dai dirigenti del Comune, debbono  essere  trasmessi  a  cura  del  soggetto  che  vi  ha  provveduto  entro  sette  giorni dall’adozione,  unitamente  alla  dichiarazione  di  cui  all'art.  3  del  presente  regolamento,  al Responsabile della prevenzione della corruzione.  
ART. 5
PROCEDURE DI ACCERTAMENTO DELLE NULLITÀ
Il  Responsabile  della  prevenzione  della  corruzione,  nelle  possibili  ipotesi  di  violazione  delle disposizioni  inerenti  la  conferibilità  e  compatibilità  degli  incarichi  in  rappresentanza dell'ente  in amministrazioni pubbliche, enti pubblici e enti privati in controllo pubblico, contesta la circostanza sia  all'organo  conferente  sia  al  soggetto  incaricato,  assegnando  un  termine  non  inferiore  a  15 giorni per le deduzioni alle contestazioni, anche con eventuale richiesta di audizione. Entro i 15 giorni  successivi  al  termine  per  la  presentazione  delle  deduzioni  o  della  data  di  audizione,  il Responsabile accerta, con provvedimento espresso e motivato, l'eventuale nullità, e comunica la circostanza all’organo conferente e al soggetto incaricato e dà avvio, tramite gli uffici competenti, sia  alla  procedura  di  recupero,  di  cui  al  successivo  art.8,  delle  eventuali  somme  indebitamente percepite, sia alla procedura surrogatoria, di cui al successivo art.7.
ART. 6
ORGANO SURROGANTE
L’organo surrogante è così individuato:  
- La Giunta Municipale se l’affidamento nullo sia stato operato dal Sindaco;  
- il Consiglio Comunale, se l’affidamento nullo sia stato operato dalla Giunta Comunale; 
- il Sindaco se l’affidamento nullo sia stato operato dal Consiglio Comunale;  
- il Sostituto del Responsabile di Settore, previamente individuato ai sensi delle vigenti disposizioni regolamentari, se l’affidamento nullo sia stato operato dallo stesso.  
ART. 7
PROCEDURA SURROGATORIA
1. Entro dieci giorni dall’accertamento della nullità dell’incarico, il Responsabile della prevenzione della corruzione invita l’organo surrogante a valutare la necessità di affidare nuovamente l’incarico di cui è stata accertata la nullità.
2. Se l’organo surrogante valuta che sussista, per disposizione di legge o di regolamento, l’obbligo giuridico di procedere alla nomina, procede entro dieci giorni ad attivare la procedura di nomina.
3.  L’organo  che  procede  in  via  sostitutiva  comunica  le  decisioni  assunte  al  Responsabile  della prevenzione della corruzione e trasmette i relativi provvedimenti.  
4. Il Responsabile della prevenzione della corruzione trasmette il provvedimento con cui accerta la nullità degli incarichi e i provvedimenti sostitutivi al Sindaco, ai Capigruppo consiliari, al Collegio dei Revisori dei Conti, all’Organo Interno di Valutazione (O.I.V), nonché alle autorità competenti di
cui all'art. 2, comma 2, del presente regolamento.
5. Nell'esercizio del potere sostitutivo è sancito l'obbligo di astensione in capo ai componenti degli organi  che  hanno  partecipato  attivamente  all'adozione  degli  atti  relativi  al  conferimento  di incarico di cui è stata accertata la nullità.  
6. L'interdizione degli organi titolari del potere di nomina decorre dal giorno successivo all'atto di accertamento  della  nullità  dello  stesso;  valgono  le  ipotesi  di  esenzione  di  responsabilità  dei componenti degli organi titolari del potere di nomina previsti dalla normativa vigente.
ART. 8
PROCEDURA DI RECUPERO1.  Entro  dieci  giorni  dall'accertamento  della  nullità,  il  Responsabile  della  prevenzione  della corruzione trasmette gli atti al Responsabile del Settore Affari Legali per il recupero delle somme eventualmente già erogate in forza dell’incarico conferito di cui sia stata accertata la nullità.  
2. Dell'avvenuto recupero delle somme di cui al comma 1, il Responsabile del Settore Affari Legali dà comunicazione al Responsabile della prevenzione  della corruzione, al Sindaco, ai Capigruppo Consiliari, al Collegio dei Revisori e all’Organo Interno di Valutazione.
ART. 9
OBBLIGHI DI TRASPARENZA
1. L'atto di accertamento della nullità del conferimento di incarico è pubblicato sul sito web del Comune, nell'apposita sezione “Amministrazione trasparente”.
2.  Le  dichiarazioni  di  cui  all'art.  3  del  presente  regolamento,  sono  pubblicate  sul  sito  web istituzionale dell’ente in apposita sezione del link “Amministrazione trasparente”.
ART. 10
NORMA TRANSITORIA
1.  In  sede  di  prima  applicazione,  gli  organi  conferenti  comunicano  al  Responsabile  della prevenzione della corruzione, gli incarichi in essere entro trenta giorni dalla data di esecutività del provvedimento di approvazione del presente regolamento.  
2. Per gli incarichi in essere, comunicati ai sensi del precedente comma, le dichiarazioni di cui al precedente articolo 3, sono trasmesse al Responsabile della prevenzione della corruzione entro il 31  ottobre  2015  e,  ove  non  si  sia  provveduto,  successivamente  pubblicate  sul  sito  web istituzionale.

 

 

Modulo 1 - INCARICO POSIZIONE ORGANIZZATIVA – Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità.
Modulo 2 - ORGANI DI INDIRIZZO – Dichiarazione di insussistenza di cause inconferibilità ed incompatibilità
Modulo 3 - Segretario Generale – Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità
Modulo 4 - AMMINISTRATORI DI ENTI PUBBLICI E DI ENTI PRIVATI IN CONTROLLO PUBBLICO – Dichiarazione di insussistenza di cause di inconferibilità ed incompatibilità

 

Approvato con deliberazione commissariale n. 334 del 22/09/1992
Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 48 del 8/07/2015


 

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Art. 1
Istituzione del Corpo

Ai sensi degli artt.1 e 7 della legge 7 Marzo 1986,n 65,è istituito il "Corpo di Polizia Municipale che in esecuzione degli artt.4 e 7 della Legge Nazionale è disciplinato dal presente regolamento.
Tutti gli atti e le norme vigenti nei quali compare l'indicazione di "Corpo Vigili Urbani" debbono intendersi, dal momento di entrata in vigore del presente regolamento, riferiti al "Corpo di Polizia Municipale".
Tutto il personale del Corpo è tenuto ad osservare le disposizioni del presente regolamento, per le parti che competono.

Art.2
Finalità del Corpo

Il Corpo di Polizia Municipale, nell’ambito del territorio del Comune, svolge tutte le funzioni attinenti all'attività di Polizia locale urbana e rurale, di Polizia amministrativa e ad ogni altra materia la cui funzione di Polizia sia demandata dalle leggi o dai regolamenti al Comune o direttamente alla Polizia Municipale.
Il Corpo, nei limiti delle proprie attribuzioni e nell'ambito delle disposizioni dell'Amministrazione Comunale, provvede in particolare a:

a)  vigilare sull'osservanza delle Leggi, dei regolamenti, delle ordinanze e di ogni altra disposizione emanata dagli organi competenti, con particolare riferimento alle norme concernenti la polizia urbana, la polizia amministrativa, l’edilizia e l'urbanistica, il commercio ed i pubblici esercizi, l’igiene e la sanità pubblica, la tutela ambientale;

b) svolgere servizi di Polizia Stradale

c) prestare opere di soccorso nelle pubbliche calamità e disastri, d’intesa con le autorità competenti, nonché in caso di privati infortuni;

d) collaborare con gli organi di Polizia dello Stato e della protezione Civile, previa disposizione del Sindaco, quando ne venga fatta per specifiche operazioni, motivata richiesta delle autorità competenti.

e) attendere ai servizi di informazione, raccolta di notizie, accertamenti e rilevazione, a richiesta delle Autorità o degli enti e /o uffici autorizzati a richiederli.

f) prestare servizi d’ordine, di vigilanza e di scorta, necessari per l'espletamento di attività e compiti istituzionali del Comune.

g) segnalare a chi di dovere ogni necessità e ogni carenza che si manifesta nell'espletamento di servizi pubblici in genere e del Comune in particolare, nonché le cause di pericolo per l'i    incolumità Pubblica.

h) disimpegnare, con le prescritte modalità, i servizi d'ordine e di rappresentanza in occasione di pubbliche funzioni e manifestazioni, di cerimonie e in ogni altra particolare circostanza e fornire la scorta d'onore al Gonfalone del Comune.

Art . 3
Istituzione e ordinamento del Corpo di Polizia Municipale, norme programmatiche

Le funzioni di polizia locale del Comune sono svolte da un Corpo di Polizia Municipale così composto:
a) Comandante responsabile del Corpo
b) Addetti al coordinamento e controllo
c} Operatori (vigili)
    ,
L’organizzazione del Corpo deve essere improntata al principio del decentramento per circoscrizioni o per zone in modo da assicurarne una perfetta efficienza e funzionalità.

Art.4
Dipendenza del Corpo di Polizia Municipale

La P.M. è alla diretta dipendenza, funzionale ed amministrativa, del Sindaco o di un Assessore alla P.M. da lui delegato, che sovrintende e impartisce le direttive generali, tramite il Comandante del Corpo.
Tutte le richieste degli uffici municipali devono essere rivolte al Comando.
Agli addetti è vietato di corrispondere alle richieste dirette, salvo i casi di necessità; quando abbiamo ricevuto l'ordine non per la normale via gerarchica, sono tenuti a darne notizia al più presto possibile, al loro diretto superiore e questi al Comandante. Nell'esercizio delle funzioni di Polizia Giudiziaria e di pubblica sicurezza, il personale del Corpo di P.M., messo a disposizione dal Sindaco, dipende operativamente dalla competente autorità giudiziaria o di Pubblica sicurezza, nel rispetto di eventuali intese tra dette autorità ed il Sindaco.


Art.5
Definizione e qualificazione del Corpo

Il Corpo dei Vigili Urbani è organo di Polizia Municipale ed i suoi componenti rivestono la qualifica di :
a ) Agenti di Polizia Municipale ai sensi dell'art.3 della legge 7/3/86;
b ) Agenti di Pubblica Sicurezza a norma dell'art.5 della legge 7/3/86 n.65;
c ) Agenti di Polizia Giudiziaria ai sensi del vigente codice di procedura Penale;
d ) Pubblici Ufficiali ai sensi dellart.357 del Codice Penale;
e ) Agenti di Polizia Stradale ai sensi dell'art.137 del Codice della Strada.
Gli Ufficiali e gli addetti al coordinamento e controllo sono Ufficiali di Polizia Giudiziaria ai sensi del vigente codice di procedura penale e ai sensi dell'art. 137 del Codice della Strada.

Art.6
Associazione e collaborazione fra Comuni
Il Comune può costituirsi in associazione o consorzio per l'esercizio delle funzioni di Polizia Municipale secondo criteri di economicità ed efficienza.
Le norme di funzionamento delle strutture organizzative di cui al comma precedente saranno stabilite nello statuto, approvato dai Consigli dei Comuni interessati e pubblicato sul Bollettini Ufficiale della Regione.
Nel caso di gestione in forma associata o consorziata del servizio di Polizia locale e funzioni di cui al precedente art.6 spettano al legale rappresentante dell'ente  di gestione,fatte salve le competenze e le responsabilità di ciascun Sindaco nell'ambito territoriale del proprio Comune.
Quando il personale di Polizia municipale viene impiegato nell'ambito di un comune diverso da quello di appartenenza è collocato alle dipendenze del Sindaco di questo ultimo Comune,fermo restando che l'impiego tecnico-operativo è affidato al Comandante del Corpo o al responsabile del servizio di Polizia Municipale di quel Comune.


Art.7
Qualità di "Agente di Pubblica Sicurezza"

Ai fini del conferimento della qualità di agente di 2Pubblica Sicurezza", il Sindaco inoltra alla Prefettura apposita comunicazione contenente le generalità del personale destinato al Corpo di Polizia Municipale e gli estremi dei relativi atti di nomina.
Il Prefetto, sentito il Sindaco, dichiara la perdita  della qualità predetta qualora accerti il venir meno di alcuno dei requisiti di cui all'art.5,2° comma, della legge 7 Marzo 1986,n.65.
Gli addetti al servizio di Polizia Municipale ai quali è conferita la qualità di agente di Pubblica Sicurezza portano , senza licenza,le armi,di cui possono essere dotati in relazione al tipo di servizio nei termini e nelle modalità di regolamento, anche fuori servizio, purché nell'ambito territoriale dell'Ente di appartenenza.

Art.8
Legislazione Regionale

La potestà della Regione in materia di Polizia Municipale è svolta nel rispetto delle norme e dei principi stabiliti dalla legge 7 Marzo 86,n.65.
La Regione provvede con la legge regionale a
1) stabilire le norme generali per l'istituzioni e del servizio tenendo conto della classe alla quale è assegnato il Comune.
2) promuovere servizi ed iniziative per la formazione e l'aggiornamento del personale addetto al servizio di Polizia Municipale;
3) Promuovere tra i comuni le opportune forme associative con idonee iniziative di incentivazione.
4) determinare le caratteristiche delle uniformi e dei relativi distintivi di grado per gli addetti al servizio di Polizia Municipale e stabilire i criteri generali concernenti l'obbligo e le modalità d'uso.Le uniformi devono essere tali da escludere la stretta somiglianza con le uniformi delle forze di Polizia e delle forze armate dello Stato.
5) disciplinare le caratteristiche dei mezzi e degli strumenti operativi in dotazione ai servizi.

Art.9
Subordinazione gerarchica

L'ordinamento gerarchico del Corpo di Polizia Municipale è rappresentato dalle qualifiche di cui al precedente art.3.
A parità di qualifica la dipendenza gerarchica è determinata dall’anzianità nella qualifica. A parità di anzianità nella qualifica, la dipendenza gerarchica è determinata dall'anzianità generale di servizio, dalla prevalenza nella graduatoria di merito per la nomina nella qualifica. A parità di merito nella graduatoria, dall’età.
I rapporti di subordinazione gerarchica o funzionale debbono essere improntati al massimo rispetto reciproco e cortesia.

Art.10
Esecuzione degli ordini ed osservanza delle direttive.

Gli appartenenti al Corpo di Polizia Municipale sono tenuti ad eseguire, nel limite del loro stato giuridico e delle leggi, gli ordini impartiti dai superiori gerarchici e delle Autorità competenti per i singoli settori operativi e ad uniformarsi, nell'espletamento dei compiti assegnati, alle direttive dagli stessi ricevute. Eventuali osservazioni sono presentate, anche per iscritto, al superiore, dopo l'esecuzione dell'ordine.
Ove all'esecuzione dell'ordine si frapponessero difficoltà, inconvenienti od ostacoli imprevisti e non fosse possibile ricevere ulteriori direttive, il dipendente deve adoperarsi per superarli anche con proprie iniziative, evitando di arrecare, per quanto possibile, pregiudizi al servizio.
Di quanto sopra egli deve informare il superiore immediatamente, riferendo altresì i risultati e di ogni altra conseguenza del suo intervento.

Art.11
Obblighi dei superiori gerarchici

Ogni superiore ha l'obbligo di seguire il comportamento del personale che da lui dipende gerarchicamente o funzionalmente al fine di rilevarne le infrazioni disciplinari, con l'osservanza previste dalle norme vigenti.
Il superiore ha l'obbligo di dirigere l'operato del personale dipendente e di assicurare con istruzioni specifiche, il buon andamento del servizio.

Art. 12
Particolari esigenze di servizio.

Per le particolari esigenze di servizio connesse alla stagione estiva o ad assenze del personale di ruolo, l'amministrazione potrà procedere all'assunzione di personale stagionale o straordinario, nei modi consentiti dai regolamenti e disposizioni vigenti. L'organizzazione del Corpo è stabilita, su proposta del Comandante, con provvedimento del Sindaco o dell'Assessore delegato alla P.M. e dovrà essere rapportata a criteri di razionalità e funzionalità, tenuto conto dell'organico e delle esigenze a cui far fronte.
L'organizzazione stessa dovrà in ogni caso, prevedere uffici per il disbrigo dei compiti amministrativi e reparti operativi per l'assolvimento dei compiti di istituto.

Art. 13
Conferenze di servizio

Il Comandante del Corpo provvede, periodicamente e ogni qualvolta le esigenze di servizio lo richiedono, alla convocazione di conferenze di servizio,che affronti i  mutevoli problemi di  servizio e l'organizzazione per superarli.

Art. 14
Istruzione professionale e corsi di aggiornamento.

I vincitori dei pubblici concorsi, prima di essere impiegati in servizio devono frequentare un corso di istruzione e formazione professionale.
Per tutti gli addetti alla P.M. per il raggiungimento delle relative esigenze funzionali, saranno organizzati periodici corsi di aggiornamento professionale.
Per adeguare la preparazione alle nuove tecniche operative ed alle nuove disposizioni di legge, sarà consentita la partecipazione a corsi specializzati e Convegni professionali anche fuori sede.
La frequenza ai corsi di istruzione professionale e a quelli di aggiornamento è obbligatoria per tutti gli appartenenti al Corpo che vi saranno comandati.
Della assiduità e del profitto sarà rilasciato apposito attestato.
L'organizzazione dei corsi di istruzione professionale e di aggiornamento e ogni altro particolare riguardante gli stessi è demandata al Comando di P.M.
 

Art.15
Comandante del Corpo

Al Comandante del Corpo competono l’organizzazione, l’addestramento, la direzione tecnico-operativa e disciplinare degli appartenenti al Corpo, rispondendone verso il Sindaco.

Art.16
Addetti al coordinamento dei settori
I coordinatori dei settori rispondono verso il Comando del buon andamento delle branche di servizio ad essi affidate, nonché della disciplina degli ispettori e dei collaboratori professionali sottoposti al loro controllo. Di loro iniziativa adottano i provvedimenti urgenti di carattere temporaneo, che ritengono utili per il buon andamento dei servizi, propongono al Comando ogni movimento del personale ritenuto necessario nell'interesse del servizio.
Curano l'istruzione e controllano la condotta in servizio dei dipendenti, l’esatta interpretazione ed esecuzione degli ordini, i rapporti tra i collaboratori professionali e fra questi il pubblico.

Art.17
Collaboratori professionali

Nell'esercizio delle loro funzioni i collaboratori professionali di Polizia Municipale devono considerarsi l'organo a mezzo del quale l'Amministrazione è presente in ogni località del territorio, tenendo conto che la loro azione non è solo repressiva, ma anche preventiva ed educativa.
I collaboratori professionali devono assolvere con cura e diligenza i doveri d'ufficio e di servizio, nel rispetto delle leggi, dei regolamenti, delle ordinanze, delle istituzioni e delle direttive ricevute, collaborando fra loro ed integrandosi a vicenda in modo che il servizio risulti efficiente e funzionale. Insieme al senso di disciplina e rispetto verso i superiori e di cortesia verso i colleghi, devono tenere,costantemente,in pubblico,contegni e modi corretti ed urbani,al fine di ispirare fiducia e credibilità verso l'istituzione di appartenenza.
Non possono essere impiegati in servizi diversi da quelli inerenti le funzioni istituzionali del Corpo.


Art. 18
Missioni esterne

Le missioni esterne sono ammesse per soccorso in caso di calamità e disastri o per rinforzare altri Corpi e Servizi in particolari occasioni stagionali ed eccezionali,previa assistenza di appositi piani o di accordi tra Amministrazioni interessate e di esse va data previa comunicazione al Prefetto.


Art. 19
Turni di servizio
I servizi sono comandati per turni e sono regolati in modo che quelli più gravosi siano equamente ripartiti tra tutti i vigili.
Fanno eccezione alla regola dei turni i servizi di speciale importanza, per i quali sia consigliabile destinare personale che, per conoscenze locali e per speciali attitudini o preparazione, sia garanzia di buona riuscita.
Gli addetti al coordinamento e controllo hanno turni propri di servizio.
I servizi interni, sedentari, di notifiche, recapito documenti e simili saranno di massima affidati ai Vigili più anziani di età od in temporanee precarie condizioni di salute.
Dovranno essere comunque salvaguardate l’efficienza e la funzionalità del servizio con l’adeguata professionalità dell’operatore.
Il personale di nuova nomina dovrà prestar servizio nella sezione viabilità per non meno di 8 anni dalla data di assunzione.


Art.20
Istanze e reclami

Le comunicazioni, le istanze, le richieste di colloquio con il Comandante, ed i reclami inerenti ad interessi personali ovvero al servizio al quale si è addetti, devono essere inoltrati per il tramite del responsabile dell'unità organizzativa presso cui si presta servizio che la correda del proprio parere.
Le risposte ai reclami saranno comunicate per via gerarchica


Art. 21
Assenze dal servizio
L'addetto che si trova impossibilitato, per valido motivo, a presentarsi in servizio deve darne comunicazione al responsabile dell'unità organizzativa di appartenenza, non oltre le due ore successive al momento in cui avrebbe dovuto iniziare a riassumere lavoro, indicando il proprio recapito (se diverso da quello registrato presso l'Ufficio Comando) e la causa dell'assenza.


Art.22
Permessi brevi

Durante l'orario di servizio l'addetto non può assentarsi dal servizio.
L'addetto che abbia necessità di assentarsi per giustificati e comprovati motivi durante le ore di servizio per una parte dell'orario giornaliero, dovrà ottenere il permesso dal responsabile dell'unità organizzativa.


Art. 23
Patrocinio legale

Il Comune, nella tutela dei propri diritti ed interessi, assicura l'assistenza in sede processuale agli addetti alla P.M. che si trovino implicati, in conseguenza di fatti ed atti connessi all'espletamento del servizio e all'adempimento dei compiti d'Istituto, in procedimento di responsabilità civile e penale, in ogni stato e grado del giudizio, purchè non ci sia conflitto d'interesse con l'ente di appartenenza.


Art. 24
Indennità

Al personale che svolge tutte le attività di P.M. competono le indennità di turnazione, di reperibilità e di maneggio denaro, come da contratto nazionale.
L'indennità d'Istituto prevista dall'art. 10 della Legge Quadro Ordinamento P.M. compete, nella misura da stabilirsi in sede di contrattazione nazionale, al personale comandato o collocato in posizione che comporti tutto l'effettivo espletamento delle attribuzioni istituzionali.


ASPETTATIVA E DISPONIBILITA’ – MALATTIE DIPENDENTI DA CAUSE DI SERVIZIO

Art. 25
Aspettativa e disponibilità

Per il collocamento in aspettativa valgono le forme del Regolamento Generale per il personale del Comune.

Art. 26
Malattie dipendenti da cause di servizio – Riconoscimento

Gli appartenenti al Corpo che contraggono malattie da essi ritenute dipendenti da cause di servizio possono avanzare domanda all'Amministrazione Comunale, perché siano eventualmente riconosciute tali.
Sull'istanza sarà chiamata a pronunciarsi il collegio medico previsto dal Regolamento Generale per il personale, per determinare la dispensa dal servizio per inabilità fisica o per il trasferimento ad altra branca di servizio del Comune.
Al personale di cui al comma precedente saranno garantiti i diritti della normativa vigente al momento dell'inoltro della richiesta. E comunque salvaguardato il principio di miglior favore.


Art.27
Fornitura del vestiario

La massa vestiaria deve essere fornita agli addetti alla P.M. a cura e spesa dell'Amministrazione Comunale. Gli effetti costituenti le uniformi e l'equipaggiamento della prima vestizione,sono forniti dal Comune,attraverso l'ufficio Comando P.M,che provvede all'espletamento delle incombenze relative. La foggia e la  durata degli effetti sono stabilite da tabella allegata. Le riparazioni sono a carico del Comune quando il danno sia verificato nell'espletamento del servizio. Le riparazioni di danni al vestiario,prima dei termini fissati per la rinnovazione,non causati da vicende riconosciute dipendenti da cause di servizio,sono a carico del dipendente.


Art.28
Uniforme

Il modello dell'uniforme è quello riportato nelle apposite tabelle. L'uniforme deve essere tale da evitare la stretta somiglianza con quelle delle forze di Polizia e delle FF.AA. dello Stato.


Art.29
E’ fatto divieto agli addetti di apportarvi modifiche e di indossare indumenti ed oggetti non di prescrizione.
All’atto della distribuzione della prima divisa e delle successive rinnovazioni, gli effetti di vestiario debbono essere registrati, a cura del Comando, nei singoli libretti personali, con la data di consegna.
E’ vietato l’uso delle uniformi in luoghi, occasioni o per l’esercizio di lavori o incombenze non consoni al decoro dell’uniforme.
L’uniforme e gli oggetti di corredo forniti debbono essere conservati e tenuti con la massima cura. In caso di anticipato deperimento imputabile a negligenza, l’addetto responsabile è passibile dei provvedimenti disciplinari per la negligenza in servizio.


Art. 30
Uso dell'uniforme

In servizio, gli addetti al coordinamento ed al controllo ed i Vigili devono vestire l'uniforme completa ed essere armati di pistola di ordinanza.


Art.31
Vigili in abito civile

Il Vigile, quando veste l'abito civile, non può portare alcun oggetto dell'uniforme, ad eccezione della pistola di ordinanza.
Anche quando veste l'abito civile, il Vigile non è sciolto dai suoi doveri disciplinari e deve sempre serbare il contegno che gli è imposto dal rispetto delle proprie mansioni. L'inferiore deve rispetto ed obbedienza al superiore anche se questi è in abito civile, ed incontrandolo deve salutarlo.


Art.32
Uso dell'abito civile
Le attività degli addetti della Polizia Municipale, devono essere svolte in uniforme. Il Comandante può autorizzare a vestire l'abito civile agli addetti del Corpo di Polizia Municipale comandati a servizi speciali. Altri casi di dispensa devono essere autorizzati dal Comandante.

Art. 33
Armi

Il personale del Corpo è dotato della pistola semiautomatica "Beretta"mod.98s calibro 9x21mm con due caricatori e n°50 munizioni. Le armi ed il munizionamento restano di proprietà del Comune, ciascun addetto ha l'obbligo di mantenere le armi e l'equipaggiamento in perfetto stato e pulizia. L'arma in dotazione verrà custodita da ciascun operatore presso il proprio domicilio avendo cura di seguire le disposizioni vigenti in materia, sino a che l'Amministrazione non doterà di apposita e regolare armeria, l’arma è assegnata in forma permanente e continuativa.


Art.34
Modalità del porto dell'arma.

Gli addetti al Corpo di Polizia Municipale ai quali è conferita la qualità di Agente di P.S. portano, senza licenza, le armi di cui sono stati dotati dall'Amministrazione, anche fuori servizio, purché nell'ambito territoriale dell'ente di appartenenza e nei casi di missioni esterne di comandi e distacchi esterni.
L'arma è parte integrante e sostanziale dell'equipaggiamento dell'addetto alla P.M. in servizio d'istituto.


Art.35
Tessera di riconoscimento e placca di servizio

Gli addetti alla Polizia Municipale sono muniti di una tessera di riconoscimento che devono esibire ad ogni richiesta della loro qualifica, e di una placca metallica di servizio, recante il numero di matricola, da portare puntata all'altezza del petto, sulla parte sinistra della divisa. La tessera di riconoscimento deve contenere:
a) lo stemma e la denominazione del Comune subito dopo l'intestazione “Corpo di Polizia Municipale";
b)  Il numero della tessera;
c)  il grado, il cognome, il nome, la data ed il luogo di nascita;
d)  la data del rilascio del documento;
e)   la firma del Sindaco;
f  )   la fotografia dell'addetto col sigillo del Comune.
Lo smarrimento di una o dell'altro, dovrà essere subito denunciato al Comando.


Art.36
Mezzi in dotazione

I veicoli in dotazione sono di colore bianco con fasce laterali blu oriente dove inserire la scritta "POLIZIA MUNICIPALE".
Il Comando risponde per la buona conservazione, la manutenzione e l'uso dei veicoli. Le piccole e le ordinarie manutenzioni, ritenute urgenti ed indispensabili per assicurare la continuità del servizio, saranno disposte direttamente dal Comando presso le officine all'uopo convenzionate con la Civica Amministrazione o da officina propria. Per riparazioni e manutenzioni straordinarie provvederà la Civica Amministrazione, su richiesta del Comando. La fornitura del carburante e lubrificante sarà assicurata  dall'Amministrazione presso stazioni di servizio all'uopo convenzionate, su buoni di prelievo rilasciati dal Comando.
Ogni servizio compiuto deve essere annotato sugli appositi fogli di marcia di ciascun veicolo, con l'indicazione del giorno, dell’orario e del motivo dell'effettuato servizio, dai prelievi dei carburante, dall'itinerario, della percorrenza chilometrica e di ogni altro dato
necessario ai fini di un efficace controllo dell'uso del mezzo di trasporto.

Art.37
Onori individuali e di reparto

Il saluto, di tipo militare, è la manifestazione più evidente di correttezza dell'addetto in divisa; il saluto reciproco e espressione di cortesia e di colleganza.
Il saluto è dovuto: ai superiori gerarchici, agli Amministratori ed alle Autorità civili, militari e religiose. L'addetto saluta il cittadino che a lui si rivolge per informazioni o chiarimenti.

Art.38
Scorte d'onore-Gonfalone del Comune

Le scorte d'onore sono ordinate, di volta in volta, dal Sindaco o dal Comandante per servizi preventivamente autorizzati e rendono gli onori soltanto ai singoli a ai personaggi per i quali sono state comandate.

Art.39
Bandiera del Corpo

Il Corpo ha una bandiera quando partecipa a cerimonie ed a parate ,la bandiera è scortata, di norma, da due agenti e da un capo sezione.

Art.40
Festa annuale del Corpo e del patrono

Le ricorrenze saranno solennizzate con cerimonie predisposte dal Comando. L'Amministrazione Comunale provvederà alle relative spese.


TITOLO   VI
Disposizioni finali e transitorie
Art. 41
Per la parte concernente la normativa giuridico-economica non prevista nel presente Regolamento speciale, si fa rinvio, oltre al Regolamento Organico Generale per il personale del Comune, alle norme risultanti dalla disciplina del Contratto Nazionale per il personale dipendente EE.LL.
Art. 42
Previsioni di bilancio
L'amministrazione Comunale, nella previsione di bilancio annuale, nel rispetto di quanto previsto dalla legge finanziaria e tenuto conto del disposto dell'art. 139 del T.U. 15/6/1959,
n°393 e dell'art. 602 del D.P.R. 30/06/1959, n°420, provveda a disporre gli stanziamenti necessari per buon funzionamento della Polizia Municipale.

Art. 43
Servizi di speciale importanza

Spetta normalmente agli addetti al controllo, nei casi più importanti ai coordinatori ed al Comandante, coordinare indagini, accertamenti, ispezioni, sopralluoghi ed assumere informazioni richieste da Autortà, come redigere in luogo i servizi in occasione di avvenimenti di notevole importanza o di fatti gravi.

Art. 44
Memoriale di servizio

Tutti i servizi devono essere registrati dal Comandante su apposito memoriale, di cui un sunto deve essere affisso nella sala di riunione.
Il servizio deve essere comandato entro le ore 14 per il giorno successivo.
In caso di avvenimenti imprevisti i servizi già ordinati possono essere modificati, apportando al memoriale opportune modifiche.

Art. 45
Encomi ed elogi

Agli addetti, che si siano particolarmente distinti nello svolgimento di speciali compiti aventi carattere di assoluta straordinarietà, possono essere conferiti encomi ed elogi, dalla G.M.
Sia l'encomio che l'elogio debbono essere adeguatamente motivati e non possono, in alcun caso, riferirsi allo svolgimento delle funzioni normalmente attribuite.
Degli encomi e degli elogi, che costituiscono titolo nei concorsi interni, viene fatta opportuna annotazione nel fascicolo personale.
Quest'ultimo deve contenere tutti i documenti relativi all'assunzione in servizio ed agli eventi verificatesi nel corso dello stesso. Per atti di particolare coraggio e sprezzo del pericolo può essere proposta una ricompensa al valore civile, da rilasciarsi da parte del Ministero dell'Interno.


Art. 46
Premi

L'attività, la diligenza in servizio e segnatamente le azioni in merito sono premiate in uno dei seguenti modi:
a) elogio verbale del Comandante
b) encomio semplice del Sindaco;
c) encomio solenne deliberato dal Consiglio Comunale.
Ad eccezione dell'elogio verbale del Comandante, gli altri premi comportano la citazione all'ordine del giorno e sono registrati nel fascicolo personale dell'interessato.

Art.47
Punizioni

Le punizioni dei Vigili sono quelle previste dal Regolamento Generale per il personale.
Il richiamo verbale è inflitto anche dal Comandante, sentito l'interessato. Ad eccezione del richiamo verbale tutte le punizioni sono registrate sul foglio personale dell'interessato.

Art.48
Comunicazione del Regolamento

Il presente Regolamento Speciale, che costituisce norma integrativa del Regolamento Organico Generale del personale comunale, del quale diviene allegato, va comunicato al Ministero dell'Interno per il tramite del Commissario di Governo. Diviene operante, abroga e sostituisce quello esistente, dopo la data di approvazione dell'Autorità competente


Art.49
(abrogato)

 

Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 30 del 14/05/2015


 

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Scarica questo file (STATUTO DELLA CONSULTA DELLA LINGUA SARDA - APPROVATO CON DELIB  C C  N 30 DEL 14 05 2015.pdf)Statuto della consulta della lingua sarda 500 kB05-06-2015 10:46


 

 

ART. 1
Istituzione e sede

1.    Visto l’art. 8 c.1 della L.R. del 15 ottobre 1997, n. 26 è istituita la Consulta per la valorizzazione della cultura e della lingua sarda del Comune di Capoterra;
2.    La Consulta ha sede presso  i locali Comunali.

ART. 2
Finalità

1.    Compito preminente della Consulta è di assumere iniziative tese a favorire la conoscenza e la valorizzazione della cultura e della lingua sarda, con particolare riguardo alla sua parlata locale, il Capoterrese,  nonché di formulare osservazioni e proposte all'Assessorato Regionale alla Pubblica Istruzione, Beni Culturali, Informazione, Spettacolo e Sport, e presentare appositi programmi di attività;
2.    La Consulta si propone inoltre:
a)    di contribuire alla realizzazione, nel territorio di Capoterra, del bilinguismo perfetto, cioe al diritto all’uso, in un dato luogo, di due lingue in condizioni di parità, così da permettere pari opportunità a tutti i cittadini, qualunque sia la proprio lingua materna;
b)    di contribuire alla diffusione della lingua sarda, della storia e delle tradizioni locali nelle scuole presenti nel territorio del Comune di Capoterra;
c)    di associarsi, eventualmente, con le Consulte di altri Comuni;
d)    di contribuire alla piena partecipazione di tutti quegli organismi o associazioni ritenuti espressione della cultura locale, specie nel settore della lingua sarda, operanti nel territorio comunale;
e)    di promuovere la collaborazione e lo scambio di esperienze afferenti la lingua e la cultura sarda tra altri comuni della Sardegna, nonché all’esterno della Sardegna, soprattutto dove sono presenti comunità sarde o di origine sarda.

ART. 3
Funzioni

In relazione alle proprie finalità la Consulta promuove:
1.    seminari, incontri e dibattiti sui problemi inerenti la lingua e la  cultura  sarda,  la valorizzazione delle tradizioni e della storia  del territorio;
2.    censimenti dei beni culturali presenti nel territorio;
3.     la raccolta, l’ordinamento, l’analisi dei vari aspetti della realtà culturale del territorio;
4.     il reperimento e la raccolta del patrimonio dì cultura popolare e di tradizione orale del territorio;
5.    l’acquisizione e la conservazione di  oggetti e di strumenti inerenti alla tradizione di vita e di lavoro della popolazione capoterrese, quali:  reperti naturalistici, beni bibliografici, raccolte di oggetti d’arte e dì artigianato, raccolte di strumenti musicali, raccolte di oggetti e di strumenti di lavoro ed altro;
6.    l’organizzazione dì concorsi e premi per gli elaborati in prosa, poesia e per canti in lingua sarda per la musica, la saggistica e la ricerca scientifica in Sardegna, specificamente indirizzati all’approfondimento del valori culturali del popolo sardo;
7.    l’organizzazione di manifestazioni che abbiano per scopo la diffusione della conoscenza dell’isola e della civiltà sarda, in tutte le sue espressioni, specie nel campo linguistico, materiali e spirituali;
8.    pubblicazioni inerenti all'oggetto delle indagini compresi  testi audiovisivi in lingua sarda o, comunque,  relativi alla cultura dell'Isola;
9.     l’ideazione e l’attuazione di progetti di ricerca e di sperimentazione nei settori della musica, del teatro e delle arti visive finalizzati al raccordo ed al dialogo tra cultura sarda e altre culture;
10.    la ricerca, il recupero, la trascrizione  la catalogazione e la divulgazione di materiali documentali giacenti in archivi esteri, che abbiano riferimento alla storia sarda.

ART. 4
Composizione

1.    La Consulta è composta dal Sindaco, dall'Assessore alla Lingua Sarda e da sei esperti del settore, professionalmente qualificati, o anche da persone  interessate alla valorizzazione dei beni culturali e, comunque,  legate alla Comunità Capoterrese, e da un numero di Consiglieri Comunali pari a quello previsto per le Commissioni Consiliari permanenti , nella legislazione in corso, secondo le modalità previste per dette Commissioni;
2.    La Consulta è presieduta dal Sindaco, in caso di sua assenza dall’Assessore alla Lingua Sarda, in caso di assenza di entrambi dal Vice Presidente. Il Vice Presidente della Consulta è un Consigliere Comunale, componente della stessa, eletto nella prima seduta utile;
3.    In ogni seduta il presidente nomina un segretario verbalizzante, scelto tra i componenti presenti.

ART. 5
Durata

1.    La Consulta dura in carica quanto il Consiglio Comunale e comunque sino al rinnovo di quest’ultimo.

Art. 6
Convocazioni

1.    La Consulta si riunisce:
a)    in via ordinaria possibilmente ogni tre mesi
b)    In via straordinaria quando lo richiede il Presidente o i due terzi dei componenti la Consulta
2.    La Consulta è convocata con avviso scritto, contenente l’indicazione del giorno, ora, luogo dell’adunanza e dell’ordine del giorno da trattare. L’avviso è recapitato ai componenti la Consulta di norma mediante sistemi telematici di comunicazione, almeno due giorni prima della data fissata per la seduta, salvo casi straordinari o di particolare urgenza per i quali la Consulta può essere convocata in qualsiasi momento con avviso che può essere consegnato e/o inoltrato nelle forme più opportune purché tutti i componenti ne siano informati.
3.    Le decisioni sono prese a maggioranza dei voti.
4.    La seduta è valida quando siano presenti la metà più uno dei componenti.
5.    I componenti che si assentano per tre volte consecutive non giustificate, decadono dall’incarico.
6.    Di ogni riunione della Consulta viene redatto un apposito verbale dal segretario della stessa, da riconsegnare all’Ufficio Segreteria Generale e all’ Ufficio della Lingua Sarda del Comune di Capoterra.


ART. 7
Oneri a carico del Comune

E’ a carico del Comune la quota parte delle spese non coperta da contributi regionali da sostenere per la costituzione e il funzionamento della Consulta e per l’attuazione dei programmi nei limiti previsti dal bilancio.


ART. 8
Oneri a carico del Comune

La Consulta, avvalendosi dell’ Ufficio della Lingua Sarda del Comune di Capoterra provvederà alla traduzione in lingua sarda del presente Statuto.

 

 

 

 

Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 27 del 8/05/2015


 

Documenti:
FileOrd.Dimensione del FileCreato
Scarica questo file (regolamento compagnia barracellare.pdf)Regolamento della Compagnia Barracellare 961 kB21-05-2015 13:07


 

 

 

 

Capo I – Principi generali

Art. 1 – COSTITUZIONE E DURATA
E' costituita nel Comune di Capoterra una Compagnia Barracellare organizzata, regolata e disciplinata in conformità alle disposizioni della Legge Regionale n. 25 del 15/07/1988 e sottoposta all'osservanza delle norme di cui al presente regolamento.
La Compagnia Barracellare ha sede legale ed operativa in   un immobile adeguato di proprietà del comune.                       
La compagnia barracellare deve essere costituita nel periodo compreso fra il 1° ottobre e il 31 Dicembre, dura in carica 3 anni e si intende rinnovata automaticamente per il successivo triennio se, almeno sei mesi prima della normale scadenza, non viene data disdetta o non viene assunta una diversa deliberazione da parte del Comune.
In ogni caso, su concorde volontà espressa dal Comune e dalla Compagnia, può essere prorogato l’incarico fino alla immissione in servizio della nuova Compagnia.
La costituzione della Compagnia Barracellare ed il reclutamento dei suoi componenti avvengono nel rispetto del principio del volontariato.
La Compagnia non persegue alcuno scopo di lucro.

Art. 2 – COMPOSIZIONE E ORDINAMENTO
Il numero complessivo dei componenti la Compagnia Barracellare nonché il numero degli ufficiali e dei graduati, è determinato come segue:
a) N. 1 (uno) Capitano, che la rappresenta e ne assume la guida tecnico-operativa e la responsabilità;
b) N. 1 (uno) Tenente, che può assumere l’incarico di Vice-comandante e può sostituire il Capitano in caso di sua assenza o impedimento;
c) N. 2 (due) Sottufficiali che possono assumere l’incarico e la responsabilità del coordinamento e controllo di gruppi o squadre di barracelli;
d) N. 6 (sei) Barracelli almeno, il cui numero complessivo è comunque stabilito dalla Giunta Comunale d’intesa con il Capitano;
e) N. 1 (uno) Segretario (in possesso dei requisiti di cui all’art. 16 della Legge e all’art. 20 del presente regolamento).
In ogni caso la dotazione organica complessiva della compagnia (compreso Capitano, ufficiali, sottufficiali e barracelli ed escluso il segretario) non può essere inferiore alle 10 (dieci) unità.

Art. 3 – MODALITA’ DI COSTITUZIONE DELLA COMPAGNIA BARRACELLARE
In fase di prima costituzione della Compagnia Barracellare, con deliberazione da adottarsi a scrutinio segreto ed a maggioranza assoluta di voti, il Consiglio comunale provvede a
designare il nominativo del capitano.
La sua nomina formale è subordinata alla comunicazione, da parte della Prefettura, della sussistenza dei requisiti per la attribuzione della qualifica di agente di pubblica sicurezza.
Appena intervenuta la comunicazione della sussistenza dei requisiti, il Sindaco provvede alla nomina del capitano, il quale dovrà prestare giuramento con le forme e le modalità previste
dalle vigenti disposizioni di legge.
Nei trenta giorni successivi alla nomina, la Giunta Comunale predispone, d'intesa con il capitano, l’elenco dei componenti la Compagnia Barracellare e lo sottopone all'approvazione
del Consiglio comunale che, previa verifica del possesso da parte di ciascun componente dei requisiti indicati al successivo art. 10, ne delibera la costituzione.
Il Sindaco dovrà informare la popolazione con adeguate forme di pubblicità dell'avvenuta costituzione della Compagnia Barracellare.
Gli ufficiali ed i graduati, nel numero indicato al precedente art. 2, sono eletti a maggioranza e con scrutinio segreto da tutti i componenti la Compagnia, per l’occasione presieduta dal
Sindaco e con la assistenza del segretario della Compagnia, che redigerà il verbale.
Nel caso in cui la compagnia venga riconfermata per il successivo triennio secondo le modalità stabilite al precedente art. 1, il Consiglio Comunale dovrà provvedere a designare il nuovo
capitano sulla base di una terna di nomi proposti dall'assemblea dei barracelli a scrutinio segreto.


Art. 4 – IMMISSIONE IN SERVIZIO
L' effettiva immissione in servizio dei componenti la Compagnia Barracellare è subordinata alla attribuzione da parte del Prefetto competente per territorio, della qualifica di agente di pubblica sicurezza ai sensi dell'art. 12 del D.P.R. 19 giugno 1979, n. 348.
In difetto di tale attribuzione la nomina a barracello è priva di effetto.
Nel decreto prefettizio di nomina ad agente di pubblica sicurezza verrà indicato ai sensi dell'art 12 secondo comma, del D.P.R. 19 giugno 1979, n. 348, il tipo di armi che i componenti della Compagnia sono autorizzati a portare nell'espletamento dei servizi loro assegnati.
Entro dieci giorni successivi alla notifica dell’attribuzione della qualifica di agente di pubblica sicurezza, ciascun componente la Compagnia Barracellare deve prestare giuramento con le
forme e modalità previste dalle vigenti disposizioni di legge, davanti al Sindaco il quale, ultimate le formalità del giuramento, provvede all'emanazione dell'atto formale di immissione
della Compagnia nell'esercizio delle sue funzioni.
Con il provvedimento di immissione in servizio ha inizio il periodo triennale di attività della Compagnia con tutte le prerogative e le responsabilità ad essa connesse.
Con il decreto dell’assessore Regionale, sono stabilite, altresì, le caratteristiche dei distintivi di riconoscimento e di grado per gli addetti al servizio barracellare e l’obbligo e le modalità d’uso.
Per la permanenza in capo ai barracelli della qualifica di agente di p.s., il Capitano della Compagnia barracellare, entro il 31 dicembre di ogni anno, dovrà trasmettere al Sindaco e
all’ente di controllo provinciale:
- la certificazione medica aggiornata di ciascun componente, attestante il possesso dell’idoneità psico-fisica all’uso delle armi, di cui al D.M. Sanità del 28/04/1998, o copia di
quella già prodotta in Questura qualora l’interessato titolare di una licenza di porto d’armi abbia già prodotto nell’anno analoga certificazione;
- la documentazione attestante l’iscrizione annuale ed il superamento di un corso di lezioni regolamentari di tiro a segno presso una sezione di tiro a segno nazionale.
I componenti della Compagnia Barracellare deceduti, dimissionari o esclusi ai sensi del successivo art. 17, possono essere sostituiti nei modi e con le procedure indicati nel presente
regolamento e durano in carica fino al completamento del triennio.

Art. 5 – COMPETENZA TERRITORIALE E FUNZIONI ORDINARIE
La Compagnia Barracellare svolge le funzioni previste dall'art. 2 della L.R. n. 25/88, le stesse devono essere svolte ordinariamente nell'ambito territoriale del Comune di appartenenza.
Possono essere svolte dalla Compagnia Barracellare operazioni esterne, rispetto al territorio di appartenenza, in caso di necessità dovuta alla flagranza dell'illecito commesso nel territorio di appartenenza, nei casi previsti dagli articoli 3-5-10-30 della L.R. n. 25/88.
Le funzioni attribuite alla Compagnia Barracellare sono le seguenti:
1) salvaguardare le proprietà affidatele in custodia dai proprietari assicurati verso un corrispettivo determinato secondo le modalità previste dalla L.R. n. 25/88 e gli importi previsti
nel tariffario allegato al presente regolamento;
2) collaborare, su loro richiesta, con le autorità istituzionali preposte al servizio di:
• protezione civile;
• prevenzione e repressione dei furti di ovini, bovini, caprini e animali da cortile;
• prevenzione e repressione delle infrazioni previste dal D. Lgs. n. 152 del 03.04.2006, in materia di controllo degli scarichi di rifiuti civili ed industriali, e di abbandono dei rifiuti
su area pubblica;
3) collaborare con gli organi statali e regionali istituzionalmente preposti alle attività di vigilanza e tutela nell’ambito delle seguenti materie:
• salvaguardia del patrimonio boschivo, forestale, silvo-pastorale compresi i pascoli e le aree coltivate in genere;
• salvaguardia del patrimonio idrico con particolare riguardo alla prevenzione dell'inquinamento;
• tutela di parchi, viabilità campestre, aree vincolate e protette, flora, vegetazione e patrimonio naturale in genere;
• caccia e pesca;
• prevenzione e repressione degli incendi;
4) salvaguardia del patrimonio e dei beni comunali, siti sia all’interno che fuori dalla cinta urbana, secondo le modalità da stabilirsi con apposita convenzione.
Per l’espletamento di tali compiti, la Compagnia potrà avvalersi degli strumenti e mezzi tecnici e informatici più idonei (ivi compresi i sistemi di Videosorveglianza), con le modalità e nei limiti previsti dalla vigente normativa in materia.
Le forme di collaborazione con il corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione Sarda vengono stabilite con decreto interassessoriale dagli assessori regionali competenti in materia di polizia locale e di difesa dell'ambiente;
La Compagnia Barracellare è tenuta a far rispettare le ordinanze e i regolamenti comunali nelle materie sopraccitate.
Nell'espletare tali compiti dovrà privilegiare, per quanto possibile, l'attività di prevenzione.

Art. 6 – ALTRE ATTIVITA’ DELLA COMPAGNIA BARRACELLARE
I componenti della Compagnia Barracellare, oltre alle attività istituzionalmente loro affidate ai sensi della Legge Regionale e del presente regolamento, debbono collaborare, nell'ambito delle proprie attribuzioni e nel rispetto delle norme vigenti, con le forze di Polizia dello Stato quando le competenti autorità ne facciano richiesta al sindaco per specifiche operazioni, nonché con la Polizia Locale su richiesta del suo Comandante.
Nell'esercizio di tali attività gli addetti al servizio barracellare dipendono operativamente dall’autorità che ha richiesto la loro utilizzazione.
L'amministrazione comunale, anche con riferimento all’art. 8 della L.R. n. 9/2007in materia di polizia locale e politiche per la sicurezza, può affidare alla Compagnia Barracellare tutte le altre funzioni, a carattere temporaneo, che ritenga necessarie per conto e nell'interesse del Comune, compatibilmente con le competenze attribuite dalla normativa vigente. Per lo
svolgimento delle predette funzioni temporanee, dovranno essere stabilite di volta in volta le modalità di espletamento e il periodo di durata.
L’amministrazione comunale può inoltre stipulare apposite convenzioni con la Compagnia per le attività di salvaguardia del patrimonio comunale sia all’interno che all’esterno della cinta
urbana.
La Compagnia Barracellare di Capoterra può altresì collaborare con le Compagnie Barracellari dei Comuni limitrofi, costituendo con queste ultime apposite forme di intesa.
Delle intese di cui sopra è data preventiva comunicazione al Sindaco, alla Polizia Locale e ai Carabinieri dei Comuni interessati.
Qualora gli addetti al servizio barracellare operino, sulla base delle intese di cui sopra, nel territorio di un Comune diverso da quello di appartenenza, rispondono del loro operato al
Sindaco di tale Comune.

Art. 7 – SERVIZIO ANTINCENDIO
Per l’organizzazione del servizio antincendio nelle campagne, nell’ambito del proprio territorio,
il Comune si avvarrà della compagnia barracellare, con le forme e secondo le modalità previste
nel decreto interassessoriale di cui all’art. 2 della L.R. n. 25/88, coordinandone l’attività con le
altre squadre volontarie antincendio operanti nel territorio. A tal fine la Compagnia Barracellare
potrà beneficiare delle dotazioni finanziare e logistiche di cui all’art. 30, comma 2 della Legge.

Capo II - Personale della Compagnia

Art. 8 – COMANDANTE DELLA COMPAGNIA – Requisiti e attribuzioni
Alla Compagnia Barracellare è preposto il Capitano che la rappresenta, la dirige ed è
responsabile verso il Sindaco del corretto svolgimento del servizio, della disciplina e
dell’impiego tecnico operativo degli addetti al servizio barracellare. In particolare il Capitano
forma le pattuglie e le sorveglia, tiene nota dei permessi, delle assenze, delle infrazioni alla
disciplina, delle punizioni inflitte, dando di tutto comunicazione al segretario della compagnia
per le opportune annotazioni sul registro del personale.
Per essere nominato Capitano, oltre ai requisiti previsti per la nomina a componente di cui al
successivo art. 10 è necessario possedere i seguenti requisiti (a norma dell’art. 15 della L.R.):
a) aver compiuto 25 anni di età;
b) titolo di studio non inferiore al diploma di scuola media inferiore;
c) aver fatto parte di una Compagnia barracellare per almeno cinque anni oppure aver
prestato servizio, per un medesimo periodo, in qualità di sottufficiale o ufficiale, nei corpi
della Polizia di Stato, della Guardia di Finanza, nell'Arma dei Carabinieri, nel Corpo
Forestale dello Stato o Regionale, o nella Polizia Municipale, o in altri Corpi delle Forze
Armate. Si potrà prescindere da tale requisito se nel Comune non operi una Compagnia
Barracellare da almeno 10 anni.
d) possedere riconosciuta esperienza del territorio e dell'ambiente del Comune di Capoterra;
e) possedere regolare patente di guida di categoria non inferiore alla B.
In caso di assenza, impedimento, sospensione o revoca, il Capitano è sostituito dall’ufficiale più
anziano di servizio.

ART. 9 - ATTRIBUZIONI E DOVERI PARTICOLARI DEL CAPITANO
Al Capitano, oltre ai compiti ed alle funzioni derivanti dalla Legge Regionale n. 25/88, compete
in particolare:
a) l'organizzazione e la direzione tecnico-operativa del servizio;
b) dirigere e coordinare di persona i servizi di maggiore importanza e delicatezza;
c) curare la formazione, l'addestramento ed il perfezionamento degli appartenenti al servizio;
d) assicurare la migliore utilizzazione e l'efficace impiego delle risorse umane e strumentali
disponibili;
e) predisporre i servizi giornalieri del personale ai fini dello svolgimento dei compiti
istituzionali;
f) emanare le disposizioni particolareggiate per l'espletamento dei servizi di istituto;
g) sorvegliare e controllare l'operato del personale dipendente;
h) vistare i rapporti redatti da ogni pattuglia al termine del servizio;
i) disporre la destinazione a servizi fuori sede degli addetti per esigenze di servizio;
j) esprimere il parere istruttorio sulle richieste dei permessi relativi al pascolo e
all’introduzione di bestiame forestiero, curandone la vigilanza a concessione avvenuta, e su
ogni altra pratica amministrativa similare inviata al comando;
k) valutare i requisiti di cui all’art. 10 del Regolamento per la nomina a Barracello, in
particolare quello della conoscenza del territorio;
l) curare il mantenimento dei rapporti con le Autorità in genere e con le Forze dell’Ordine
locali e non, nello spirito di fattiva collaborazione e del migliore andamento dei servizi in
generale;
m) presentarsi a rapporto dal Sindaco ogni qualvolta ciò sia richiesto dalle esigenze del
servizio;
Il Capitano cura inoltre la buona conservazione dei materiali, degli automezzi e di ogni altro
oggetto in dotazione alla Compagnia, subordinatamente alle responsabilità specifiche dei
singoli consegnatari.
Il Capitano ha l'obbligo di far conoscere al pubblico il tempo e il luogo dove si ricevono le
denunce, nonché l'orario d'ufficio.

Art. 10 – REQUISITI PER LA NOMINA A COMPONENTE DELLA COMPAGNIA
                                     BARRACELLARE
Per poter essere ammessi a far parte della Compagnia Barracellare è richiesto il possesso dei
seguenti requisiti:
1. maggiore età;
2. godimento dei diritti civili e politici;
3. non aver subito condanna a pene detentive per delitto non colposo e non essere stato
sottoposto a misura di prevenzione;
4. non essere stato espulso dalle forze armate o da corpi militarmente organizzati o
destituito da pubblici uffici;
5. assolvimento della scuola dell'obbligo o, in caso contrario, dare dimostrazione di sapere
leggere e scrivere;
6. idoneità fisica;
7. potersi validamente obbligare;
La dimostrazione di cui al punto 5 è data mediante una dichiarazione sottoscritta
dall'interessato da rilasciare entro 10 giorni dalla nomina alla presenza del rappresentante del
Comune e del Segretario della Compagnia.
Gli ufficiali ed i graduati, oltre a quelli di cui al primo comma del presente articolo, devono
possedere i seguenti requisiti:
1. aver compiuto 25 anni di età;
2. possedere riconosciuta esperienza del territorio e dell'ambiente del Comune di Capoterra;
3. possedere regolare patente di guida di categoria non inferiore alla B.
Non possono far parte della Compagnia Barracellare coloro i quali, pur in possesso dei requisiti
di cui al primo comma del presente articolo, avendo fatto parte di precedenti compagnie non
ne abbiano reso regolarmente i conti alla scadenza prevista, abbiano abusato dei fondi o ne
siano stati esclusi o revocati.
La carica di componente la Compagnia Barracellare è incompatibile con quella di componente
del Consiglio Comunale di Capoterra.

Art. 11 - CRITERI DI PREFERENZA PER LA NOMINA DEI BARRACELLI
I requisiti preferenziali per la nomina dei barracelli saranno nell'ordine:
•?conoscenza del territorio;
•?essere proprietario di beni oggetto di tutela da parte della compagnia;
•?possesso di un titolo di studio (con preferenza per quello più elevato);
•?attitudine e capacita degli interessati ad assolvere i compiti elencati nell'articolo 2 della
L.R. 25/88.

Art. 12 – DOVERI DEI BARRACELLI
Il personale della Compagnia Barracellare deve avere in servizio un comportamento improntato
alla massima correttezza, imparzialità e cortesia e deve mantenere una condotta irreprensibile,
operando con senso di responsabilità, nella piena coscienza delle finalità e delle conseguenze
delle proprie azioni in modo da riscuotere la stima, la fiducia ed il rispetto delle collettività, la
cui collaborazione deve ritenersi essenziale per un migliore esercizio dei compiti istituzionali, e
deve astenersi da comportamenti o atteggiamenti che possano arrecare pregiudizio al decoro
della Compagnia stessa e in generale dell’Amministrazione Comunale.
Il personale della Compagnia è tenuto al rispetto ed alla massima lealtà di comportamento nei
confronti dei superiori e dei colleghi.
Il personale deve mantenere una condotta conforme alla dignità delle proprie funzioni anche
fuori servizio.
I Barracelli sono tenuti, nei limiti del loro stato giuridico e delle leggi, ad eseguire le
disposizioni impartite dai superiori gerarchici.
Il Barracello è tenuto alla più rigorosa osservanza del segreto d'ufficio e non può fornire a chi
non ne abbia diritto notizie relative ai servizi di istituto, a provvedimenti od operazioni di
qualsiasi natura, da cui possa derivare danno alla compagnia o a terzi.
I Barracelli alla fine di ciascun turno di servizio hanno il dovere di redigere un "rapporto di
servizio". I rapporti predetti dovranno essere vistati dal capitano, raccolti e conservati per
consentire di riepilogare, quando necessario, i servizi prestati da ciascun barracello e di
redigere una relazione.
I barracelli non possono, senza giustificato motivo, esimersi dal servizio loro assegnato.
In caso di legittimo impedimento, il Capitano, dopo suo accertamento personale, potrà
concedere la dispensa dal servizio.
I barracelli in nessun caso possono prendersi il libero arbitrio di assumere aiutanti, ne farsi
sostituire anche momentaneamente.
I componenti delle compagnie barracellari sono autorizzati a portare nell'espletamento dei
servizi loro assegnati il tipo di arma che è indicato nel decreto prefettizio di nomina ad agente
di pubblica sicurezza.
L’uso dell’arma è consentito, di norma, durante i servizi in agro anche in orario notturno. Non è
invece consentito all’interno del centro abitato ed in occasione di manifestazioni, fatti salvi
specifici servizi preordinati ed autorizzati dal Sindaco, che ne legittimano la necessità.

ART. 13 - TESSERA E DISTINTIVI DI RICONOSCIMENTO
Con le modalità stabilite con il decreto n. 10 in data 4giugno 2004 dell'Assessore Regionale degli Enti Locali, Finanze e Urbanistica, competente in materia di polizia locale, sono stabilite le caratteristiche dei distintivi di riconoscimento e di grado per gli addetti al servizio barracellare, nonché l'obbligo e le modalità d'uso.
La tessera deve essere esibita ad ogni richiesta. Essa:
a) deve essere conservata con diligente cura, con l'obbligo di denunciare prontamente al
Capitano l'eventuale smarrimento;
b) deve essere rinnovata nell'ipotesi di cambiamento di qualifica o di ruolo e deve essere
portata sempre al seguito, durante il servizio;
c) deve essere restituita all'atto della cessazione del servizio per qualsiasi causa;
d) deve essere ritirata in caso di sospensione dal servizio a cura del Capitano e consegnata al
Comandante della Polizia Municipale, per la custodia.
E' fatto obbligo al personale di conservare i distintivi di riconoscimento con cura e denunciarne
immediatamente al Capitano l'eventuale smarrimento.

ART. 14 - UNIFORME DEGLI ADDETTI ALLA COMPAGNIA BARRACELLARE
L'uniforme ed i simboli distintivi da porre sulle uniformi, tra cui il grado attribuito a ciascun
addetto alla Compagnia Barracellare in relazione alle funzioni svolte, saranno conformi ai
modelli e alle prescrizioni stabilite dalla Regione Sardegna.
I Barracelli vestono obbligatoriamente l'uniforme per tutta la durata del turno di servizio salvo
che, per eccezionali motivate esigenze di servizio, non venga disposto altrimenti dal Capitano.
E' fatto divieto di:
a) indossare e portare sull'uniforme capi di vestiario, accessori, materiali di equipaggiamento
ed oggetti non conformi alle indicazioni della Regione;
b) alterare in tutto o in parte la foggia prevista per ciascuna divisa;
Nelle circostanze in cui si indossa l'abito civile e fuori servizio, non si possono indossare la
divisa, né effetti o altri oggetti costituenti parte della divisa.
Della dotazione tecnica delle divise dovrà presentarsi al Comune idoneo rendiconto annuale da
cui risulti l'acquisto delle stesse e la consegna ai barracelli, secondo le assegnazioni fatte
dall'assessorato regionale per l'acquisto di attrezzature, di cui all’art. 28 della L.R. n. 25/88, i
cui contributi non potranno essere suddivisi fra i barracelli o utilizzati per altri scopi.

ART. 15 - CURA DELLA PERSONA E DELL'UNIFORME
Il Barracello deve indossare l'uniforme con proprietà, dignità e decoro. La cura della persona e
l'aspetto formale devono essere tali da consentire un uso appropriato dell'uniforme e
dell'equipaggiamento.
In particolare il Barracello deve avere cura della propria persona e dell'aspetto esteriore al fine
di evitare giudizi negativi che possano incidere sul prestigio e sul decoro sia personale che dell'
Amministrazione che rappresenta.

ART. 16 - MEZZI E STRUMENTI IN DOTAZIONE ALLA COMPAGNIA BARRACELLARE
Gli automezzi a disposizione della Compagnia Barracellare non devono riportare segni distintivi
o diciture non autorizzate o assimilabili a quelle militari o della polizia locale.
Il personale che ha in consegna mezzi di trasporto, mezzi operativi, strumenti ed
apparecchiature tecniche, o che ne abbia comunque la responsabilità, è tenuto ad usarli
correttamente ai fini del servizio e di conservarli in buono stato, segnalando tempestivamente
per via gerarchica ogni necessità di manutenzione.
Ai sensi della vigente normativa (L. 244/2007 – finanziaria 2008), possono essere assegnati ai
barracelli apparecchi di telefonia mobile nei soli casi in cui il personale debba assicurare, per
esigenze di servizio, pronta reperibilità e limitatamente al periodo necessario allo svolgimento
delle attività che ne richiedono l’uso.
Il Capitano dovrà verificare costantemente il corretto utilizzo delle relative utenze nel rispetto
delle suddette disposizioni.

Art. 17 - INFRAZIONI E SANZIONI DISCIPLINARI
Le infrazioni e le sanzioni disciplinari nei confronti dei componenti la Compagnia Barracellare
sono stabilite dall'articolo 23 della L.R. n. 25/88.
Le sanzioni riscosse saranno equiparate alle entrate di cui all'articolo 17 della L.R. n. 25/88, 3°
comma punto 5, e ripartito a fine esercizio fra tutti i barracelli, esclusi quelli oggetto dei
provvedimenti disciplinari.
Durante l'esercizio barracellare nessun membro della Compagnia potrà dimettersi senza
giustificato motivo, riconosciuto dalla Compagnia e dalle competenti autorità amministrative.
Se il motivo non sarà ritenuto valido, il dimissionario perderà ogni diritto sugli utili della
Compagnia.
L'ammonizione è fatta verbalmente dal Capitano ed è inflitta per lievi trasgressioni.
La sanzione pecuniaria, è inflitta dal Capitano per grave negligenza in servizio, per contegno
scorretto verso i superiori, per violazione del segreto d'ufficio, per comportamento indecoroso,
ed è stabilita nel tariffario allegato al presente regolamento.
La sanzione pecuniaria come previsto nel tariffario dovrà essere versata al Segretario entro le
ventiquattro ore dalla sua applicazione.
La sospensione è proposta con richiesta motivata del Capitano e deliberata dalla Giunta
comunale, sentito, ove ne faccia richiesta, l'interessato. Essa consiste nell'allontanamento dal
servizio per non meno di 3 mesi e per non più di 18 mesi e opera nei casi previsti per la
sanzione pecuniaria qualora le infrazioni rivestano particolare gravità, ovvero per denigrazione
dei superiori, per uso dell'ufficio ricoperto a fini privati, per volontario abbandono del servizio,
per violazione del segreto d'ufficio che abbia prodotto grave danno.
L'esclusione è inflitta per grave abuso d'autorità, per illecito uso o distrazione di somme della
Compagnia, per gravi atti di insubordinazione, per dolosa violazione dei doveri d'ufficio, per
interruzione o abbandono del servizio che abbia prodotto grave danno. Il provvedimento di
esclusione è adottato dalla Giunta Comunale su proposta motivata dal Capitano dopo aver
sentito l'interessato sempre che questi ne abbia fatto richiesta.
L'esclusione comporta la perdita di tutti gli utili ai quali l'escluso possa aver diritto.
Contro il provvedimento dell’applicazione di una sanzione pecuniaria è ammesso ricorso entro
trenta giorni dalla notifica, alla Giunta Comunale che decide entro i successivi sessanta giorni,
dopo aver sentito l'interessato che ne abbia fatto richiesta.
Contro i provvedimenti disciplinari di sospensione ed esclusione è ammesso ricorso nel termine
di trenta giorni dalla notifica al Consiglio Comunale che decide entro i successivi sessanta
giorni.

Art. 18 - SOSPENSIONE CAUTELARE
I componenti della Compagnia Barracellare sottoposti a procedimento penale possono essere,
quando la natura del reato sia particolarmente grave, sospesi precauzionalmente dal servizio
con provvedimento della Giunta Comunale e revocati se nei loro confronti sia stata pronunciata
sentenza di condanna.
Il provvedimento di sospensione è obbligatorio quando nei loro confronti sia stato emesso
mandato o ordine di cattura.

Art. 19 - PROCEDIMENTO DISCIPLINARE PER IL CAPITANO
Il Capitano che commetta le infrazioni di cui all'art. 17, può essere sospeso e, nei casi più
gravi, revocato con deliberazione del Consiglio Comunale sentito, ove ne faccia richiesta,
l'interessato.
La sospensione e la revoca opera con gli effetti e per i tempi stabiliti per i barracelli.
In caso di inerzia dell' amministrazione competente, si provvede ai sensi dell'art. 14 della
Legge Regionale 23 ottobre 1978, n. 62.


Capo III - Contabilità e Amministrazione

Art. 20 – DEL SEGRETARIO - NOMINA E FUNZIONI
La procedura di nomina e le funzioni del segretario della compagnia sono quelle indicate
dall’art. 16 della L.R. n. 25/1988.
Al segretario, che assiste alle riunioni della Compagnia barracellare redigendone i relativi
verbali, è affidata in particolare la tenuta delle scritture contabili, assumendo la piena
responsabilità della loro corretta compilazione e custodia.
Ad esso è affidata la gestione di un fondo cassa, ricostruibile, per le spese minute e per
l’ordinaria amministrazione, per un importo non superiore a euro 1.000,00.
Il fondo cassa verrà gestito nel seguente modo:
a) verrà emesso un mandato di anticipazione di €. 1.000,00 (euro mille), a favore del
Segretario della Compagnia; detta somma dovrà essere sempre custodita dallo stesso
Segretario della Compagnia;
b) i pagamenti diretti verranno effettuati mediante appositi buoni vistati dal Capitano della
Compagnia e dal Segretario. I pagamenti unitari non potranno superare l’importo di €.
200,00 (duecento).
c) di detti pagamenti dovrà essere presentato rendiconto al Capitano della Compagnia, e di
volta in volta al segretario dovrà essere reintegrato il fondo cassa.
Di tutti i valori gestiti tramite fondo cassa il Segretario dovrà tenere apposito registro di
entrata e uscita.
Il Segretario non può usufruire, neanche momentaneamente, a proprio profitto, delle somme
di pertinenza della Compagnia.
Il segretario provvederà inoltre a registrare le presenze e contabilizzare le ore di servizio di
ciascun componente la Compagnia Barracellare.
Il segretario è tenuto ad osservare l’orario di ufficio stabilito dal capitano in relazione alle
esigenze stagionali.
Nell’espletamento delle funzioni, il segretario può essere coadiuvato da uno o più barracelli,
appositamente designati dal Capitano.
Al segretario viene corrisposto un compenso indicato dalla Compagnia. La misura del
compenso è determinata dalla Giunta Comunale nel provvedimento di nomina e dovrà essere
commisurata alla difficoltà delle mansioni espletate ed agli utili effettivamente ricavati dalla
Compagnia, oltre che alle ore di servizio prestate.

ART. 21 – NOTIFICA DEGLI ATTI
Il servizio di notifica degli atti della Compagnia viene disimpegnato dal segretario della
compagnia, di norma a mezzo della posta secondo le disposizioni che regolano le notificazioni
tramite servizio postale (Legge n. 890/1982 e s.m.i.), altrimenti con le modalità previste dal
codice di procedura civile, in tutti i casi in cui la notifica del messo sia espressamente richiesta
dalla legge.
In casi eccezionali e su richiesta scritta del Capitano è dato incarico al messo comunale.
Le spese di notifica possono essere poste a carico del destinatario.
Comunque le notificazioni si intendono validamente eseguite quando siano fatte alla residenza,
domicilio o sede del soggetto come risultante dai registri anagrafici.

Art. 22 – CONTABILITA’ E AMMINISTRAZIONE
La gestione finanziaria della Compagnia Barracellare si svolge in base ad un bilancio annuale di
previsione, redatto in termini di cassa, che decorre dalla data di immissione in servizio della
Compagnia. Essa è comunque regolata dalle norme di cui all’art. 17 della L.R. n. 25/88.
Il Segretario deve eseguire tutti gli atti amministrativi e contabili necessari allo svolgimento
della gestione finanziaria che deve documentare tenendo in perfetto ordine i seguenti registri:
1. registro di protocollo;
2. registro delle notifiche;
3. registro delle deliberazioni;
4. registro giornale di cassa;
5. registro del Personale della Compagnia nel quale dovranno essere giornalmente annotati:
?????????????????•?le pattuglie comandate in servizio;
?????????????????•?le zone da sorvegliare;
?????????????????•?le assenze, le mancanze commesse e le punizioni inflitte;

6. registro delle denunce e degli accertamenti d'ufficio;
7. registro dei danneggiati e dei danneggianti;
8. registro delle tenture;
9. registro degli imputamenti;
10. registro dei verbali di accertamento di violazioni a leggi e regolamenti;
11. registro delle udienze barracellari;

I registri prima di essere utilizzati dovranno essere numerati in ciascun foglio e portati al
Comune per essere vidimati dal Sindaco o da un suo delegato che ne darà atto in calce
all'ultimo foglio.
Potrà inoltre essere opportunamente predisposto uno schedario con annotazione degli
assicurati e dei relativi beni.
Tutti i registri e schedari di cui sopra dovranno essere adeguatamente conservati a cura del
segretario nel rispetto delle vigenti norme sulla tutela dei dati personali.
Le funzioni di tesoreria della Compagnia sono svolte dall'istituto di credito cui compete la
gestione della tesoreria dell'ente di appartenenza.
Le riscossioni ed i pagamenti sono disposti con reversali e speciali mandati a firma congiunta
del Capitano e del segretario della Compagnia.
Al 30 giugno e al 31 dicembre di ogni anno la Compagnia, dopo averlo deliberato, è tenuta a
presentare al Sindaco, in triplice copia, un rendiconto contabile sull'attività svolta, ai sensi
dell'articolo 17 comma 6 della L.R. n. 25/88, dal quale risulti fra l’altro, il fondo cassa iniziale,
le eventuali entrate riscosse, i prelievi e i pagamenti eseguiti nel semestre, ed il fondo cassa
finale.
Una copia del rendiconto, dopo l’approvazione da parte della Giunta Comunale ai sensi dell’art.
18, comma 3, della L.R. n. 25/88, dovrà essere trasmessa, a cura del Comune, all’Assessorato
Regionale competente in materia di polizia locale, una copia rimane depositata nell'archivio
comunale, mentre la terza copia torna alla segreteria della Compagnia.
Ai sensi delle vigenti norme sulla trasparenza amministrativa il rendiconto periodico è
pubblicato a cura dell’ufficio comunale competente nell’Albo Pretorio on line e sul sito Internet
del Comune nella sezione “Amministrazione Aperta”.
Il Sindaco esercita la sorveglianza sulla gestione contabile ed amministrativa della Compagnia
Barracellare a tal fine può disporre in qualsiasi momento verifiche di cassa e procedere
all'esame dei registri contabili.
Il segretario dovrà presentare al Sindaco, ad ogni sua richiesta, i registri barracellari e, dopo
ultimata la gestione, li dovrà consegnare al Capitano che li depositerà nell'archivio comunale.
Il mancato deposito dei registri comporterà l'applicazione di una sanzione come previsto nel
tariffario che verrà approvato dalla Giunta Comunale, mentre il rifiuto comporterà
l’applicazione delle vigenti leggi penali.
Sussiste infine l'obbligo di rilasciare ai soggetti interessati, entro 30 giorni dalla richiesta
scritta, copia degli atti contenuti nei registri, dietro compenso previsto nel tariffario, con le
forme e i limiti di cui alle norme sul diritto di accesso agli atti amministrativi (L. 241/90, DPR
184/2006, Regolamento Comunale in materia di accesso agli atti amministrativi) e delle norme
sulla privacy (D.Lgs. n. 196/2003).

Art. 23 – ENTRATE, USCITE E UTILI
Le entrate della Compagnia Barracellare sono quelle previste dal comma 3 dell'articolo 17 della
L.R. n. 25/88, in particolare sono costituite:
1. dai compensi per la custodia dei beni pubblici;
2. dai diritti di assicurazione di cui all'articolo 20 della L.R. n. 25/88;
3. dagli utili ricavati dal rilascio o dalla vendita del bestiame sequestrato, così come
previsto dagli art. 44, 45, 46 e 47 del R.D. 14/07/1898 n. 403 (allegati)
4. dai contributi finanziari erogati da enti pubblici o da privati;
5. da ogni altro introito consentito a norma delle vigenti disposizioni, compresi i proventi
derivanti dalle sanzioni amministrative pecuniarie accertate dalla Compagnia
Barracellare nell’esercizio finanziario per le violazioni previste dalla L.R. n. 25/88 e dai
Regolamenti Comunali, per quanto di competenza.
Nella ripartizione degli utili, si applicheranno le disposizioni previste dall'articolo 18 della L.R. n.
25/88, la quale stabilisce che la ripartizione degli utili deve essere fatta tra i componenti con
riferimento all’incarico ricoperto e alla annessa responsabilità, nonché in proporzione all'attività
effettivamente prestata sia sotto il profilo quantitativo che qualitativo.
Al componente la Compagnia che durante l'esercizio trascorso non abbia prestato effettivo
servizio, non compete alcuna quota degli utili dei contributi e dei premi.
Non è consentito procedere ad alcuna ripartizione di utili tra i barracelli, a valere sul fondo di
garanzia di cui all’art. 19 della L.R. e 25 del regolamento, prima che siano interamente liquidati
e risarciti i danni agli assicurati e prima che i rendiconti siano stati deliberati dalla Compagnia e
approvati dalla Giunta Comunale.
Sul predetto fondo sono ammesse esclusivamente anticipazioni di cassa, con reintegro, per far
fronte alle spese ordinarie di funzionamento della Compagnia, nella misura non eccedente il
30% della dotazione.
Prima di procedere alla ripartizione definitiva degli utili, si dovranno nell'ordine liquidare:
1. gli emolumenti dovuti al segretario;
2. le spese per liti, perizie e di amministrazione;
3. tutte le altre spese concernenti il servizio barracellare.
La ripartizione degli utili, in funzione delle maggiori responsabilità di carica all'interno della
Compagnia viene così suddivisa:
•?Capitano 12%, a titolo di indennità di carica, oltre ai gettoni per le ronde;
•?Ufficiali 6%, a titolo di indennità di carica, oltre ai gettoni per le ronde;
•?Graduati 4%, a titolo di indennità di carica, oltre ai gettoni per le ronde;
•?la restante parte, a titolo di gettone di ronda, ai componenti la Compagnia Barracellare
che hanno effettivamente partecipato alle ronde, proporzionalmente al servizio
prestato, secondo il dettato del succitato art. 18, c. 1 della L.R..
Per utili si intendono tutte le entrate realizzate nel corso dell’esercizio, detratte tutte le spese.
I compensi spettanti alla compagnia barracellare per interventi di collaborazione richiesti dal
Comune, sono corrisposti nella misura del 80% a favore di chi ha effettivamente partecipato al
servizio in misura proporzionale alle ore effettivamente prestate. La quota spettante può
essere liquidata all’avente diritto immediatamente dopo l’avvenuto versamento delle somme
dovute da parte del Comune.
I componenti della Compagnia (compreso Capitano e Segretario) non possono percepire a
nessun titolo compensi diversi da quelli indicati nel presente Regolamento.
Non sono ammessi rimborsi per spese di viaggi, se non compiuti nell’ambito del servizio, per
attività istituzionale e nell’interesse della Compagnia. In tali casi il rimborso per chilometro è
1/5 del costo di un litro di benzina, secondo le tabelle ACI.
In particolare non sono ammessi rimborsi per raggiungere la sede di servizio dal proprio
domicilio e viceversa.
Le controversie fra il segretario e i componenti la Compagnia per la ripartizione degli utili
possono essere risolte in via amministrativa dal Sindaco.

Capo IV - Organizzazione e svolgimento del Servizio

Art. 24 – ASSICURAZIONE E DENUNCIA DEI BENI
Ai sensi dell’art. 4 della L.R.- n. 25/88, per i beni indicati nell’art. 35 del R.D. 14/7/1898 n.
403, i proprietari hanno l’obbligo di corrispondere un compenso alla compagnia barracellare
che, a norma dell’art. 2 della medesima L.R., deve assicurarne la vigilanza e la custodia.
Sono fatte salve le eccezioni di cui al 4° comma dell’art. 4 della L.R. e la facoltativa prevista
dal comma 6° dell’art. 4 della stessa legge regionale.
A tal fine gli interessati sono tenuti a denunciare la proprietà dei loro beni entro il termine di
trenta giorni dalla data di effettiva immissione in servizio della Compagnia, e per gli anni
successivi entro il mese di gennaio di ciascun anno.
La denuncia dovrà farsi dai proprietari per iscritto e firmata in doppio originale con l'indicazione
del numero di foglio e mappale, nonché del tipo di coltura a cui è adibito ogni singolo
appezzamento e la consistenza esatta del bestiame posseduto.
I proprietari sono tenuti a denunciare per iscritto e nel termine di 10 giorni le variazioni di
coltura che avvengono durante l'anno.
Il segretario riceverà le denunce e rilascerà a ciascun denunciante una polizza da lui
sottoscritta con l'indicazione del giorno della denuncia, dei singoli beni denunciati e delle
relative tariffe pagate.
Contestualmente alla denuncia, deve essere versata la tariffa di assicurazione stabilita (a
norma del successivo art. 28).
La Compagnia non risponderà dei danni verificatisi prima della data della presentazione della
denuncia da parte dei proprietari o degli accertamenti d'ufficio.
Gli accertamenti d'ufficio debbono essere effettuati, dandone avviso al proprietario, entro
giorni 120 (centoventi) dalla data di scadenza dei termini per le denunce da parte dei
proprietari. In caso di inerzia, trascorso questo termine la Compagnia non ha più diritto di
applicare le penali di cui ai commi seguenti e, qualora i proprietari dovessero presentare la
denuncia di proprietà, ancorché fuori termine, risponderà egualmente dei danni accertati
successivamente alla presentazione della denuncia.
La Compagnia può introdursi nel fondo per eseguire le opportune verifiche in caso di omessa
denuncia o di dubbi sull’esattezza della denuncia presentata.
Una volta eseguita, la denuncia d’ufficio dovrà essere notificata al proprietario, a cura e spese
della Compagnia.
Per coloro che presenteranno la denuncia dopo scaduto il termine prefissato ma prima che si
addivenga all'accertamento d'ufficio si applicherà una soprattassa del 5%.
Per ciascun accertamento d'ufficio dei beni soggetti ad assicurazione obbligatoria, in caso di
omessa denuncia da parte dell'interessato è dovuta alla Compagnia a titolo di rimborso delle
spese di accertamento la soprattassa del 30% sull'importo dell'intera denuncia.
Nel caso venissero riscontrate difformità riguardo l’estensione o la tipologia di coltura
denunciata, verrà applicata una soprattassa del 20% sull'importo dell'intera denuncia.
Oltre i beni indicati nell’art. 35 del R.D. 14.07.1898 n. 403 (allegato), possono essere affidati
in custodia alla Compagnia altri caseggiati pubblici e privati posti entro il Centro Urbano dietro
compenso da stabilire con il committente.
I proprietari inoltre potranno, facoltativamente, affidare in custodia alla Compagnia: animali
non indicati nell’art. 35 del R.D. 403/1898, stabilimenti industriali ed artigianali ubicati in
qualsiasi punto del territorio comunale, case di campagna, di civile abitazione dietro compenso
concordato tra le parti dietro regolare verbale redatto dal Segretario della Compagnia e
controfirmato dalle parti e dal Capitano.
Per procedere all’assicurazione delle proprietà, dei beni e del bestiame che s’intende affidare,
l’interessato dovrà presentare apposita richiesta per l’eventuale sorveglianza, indicando la
quantità e il valore degli stessi con dichiarazione sostitutiva dell’atto di notorietà, ai sensi del
D.P.R. 445/2000.
Gli introiti derivanti dalla assicurazione dei beni di cui ai primi due commi del presente articolo,
sono soggetti per una misura non inferiore al 30% al vincolo del fondo di garanzia.

Art. 25 – RESPONSABILITA’ DELLA COMPAGNIA BARRACELLARE
Ai sensi dell’art. 19 della L.R. n. 25/88, la responsabilità della Compagnia Barracellare
concerne esclusivamente le ipotesi di furto e di danneggiamento non derivante da incendi e si
estende a tutti i beni assicurati ed ai loro accessori, compreso il bestiame purché tenuto
custodito in luoghi chiusi o cinti da muro, siepe, fosso o altra recinzione che ne impedisca
l'uscita.
La Compagnia Barracellare non risponde dei furti e dei danni a beni affidati alla sua custodia
quando ne siano stati individuati con certezza gli autori. Negli altri casi la Compagnia risponde
dei furti e dei danni, salva azione di rivalsa nei confronti dei responsabili.
Delle obbligazioni verso gli assicurati la Compagnia risponde, alla chiusura di ciascun esercizio
finanziario con un fondo di garanzia, suddiviso in sezioni in relazione al tipo di prestazioni
fornite, e costituito dal 70% delle corrispondenti entrate (di cui ai punti 1, 2 e 5 del terzo
comma del precedente art. 23).
Il restante 30%, unitamente alle entrate di cui ai punti 3 e 4 del terzo comma dell’art. 23 su
citato, costituiscono il fondo minimo per le spese di funzionamento della Compagnia.

ART. 26 - ESENZIONI
Non è obbligatoria la denuncia per i fondi chiusi ai sensi dell’ art.. 8 della L. 02/08/1967, n.
799, ed i fabbricati nei quali vi sia un custode permanente.
L'assicurazione degli ovini e dei caprini, non essendo prevista nell’ art. 35 del R. D. 403/1898
citato, è facoltativa.
Non sono inoltre soggette ad assicurazione obbligatoria le piantagioni di qualunque genere di
frutti pendenti entro il perimetro urbano.

ART. 27 - RICORSI
Contro le denunce d'ufficio effettuate dalla Compagnia è ammesso ricorso alla Giunta
Comunale, ai sensi dell’ art. 4 comma 3 della L. R. n. 25/88, entro 15 (quindici) giorni dalla
notifica.
La Giunta comunale, prima di decidere il ricorso, potrà chiedere un concordato preliminare tra
il ricorrente e la Compagnia.


ART. 28 - TARIFFE
Per tutti i beni, animali compresi, su cui la Compagnia è chiamata a rispondere, è dovuta alla
medesima un premio di assicurazione, come da tariffario allegato.
Ai sensi dell’art. 20 della L.R. n. 25/88 il Consiglio Comunale fissa ogni tre anni, sentita la
Commissione Comunale per l’Agricoltura, le tariffe dei compensi e dei diritti di assicurazione
spettanti alla Compagnia, nonché le indennità per il risarcimento dei danni, stabilito e
approvato con delibera dalla Giunta Comunale.
Il premio potrà essere versato in un’unica rata al momento della presentazione della denuncia
beni, oppure in due rate di cui la prima al momento della denuncia e la seconda entro sei mesi.
In casi ritenuti particolari, la Compagnia ha facoltà di stabilire, caso per caso, diverse modalità
di pagamento. Gli importi inferiori a €. 100,00 non potranno comunque essere rateizzati.
Sui ritardati pagamenti si applicherà l’interesse del 10% annuo a decorrere dalla data di
scadenza.
I diritti non pagati saranno riscossi coattivamente mediante ruolo esattoriale, con le relative
spese, ai sensi dell’art. 27 della L. n. 689/81.
Per la riscossione dei compensi e dei diritti di assicurazione si applicano in quanto compatibili
con le vigenti norme in materia di tributi comunali, le disposizioni dell’art. 48 del R.D. n.
403/1898.
Per quanto riguarda le seminagioni che si faranno nelle vigne e negli oliveti (fave, piselli,
patate e simili), sino alla superficie di un’ara si intenderanno ricomprese nell’assicurazione del
fondo; superfici maggiori dovranno essere assicurate secondo le rispettive tariffe. In tali casi è
comunque richiesta la recinzione del fondo ad altezza non inferiore a m. 1,25 in modo da non
consentire il passaggio a persone e animali.
Chi assicura il bestiame dovrà dimostrare di essere il legittimo proprietario esibendo, a
richiesta, gli atti di proprietà previsti dalle norme vigenti.

ART. 29 - DENUNCE INFEDELI
La Compagnia può, durante l'esercizio, riesaminare le denunce fatte e, in caso di constatata
omissione o infedeltà, invitare i denuncianti a rettificarle.
Se il denunciante, così invitato, provvederà alla regolarizzazione della denuncia entro 5
(cinque) giorni, sarà applicata, per le sole omissioni, oltre alla tariffa ordinaria una
maggiorazione, a titolo di sanzione, pari al 10% della tariffa dovuta.
In caso contrario, alla denuncia di rettifica d'ufficio verrà applicata, per le sole omissioni, la
sanzione corrispondente a due volte il premio dovuto.

ART. 30 - SEGNALAZIONE DEI DANNI E FURTI

Le denunce dei furti e dei danni subiti ai beni assicurati, devono essere comunicate
immediatamente alla Compagnia e presentate per iscritto non oltre le 48 ore dalla loro
scoperta.
In caso contrario la Compagnia non è tenuta al pagamento di nessun indennizzo.
Il Segretario registrerà gli imputamenti e ne darà ricevuta al denunciante.
Perché la compagnia risponda dei danni causati alle case di campagna, all'atto della denuncia i
proprietari debbono far predisporre perizia dettagliata a loro spese ed a mezzo di un tecnico
scelto d'accordo con la Compagnia.

ART. 31 - ACCERTAMENTO DEL DANNO
In ogni caso di accertamento di danno o di furti nelle proprietà assicurate, la Compagnia deve
sempre avvisare il proprietario del fondo entro il termine massimo di tre giorni a partire dal
momento dell'accertamento.
La Compagnia deve pure segnalare per iscritto al Comune tutti i danni arrecati alle proprietà
comunali, nonché eventuali infrazioni alle ordinanze e regolamenti comunali.

ART. 32 - FURTI E DANNEGGIAMENTI DI BESTIAME
La Compagnia risponderà, nei limiti e con le modalità di cui alla L.R. n. 25/88 e al presente
Regolamento, anche dei furti e dei danneggiamenti al bestiame assicurato.
Nel periziare questi ultimi danni si terrà conto se il bestiame è curabile o meno e se il danno
produce una deformità permanente.
Se il proprietario ricava dalla vendita dell'animale una somma inferiore al valore assicurato la
Compagnia lo rifonderà della differenza. In ogni caso il proprietario non dovrà percepire, da
parte della Compagnia, una somma maggiore del valore assicurato.
In caso di morte del bestiame assicurato, quando si possa accertare che essa è avvenuta per
causa naturale, la Compagnia non è tenuta al pagamento di nessun indennizzo.

ART. 33 - LIQUIDAZIONE AGLI ASSICURATI
Tutti i danni, comunque causati e rientranti nel suo campo di responsabilità a norma dell’art.
25 del presente regolamento, che la Compagnia non riuscisse ad appurare, rimarranno a carico
della medesima.
Le indennità che la Compagnia dovrà liquidare agli assicurati per il risarcimento dei danni e per
furti, saranno corrisposte semestralmente.
Il rimborso dell’indennizzo corrisposto dalla compagnia sarà assoggettato ad una franchigia
pari a euro 25,00 (venticinque); quindi, per i danni inferiori a tale somma, nulla è dovuto,
mentre a danni superiori sarà corrisposto un indennizzo pari al danno periziato a cui dovrà
essere sottratto l’importo della franchigia.
La Compagnia non liquiderà i danni subiti dagli assicurati nel caso in cui il danneggiato avvii
ricorso legale prima della liquidazione per detti danni.

ART. 34 - PASCOLI - AUTORIZZAZIONI
Coloro i quali intendessero introdurre il loro bestiame nell’altrui proprietà a scopo di pascolo
devono depositare presso la Compagnia Barracellare l’autorizzazione scritta del proprietario del
fondo.
Tale autorizzazione deve indicare con precisione i dati anagrafici della persona autorizzata, la
località, l'estensione, i confinanti, la natura del pascolo nonché la data di inizio e di cessazione
della concessione.
Senza analoga autorizzazione scritta è vietato altresì ogni tipo di raccolto, coltura e
allevamento nei fondi altrui, anche se per conto del proprietario.
Il pastore conducente del bestiame deve, se richiesto, esibire ai barracelli l’elenco dei pascoli o
il permesso del proprietario del fondo, debitamente vistato dalla compagnia.
In caso di trasgressione o di sospetto pascolo abusivo il bestiame va custodito e vigilato nel
fondo (tenturato) e il proprietario del fondo deve essere informato.
Se il bestiame venisse sorpreso a pascolare nell’altrui proprietà per sconfinamento, in numero
minore all’intero gregge o mandria, non dovrà essere sequestrato, ma dovrà essere
assoggettato a sanzione pecuniaria con riserva per eventuali danni.
E' fatto obbligo agli allevatori di segnalare preventivamente per iscritto alla Compagnia le zone
in cui pasceranno il bestiame ed ogni trasferimento significativo tra zone non contigue.
Il trasferimento del bestiame tra zone non contigue dev’essere preventivamente autorizzato
dalla Compagnia.
In caso di violazione alle norme di cui sopra verrà applicata una sanzione pecuniaria come
stabilita nel tariffario. Se l’infrazione è compiuta di notte si applicherà il doppio della suddetta
sanzione.

ART. 35 - MODALITA’ PER LA CONDUZIONE DEL BESTIAME NELLE STRADE
PUBBLICHE
Gli armenti, le greggi e qualsiasi altra moltitudine di animali, devono essere condotti da un
guardiano fino al numero di cinquanta e da non meno di due per un numero superiore.
Le moltitudini di animali di cui al comma precedente non possono sostare sulle strade
pubbliche e, di notte, devono essere precedute da un guardiano e seguite da un altro;
ambedue devono tenere acceso un dispositivo di segnalazione che proietti luce in orizzontale in
tutte le direzioni, esposto in modo che risulti ben visibile sia dalla parte anteriore che da quella
posteriore.
Devono comunque essere rispettate le norme di cui all’art. 184 del vigente codice della strada.
Chiunque viola le disposizioni di cui sopra è soggetto alla sanzione amministrativa, prevista
all’art. 184 del codice della strada (attualmente da €. 41,00 a €.168,00).
Il bestiame minuto deve inoltre essere munito dei prescritti sonagli in misura non inferiore al
30% dei capi che compongono il branco o gregge, per il bestiame grosso domito, un sonaglio
per capo.
I trasgressori saranno assoggettati alla sanzione pecuniaria di €. 35,00 senza distinzione del
numero dei capi.
Qualora venisse constatato che i sonagli, pur essendo nel numero prescritto fossero stati, con
qualsiasi espediente, impediti di suonare, verrà applicata la sanzione pecuniaria di cui sopra
per la prima volta, mentre in caso di recidiva la sanzione pecuniaria sarà raddoppiata.

ART. 36 - BESTIAME FORESTIERO
Prima dell’introduzione nel territorio Comunale di bestiame forestiero, il proprietario è tenuto a
darne comunicazione, allegando i prescritti certificati del servizio veterinario territorialmente
competente, all’autorità Comunale e alla Compagnia Barracellare, la quale provvederà a
rilasciare la relativa autorizzazione.
La suddetta autorizzazione, è subordinata, oltre che al nulla osta del Servizio Veterinario, alla
dimostrazione della disponibilità dei pascoli, che non dovranno comunque essere inferiori ad
are 10 per ogni capo di bestiame minuto.
L’autorizzazione dovrà essere esibita ad ogni richiesta dei barracelli.
I trasgressori saranno puniti con la sanzione pecuniaria di €. 1.000,00 (mille) qualunque sia il
numero dei capi. La sanzione pecuniaria sarà incamerata dalla Compagnia barracellare.
Il proprietario dovrà inoltre comunicare almeno 48 ore prima, sia l’arrivo che la partenza del
bestiame, al fine di stabilire e verificare l’itinerario.
E’ facoltà del Capitano di richiedere ai proprietari o conduttori di bestiame forestiero una
cauzione a garanzia di eventuali danni nella misura per capo minuto (ovino, caprino, suino) e
per capo grosso (bovino, equino) come indicato nel tariffario.
Tale deposito cauzionale verrà restituito all'atto del ritiro del bestiame dall'agro del comune,
dopo aver accertato che non siano stati commessi danni.

ART. 37 - BESTIAME ERRANTE
La Compagnia, trovando bestiame errante o incustodito nelle campagne e nelle proprietà
altrui, lo deve custodire e vigilare (tentura) al fine di evitare ulteriori danni a terzi, avvertendo
contestualmente i proprietari sia per il ritiro del bestiame che per il pagamento dei diritti di
tentura e delle spese.
Si considera il bestiame errante anche quando il proprietario o il conduttore non dimostra al
momento di avere l’autorizzazione al pascolo del proprietario del terreno, vistato dalla
compagnia.Del sequestro deve essere data immediata notizia al Sindaco.

ART. 38- DIRITTI DI TENTURA
La Compagnia è in obbligo, qualora lo si conosca, di avvisare il proprietario del bestiame
I diritti di tentura sono stabiliti nel tariffario.
In caso di recidiva il diritto di tentura va raddoppiato.
Tutti i diritti di tentura costituiscono entrate della Compagnia ai sensi dell’ art.. 17 comma 3
punto 3 della L. R. n. 25/88 e vanno divisi tra i componenti la compagnia.

ART. 39 - SPESE CUSTODIA E MANTENIMENTO
Per il bestiame tenuto in custodia e vigilato, spettano alla Compagnia, oltre ai diritti di tentura,
le spese di custodia e mantenimento, nonché una indennità di accompagnamento per ogni ora
di assistenza di ciascun barracello tenturante, come indicate nel tariffario.
La Compagnia è in obbligo, qualora lo conosca, di avvisare il proprietario sia per il ritiro del
bestiame che per il pagamento della sanzione pecuniaria; in mancanza informa del fatto le
autorità competenti.
Il proprietario che non ritirerà il bestiame entro le 24 ore dall’avvenuta notifica sarà tenuto a
versare altresì, a favore della Compagnia, una sanzione pecuniaria pari al 50% sui diritti
stabiliti nel presente articolo.
Per ore notturne s’intende la fascia oraria compresa tra le ore 22 e le ore 6 del giorno
successivo.

Art. 40 - DOVERI DI CUSTODIA E GOVERNO DEI CANI DA PASTORE E DA GUARDIA
Il proprietario di un cane e' sempre responsabile del benessere, del controllo e della
conduzione dell'animale e risponde, sia civilmente che penalmente, dei danni o lesioni a
persone, animali e cose provocati dall'animale stesso.
E’ vietato lasciare liberi i cani da guardia in prossimità di strade pubbliche, salvo che siano
all’interno di aree recintate, in modo che sia impedito ai cani stessi di raggiungere le persone
che vi transitano. I trasgressori saranno puniti con la sanzione da €. 25,00 a €. 500,00 ai sensi
dell’art. 7-bis del D. Lgs. n. 267/2000.
Ai sensi della L.R. n. 21/1994 (Norme per la protezione degli animali e istituzione dell’anagrafe
canina), i proprietari e i detentori dei cani, anche da guardia e da pastore, sono obbligati a
iscrivere i loro cani nell’anagrafe canina entro dieci giorni dalla nascita o dall’acquisizione del
possesso dell’animale; dovrà inoltre essere denunciato lo smarrimento, il trasferimento di
proprietà, di residenza o la morte dell’animale entro 7 giorni dall’evento. I soggetti responsabili
hanno l’obbligo di esibire il documento di identificazione e iscrizione del cane in anagrafe ad
ogni richiesta delle autorità competenti.
Le violazioni sono punite con le sanzioni previste nella legislazione vigente in materia.

ART. 41 - TUTELA DELLE STRADE COMUNALI E ASSIMILATE
In relazione all’art. 5 del presente Regolamento e ai sensi del vigente Regolamento Comunale
sulla viabilità extraurbana comunale e vicinale, approvato con deliberazione C.C. n. 35 del
16.09.2004, la Compagnia Barracellare ha l’obbligo di elevare contravvenzione e di segnalare
all’Amministrazione Comunale:
•?chiunque per incuria, durante l’irrigazione dei campi, rende impraticabili le strade comunali,
vicinali e assimilate;
•?chiunque sarà sorpreso a scaricare rifiuti di qualsiasi genere nelle strade comunali, vicinali
e assimilate, o nella proprietà altrui;
•?chiunque mediante macchine o bestiame danneggi il fondo stradale e le cunette delle
strade comunali, vicinali e assimilate.

ART. 42 - ALTRE INFRAZIONI E SANZIONI
E’ vietato attraversare o introdursi, senza alcun giustificato motivo, nelle altrui proprietà,
qualunque sia la coltura. Egualmente è proibito a tutti indistintamente, cogliere dagli alberi o
dalle vigne di altrui proprietà qualsiasi tipo di frutta o uva; è inoltre proibito, prima che sia
ultimata la vendemmia, raccogliere grappoli o racimoli.
E’ vietato cagionare danni di qualsiasi natura e con qualsiasi mezzo nelle altrui proprietà.
E’ vietato transitare abusivamente nei terreni altrui con qualsiasi mezzo meccanico,
specialmente trattori, quando il passaggio non sia strettamente indispensabile per accedere al
fondo da coltivare. In tal caso il trattorista deve scegliere il passaggio ritenuto il più breve e
una volta raggiunto il fondo deve eseguire i lavori senza sconfinare dal proprio limite. I
trasgressori saranno passibili della sanzione amministrativa di cui all’ultimo comma, oltre al
risarcimento dei danni.
L’accensione di fuochi è regolata dalle norme di cui all’ordinanza regionale antincendi, al cui
regime sanzionatorio si farà riferimento in caso di violazione.
Ove non diversamente disposto, per le violazioni di cui al presente regolamento si applicano le
sanzioni di cui all’art. 7-bis del D.lgs. n. 267/2000.

ART. 43 - POTERI E MODALITA’ DI ACCERTAMENTO DELLE VIOLAZIONI
Nelle materie di competenza di cui all’articolo 5 del presente regolamento, il Capitano e gli
Ufficiali della Compagnia barracellare possono procedere all’accertamento delle violazioni di
norme per le quali sia prevista la sanzione amministrativa del pagamento di una somma di
denaro, secondo il disposto dell’art. 6 della Legge Regionale 15. 07.1988, n. 25.
I soggetti incaricati, ai sensi del presente articolo, di procedere all’accertamento delle infrazioni
devono essere muniti di apposito documento, rilasciato dal Sindaco del Comune di
appartenenza dal quale risulti la legittimazione all’esercizio della funzione.
I soggetti che procedono all’accertamento delle infrazioni ai sensi del presente articolo sono
titolari dei poteri previsti dall’ art. 13 primo e secondo comma della legge 24.11.81 n. 689,
fatto salvo l’esercizio degli specifici poteri previsti dalle leggi vigenti
Ai sensi dell’art. 7 della L.R. n. 25/88, le violazioni di cui ai commi precedenti sono accertate
mediante processo verbale redatto in triplice copia che contiene:
a) l’indicazione del tempo e del luogo dell’accertamento;
b) le generalità e la qualifica del verbalizzante nonché la Compagnia di appartenenza;
c) le generalità del trasgressore e, nell’ipotesi prevista dall’ art. 2 della legge n. 689/81,
quando sia possibile, del soggetto tenuto alla sorveglianza sullo stesso;
d) l’eventuale indicazione degli obbligati in solido ai sensi dell’ art. 6 della legge 689/81;
e) la descrizione sommaria del fatto costituente la violazione, la indicazione delle circostanze
di tempo e di luogo, degli strumenti e dei mezzi impiegati dal trasgressore, nonché le
generalità di persone in grado di testimoniare sui fatti oggetto della violazione;
f) l’ indicazione specifica delle norme la cui violazione viene contestata;
g) l’annotazione delle eventuali dichiarazioni rese dal trasgressore, se presente all’atto della
contestazione, ovvero dei motivi che hanno reso impossibile la contestazione immediata;
h) l’individuazione dell’ ente o dell’ organo al quale il trasgressore ha la facoltà di presentare
scritti difensivi e documenti, nonché richiesta di audizione, secondo quanto prescritto dall’
art. 18 della legge n. 689/81;
i) la firma del verbalizzante.
La violazione, quando è possibile, deve essere immediatamente contestata tanto al
trasgressore quanto alla persona eventualmente obbligata in solido. Quando ciò non sia
possibile, il verbale di accertamento, redatto come sopra indicato, deve essere notificato entro
cinque giorni successivi all’accertamento, all’effettivo trasgressore e all’eventuale obbligato in
solido. Alla notificazione si provvede con le modalità di cui al precedente art. 21.
Copia del verbale deve inoltre essere consegnata a mani, o a mezzo raccomandata con
ricevuta di ritorno, all’autorità competente a ricevere il rapporto ai sensi dell’ art. 17 della
Legge 24.11.81 n. 689 e del D.P.R. 29.7.82 n. 571.
Alle successive fasi del procedimento sanzionatorio si applicano le disposizioni di cui agli artt.
16 e seguenti della Legge 24.11.81 n. 689.

ART. 44 - PERIZIA DEI DANNI
Per la perizia e la valutazione dei danni ai beni assicurati è previsto che si faccia ricorso a degli
esperti, uno per parte.
La concorde valutazione degli esperti definisce l’entità del danno.
Le spese di perizia sono a carico delle parti in egual misura.
In caso di non accordo può darsi luogo, su concorde richiesta delle parti, a decisione secondo
equità da parte di un arbitro, assistito e coadiuvato da due periti indicati dalle parti.
L’arbitro è nominato dal consiglio Comunale su proposta della Giunta, resta in carica per la
durata della Compagnia e può essere riconfermato.
I requisiti richiesti per poter essere nominati arbitri sono quelli indicati dall'art. 21, c. 4 della
L.R. 25 del 15.07.1988.
Ai periti e all’arbitro spettano i seguenti compensi, che gravano in misura eguale sulle parti:
- per ogni perizia € 35,00;
- per indennità di trasferta, a Km., 1/5 del costo per litro di benzina.

ART. 45 - RISCOSSIONE DEGLI INDENNIZZI PER FURTI E DANNI
La compagnia deve imputare il danno dove sia possibile entro 5 gg. dall'avvenuta perizia
dando al danneggiante 20 gg. di tempo per corrispondere alla compagnia quanto dovuto.
Trascorso tale termine la compagnia ha l’obbligo di intraprendere azione legale nei confronti
del danneggiante entro e non oltre 30 gg. dal mancato pagamento.

Capo V – Della resa dei conti

ART. 46 - RENDICONTAZIONE FINALE
Alle scadenze di cui all’art. 17, comma 6, della L.R., il Segretario dovrà chiudere i conti, aperti
nel libro giornale di cassa, comprendendo in essi le sole partite del dare e dell’avere e
stabilendo per ciascun individuo il credito e il debito verso la Compagnia.
Nel mese precedente alla scadenza dovrà essere notificato a mezzo del messo a ciascun
debitore verso la Compagnia, un avviso contenente l’ammontare complessivo del dare e avere
e la differenza a pareggio con l’invito a pagare, nel termine di giorni quindici dalla data di
notifica, le somme eventualmente dovute.
La Compagnia entro i termini stabiliti dovrà deliberare sul rendiconto, nonché sul conto del
Tesoriere, rimettendo i predetti conti all’Amministrazione comunale per la ratifica.
Entro quindici giorni dall’avvenuta ratifica di fine esercizio, si procederà alla spartizione degli
utili, in base al servizio effettivamente svolto da parte di tutti i membri della Compagnia, ad
eccezione del Segretario, sempreché il medesimo nel corso dell’esercizio non sia stato
chiamato a svolgere funzioni proprie del barracello.
Alla fine del triennio di attività il Segretario, entro il mese successivo alla presentazione del
rendiconto di gestione, farà consegna al Capitano di tutti i registri inerenti la gestione, per il
deposito negli archivi comunali. Con tale consegna si intenderà cessato il suo esercizio.

Capo V - Norme Finali

Art. 47 - SCIOGLIMENTO DELLA COMPAGNIA BARRACELLARE
Lo scioglimento della Compagnia barracellare è decretato dal Consiglio Comunale qualora
ricorrano motivi di eccezionale gravità o per accertata e reiterata impossibilità di regolare
funzionamento della Compagnia.
In caso di inerzia si provvede ai sensi dell’Articolo 14 della L.R. 23 ottobre 1978, n. 62.

Art. 48 – INTERVENTO SOSTITUTIVO
A seguito dello scioglimento della Compagnia Barracellare deliberato dal Consiglio Comunale
per i motivi di cui al precedente articolo, e qualora la disciolta Compagnia non abbia
provveduto a rendere correttamente i conti secondo quanto previsto all’art. 17 della L.R. n.
25/88 e dell’art. 46 del presente Regolamento, la Giunta Comunale provvede a nominare il
Sindaco “Commissario Liquidatore pro-tempore” per la gestione straordinaria e transitoria di
tutti i rapporti attivi e passivi in capo alla Compagnia, nonché per la predisposizione
dell’inventario dei beni.
Il Sindaco può delegare altro amministratore comunale. Nell’esercizio di tale funzione essi
possono avvalersi di collaboratori tecnici esperti, scelti tra i dipendenti di categoria non
inferiore alla D.
L’incarico del Commissario liquidatore cessa a tutti gli effetti con l’approvazione del rendiconto
finale da parte della Giunta Municipale.
Restano impregiudicate le responsabilità civili e penali che in fase di controllo degli atti
dovessero emergere a carico dei Responsabili della Compagnia.

Art. 49 - NORME TRANSITORIE E FINALI
Per quanto non previsto dal presente Regolamento, si fa riferimento alla L.R. n. 25 del
15.07.1988, al R.D. 14/07/1898, n. 403, a ogni altra disposizione di Legge, regolamenti e
circolari in vigore per l’istituzione e il funzionamento delle Compagnie Barracellari in Sardegna,
nonché alle disposizioni emanate durante l’esercizio della Compagnia stessa.
Copia del Regolamento, delle loro modifiche ed integrazioni, nonché copia degli atti relativi alla
nomina del Capitano, alla costituzione e modificazione della Compagnia, sono trasmessi
all’Assessore regionale competente in materia di polizia locale entro i quindici giorni successivi
a quello in cui sono diventati esecutivi.
Il presente regolamento sostituisce e annulla i precedenti regolamenti comunali in materia.

Art. 50 – ENTRATA IN VIGORE
Il presente regolamento entra in vigore decorsi quindici giorni dalla data di pubblicazione
all’Albo Pretorio, da effettuarsi dopo che la deliberazione di approvazione è divenuta esecutiva,
ai sensi dello Statuto comunale.
Allegati:
Tabella A) : Tariffe (Art. 28)
Tabella B) : Diritti di tentura (art. 38)
. Tabella C) : Altre sanzioni e diritti


Tabella A – Tariffe (art. 28)

TARIFFE (1)
TIPO DI COLTURA PREMIO PER ETTARO - €.
Pascolo, maggese 3,00
Foraggere e altre colture erbacee 5,00
Grano, orzo, avena, mais (sorgo, soia, semi oleosi) 5,00
Patate 12,00
Pomodoro 12,00
Angurie, meloni 16,00
Cipolle 16,00
Aglio 20,00
Carciofo 12,00
Altre ortive 12,00
Asparago 16,00
Legumi (ceci, piselli,lenticchie, fave, favino) 8,00
Frutteto 20,00
Uliveto, mandorleto 12,00
Alberi singoli in altre coltivazioni
Impianti silvo-forestali 12,00
BOVINI (A CAPO)
EQUINI (A CAPO)
ASINI
OVINI E CAPRINI
MAIALI
RILASCIO BIGLIETTI PASCOLO E COPIE ATTI € 0,50 a foglio
(1) Per quanto riguarda le superfici, le tariffe previste saranno corrisposte al 50 per cento se
l’area non supera i 5.000 (cinquemila) metri quadri.

Tabella B – DIRITTI DI TENTURA (art. 38)
Da € 25 a € 50 – sino a 50 capi ovini o caprini, in pascolo semplice senza frutti pendenti;
Da € 50 a € 100 – da 51 a 150 capi ovini o caprini, in pascolo semplice senza frutti pendenti;
Da € 75 a € 150 – oltre i 151 capi ovini o caprini, in pascolo semplice senza frutti pendenti;
Da € 25 a € 50 – sino a10 capi bovini, equini o suini a pascolo semplice senza frutti pendenti;
Da € 50 a € 100 – da 11 a 20 capi bovini, equini o suini a pascolo semplice senza frutti
pendenti;
Da € 75 a € 150 – oltre i 21 capi bovini, equini o suini a pascolo semplice senza frutti pendenti.
^^^^
Da € 35 a € 70 - sino a 50 capi ovini o caprini, in pascolo chiuso o con frutti pendenti;
Da € 40 a € 80 - da 51 a 150 capi ovini o caprini, in pascolo chiuso o con frutti pendenti;
Da € 60 a € 120 – oltre i 151 capi ovini o caprini, in pascolo chiuso o con frutti pendenti;
Da € 30 a € 60 – sino a10 capi bovini, equini o suini a pascolo chiuso o con frutti pendenti;
Da € 60 a € 120 – da 11 a 20 capi bovini, equini o suini a pascolo chiuso o con frutti pendenti;
Da € 80 a € 160 – oltre i 21 capi bovini, equini o suini a pascolo chiuso o con frutti pendenti.

Tabella C – ALTRE SANZIONI E DIRITTI

Art. 17 – Sanzione pecuniaria €. 50,00

Art. 22 – Mancato deposito Registri €. 500,00

Art. 36 – Deposito cauzionario bestiame forestiero
Per ogni capo minuto: €. 5,00
Per ogni capo minuto: €. 10,00

Art. 39
Spese di custodia e mantenimento
Da € 25 a € 50 - sino a 50 capi ovini o caprini,
Da € 50 a € 100 - da 51 a 150 capi ovini o caprini,
Da € 75 a € 150 – oltre i 151 capi ovini o caprini,
Da € 25 a € 50 – sino a10 capi bovini, equini o suini;
Da € 50 a € 100 – da 11 a 20 capi bovini, equini o suini;
Da € 75 a € 150 – oltre i 21 capi bovini, equini o suini.

Indennità di accompagnamento:
per ogni ora di assistenza per ogni barracello €. 10,00.

 

Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 18 del 17/04/2015
Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 28 del 08/05/2015


 

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Scarica questo file (regolamento POIC_2.pdf)Regolamento per la disciplina di agevolazioni fiscali a favore delle imprese 381 kB14-05-2015 12:59


 

 

 

 

 

Articolo 1 - Oggetto
a. Il  presente  regolamento  ha  la  finalità  di  favorire  l'insediamento  di  nuove  attività produttive, promuovere lo sviluppo economico del territorio e l'occupazione.
b. Disciplina  la  concessione  di  agevolazioni  in  favore  delle  imprese  che  aprano  una sede  operativa  nel  Comune  di  Capoterra, in data successiva all'approvazione del medesimo, nonché delle imprese già esistenti che risulteranno beneficiarie dei finanziamenti a valere sul Fondo PISL-POIC FSE.

Articolo 2 – Agevolazioni
a. Le  agevolazioni  saranno determinate  in  proporzione  ai seguenti  tributi  comunali:  IMU,  TARI, TASI, TOSAP,  ICP,  Diritto  PPAA, relativamente agli immobili direttamente e interamente utilizzati dall'impresa per lo svolgimento dell'attività, regolarmente pagati per tre esercizi consecutivi decorrenti:
- dall'inizio  dell'attività  nella  nuova  sede  (comprovata  dalla  data  risultante  al Registro  Imprese  tenuto  presso  la  Camera  di  Commercio),  nel  caso  delle imprese di nuova costituzione;
- dalla comunicazione di riconoscimento del mutuo da parte della SFIRS, nel caso delle  imprese  già  esistenti  che  risulteranno  beneficiarie  dei  finanziamenti  a valere sul fondo PISL-POIC-FSE.
b. Tali  agevolazioni  saranno  determinate  nella  misura  del  50%  dei  tributi  pagati nell'anno  precedente,  fino  ad  un  massimo  di  €  1.000,00,  a  decorrere  dall'anno d'imposta 2015 e successivi.
c. I  contributi  di  cui  al  presente  regolamento  rientrano  nel  regime  degli  "aiuti  de minimis"  di  cui  al  regolamento  della  Comunità  Europea  e,  pertanto,  per  poter usufruire dell'agevolazione, è necessario che non siano superati i limiti previsti per ciascuna impresa. Tale condizione dovrà essere certificata da apposita dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà.

Articolo 3 - Soggetti beneficiari
a. Possono beneficiare delle agevolazioni di cui all'art. 2 i soggetti di età superiore ai 18  anni  che  vogliono  realizzare  un  progetto  d’impresa,  purché  la  sede  operativa aperta in data successiva all'approvazione del presente regolamento risulti ubicata nel Territorio di Capoterra.
b. Possono accedere alle medesime agevolazioni, con le stesse priorità, anche tutte le imprese  già  esistenti  che  risulteranno  beneficiarie  dei  finanziamenti  a  valere  sul fondo PISL-POIC-FSE.

Articolo 4 - Requisiti per l'ammissibilità ed esclusioni
a. Possono  presentare  domanda  di  agevolazione  le  imprese  che,  alla  data  di presentazione  della  domanda,  posseggono  tutti  i  seguenti  requisiti,  nessuno escluso:
• essere "in attività" e regolarmente iscritte al Registro delle imprese o all'Albo Artigiani presso la Camera di Commercio;
• trovarsi nel pieno e libero esercizio dei propri diritti, non essendo in stato di fallimento,  concordato  preventivo,  amministrazione  controllata  o straordinaria, liquidazione coatta amministrativa o volontaria;  
• non  trovarsi  in  una  delle  condizioni  di  “difficoltà”  previste  dalla Comunicazione  della  Commissione  Europea  2004/C  244/02  in  materia  di Orientamenti  Comunitari  sugli  aiuti  di  Stato  per  il  salvataggio  e  la ristrutturazione di imprese in difficoltà;
• essere in regola con l'assolvimento degli obblighi in materia previdenziale e assicurativa.
b. Tutti i suddetti requisiti devono essere posseduti per l'intero periodo di erogazione delle agevolazioni.
c. Il  venir  meno  anche  di  uno  solo  dei  requisiti  di  cui  al  comma  a)  comporta decadenza  automatica  dal  beneficio  concesso,  a  decorrere  dal  verificarsi dell'evento; l'importo dell'agevolazione viene pertanto rideterminato in proporzione.
d. Sono esclusi dalle agevolazioni:
• coloro i quali, sia a titolo personale che in qualità di titolari o amministratori di società  o  imprese  in  genere,  hanno  contenziosi  di  qualsiasi  genere  con  il Comune di Capoterra;
• coloro  i  quali  risultano  morosi  verso  il  Comune  per  tributi  e  tasse  in  genere, salvo la preventiva regolarizzazione delle posizioni debitorie;

Articolo 5 - Iniziative ammissibili e settori di intervento
 a. Ai fini della concessione delle agevolazioni previste dal presente regolamento, sono ammissibili  le  iniziative  appartenenti  ai  settori: Attività Manufatturiere (Sez. C), Commercio all’ingrosso e al dettaglio escluso quello di autoveicoli e motoveicoli (Sez. G), Attività dei Servizi di alloggio e di ristorazione (Sez.I).

Articolo 6 - Procedimento
a. I soggetti che intendono usufruire delle agevolazioni di cui al presente regolamento devono  presentare  al  Comune  di  Capoterra  –  Sportello  Unico  Attività  Produttive/Commercio, entro  il  mese  di  aprile  di  ogni  anno,  apposita  istanza  di  ammissione  al  beneficio, allegando idonea documentazione dimostrativa del regolare pagamento dei tributi comunali  di  cui  all'articolo  2  riferiti  all'anno  d'imposta  precedente,  nonché dichiarazione  sostitutiva  di  atto  di  notorietà  relativa  al  possesso  dei  requisiti richiesti.
b. L'ufficio  competente  all'istruttoria  effettuerà  le  opportune  verifiche  ai  fini  della concessione  del  beneficio,  e  predisporrà  la  graduatoria  dei  soggetti  ammessi secondo i criteri di cui agli artt. 3 e 5. L’Ufficio Tributi provvederà  alla quantificazione delle agevolazioni  compatibilmente con le disponibilità di bilancio.


 

 

Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 15 del 8/03/2002


 

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Scarica questo file (Regolamento C P O.pdf)Regolamento per il funzionamento della C.P.O. 1791 kB24-03-2015 16:17


 

 

 

Articolo 1. Istituzione e Finalità
È istituita presso il Comune di Capoterra la Commissione per le Pari Opportunità ai sensi della Legge 10 aprile 1991, n. 125 dell'articolo 6 del Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267.
La Commissione in applicazione dell'articolo 3 della Costituzione, opera per rimuovere ogni forma di discriminazione diretta e indiretta, per garantire l'uguaglianza e la parità fra uomini e donne nella vita politica, economica e sociale e per promuovere azioni di parità tra i generi (mainstreaming di genere) negli atti di programmazione comunale.

Articolo 2. Composizione e modalità di elezione.
La Commissione è composta:
1) Dalle consigliere comunali;
2) Dalle donne assessori;
3) Da una rappresentante delle dipendenti comunali, da esse nominata;
4) Da donne rappresentanti di organizzazioni, movimenti, associazioni femminili operanti nel territorio e/o donne che abbiano maturato riconosciute esperienze in campo politico, economico, sociale, professionale e scientifico finalizzate alla realizzazione di pari opportunità fra uomini e donne.
Ciascuna forza politica rappresentata in Consiglio Comunale, designa una rappresentante attingendo da organizzazioni, associazioni e categorie sociali ed economiche che operano nel tenitorio comunale, di cui al punto 4.
Il Consiglio Comunale prende atto delle designazioni effettuate ai sensi dei commi precedenti con propria deliberazione.
La Commissione resta in carica per la durata del Consiglio Comunale e sino all'insediamento della nuova Commissione con pienezza di poteri.
Le componenti la Commissione hanno diritto al gettone di presenza e alle indennità previste per le commissioni permanenti.

Articolo 3. Organi della Commissione
Sono organi della Commissione Pari Opportunità:
a) La Presidente
b) Due Vicepresidenti
c) L'Assemblea dei/delle componenti.
La Presidente e le Vicepresidenti costituiscono l'Ufficio di Presidenza.

Articolo 4. Elezione Presidente e Vicepresidenti
La prima riunione è convocata dal Presidente del Consiglio Comunale entro 20 giorni dalla data in cui diventa esecutiva la deliberazione di nomina della Commissione.
Nel corso della prima riunione, dopo aver espletato le formalità di insediamento, la Commissione provvede alla elezione della Presidente e delle Vicepresidenti.
L'elezione della Presidente e delle Vicepresidenti avviene con votazione separata a scrutinio segreto con l'attribuzione di un solo voto per ciascuna componente della Commissione.
E' dichiarata eletta Presidente chi ha avuto il voto favorevole della maggioranza assoluta dei voti delle componenti dell'Assemblea.
Nel caso in cui alla terza votazione non si raggiunga la maggioranza assoluta la Presidente viene eletta con maggioranza relativa.
Una volta eletta la Presidente si procede alla elezione delle Vicepresidenti con votazione separata a scrutinio segreto con l'attribuzione di un solo voto per ciascuna componente della Commissione.
E' dichiarata eletta la componente che ha riportato il maggior numero di voti.
La Presidente e le Vicepresidenti restano in carica, di norma, per la durata della Commissione.

Articolo 5. Funzioni della Presidente e dell'Ufficio di Presidenza
La Presidente:
- rappresenta la Commissione, la convoca e la presiede, coordinandone l'attività. Nel caso di impedimento dalla Presidente, la Commissione viene preseduta dalla Vice Presidente anziana.
La Presidente ha facoltà, in ogni caso, di delegare, di volta in volta, le Vice Presidenti, in primo luogo, o altre singole componenti della Commissione a rappresentarla in riunioni e pubbliche manifestazioni.
- Relaziona sui lavori della Commissione al Consiglio Comunale
- Trasmette le proposte programmatiche e progettuali all'Organo competente per l'approvazione
- Promuove incontri con gli altri organismi di parità regionali, provinciali e comunali e con associazioni, organizzazioni e altre realtà operanti sul territorio.
L'Ufficio di Presidenza ha il compito di svolgere i lavori preparatori all'attività della Commissione.

Articolo 6. Convocazione della Commissione e dell'Ufficio di Presidenza.
La Commissione è convocata mediante avviso scritto corredato da relativo O.d.G. da inviarsi ad ogni singolo componente presso il proprio domicilio almeno cinque giorni prima della data prefissata.
L'Ufficio di Presidenza deve essere convocato di norma prima di ogni riunione della Commissione con le stesse modalità previste dal comma precedente. Le convocazioni relative a riunioni indette con procedura d'urgenza devono essere inviate almeno 24 ore prima della data prefissata con le stesse modalità previste dal comma l.
La Commissione è convocata anche quando ne facciano richiesta la metà delle sue componenti e la seduta deve aver luogo entro 15 giorni dalla data in cui la richiesta è pervenuta alla Presidenza.

Articolo 7. Sedute della Commissione.
La Commissione viene convocata in seduta ordinaria almeno due volte all'anno, la prima entro il mese di marzo, la seconda entro il mese di dicembre.
La Commissione può essere convocata in seduta straordinaria per esigenze di immediato intervento e comunque qualora lo ritenga necessario la Presidenza.
La Commissione può essere convocata contemporaneamente in prima e in seconda convocazione.
Le sedute sono valide qualora:
- in prima convocazione sia presente la maggioranza dei componenti
- in seconda convocazione, quando sia presente l/3 dei componenti.
La Commissione si riunisce per redigere il programma relativo all'attività annuale e/o pluriennale, per verificare l'andamento dei lavori in riferimento alla programmazione, per elaborare la relazione annuale da presentare in Consiglio comunale, per esprimere pareri su problematiche relative alle pari opportunità e su programmi e iniziative della Giunta, del Consiglio e dei singoli Assessorati.
Delle sedute della Commissione viene redatto verbale contestuale. Viene a tal proposito costituito un protocollo dei verbali i quali devono essere numerati, datati e siglati in ogni loro parte dal Presidente e dal segretario verbalizzante.

Articolo 8. Attività della Commissione
La Commissione opera in favore del superamento di ogni forma di discriminazione diretta e indiretta nei confronti delle donne. La Commissione si pone l'obiettivo di programmare, attivare e coordinare interventi rivolti al conseguimento di pari opportunità tra donne e uomini nella società e nelle istituzioni.
In particolare:
- Interviene attraverso proposte ed osservazioni indirizzate al Consiglio e alla Giunta Comunale sulla programmazione ed attuazione delle politiche comunali nei diversi settori;
- Collabora con le istituzioni, le associazioni, le organizzazioni di categoria, i movimenti i partiti politici in materia di pari opportunità;
- Svolge e promuove indagini, ricerche, iniziative ed informazione sui problemi e le tematiche relative al mondo femminile nel territorio, nonché convegni, seminari, conferenze e pubblicazioni;
- Promuove progetti ed azioni finalizzati ad incrementare l'accesso delle donne nel mondo del lavoro anche attraverso la promozione di opportunità di formazione professionale e l'informazione sulle varie possibilità legislative che consentono la creazione di imprese;
- Formula proposte al fine di realizzare una adeguata presenza femminile sulla nomine di competenza comunale;
Al fine di realizzare gli obiettivi di cui sopra la Commissione può strutturarsi al proprio interno in gruppi di lavoro avvalendosi anche di esperti esterni da essa segnalati per elaborare programmi e progetti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi prefissati.
Gli organi e gli uffici comunali sono tenuti ad inviare alla Commissione ogni atto e documento comunque inerente la materia.

Articolo 9. Sede e risorse finanziarie
La commissione si riunisce in un locale messo a disposizione dall'Amministrazione e dotato delle attrezzature necessarie all'espletamento dell'attività della Commissione.
La Commissione trae le risorse finanziarie per il suo funzionamento:
- da finanziamenti a carico del bilancio comunale;
- da finanziamenti previsti da leggi, da contributi erogati da Enti Pubblici e privati, nonché da privati cittadini. Tali somme saranno iscritte nel bilancio di previsione del Comune con vincolo di destinazione.
- Alla Commissione è assegnato/a un dipendente comunale con funzioni di segreteria.

Articolo 10. Incompatibilità ed inadempienze
L'assenza ingiustificata per tre sedute consecutive comporta la decadenza dall'incarico e la sostituzione secondo quanto previsto all'articolo 2.
La Presidente viene sostituita dalla Commissione con le stesse modalità previste dall'articolo 4 in caso di dimissioni, inadempienze gravi o decesso.

Articolo 11. Norme finali
Quanto non previsto dal presente Regolamento è disciplinato da norme generali.

 

Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 5 del 21/01/2015


 

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Articolo 1
OGGETTO

1. La celebrazione del matrimonio civile è funzione istituzionale garantita ai cittadini in conformità
alle disposizioni del Codice Civile e del Regolamento di Stato civile.
2. Il presente regolamento disciplina la celebrazione dei matrimoni civili nel Comune di Capoterra


Articolo 2
PUBBLICAZIONI

1. La celebrazione del matrimonio è subordinata all'assolvimento degli adempimenti previsti dalla
legge e dai regolamenti.
2. I nubendi che, dovendo adempiere all'obbligo delle pubblicazioni di matrimonio ai sensi degli
artt. 93 e seguenti del Codice Civile, intendano procedere alle pubblicazioni nel Comune di
Capoterra  potranno fissare l'appuntamento con l'ufficiale di Stato Civile .


Articolo 3
LUOGHI DI CELEBRAZIONE

I matrimoni civili vengono celebrati presso il Palazzo Civico di via Cagliari n°91.


Articolo 4
GIORNI E ORARI
I matrimoni civili sono celebrati, in via ordinaria, all’interno dell’orario di servizio del personale
addetto all’Ufficio di Stato Civile dal lunedì al venerdì di mattina  e il martedì e  giovedì nel  pomeriggio.
1. I matrimoni vengono celebrati  anche il sabato negli orari definiti con provvedimento del Sindaco, compatibilmente sia con le esigenze di natura organizzativa e di razionalizzazione dei costi di gestione del Palazzo che della disponibilità della sede  comunale .
Per particolari esigenze, salvo impedimenti di natura organizzativa, il Sindaco può autorizzare la
celebrazione dei matrimoni al di fuori dei giorni previsti nel presente disciplinare; la domanda
dovrà pervenire almeno 10 giorni prima della data di celebrazione.
2. I matrimoni non possono essere celebrati nei giorni:
• 1 ,6 e 15 gennaio
• il sabato precedente la Pasqua, il giorno di Pasqua ed il lunedì seguente
• 25 aprile
• 1 maggio
• 2 giugno
• 15 agosto
• 1 novembre
• 8 – 24 – 25 – 26 – 31 dicembre
La celebrazione dei matrimoni è inoltre sospesa il venerdì ed il sabato antecedente alle consultazioni elettorali, nonché il lunedì successivo.


Articolo 5
ORGANIZZAZIONE DEL SERVIZIO

1. Competente all'organizzazione dei matrimoni è l'ufficio di Stato Civile.
2. Espletata la procedura delle pubblicazioni, i nubendi potranno prenotare la sala presso il competente ufficio di Stato Civile .
3. Ai nubendi, accompagnati dal personale addetto, previo appuntamento, è consentito visitare la
sala per la celebrazione e per predisporre eventuali addobbi.
4. Celebrante è il Sindaco o un suo delegato.
5. Almeno 10 giorni prima della data del matrimonio i nubendi devono consegnare all'ufficio di
Stato Civile o trasmettere con posta elettronica le copie fotostatiche dei documenti di identità dei
testimoni e, nel caso in cui sia necessario ricorrere ad un interprete durante la celebrazione, anche la
copia fotostatica del documento di identità del medesimo.
6. L’orario della cerimonia non ammette ritardi. I testimoni devono presentarsi almeno cinque
minuti prima della cerimonia per la verifica dei documenti e dei dati anagrafici; l’interprete almeno
dieci minuti prima della cerimonia per espletare le formalità di rito.
7. In caso di impedimento alla celebrazione del matrimonio i nubendi dovranno avvertire
tempestivamente l'ufficio di Stato Civile.


Articolo 6
UTILIZZO DEI LOCALI

1. I nubendi possono addobbare la sala con fiori senza apportare variazioni permanenti alla
disposizione della stessa. A cerimonia conclusa gli addobbi dovranno essere prontamente rimossi.
2. Durante la celebrazione del matrimonio è consentita la presenza di fotografi e musicisti. E' vietato il lancio di riso od altri materiali sia all'interno del Palazzo che nelle aree esterne.
3. I nubendi sono responsabili di eventuali danni arrecati alle strutture o cose che si dovessero
verificare in occasione della cerimonia.
4. Il Comune deve rendere disponibili i locali per la celebrazione dei matrimoni puliti e idonei
all’uso.


Articolo 7
CONTRIBUTO

1. La Giunta Comunale, con propria deliberazione, determina e aggiorna l'importo del contributo
previsto per la celebrazione dei matrimoni, assumendo come parametri di base tutti i costi, diretti e
indiretti, connessi allo svolgimento del servizio, quali spese per il personale, gestionali e servizi
appaltati ( spese pulizia della sala,energia elettrica ecc.).
2. Il contributo va differenziato secondo l'orario di svolgimento del servizio e la residenza dei
nubendi, come segue:
    2.1. Cittadini di cui almeno uno iscritto nell’anagrafe della popolazione residente del Comune di Capoterra:
•    nell’orario di servizio gratuito
•    fuori orario di servizio in giorni feriali: euro 50,00
•    fuori orario di servizio in giorni prefestivi - sabato mattina dalle ore 10,00 alle 12,00: euro 100,00
•    sabato  pomeriggio  dalle ore 17,00 alle 18,00: euro 200,00
    2.2. Cittadini italiani, comunitari e stranieri non iscritti nell’anagrafe della popolazione residente del Comune di Capoterra:
•    durante l'orario di servizio: euro 70,00
•    fuori orario di servizio in giorni feriali: euro 140,00
•    fuori orario di servizio in giorni prefestivi - sabato mattina dalle ore 10,00 alle 12,00: euro 200,00
•    sabato pomeriggio dalle ore 17,00 alle 18,00: euro 250,00


Articolo 8
MODALITÀ DI PAGAMENTO

1. I nubendi dovranno effettuare tassativamente il pagamento,presso la tesoreria comunale, della tariffa entro il 15° giorno antecedente la data del matrimonio e faranno pervenire nello stesso termine all'ufficio di Stato Civile competente copia della ricevuta.
2. Modalità ed estremi per il pagamento sono pubblicate sul sito web del Comune. Non sono  ammesse in ogni caso forme di pagamento diverse da quelle indicate.
3. Qualora i servizi richiesti non venissero prestati per causa imputabile al Comune di Capoterra, si
provvederà alla restituzione totale o parziale delle somme corrisposte. Non vi sarà invece alcun
rimborso in caso di mancata prestazione dei servizi imputabile ai richiedenti.
4. Per l'eventuale rimborso delle somme versate dovrà essere inoltrata istanza all'ufficio di Stato
Civile attraverso il modulo presente nel sito.


Articolo 9
DISPOSIZIONI FINALI

1. Per quanto non espressamente previsto nel presente disciplinare si rinvia alla normativa vigente
in materia e alle norme statutarie e/o regolamentari del Comune.
2. Il presente regolamento viene pubblicato per quindici giorni all’Albo Pretorio del Comune ed entra in vigore contestualmente ll'esecutività della deliberazione della sua approvazione.
 

 

Approvato con deliberazione della Giunta Comunale n. 189 del 23/12/2014


 

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Regolamento per l’organizzazione ed il funzionamento dello sportello unico per le attivita' produttive, bed&breakfast e circoli privati

 

 


Art. 1 – ISTITUZIONE E ORGANIZZAZIONE
Il presente regolamento, nell'ambito della più generale disciplina sull'ordinamento degli uffici e dei servizi, definisce  i  criteri  organizzativi  ed  i  metodi  di  gestione  operativa  dello  Sportello  Unico  per  le  Attività Produttive (SUAP), previsto dal D.Lgs. 31 marzo 1998, n. 112, titolo II, capo IV, e dal D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 447, come modificato ed integrato dal D.P.R. 7 dicembre 2000, n. 440, dalla L.R. 3/2008 art.1 commi 16-32 e quanto disciplinato dall’art. 38 del D.L. n. 112/2008 convertito dalla L. n. 133/2008 e attuato dal D.P.R. n. 160/2010 e dalla Deliberazione Regionale n. 39/55 del 23.9.2011 “ Direttive in materia di Sportello Unico per le Attività Produttive ”.
 Al servizio sono assegnate risorse umane, finanziarie e tecniche adeguate alle finalità che devono essere perseguite, secondo i programmi definiti dall'Amministrazione.
Il  presente  Regolamento  organizza  il  funzionamento  del  SUAP  anche  il  relazione  alle  attività  di Bed&Breakfast e dei circoli privati.  

Art. 2 – DEFINIZIONI
per Regione s’intende la Regione Autonoma della Sardegna.  
• per Coordinamento Regionale s’intende il Tavolo istituito con delibera della Giunta Regionale n.38/23 del 24.10.2003.  
• per SUAP s’intende lo Sportello Unico per le Attività Produttive ai sensi del D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (titolo II, capo IV) ed al D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 447 come modificato dal D.P.R. 7 dicembre 2000, n. 440;  
•  per  Accordo  per  l’attuazione  del  procedimento  unico  ai  sensi  del  d.p.r.  447/98  si  intende  l’accordo approvato dalla Giunta regionale con delibera n. 27/2 dell’8 giugno 2004;  
•  per  responsabile  dell’ufficio  SUAP  s’intende  il  dirigente  responsabile  della  struttura  presso  la  quale  è istituito  lo  Sportello  Unico  per  le  Attività  Produttive  ovvero  di  altro  dirigente  della  stessa  struttura individuato ai sensi di quanto previsto dallo Statuto e dal Regolamento sull'ordinamento degli uffici e dei servizi del Comune.  
• per responsabile del procedimento Suap s’intende il responsabile unico del procedimento amministrativo finalizzato al rilascio del provvedimento finale.  
• per referente del Suap in altri uffici comunali si intende il dipendente individuato come responsabile delle fasi procedimentali di competenza di una Direzione ma ricomprese nello Sportello Unico per referente del Suap presso Amministrazioni terze si intende il dipendente da ciascuna individuato come responsabile dei procedimenti di loro competenza ricompresi nel Suap •  per  provvedimento  unico  s’intende  il  provvedimento  conclusivo  del  procedimento che rappresenta, a tutti gli effetti, titolo unico per la realizzazione dell’intervento richiesto dall’interessato ai sensi del D. Lgs. 31 marzo 1998, n. 112 (titolo II, capo IV) e del D.P.R. 20 ottobre 1998, n. 447 come modificato dal D.P.R. 7 dicembre 2000, n. 440;
 
Art. 3 – FINALITÀ
1.  Il  SUAP  è  competente  al  rilascio  del  provvedimento  unico  per  la  localizzazione,  realizzazione, ristrutturazione,  riconversione,  ampliamento,  cessazione,  riattivazione  di  impianti  produttivi destinati ad  attività  nel  settore  artigianale,  industriale,  commerciale,  turistico-ricettivo,  delle  attività  agricole, dei  pubblici  esercizi  e  dei  servizi  nonché  per  eseguire  opere  interne  ai  fabbricati    adibiti    ad    uso  d’impresa    quando    necessitano    di    provvedimenti    autorizzatori  provenienti    da    diversi    uffici  amministrativi.  Per  le  attività  commerciali  resta  salvo  quanto disposto dal D.Lgs 31 Marzo 1998, n° 114.
2.  Nella definizione di “attività economiche produttive di beni e servizi” rientrano in genere tutte le attività  che  configurano  la  realizzazione  di  un  bene  materiale  o  di  un  servizio  finalizzato  a, comprese  le  attività  commerciali,  di  somministrazione,  le  attività  economiche  svolte  in  forma artigianale o industriale, le attività agricole, le attività turistico ricettive e l’edilizia. Sebbene non siano  considerate  propriamente  attività  produttive,  l’attività  di  bed&breakfast  e  i  circoli  sono disciplinati dal presente regolamento. 3.  Il Suap, nei casi di  impianti a struttura semplice individuati secondo il disposto della delibera della Giunta Regionale n. 25/2  del 1 giugno 2005, è competente al rilascio delle autorizzazioni secondo il procedimento previsto dal D.P.R. n.447/98 art. 6 - comma 6.   
4.  Il Comune di Capoterra riconosce nel SUAP, in considerazione della rilevante portata economico sociale  del  servizio,  una  struttura  organizzativa  che  deve  essere  costantemente  innovata  con tecnologie  adeguate  e  sviluppata  per  il  perseguimento  di  una  maggiore  efficacia  ed  efficienza dell’azione  amministrativa,  secondo  principi  di  professionalità,  competenza,  responsabilità  e rispondenza alle esigenze dell’imprenditore.
5.  Lo Sportello Unico per le attività produttive persegue le finalità di   
•  Semplificare e migliorare le relazioni tra la Pubblica Amministrazione e le imprese;   
•  Ridurre i costi ed i tempi necessari agli investimenti delle imprese;  
•  Valorizzare il territorio e l’economia locale;
 
Art. 4 – MODALITÀ DI GESTIONE INFORMATICA DEL PROCEDIMENTO  
1. Le domande, le dichiarazioni, le segnalazioni e le comunicazioni concernenti le attività produttive di beni e  servizi  rientranti  nel  campo  di  applicazione  del  SUAP  nonché i relativi elaborati tecnici e allegati sono presentati  esclusivamente  in  modalità  telematica  attraverso  il  portale  regionale,  secondo  quanto disciplinato  nel  Decreto  del  Presidente  della  Repubblica  n.  160  del  2010  e  nelle  Direttive  della Deliberazione Regionale n. 39/55 del 23.9.2011, ed esclusivamente  inseriti nel portale regionale del SUAP.
2. La presentazione con modalità diversa da quanto riportato al comma 1 determina inammissibilità delle istanze  nell'ambito  del  procedimento  ordinario  e  irricevibilità  delle  procedure  nell'ambito  del procedimento automatizzato, non comporta in ogni caso attivazione di alcun procedimento amministrativo e non producono alcun effetto giuridico.
 
Art. 5 - RESPONSABILE DELLA STRUTTURA E COMPITI
6.  Alla  direzione  del  SUAP  è  posto    il  Responsabile  del  Settore  che  potrà  delegare,  in  caso  di temporaneo  impedimento,  nei  tempi  e  nelle  modalità  di  legge,  un  incaricato  per  la sua sostituzione (comprese situazioni di incompatibilità o assenza).
7.  Il  Responsabile  del  SUAP  sovrintende  a  tutte  le  attività  necessarie  al  buon  funzionamento  del servizio ed in particolare:
-  emana l’atto conclusivo del procedimento ordinario nonché degli atti di interruzione e sospensione del procedimento, della comunicazione dei motivi ostativi all'accoglimento della domanda nonché della comunicazione di esito negativo del procedimento;
-  adotta  tutti  i  provvedimenti,  anche  organizzativi,  concernenti  il  SUAP,  compresi  tutti  gli  atti  che impegnano l’Amministrazione verso l’esterno;
-  cura la gestione finanziaria, tecnica ed amministrativa, ivi compresi gli autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo;
-  nomina i responsabili del procedimento ai quali è affidata anche l’istruttoria amministrativa della pratica e la redazione degli atti di gestione amministrativa necessari; è responsabile della corretta gestione del procedimento e degli endoprocedimenti attivati fino alla conclusione, nel rispetto della tempistica di legge;   
-  Coordina l’attività dei responsabili dei procedimenti e vigila al fine di assicurare il buon andamento delle procedure di diretta competenza;
8.  Le  Amministrazioni  competenti  devono  eseguire  le  verifiche  sulle  autocertificazioni  e  sulle dichiarazioni  rese  dall’interessato  e  dai  suoi  tecnici  di  fiducia  e,  eventualmente,  adottare  i provvedimenti  di  cui  all’art.  1,  comma  28,  della  LR  3/2008.  Nel  caso  di  accertata  carenza  di conformità  rispetto  alle  norme  di  legge,  gli  uffici  comunali  e  le  Amministrazioni  pubbliche  cui
compete la verifica delle dichiarazioni autocertificative sono tenuti a procedere autonomamente all’emissione  dei  provvedimenti  interdittivi  o  prescrittivi  che  ritengono  necessari  in  applicazione delle  vigenti  disposizioni  di  legge,  trasmettendo  in  via  telematica  al  SUAP  ogni  atto  inerente  il procedimento stesso; il SUAP inoltra tali atti a tutti gli Enti Terzi coinvolti nel procedimento.
 
Art. 6 – COORDINAMENTO
1.  Il  SUAP  esercita  compiti  di  coordinamento,  limitatamente  alle  attività  disciplinate  dal  presente regolamento, nei confronti delle altre strutture del Comune coinvolte nel procedimento.
2.  Il Responsabile del SUAP emana apposite direttive onde assicurare uniformità di indirizzo, richiede prestazioni  di  attività  collaborativa  ai  responsabili  delle  altre  strutture,  nonché  dispone  la costituzione  di  gruppi  di  lavoro,  con  le  strutture  interessate,  per  l’esame  di  problematiche organizzative o procedurali di interesse comune.
3.  Tutte le strutture coinvolte nei procedimenti devono assicurare, in ogni caso, per gli adempimenti di rispettiva  competenza,  una  sollecita  attuazione  ed  il  pieno  rispetto  dei  termini  prescritti,  dando priorità  di  espletamento  alle  pratiche  relative  ad  insediamenti  produttivi  oggetto  del  presente Regolamento.
4.  Il Responsabile del SUAP ha diritto di accesso agli atti ed ai documenti, detenuti dagli uffici e dalle Amministrazioni  coinvolti  nel  procedimento,  utili  per  l’esercizio  delle  proprie  funzioni. Analogamente  i  responsabili  delle  altre  strutture  comunali  o  di  altre  Pubbliche  Amministrazioni,  cointeressati ai procedimenti, hanno diritto di accesso agli atti e documenti del SUAP.

Art. 7 - ACCESSO ALL’ARCHIVIO INFORMATICO   
1.  E’  consentito,  a  chiunque  vi  abbia  interesse,  l’accesso  all’archivio  informatico  del  SUAP,  per l’acquisizione di informazioni. L'accesso agli atti è disciplinato dal "Regolamento per la disciplina del diritto  di  accesso  ai  documenti  amministrativi  e  del  procedimento  amministrativo  e  dei  termini procedimentali", approvato dal Consiglio Comunale di Capoterra.
2.  L'accesso  all'archivio  informatico  deve  garantire  in  ogni  caso  il  rispetto  della  normativa  in materia  di  privacy,  oltre  che  di  quella  relativa  alle  limitazioni  al  diritto  di  accesso  ai  documenti amministrativi previsti dalla normativa vigente e dal regolamento comunale.
 
Art. 8 - PROCEDIMENTO
1.  Il  procedimento  è  disciplinato  dalla  L.R.  3/2008  e  ss.mm.ii.  e  dalle  direttive  regionali  di applicazione. Presso  il SUAP è attivato un front-office preposto a fornire i chiarimenti necessari alla corretta compilazione della modulistica, per servizi di natura informativa e di consulenza, per l’assistenza  e  l’orientamento  alle  imprese  sulle  procedure  autorizzatorie  e  sugli  adempimenti normativi richiesti. Tra le funzioni rientrano l’attività promozionale e/o di marketing territoriale, per  la  promozione  delle  conoscenza  su  opportunità,  agevolazioni,  finanziamenti  e  sostegni all’imprenditoria locale e per l’occupazione.
2.  Il procedimento unico ha inizio con la presentazione telematica da parte dell’imprenditore al SUAP della DUAAP (Dichiarazione Unica Autocertificativa  Attività Produttive), corredata nei casi previsti dalla normativa della certificazione di cui alla L. 266/2002 (DURC), e in regola con gli adempimenti connessi al pagamento di spese e/o diritti.
3.  Dalla  data  di  inserimento  nel  portale  regionale  decorre  il  termine  per  la  sua  conclusione. Giornalmente  gli  addetti  incaricati  verificano  le  nuove  pratiche  pervenute  sul  portale  regionale http://www.sardegnaimpresa.eu/it/.
4.  Entro  2  giorni  lavorativi  dalla  data  di  inserimento,  la  pratica,  se  correttamente  compilata,  è trasmessa  per  via  telematica  agli  Enti  Terzi  per  il  parere  di  competenza.  Il  SUAP  provvede all’acquisizione di tutti i pareri, nullaosta o atti di assenso comunque denominati, da parte degli ufficio e amministrazioni competenti anche mediante la conferenza dei servizi ai sensi dell’art.14 e seguenti della L. 241/1990.
5.  Le  integrazioni  documentali  devono  essere  richieste  dagli  Enti  terzi  entro  7  giorni  lavorativi  dal ricevimento della pratica.
6.  Il termine per la presentazione delle integrazioni documentali è fissati in 15 giorni dal ricevimento della richiesta da parte dell’ente terzo o del SUAP, pena l’archiviazione della previo preavviso con assegnazione  di  un  ulteriore  termine  perentorio  di  10  giorni  per  la  presentazione  della documentazione richiesta.
7.  Nel caso in cui la tipologia di intervento lo richieda, l’interessato comunica prontamente al SUAP l’ultimazione dei lavori corredata dal certificato del direttore dei lavori che attesta la conformità dell’opera  al  progetto  presentato  e,  nei  casi  previsti,    il  certificato  di  collaudo  effettuato  da  un professionista abilitato.
8.  A fine lavori, in caso di opere edilizie, con separata DUAAP, deve essere presentata la pratica di agibilità secondo la specifica modulistica. Nell’ambito dei procedimenti Suap  tutte le dichiarazioni, le relazioni e gli elaborati tecnici devono essere firmati  digitalmente  a  pena  di  irricevibilità  dal  soggetto  tenuto  alla  sottoscrizione  degli  stessi;  la  firma digitale  del  soggetto  interessato  può  essere  sostituita  da  quella  di  altro  soggetto  incaricato  a  mezzo  di procura  speciale;  la  mancanza  della  procura  comporta  altresì  l’irricevibilità  della  pratica  SUAP.  Non  è  richiesta  la  sottoscrizione  digitale  sui  documenti  da  presentare  in  copia.  La  modulistica  regionale  e  i documenti devono essere obbligatoriamente inoltrati in formato pdf/A, e gli elaborati grafici di progetto nel formato dwf, mentre la pratica nel suo complesso non dovrà superare la dimensione massima di 50 MB.  Nel  caso  di  pratiche  eccedenti  la  dimensione  massima  consentita  dalle  infrastrutture  tecnologiche usate  dal  SUAP è possibile concordare con il SUAP metodi di trasmissione telematici alternativi, pur nel rispetto dell’art. 5 comma 5 del DPR 160/2010.
La  pratica  SUAP  è  trasmessa  agli  Enti  Terzi  attraverso  la  piattaforma  Suap  regionale.  Gli  Assessorati regionali  e  gli  altri  Enti  e  Agenzie  regionali  utilizzano  quale  strumento  di  gestione  della  pratica  la piattaforma  regionale.  In  caso  di  indisponibilità  di  una  casella  PEC  da  parte  degli Enti Terzi coinvolti nel procedimento unico, la trasmissione potrà avvenire mediante la posta elettronica ordinaria, purché vi sia certezza della correttezza degli indirizzi utilizzati; a tal fine, sono sempre validi gli indirizzi pubblicati sui siti istituzionali degli Enti. In caso di utilizzo della posta elettronica ordinaria, il SUAP provvede a inviare una notifica  di  trasmissione  anche  a  mezzo  fax.  Tale  indisponibilità  può  essere  segnalata  al  monitoraggio istituzionale di cui all’art. 11 del DPR 160/2010 e al Coordinamento Regionale SUAP di cui al successivo art. 21.
In nessun caso i termini stabiliti dalle presenti Direttive possono essere ritardati a causa della  inadeguata dotazione delle necessarie attrezzature informatiche da parte dei SUAP e degli Enti Terzi.
La  responsabilità  per  ogni  eventuale  ritardo  derivante  dal  mancato  utilizzo  delle  tecnologie  per  la trasmissione telematica dei documenti ricade interamente sull’Amministrazione inadempiente.

Art.9 – PREISTRUTTORIA
Salva  la  possibilità  di  avviare  in  ogni  momento  uno  dei  procedimenti  di  cui  ai  precedenti  articoli, l'interessato può chiedere alla struttura:  
a)  un  parere  preventivo,  cioè  una  pronuncia  sulla  conformità,  allo  stato  degli  atti  in  possesso  della struttura, dei progetti preliminari ai vigenti strumenti di pianificazione paesistica, territoriale e urbanistica, con la normativa commerciale, igienico-sanitaria e la restante normativa inerente una delle attività di cui al presente regolamento. Lo Sportello, sentiti eventualmente gli uffici interni e quelli degli enti interessati, si pronuncia senza che ciò pregiudichi la definizione dell'eventuale successivo procedimento amministrativo.
Il parere è rilasciato nel termine di 20 giorni per i procedimenti di minore complessità e comunque nel termine massimo di 90 giorni per gli altri procedimenti. L’interessato può, in qualunque momento e salvo il pagamento  dei  diritti  di  istruttoria  comunque  dovuti,  rinunciare  al  parere  preventivo  e  presentare  la domanda unica;   
b) l'indizione di una conferenza di servizi preistruttoria di cui all’art. 14 comma 1 della legge n. 241/90 e s.m.i., cioè un incontro preliminare con il Responsabile ed i referenti della struttura al fine di chiarire l'iter procedimentale  ottimale,  anche  in  relazione  ai risparmi  di  tempo,  denaro  e  risorse,  per la realizzazione dell'opera richiesta. La riunione, ove ritenuta necessaria, è convocata entro 30 giorni dalla richiesta.  
Della riunione è redatto apposito verbale che è trasmesso all'interessato.  
 
Art.10 – BED&BREAKFAST E CIRCOLI PRIVATI
Le  attività  di  Bed  &  Breakfast  sono  disciplinate  dall’art.6  della  L.R.  12  agosto  1998  n.27  e  dalla deliberazione della Giunta Regionale n.10/43 del 21-02-2013 recante “Linee Guida per l’esercizio saltuario del servizio di alloggio e prima colazione – Bed & Breakfast (B&B).
L’avvio dell’attività è soggetto alla presentazione della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) che viene compilata in regime di autocertificazione da presentare al Comune in formato cartaceo.
Le dichiarazioni false, la falsità degli atti e l’uso di atti falsi comportano l’applicazione delle sanzioni penali previste dall’art.76 del D.P.R. 28 dicembre 2000, n.445 e delle pene previste dall’art.19 comma 6 della L. 241/1990 (reclusione da 1 a 3 anni) ove il fatto non costituisca più grave reato.
A tale dichiarazione vanno allegati in duplice copia :
-  planimetria dell’immobile con l’indicazione delle camere e dei bagni riservati agli ospiti;
-  certificato di abitabilità o dichiarazione sostitutiva di certificazione;  
-  dichiarazione di adeguamento alle vigenti normative di idoneità degli impianti;  
-  data di inizio dell’attività e periodo di disponibilità all’accoglienza;  
-  eventuali collaboratori domestici al servizio della famiglia.  
L'inizio dell'attività può avvenire subito dopo la presentazione al Comune della SCIA, a condizione che la stessa sia compilata in ogni sua parte e completa degli allegati previsti.  
Nel  rispetto  delle  condizioni  e  dei  termini  previsti  dalla  legislazione  nazionale  e  regionale  vigente,  il Comune,  entro  60  giorni  dal  ricevimento  della  SCIA,  provvede  ad  effettuare  la  verifica  dei  requisiti dichiarati  nella  SCIA  presentata  e  la  sussistenza  dei  requisiti  e  delle  condizioni  di  cui  alla  presente deliberazione, ivi compresa la verifica in loco.  
In caso di esito negativo delle verifiche effettuate, il Comune adotta motivato provvedimento di divieto di prosecuzione dell’attività e di rimozione dei suoi effetti.
Il titolare ha l’obbligo di presentare, al Comune territorialmente competente, istanza di variazione in caso di qualunque modificazione relativa ai requisiti o alle dichiarazioni contenute nella SCIA o nelle precedenti comunicazioni  (es.  modificazione  dei  prezzi,  del  periodo  di  chiusura  obbligatorio,  delle  caratteristiche inerenti l’immobile, ecc.). L’istanza di variazione deve essere presentata al Comune competente entro 30 giorni dalla avvenuta variazione. La mancata comunicazione comporta l’applicazione delle sanzioni previste ai sensi di legge, in caso di variazioni sostanziali inerenti l’esercizio dell’attività quest’ultima potrà essere equiparata ad esercizio abusivo.  
In caso di cessazione dell’attività è necessaria la presentazione, al Comune territorialmente competente, di apposita  comunicazione  da  trasmettersi  entro  30  giorni  dalla  cessazione  dell’attività  a  cura  del  titolare dell’attività. L’omessa presentazione dell’istanza di cessazione nei termini previsti, comporta l’applicazione delle sanzioni previste ai sensi di legge.  
La sospensione temporanea dell’attività di Bed and Breakfast è consentita per comprovate esigenze, per un periodo non superiore a sei mesi, prolungabile di ulteriori sei mesi, dandone preventiva comunicazione al Comune.  
Per  quel  che  concerne  i  circoli  privati,  l’avvio,  la  gestione  e  la  cessazione  dell’attività  è  soggetto  alle medesime procedure del B&B, con la presentazione  della Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA) che viene compilata in regime di autocertificazione da presentare al Comune.
Alla SCIA di avvio dell’attività vanno allegati:
-  planimetria dell’immobile con l’indicazione della destinazione d’uso degli ambienti;
-  certificato di abitabilità o dichiarazione sostitutiva di certificazione;  
I circoli privati sono soggetti alle normativa in materia di somministrazione di alimenti e bevande.
 
Art. 11 - TARIFFE
I  servizi  resi  dallo  Sportello  unico  sono  soggetti  al  pagamento    di  diritti  di  segreteria  determinati  come
segue:
-  Pratiche senza profili edilizi e Segnalazioni Certificate di Inizio Attività (SCIA) : € 50,00
-  Parere preventivo per pratiche senza profili edilizi e Segnalazioni Certificate di Inizio Attività (SCIA): € 50,00
-  Pratiche con profili edilizi: € 80,00
-  Parere preventivo per pratiche con profili edilizi: € 80,00
-  Pratiche  per  le  quali  è  attivata  una  conferenza  dei  servizi  ai  sensi  del’art.14  e  seguenti  della  L. 241/1990: € 150,00
-  Procedure di collaudo impianti produttivi: € 150,00
 
Art. 12 - SANZIONI  
La  falsità  di  eventuali  autocertificazioni,  prodotte  a  corredo  delle  istanze  dall'interessato  e/o  da  altri soggetti in sua vece, comporta responsabilità penali ed è causa ostativa al rilascio dell’autorizzazione finale, in base alle vigenti disposizioni normative.  
2. Lo Sportello Unico ha facoltà di esercitare controlli a campione sulla veridicità delle autocertificazioni prodotte, senza aggravare il procedimento amministrativo.
 
Art. 13 - ENTRATA IN VIGORE
1. Il presente regolamento viene pubblicato per quindici giorni all’Albo Pretorio del Comune ed entra in vigore contestualmente all'esecutività della deliberazione della sua approvazione.

 

Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 109 del 11/12/2014


 

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Art.1 - Definizione

Il presente Regolamento disciplina il Servizio di Assistenza Domiciliare rivolto agli anziani, alle persone con disabilità e alle famiglie in situazione di svantaggio sociale.
Il Servizio di Assistenza Domiciliare è un’azione volta a sostenere la domiciliarità. E’ costituito da un insieme di interventi e prestazioni di carattere socio-assistenziale erogati prevalentemente a domicilio degli utenti.


Art.2 OBIETTIVI DEL SERVIZIO
Gli interventi possono assumere forme diverse, anche temporanee e sono attuati sulla base di un programma assistenziale individualizzato ( PAI).
L’obiettivo è quello di favorire il raggiungimento del più alto livello di benessere, assicurando alla persona prestazioni che gli consentano di condurre un’ esistenza dignitosa, restando nel proprio domicilio, prevenendo così l’istituzionalizzazione e limitando i casi di inserimento in strutture residenziali ai casi di effettiva necessità.
Altri obiettivi che si intendono perseguire sono: rimuovere o limitare i fattori che ostacolano l’autonomia della persona dal punto di vista fisico, psichico e relazionale, stimolare le capacità residue dell’utente al fine di mantenere la massima possibile autonomia gestionale della propria persona e del proprio ambiente di vita, fornire un supporto alla rete familiare nelle situazioni di temporanea emergenza e fragilità .


Art. 3 DESTINATARI
I destinatari del Servizio in oggetto sono gli anziani, le persone con disabilità e le famiglie in situazione di svantaggio sociale residenti nel Comune di Capoterra.
In particolare:
-    soggetti anziani o con disabilità con limitata autonomia, privi o con inadeguate risorse familiari;
-    soggetti in condizione di temporanea o permanente non autosufficienza, certificati dai servizi sanitari ( L.104/92, invalidità civile ), che abbiano già inoltrato richiesta al fine del riconoscimento;
-    nuclei familiari in situazione di difficoltà con minori a carico;
-    soggetti a rischio di emarginazione sociale;

il servizio non verrà erogato a coloro che, certificati portatori di handicap in situazione di gravità ai sensi dell’art. 3 comma 3 della L.104/92, si rifiutino di attivare un piano personalizzato ai sensi della L.162/98.

Art. 4 ACCESSO AL SERVIZIO
L’ accesso al servizio avviene attraverso una richiesta presentata dal richiedente o da un familiare di riferimento, dal tutore o dall’amministratore di sostegno, attraverso l’apposito modulo predisposto dall’ufficio servizi sociali Comunale, corredata da un certificato medico attestante la necessità dell’intervento.
A seguito di richiesta urgente da parte di utenti non residenti, il servizio potrà essere attivato solo a seguito di formale richiesta e impegno del Comune di residenza dell’utente a rimborsare le somme spese dal Comune di Capoterra.    
In casi particolari di emergenza sociale il procedimento può essere avviato d’ufficio.


Art. 5 PRESTAZIONI
Le prestazioni vengono erogate da una ditta specializzata nel settore, convenzionata con il Comune di Capoterra.  Gli interventi si svolgono prevalentemente presso l’abitazione dell’assistito, nel rispetto dei bisogni individuati nel programma assistenziale individualizzato (PAI). Le ore settimanali verranno assegnate in base alle risorse disponibili e a insindacabile valutazione del servizio sociale Comunale sulla base dei seguenti elementi:
a)    situazione sanitaria del richiedente
b)    situazione familiare e sociale
c)    situazione abitativa
d)    situazioni pregiudizievoli o di rischio;

Le prestazioni consistono in:
1    Cura e igiene della persona comprendente: bagno, doccia, e tutta l’ igiene del corpo. Cura delle unghie delle mani e dei piedi. Piccoli massaggi e applicazione di pomate;
2    Operazioni di supporto fisico alla persona (alzata dal letto, cambio del panno, aiuto nel vestirsi, rimessa a letto, ausilio nella deambulazione dell’assistito, mobilizzazione in carrozzina, passaggi posturali, sorveglianza etc.;
3    Preparazione e somministrazione pasti;    
4    Cura della casa: riordino del letto e cambio delle lenzuola, lavaggio della biancheria e degli  indumenti sia a mano che in lavatrice, stiratura. Igiene ordinaria degli ambienti utilizzati dall’assistito, pulizia accurata della cucina, piatti e stoviglie, dei mobili, pavimenti, servizi igienici, infissi etc. In caso di utenti che vivono soli e/o invalidi al 100% nonché portatori di handicap, o in altri casi particolari, l’assistente domiciliare provvederà anche alla pulizia straordinaria degli ambienti (vetri, tende, lampadari etc.). Riscaldamento degli ambienti domestici attraverso l’accensione, il controllo e il governo di stufe, pompe di calore, caminetti;
5    Accompagnamento e sostegno: accompagnamento presso i servizi sanitari e sociali di riferimento con la macchina di servizio, sostegno personale e compagnia;  
6    Prestazioni socio-sanitarie su delega dei familiari: controllo nell’assunzione dei farmaci, misurazione della pressione sanguigna  e della temperatura corporea, rilevazione dei valori glicemici;
7    Socializzazione: passeggiate, lettura libri e giornali, partecipazione ad attività ricreative etc.
8    Delega per ritiro pensioni o altri contributi degli utenti in carico al servizio;
9    Disbrigo pratiche e commissioni: spesa, predisposizioni pratiche e contatti con gli uffici;
10    Guida e coordinamento dell’organizzazione familiare.

Sostegno psicologico: erogato dalla psicologa dell’equipe, il servizio viene erogato a favore degli utenti che usufruiscono del servizio di assistenza domiciliare. La presa in carico avverrà su richiesta degli stessi o su segnalazione del servizio sociale o del coordinatore e/o delle assistenti domiciliari. Il servizio può essere prestato presso il domicilio dell’ utente o mediante  o colloqui in ufficio.  

Servizio di trasporto: destinato agli utenti che usufruiscono del servizio in oggetto, che per accertate e oggettive condizioni es. mancanza di mezzi economici, assenza di rete familiare  e/o motivi di salute,  siano impossibilitati ad usufruire dei servizi pubblici.


Art. 6 PERSONALE
Per quanto riguarda il Comune operano: il Responsabile del Settore e l’assistente sociale di riferimento ( Responsabile del Procedimento e direttore di esecuzione del contratto DEC ).
Il responsabile del procedimento ha funzione di direzione di esecuzione del contratto, tecnico-organizzativa e coordinamento complessivo del Servizio.
Il servizio viene prestato da una cooperativa sociale convenzionata con il Comune, il coordinatore del servizio per la cooperativa è un’assistente sociale.
Il responsabile del procedimento trasmetterà l’istanza pervenuta agli uffici di servizio sociale al   coordinatore, che avrà compiti di verifica della sussistenza dei requisiti, accertamento della reale  situazione di bisogno nonché del grado di autonomia del soggetto e del nucleo familiare di appartenenza.
Il coordinatore predispone il PAI, con gli obiettivi da raggiungere, i risultati attesi, le azioni da intraprendere, nonché le ore di servizio da erogare e l’importo orario. Il PAI stabilisce le caratteristiche tecniche delle prestazioni ( tipo di intervento) i tempi e le modalità di attivazione.  Il PAI dovrà essere approvato e firmato dal direttore di esecuzione del servizio, dalla famiglia o dal richiedente per presa visione e accettazione, e dal coordinatore.
La ditta dovrà attivare il servizio entro tre giorni dalla trasmissione della richiesta da parte degli uffici Comunali. In casi di emergenza, su richiesta del servizio sociale Comunale, l’attivazione dovrà essere immediata.
Il coordinatore del servizio della ditta appaltatrice in sede di prima valutazione ai fini dell’attivazione del servizio, terrà conto dei seguenti elementi:  
- livello di autonomie residue del richiedente;
- situazione abitativa e familiare;
- disagio economico;
- disagio sociale e/o familiare;
- mancanza di servizi di riferimento ( sanitari e/o sociali);
- assenza di rete parentale.
Il coordinatore avrà inoltre i seguenti compiti:
- coordinamento gestione e supervisione del personale:  ADEST,  OSS, e assistenti familiari;
- affidamento dei casi al personale preposto e verifica dei risultati sui casi affidati;
- visita domiciliare per la verifica e l’attivazione del servizio;
-  indagini familiari sugli utenti, in caso di situazioni pregiudizievoli segnalate dal servizio sociale o dalle assistenti domiciliari o da terzi;   
- contatti con i medici di base e specialisti;
- delega per ritiro pensioni o altri contributi degli utenti in carico al servizio;   
- visite domiciliari periodiche per il monitoraggio e la verifica dei risultati conseguiti e dell’andamento del servizio;
- somministrazione dei questionari per la valutazione del servizio;
- cura dei rapporti con il servizio sociale comunale che dovrà essere informato sull’andamento dei casi;
- coordinamento degli interventi psicologici;
- trasmissioni relazioni mensili relative ai singoli utenti, al servizio sociale comunale;
-segretariato sociale rivolto agli utenti dell’A.D. e anche agli esterni;
- ausilio disbrigo pratiche per ricoveri in strutture ospedaliere o protette qualora se ne ravvisasse la necessità;
- ausilio nella compilazione della modulistica e predisposizione del progetto personalizzato ai sensi della L.162/98;
- provvede all’esame dei documenti presentati dall’utente, anche relativamente alla situazione reddituale ai fini della determinazione della tariffa oraria in base ai parametri previsti dal presente regolamento;
- predispone i bollettini di pagamento mensili e la relativa lettera di accompagnamento, li spedisce agli utenti, verifica il controllo dei pagamenti mensili, sollecita i pagamenti.
- ha la responsabilità delle cartelle degli utenti alle quali deve essere applicata la normativa vigente in materia di privacy.
La psicologa: ha funzioni di supporto psicologico per gli utenti dell’assistenza domiciliare secondo le indicazioni di cui all’art. 5.
L'OSS: in possesso del titolo di operatore socio-sanitario, attua le prestazioni nel quadro degli obiettivi stabiliti nel PAI. Le competenze sono quelle previste ai punti 1,2,3,4,5,6,7,8,9,10 di cui all’art. 5.
L'ADEST : in possesso del titolo di assistente domiciliare e dei servizi tutelari. L'assistente domiciliare attua le prestazioni nel quadro degli obiettivi stabiliti nel PAI. Le competenze sono quelle previste ai punti  1,2,3,4,5 e 7,8,9,10 di cui all’art. 5.
L’assistente familiare: in possesso del titolo acquisito attraverso  un corso di formazione professionale teorico-pratico della durata di almeno 200 ore, afferente l’area dell’assistenza alla persona, oppure avere maturato esperienza lavorativa di almeno 12 mesi nel campo della cura domiciliare alla persona con regolare assunzione documentata, svolge le funzioni di cui ai punti 1,2,3,4,5,7,8,9,10.
L’ADEST, l’OSS e l’assistente familiare inoltre,  hanno anche i seguenti compiti: compilare i fogli-firma attestanti la loro presenza presso il domicilio dell’utente, facendoli firmare giornalmente allo stesso utente o ad un proprio familiare di riferimento e controfirmandoli a sua volta. Partecipare alle riunioni d’equipe. Seguire le indicazioni relative all’intervento psicologico. Mantenere il segreto professionale. Nell’espletamento del servizio domiciliare, dovranno essere munite di tesserino di riconoscimento, guanti e camice.


Art. 7 ORARI E LUOGO DELLA PRESTAZIONE
Le prestazioni di assistenza domiciliare vengono erogate presso il domicilio dell’utente, in alcuni casi, su valutazione del responsabile del procedimento, potranno essere erogati presso il domicilio dei figli o parenti residenti a Capoterra e in casi eccezionali, sempre su autorizzazione del Comune, possono essere attivate prestazioni straordinarie anche presso i presidi ospedalieri ove l’utente è ricoverato.
Di norma il Servizio di Assistenza Domiciliare è attivo dal lunedì al sabato, dalle ore 07.00 alle ore 20.00, escluso la domenica e i festivi,
L’orario potrebbe subire variazioni (prima delle 7.00 e/o dopo le 20.00), su valutazione e autorizzazione dell’ ufficio Comunale di servizio sociale.
Il servizio viene prestato per un massimo di tre ore settimanali per igiene ambiente.
In caso di persone  non autosufficienti, con risorse familiari, il servizio viene erogato per non più di sei ore settimanali, salvo diverse valutazione del servizio sociale Comunale.
Interventi  pari o superiori alle dodici ore settimanali possono essere attivati solo in caso di persone che vivono sole, prive di risorse familiari.
Interventi superiori, saranno autorizzati dal Comune, dopo valutazione di una dettagliata relazione dell'Assistente Sociale coordinatore.
Le ore assegnate potranno subire variazioni in aumento o in diminuzione, in relazione ai cambiamenti che dovessero sopraggiungere nella situazione dell’utente o a seconda della disponibilità delle ore a disposizione dell’ente.
In casi particolari, di eccezionale gravità, di anziani non autosufficienti ad alto rischio socio-sanitario, privi di risorse familiari, su richiesta del responsabile del procedimento Comunale, il servizio può essere attivato pure nei giorni festivi, o in orario notturno, anche con un monte ore diverso rispetto a quanto suindicato.
Nell’assegnazione delle ore, il servizio sociale Comunale terrà conto anche della presenza di più persone con disabilità nello stesso nucleo familiare, nonché della presenza di minori a rischio.

Art. 8 COMPARTECIPAZIONE ALLA SPESA
La L.R. n. 23/2005,  che disciplina il sistema integrato dei servizi alla persona,  all’art. 8 comma 3 stabilisce che fino all’entrata in vigore del regolamento di attuazione di cui all’art. 43 della medesima legge, si applicano le disposizioni del DPGR n. 12/89 come modificato dal DPGR 145/90.
Il regolamento di cui all’art. 43 è stato promulgato con DPGR n. 4/2008 ma l’ articolo  46 rimanda ad un successivo provvedimento la determinazione della compartecipazione al costo delle prestazioni sociali da parte dei richiedenti beneficiari.
Pertanto occorre richiamare gli art. 8 e 9 del  DPGR n. 12/89, che prevedono la partecipazione dell’utenza al costo dei servizi in rapporto alle risorse economiche  superiori al minimo vitale.
La soglia del minimo vitale viene fissata annualmente da una determinazione della direzione generale delle politiche sociali dell’Assessorato Regionale Igiene Sanità e Assistenza Sociale.
Il Comune con propria deliberazione, prende atto della rivalutazione annuale della soglia del minimo vitale, al fine di adeguare la compartecipazione alla spesa da parte degli utenti.

I redditi da considerare ai fini della contribuzione sono i seguenti:
pensioni;
redditi esenti IRPEF ( esclusa l’indennità di accompagnamento ): pensione invalidità civile, cecità e sordomutismo, indennità di frequenza, pensione sociale o assegno sociale, pensioni o indennità INAIL, indennità o pensioni per causa di guerra o di servizio;
redditi da lavoro dipendente e da lavoro autonomo;
redditi derivanti da affitti;
altre entrate imponibili ai fini IRPEF.

Al fine della contribuzione per nucleo familiare deve intendersi:
nel caso di richiedente coniugato, il richiedente stesso e se convivente il coniuge e i figli a carico, compresi quindi eventuali figli maggiorenni, purchè  privi di reddito proprio.
nel caso di richiedente maggiorenne celibe/nubile è costituito dal solo richiedente ancorchè convivente con altri familiari;
nel caso di richiedente minorenne, celibe/nubile, quello costituito dal richiedente stesso e se conviventi dai genitori e dai fratelli che risultino a carico del capofamiglia;
Dal reddito annuale vengono decurtate € 516,46 per ciascun componente il nucleo familiare affetto da grave infermità, certificata dai presidi sanitari pubblici (invalidità al 100% con accompagnamento, e/o riconoscimento della situazione di gravità ai sensi della L.104/92 );
Vengono decurtate altresì le spese farmacologiche certe e documentate che incidono sensibilmente sul reddito, dimostrate esclusivamente con un certificato rilasciato dalla farmacia che attesterà la spesa mensile del richiedente.
Col presente regolamento si dispone inoltre, che dal reddito annuale vengano decurtate le spese relative all’affitto dell’abitazione principale, debitamente documentate.

Art. 9 SOSPENSIONE DEL SERVIZIO
Il servizio di assistenza domiciliare può essere revocato nei seguenti casi:
-    Rinuncia scritta dell’utente, di un familiare di riferimento, tutore o amministratore di sostegno;
-    Decesso;
-    Ricovero presso strutture protette;
-    Perdita dei requisiti di accesso al servizio;
-    Inadempimento del pagamento delle quote di contribuzione ( al terzo mese di mancato pagamento, dopo sollecito scritto, passati trenta giorni il servizio verrà sospeso);
-    Impedimento dell’operatore a svolgere il suo servizio a causa del comportamento dell’utente e/o dei suoi familiari;
-    Non accettazione dell’operatore proposto senza giustificato motivo;
-    Mancata sottoscrizione del PAI;

Art.10 RINVIO
Per quanto non contemplato nel presente regolamento, si rinvia alla normativa nazionale e regionale vigente in materia.

Approvato con deliberazione del Giunta Comunale n. 174 del 9/10/2014


 

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 Scarica il modulo per la richiesta nella pagina procedimenti e modulistica


 


CAPO I
OGGETTO E FINALITÀ

ART. 1 - OGGETTO E FINALITÀ
1. Il presente atto disciplina la concessione e l’utilizzo dei locali e delle palestre scolastiche comunali in orario extrascolastico.
2. Le attività e le finalità perseguite mediante la concessione d’uso dei locali e  delle palestre scolastiche sono improntate a valorizzare gli edifici scolastici come centri di promozione dell’educazione sportiva, ricreativa e culturale della comunità cittadina.

CAPO II
CONCESSIONE IN USO TEMPORANEO DELLA PALESTRA COMUNALE A SOCIETÀ E GRUPPI SPORTIVI

ART. 2 - ATTIVITÀ AMMESSE NELLA PALESTRA COMUNALE
1. L’uso della palestra scolastica è concesso esclusivamente per scopi inerenti attività sportive e ricreative, quali:
-    attività di avviamento e promozione dello sport
-    tornei amatoriali
-    campionati ed attività federali e di lega
-    attività motoria
-    ginnastica
-    preparazione atletica
-    attività ricreative e di aggregazione sociale purché compatibili con la destinazione d’uso della struttura ed esercitate nel pieno rispetto delle condizioni di utilizzo di cui all’art. 4.
2. Non sono ammesse, di norma, attività con presenza di pubblico, salvo che queste siano organizzate dall’Istituzione Scolastica, dal Comune, o da Società regolarmente iscritte a Campionati federali, che si assumeranno in tal caso la responsabilità di attenersi alle normative vigenti in materia di ordine pubblico e di sicurezza.
3. È fatto divieto inoltre di svolgere presso le palestra scolastica attività con fini di lucro, nonché di esporre qualsiasi pubblicità commerciale non autorizzata.

ART. 3 – UTENZA PALESTRA
1. La palestra scolastica sono concesse in uso, su richiesta, esclusivamente ad Enti, associazioni e sodalizi capoterresi senza fini di lucro. L’utilizzo dovrà essere, nel limite del possibile, assicurato  a tutti i richiedenti aventi titolo.
2. Qualora si verifichi la concomitanza di più prenotazioni per lo stesso giorno o periodo verrà applicato il seguente ordine di precedenza:
-    istituzioni scolastiche del territorio comunale;
-    Amministrazione comunale di Capoterra;
-    attività patrocinate dal Comune di Capoterra;
-    federazioni, enti di promozione sportiva e società Capoterra affiliati al CONI
-    associazioni, enti, gruppi o cooperative Capoterra di promozione sportiva-ricreativa;
-    altri enti, associazioni e sodalizi capoterresi.
3. L’accesso alla palestra è consentito unicamente ai soggetti autorizzati con apposita concessione, dietro presentazione di istanza contenente l’elenco nominativo delle persone facenti parte del gruppo utenti.

ART. 4 - CONDIZIONI DI UTILIZZO PALESTRA
1. I soggetti che ricevono in concessione temporanea l’uso della palestra scolastica sono responsabili del corretto utilizzo degli impianti e delle attrezzature, nel rispetto del presente Disciplinare e di tutte le norme in materia di sicurezza e ordine pubblico. L’uso del locale deve in ogni caso corrispondere all’attività indicata nell’atto di concessione.
2. Il Comune e la Direzione Scolastica sono sollevati da qualsiasi responsabilità inerente e conseguente l’utilizzo della palestra da parte di terzi concessionari. A tal fine il concessionario rilascia, all’atto dell’istanza, dichiarazione liberatoria all’Amministrazione comunale, esentando gli enti concedenti da ogni responsabilità relativa allo svolgimento dell’attività per cui è stata rilasciata la concessione.
3. Eventuali danni causati alle strutture e attrezzature dalla presenza di fruitori in orario extrascolastico saranno addebitati al concessionario, ritenuto diretto responsabile e garante del corretto uso degli impianti. L’onere relativo al ripristino, da effettuarsi non oltre il termine di 10 giorni dalla data di accertamento, è a carico del concessionario, che si rapporterà per i lavori necessari con l’Ufficio Servizi Tecnologici del Comune.
4. Ai soggetti autorizzati ad utilizzare in forma continuativa la palestra potrà essere richiesto, a discrezione dell’Amministrazione, di  stipulare una fidejussione bancaria o assicurativa a favore dell’Amministrazione Comunale che assicuri eventuali danni sino alla concorrenza di euro 1.500,00 nella quale dovrà deve essere esplicata la piena e immediata disponibilità della somma per ripristino diretto dell’Amministrazione Comunale dai danni arrecati ove non provveduto nei termini da parte del concessionario.
5. Il concessionario è responsabile della custodia, apertura e chiusura dei locali durante il periodo di concessione. Egli dovrà controllare lo stato della palestra prima, durante e dopo l’uso concesso e segnalare tempestivamente alla Scuola e al Comune eventuali danni accidentali occorsi a cose o persone.
6. L’accesso alla palestra è consentito unicamente nei giorni e negli orari indicati nella concessione.
7. La pulizia della palestra dovrà essere garantita dal concessionario.
8. L’accesso alla palestra dovrà avvenire unicamente attraverso la porta esterna, non comunicante con altri locali della scuola. Ai fruitori della palestra è comunque fatto assoluto divieto di accedere alle aree di pertinenza ed ai locali della scuola.
9. Le attrezzature sportive mobili, una volta utilizzate, dovranno essere riposte a cura del concessionario negli appositi spazi.
10. All’interno della palestra e degli spogliatoi è tassativamente vietato:
-    accedere senza apposite scarpe ginniche, pulite e dalla suola in gomma;
-    installare attrezzi fissi e impianti che alterino lo stato iniziale della struttura ovvero che ne possano ridurre la disponibilità di spazio;
-    installare cartelloni pubblicitari di qualsiasi natura o dimensione;
-    installare servizio bar, di ristoro o creare occasioni per consumazione di cibi e/o bevande all’interno della palestra;
-    lasciare materiale di ingombro;
-    fumare;
-    svolgere ogni attività diversa da quella autorizzata.
11. Il concessionario si impegna senza eccezione alcuna a che tutti coloro che accederanno alla palestra siano in condizioni fisico – sanitarie compatibili con la destinazione scolastica dei locali.
12. Il concessionario è tenuto, all’accoglimento dell’istanza di utilizzo,  a presentare una idonea polizza assicurativa in favore dei propri associati contro eventuali incidenti o danni che dovessero loro derivare dallo svolgimento dell’attività sportiva presso i locali scolastici;
13. L’inosservanza di anche soltanto una delle condizioni di corretto utilizzo dettate dal presente articolo costituisce motivo di revoca della concessione da parte del Comune, senza che il concessionario possa pretendere diritti di sorta, fatto salvo il risarcimento di eventuali maggiori danni arrecati ai locali e alle attrezzature ricevuti in uso.
14. Le Amministrazioni concedenti, comunale e scolastica, hanno diritto di libero accesso alla palestra, anche durante lo svolgimento delle attività condotte dal concessionario anche al fine di verificare il corretto utilizzo della struttura e l’esecuzione degli interventi di pulizia.


ART. 5 - PROCEDIMENTO DI CONCESSIONE PALESTRA
1.Gli Enti, le associazioni e società, i sodalizi senza fini di lucro che intendano ottenere l’uso della palestra scolastica dovranno presentare, preferibilmente entro il 15 settembre,  istanza indirizzata all’Ufficio protocollo del Comune di Capoterra. In concomitanza di più richieste sarà data applicazione ai criteri di cui al comma 2 dell’art. 3. La domanda, in carta semplice, deve essere compilata in conformità all’allegato “A” del presente Disciplinare e corredata della seguente documentazione:
-    copia dell’atto costitutivo e dello statuto sociale per le società regolarmente riconosciute, o dichiarazione di intenti da perseguire, sottoscritta da tutti i partecipanti per i privati non riuniti sotto forma di società;
-    relazione dell’attività svolta nella stagione sportiva precedente alla domanda;
-    dichiarazione e firma autentica, di cui all’allegato “B”.
Nella domanda devono essere indicati:
-    dati anagrafici e recapito del richiedente;
-    natura e ragione sociale dell’Associazione o Ente rappresentato;
-    motivi per cui si richiede la concessione;
-    date ed orari di utilizzo dell’impianto;
-    numero dei partecipanti ed eventuali altre notizie ritenute utili.
La domanda per iniziative o manifestazioni occasionali deve essere presentata almeno 10 giorni prima della loro effettuazione.
2. Il rilascio della concessione è subordinato alla dichiarazione di assenso da parte del Dirigente scolastico competente.
3. Gli uffici comunali competenti, previa verifica della completezza dell’istanza e della sussistenza dei requisiti soggettivi stabiliti dal presente Disciplinare, trasmetteranno la richiesta di autorizzazione al Dirigente scolastico competente.
4. Ricevuto il nulla osta dal Dirigente Scolastico, il Comune formalizza la concessione richiesta che  potrà essere rilasciata  previa acquisizione  della quietanza di pagamento di quanto dovuto e della copia del polizza assicurativa contro eventuali incidenti o danni che dovessero derivare ai partecipanti e/o ai terzi dall’esercizio dell’attività autorizzata.
5. La concessione ha durata per il periodo richiesto, purché compatibile con le condizioni dettate dal presente Disciplinare e limitatamente alla durata dell’anno scolastico.
6. Il Comune e il Dirigente scolastico hanno facoltà, in ogni momento, di sospendere o revocare la concessione per ragioni di pubblico interesse, senza che il concessionario possa pretendere indennizzi di sorta.

CAPO III
CONCESSIONE IN USO TEMPORANEO DEI LOCALI SCOLASTICI  DI PROPRIETÀ COMUNALE

ART. 6 –  UTENZA LOCALI SCOLASTICI
1. L’uso dei locali scolastici comunali è concesso esclusivamente per scopi inerenti attività culturali, sociali e ricreative ad associazioni, fondazioni, comitati, ed altre persone fisiche o giuridiche di qualsiasi tipo, che ne facciano richiesta per attività che non abbiano scopo di lucro e/o per attività o manifestazioni di interesse pubblico.
ART. 7 - CONDIZIONI DI UTILIZZO LOCALI SCOLASTICI
1. I soggetti che ricevono in concessione temporanea l’uso dei locali scolastici sono responsabili del corretto utilizzo degli impianti, delle attrezzature e dei mobili, nel rispetto del presente Disciplinare e di tutte le norme in materia di sicurezza e ordine pubblico. L’uso dei locali deve in ogni caso corrispondere all’attività indicata nell’atto di concessione.
2. Il Comune e la Direzione Scolastica sono sollevati da qualsiasi responsabilità inerente e conseguente l’utilizzo dei locali scolastici da parte di terzi concessionari. A tal fine il concessionario rilascia, all’atto dell’istanza, dichiarazione liberatoria all’Amministrazione comunale, esentando gli enti concedenti da ogni responsabilità relativa allo svolgimento dell’attività per cui è stata rilasciata la concessione.
3. Eventuali danni causati ai mobili, alle strutture e attrezzature dalla presenza di fruitori in orario extrascolastico saranno addebitati al concessionario, ritenuto diretto responsabile e garante del loro corretto uso. L’onere relativo al ripristino, da effettuarsi non oltre il termine di 10 giorni dalla data di accertamento, è a carico del concessionario, che si rapporterà per i lavori necessari con l’Ufficio Servizi Tecnologici del Comune.
4. Il concessionario è responsabile della custodia, apertura e chiusura dei locali durante il periodo di concessione. Egli dovrà controllare lo stato dei locali prima, durante e dopo l’uso concesso e segnalare tempestivamente alla Scuola e al Comune eventuali danni accidentali occorsi a cose o persone.
5. L’accesso ai locali è consentito unicamente nei giorni e negli orari indicati nella concessione.
6. La pulizia dei locali dovrà essere garantita dal concessionario.
7. All’interno dei locali scolastici è tassativamente vietato:
-    installare impianti che comportino manomissioni alle pareti, al soffitto, al pavimento, agli arredi, alle attrezzature e agli impianti in dotazione;
-     applicare con qualsiasi mezzo e qualsiasi strumento, anche in via provvisoria e removibile, materiali informativi o espositivi alle pareti e alle strutture;
-    installare cartelloni pubblicitari di qualsiasi natura o dimensione;
-    lasciare materiale di ingombro;
-    fumare;
-    svolgere ogni attività diversa da quella autorizzata.
8. Il concessionario è tenuto, all’accoglimento dell’istanza di utilizzo,  a presentare una polizza assicurativa contro eventuali incidenti o danni che dovessero derivare ai partecipanti e/o ai terzi dall’esercizio dell’attività autorizzata;
9. L’inosservanza di anche soltanto una delle condizioni di corretto utilizzo dettate dal presente articolo costituisce motivo di revoca della concessione da parte del Comune, senza che il concessionario possa pretendere diritti di sorta, fatto salvo il risarcimento di eventuali maggiori danni arrecati ai locali e alle attrezzature ricevuti in uso.
10. Le Amministrazioni concedenti, comunale e scolastica, hanno diritto di libero accesso ai locali scolastici, anche durante lo svolgimento delle attività condotte dal concessionario anche al fine di verificare il corretto utilizzo dei locali e l’esecuzione degli interventi di pulizia.

ART. 8 - PROCEDIMENTO DI CONCESSIONE LOCALI SCOLASTICI
1.Gli Enti, le associazioni e società, i sodalizi, le persone fisiche o giuridiche di qualsiasi tipo senza fini di lucro che intendano ottenere l’uso dei locali scolastici dovranno presentare istanza all’Ufficio Protocollo del Comune di Capoterra con congruo anticipo e, comunque, dieci giorni prima del giorno previsto per l'utilizzo del locale. La domanda, in carta semplice, deve essere compilata in conformità all’allegato “C” del presente Disciplinare e deve contenere:
-    la denominazione e la sede dell’associazione, ente, soggetto richiedente;
-    il nome, il cognome, l’indirizzo e il recapito telefonico del richiedente, del responsabile o del rappresentante legale dell’associazione o ente;
-    il numero e le caratteristiche dei locali richiesti per lo svolgimento dell’attività;
-    l’esatta indicazione della durata del periodo di utilizzo dei locali di cui si intende richiedere la concessione;
-    il calendario delle attività programmate;
-    il tipo di attività che vi sarà svolta, le finalità perseguite e quanto ritenuto utile ai fini della esplicitazione della richiesta.
Qualora si verifichi la concomitanza di più prenotazioni per lo stesso giorno o periodo si terrà conto della data di arrivo della richiesta all’Ufficio Protocollo del Comune.
Le richieste pervenute con anticipo inferiore ai 10 giorni saranno prese in considerazione solo compatibilmente con la possibilità da parte del Settore competente di rilasciare l’autorizzazione richiesta.
E’ fatta salva la discrezionalità della Direzione Didattica e dell'Amministrazione Comunale di concedere o meno l'uso del locale, previa valutazione delle finalità per cui ne viene richiesto l'uso.
2. Il rilascio della concessione è subordinato alla dichiarazione di assenso da parte del Dirigente scolastico competente.
3. Gli uffici comunali competenti, previa verifica della completezza dell’istanza e della sussistenza dei requisiti soggettivi stabiliti dal presente Disciplinare, trasmetteranno la richiesta di autorizzazione al Dirigente scolastico competente.
4. Ricevuto il nulla osta dal Dirigente Scolastico, il Comune formalizza la concessione richiesta che  potrà essere rilasciata  previa acquisizione  della quietanza di pagamento di quanto dovuto e della copia della polizza assicurativa contro eventuali incidenti o danni che dovessero derivare ai partecipanti e/o ai terzi dall’esercizio dell’attività autorizzata.
5. La concessione ha durata per il periodo richiesto, purché compatibile con le condizioni dettate dal presente disciplinare.
6. In ogni caso il periodo di utilizzo non deve coincidere o interferire con quello in cui sono state programmate attività da parte degli insegnanti della scuola dove hanno sede i locali concessi in uso.
7. Il Comune e il Dirigente scolastico hanno facoltà, in ogni momento, di sospendere o revocare la concessione per ragioni di pubblico interesse, senza che il concessionario possa pretendere indennizzi di sorta.
CAPO IV
DISPOSIZIONI TRANSITORIE E FINALI

ART. 9 - TARIFFE
1. Per la concessione della disponibilità in uso temporaneo della palestra e dei locali scolastici di proprietà comunale, il richiedente dovrà versare, una indennità oraria onnicomprensiva, a titolo di rimborso delle spese generali di funzionamento, le cui tariffe sono stabilite dalla Giunta Comunale con apposito provvedimento.
2. Nel calcolo dei corrispettivi da versare sarà tenuto conto della totalità delle ore di concessione in uso dei locali, anche nel caso in cui si verificasse il mancato utilizzo da parte del concessionario, quando ciò non dipenda dal Comune di Capoterra.

ART. 10 - DISPOSIZIONI FINALI
1. Il presente Disciplinare entro in vigore alla data di esecutività dell’atto deliberativo che lo approva.
2. Dall’entrata in vigore del presente Disciplinare è da intendersi altresì revocata ogni eventuale disposizione o deliberato che contrasti in materia con il presente Disciplinare.
3. Per quanto non espressamente previsto nel presente Disciplinare, si farà riferimento e si intenderanno applicabili le disposizioni di legge.
4. Considerata la natura del tipo di rapporto intercorrente fra il Comune di Capoterra e i terzi utilizzatori di locali e, quindi, con riferimento al comma precedente, si intenderanno per analogia altresì applicabili le disposizioni previste dal Codice Civile in materia di locazione di immobili.
5. Ogni controversia sarà deferita alla giurisdizione ordinaria per la quale è competente esclusivamente il foro di Cagliari.

 

Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 62 del 28/08/2014
Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 45 del 26/06/2015
Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 51 del 27/07/2015
Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 12 del 09/04/2019
Modificato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 82 del 20/12/2019


 

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TITOLO 1 – DISPOSIZIONI GENERALI


ART. 1
OGGETTO DEL REGOLAMENTO

1.    Il presente regolamento, adottato nell’ambito della potestà regolamentare prevista dall’art. 52 del Decreto Legislativo 15/12/1997, n. 446, disciplina l’applicazione dell’imposta unica comunale (IUC) nel Comune di Capoterra istituita dall’art. 1, commi 639 e seguenti, della Legge 27/12/2013, n. 147.
2.    Per quanto non previsto dal presente regolamento si applicano le disposizioni di legge vigenti.


ART. 2
PRESUPPOSTO

1.    L’imposta unica comunale si basa su due presupposti impositivi, uno costituito dal possesso di immobili, collegato alla loro natura e valore e l’altro collegato all’erogazione e alla fruizione di servizi comunali.


ART. 3
SOGGETTO ATTIVO

1.    E’ soggetto attivo del tributo il Comune di Capoterra per gli immobili soggetti al tributo che insistono sul suo territorio.


ART. 4
COMPONENTI DEL TRIBUTO

1.    Il tributo si articola in due componenti:
    la componente patrimoniale, costituita dall’imposta municipale propria (IMU), di cui all’art. 13 del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla Legge 22/12/2011, n. 214;
    la componente servizi, articolata a sua volta:
a)    nel tributo per i servizi indivisibili (TASI), di cui all’art. 1, commi 669-679, della L. 27/12/2013, n. 147, destinato al finanziamento dei servizi indivisibili comunali, come individuati dal presente regolamento;
b)    nella tassa sui rifiuti (TARI), di cui all’art. 1, commi 641-666, della Legge 27/12/2013, n. 147, destinata a finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti;
TITOLO 2 – DISCIPLINA DELL’IMPOSTA MUNICIPALE PROPRIA (IMU)


ART. 5
OGGETTO DEL TITOLO

1.    Il presente titolo disciplina l’applicazione nel Comune di Capoterra dell'imposta municipale propria (IMU) istituita dall’art. 13 del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla Legge 22/12/2011, n. 214 e disciplinata dal medesimo articolo 13, dagli articoli 8 e 9 del D.Lgs 14/03/2011, n. 23, dall’art. 4 del D.L. 2/03/2012, n. 16, convertito con modificazioni dalla Legge 26/04/2012, n. 44, dall’art. 1, comma 380, della Legge 24/12/2012, n. 228 e dall’art. 1, commi 707-729, della Legge 27/12/2013, n. 147.
2.    La disciplina regolamentare contenuta nel presente titolo è adottata nell’ambito della potestà regolamentare prevista dall’articolo 52 del Decreto Legislativo 15/12/1997, n.446, dall’art. 13, comma 13, del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201, convertito con modificazioni dalla Legge 22/12/2011, n. 214 e dall’art. 14, comma 6, del Decreto Legislativo 14/03/2011, n.23.
3.    Per quanto non previsto dal presente titolo si applicano le disposizioni di legge vigenti.


ART. 6
SOGGETTO ATTIVO

1.    Soggetto attivo dell’imposta è il Comune di Capoterra. Nel caso di immobili che insistono sul territorio di più comuni, l’imposta deve essere corrisposta al Comune di Capoterra in proporzione alla superficie degli stessi che insiste sul suo territorio.


ART. 7
PRESUPPOSTO DEL TRIBUTO

1.    Il presupposto dell’imposta municipale propria è il possesso di immobili siti nel territorio del comune di Capoterra, esclusa, a decorrere dal 01/01/2014, l’abitazione principale e le pertinenze della stessa, ad eccezione di quelle classificate nelle categorie catastali A/1-A/8 e A/9.
2.    L'imposta municipale propria, sempre a decorrere dal 01/01/2014, non si applica altresì:
a)    alle unità immobiliari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivisa, adibite ad abitazione principale e relative pertinenze dei soci assegnatari;
b)    ai fabbricati di civile abitazione destinati ad alloggi sociali come definiti dal D.M. 22/06/2008 del Ministro delle infrastrutture;
c)    alla casa coniugale assegnata al coniuge, a seguito del provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio;
d)    ad un unico immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, che sia posseduto, e non concesso in locazione, dal personale in servizio permanente appartenente alle Forze armate e alle Forze di polizia ad ordinamento civile e militare, nonché al personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e, fatto salvo quanto previsto dall'art. 28, comma 1, del Decreto Legislativo 19/05/2000, n. 139, dal personale appartenente alla carriera prefettizia, per il quale non sono richieste le condizioni della dimora abituale e della residenza anagrafica.


ART. 8
DEFINIZIONE DI FABBRICATO, AREA FABBRICABILE, TERRENO AGRICOLO E ABITAZIONE  PRINCIPALE

1.    Ai fini dell'imposta di cui all'articolo 5 del presente regolamento:
a)    per fabbricato si intende, ai sensi dell’art. 13, comma 2, del D.L. 6/12/2011, n. 201 e dell’art. 2, comma 1, lettera a, del Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504, l’unità immobiliare iscritta o che deve essere iscritta nel catasto edilizio urbano, considerandosi parte integrante del fabbricato l'area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza; il fabbricato di nuova costruzione è soggetto all'imposta a partire dalla data di accatastamento come ultimato o da quella di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, dalla data in cui è comunque utilizzato;
b)    per area fabbricabile si intende, ai sensi dell’art. 13, comma 2, del D.L. 6/12/2011, n. 201 e dell’art. 2, comma 1, lettera b, del Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504, l'area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi ovvero in base alle possibilità effettive di edificazione determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell'indennità di espropriazione per pubblica utilità. Un'area è da considerare fabbricabile se utilizzabile a scopo edificatorio in base allo strumento urbanistico generale adottato dal Comune, indipendentemente dall'approvazione della regione e dall'adozione di strumenti attuativi del medesimo. Non sono da considerarsi fabbricabili i terreni posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali ( le società di persone, cooperative e di capitali, anche a scopo consortile) di cui all'art. 1 del D.Lgs n. 99/2004, iscritti nella previdenza agricola, sui quali persiste l'utilizzazione agro-silvo-pastorale mediante l'esercizio di attività dirette alla coltivazione del fondo, alla silvicoltura, alla funghicoltura ed all'allevamento di animali. L’agevolazione è applicabile anche alle ipotesi in cui le persone fisiche, coltivatori diretti e imprenditori agricoli professionali, iscritti nella previdenza agricola, abbiano costituito una società di persone alla quale hanno concesso in affitto o in comodato il terreno di cui mantengono il possesso ma che, in qualità di soci, continuano a coltivare direttamente. Nell’ipotesi in cui il terreno sia posseduto da più soggetti, ma condotto da uno solo, che abbia comunque i requisiti sopra individuati, l’agevolazione di cui alla presente lettera si applica a tutti i comproprietari;
c)    Per terreno agricolo, si intende ai sensi dell'art. 13, comma 2, del D.L. 6/12/2011, n. 201 e dell'art. 2, comma 1, lettera c, del Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504, il terreno adibito all'esercizio delle attività indicate nell'articolo 2135 del codice civile: coltivazione del fondo, silvicoltura, allevamento di animali e attività connesse;
d)    Per abitazione principale si intende, ai sensi dell'art. 13, comma 2, del D.L.6/12/2011, n. 201, l'immobile iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Sono pertinenze dell'abitazione principale esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, nella misura di un'unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all'unità ad uso abitativo;
e)    Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, le agevolazioni per l’abitazione principale si applicano per un solo immobile. Ove due coniugi non legalmente separati abbiano stabilito invece la dimora abituale e la residenza anagrafica in due immobili situati in comuni diversi, le agevolazioni anzidette competono ad entrambi gli immobili solo a condizione che sia fornita idonea documentazione o altro elemento di prova idonei a dimostrare l’effettività dell’esigenza del mantenimento di dimore e residenze separate. In mancanza, le agevolazioni competono ad un solo immobile.


ART. 9
SOGGETTI PASSIVI

1.         Sono soggetti passivi dell'imposta:
a)    il proprietario di fabbricati, di aree fabbricabili e di terreni a qualsiasi uso destinati, compresi quelli strumentali o alla cui produzione o scambio è diretta l’attività dell’impresa;
b)    il titolare del diritto reale di usufrutto, uso, abitazione, enfiteusi, superficie su fabbricati, aree edificabili e terreni;
c)    il concessionario, nel caso di concessione di aree demaniali;
d)    il locatario, per gli immobili anche da costruire o in corso di costruzione, concessi in locazione finanziaria. Il locatario è soggetto passivo a decorrere dalla data della stipula e per tutta la durata del contratto;
e)    il coniuge assegnatario della casa coniugale, a seguito del provvedimento di separazione legale, annullamento, scioglimento o cessazione degli effetti civili del matrimonio, il quale si intende in ogni caso, ai fini del tributo, titolare di diritto di abitazione.


ART. 10
BASE IMPONIBILE DEI FABBRICATI E DEI TERRENI

1.    La base imponibile dell'imposta è costituita dal valore dell'immobile determinato ai sensi del presente articolo e del seguente.
2.    Per i fabbricati iscritti in catasto, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare delle rendite risultanti in catasto, vigenti al 1° gennaio dell’anno di imposizione, rivalutate del 5 per cento, ai sensi del comma 48 dell’articolo 3 della legge 23/12/1996, n. 662, i moltiplicatori previsti dall’articolo 13, comma 4, del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201, convertito dalla Legge 22/12/2011, n. 214, per i seguenti moltiplicatori:
)160 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale A e nelle categorie catastali C/2, C/6 e C/7, con esclusione della categoria catastale A/10;
)140 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale B e nelle categorie catastali C/3, C/4 e C/5;
)80 per i fabbricati classificati nelle categorie catastali A/10 e D/5;
)60 per i fabbricati classificati nel gruppo catastale D, ad eccezione dei fabbricati classificati nella categoria catastale D/5; tale moltiplicatore è elevato a 65 a decorrere dal 1° gennaio 2013;
)55 per i fabbricati classificati nella categoria catastale C/1.
3.    Per i fabbricati classificabili nel gruppo catastale D, non iscritti in catasto, interamente posseduti da imprese e distintamente contabilizzati, il valore è determinato secondo i criteri del comma 3 dell’articolo 5 del D.Lgs 30/12/1992, n. 504 ai sensi del quale fino all’anno in cui i fabbricati stessi sono iscritti in catasto con attribuzione di rendita, il valore è determinato alla data di inizio di ciascun anno solare ovvero, se successiva, alla data di acquisizione ed è costituito dall’ammontare, al lordo delle quote di ammortamento, che risulta dalle scritture contabili, applicando per ciascun anno di formazione dello stesso, i coefficienti aggiornati ogni anno con decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze. In caso di locazione finanziaria il locatore o il locatario possono esperire la procedura di cui al regolamento adottato con decreto del Ministro delle Finanze del 19 aprile 1994, n. 701, con conseguente determinazione del valore del fabbricato sulla base della rendita proposta, a decorrere dalla data di presentazione della stessa. In mancanza di rendita proposta, il valore è determinato sulla base delle scritture contabili del locatore, il quale è obbligato a fornire tempestivamente al locatario tutti i dati necessari per il calcolo;
4.    Per i terreni agricoli e per i terreni non coltivati, il valore è costituito da quello ottenuto applicando all’ammontare del reddito dominicale risultante in catasto, vigente al 1 gennaio dell’anno di imposizione, rivalutato del 25 per cento ai sensi dell’articolo 3, comma 51, della legge 23/12/1996, n. 662, un moltiplicatore pari a 135. Per i terreni agricoli, nonché per quelli non coltivati, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali iscritti nella previdenza agricola, il moltiplicatore è, a decorrere dal 1 gennaio 2014, pari a 75. Per i terreni agricoli, nonché per quelli non coltivati, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, è prevista l’esenzione in quanto il Comune di Capoterra è ricompreso nell’elenco di cui alla Circolare Ministero delle Finanze n. 9 del 14 giugno 1993.


ART. 11
BASE IMPONIBILE DELLE AREE FABBRICABILI

1.    Per le aree fabbricabili, il valore imponibile è costituito da quello venale in comune commercio al 1° gennaio dell'anno di imposizione, avendo riguardo alla zona territoriale di ubicazione, all'indice di edificabilità, alla destinazione d'uso consentita, agli oneri per eventuali lavori di adattamento del terreno necessari per la costruzione, ai prezzi medi rilevati sul mercato dalla vendita di aree aventi analoghe caratteristiche.
2.    Al fine di semplificare gli adempimenti dei contribuenti, agevolando l’individuazione della base imponibile delle aree edificabili, la Giunta Comunale può stabilire annualmente i valori venali in comune commercio delle aree fabbricabili.
3.    Resta inteso che i valori approvati ai sensi del presente articolo assolvono alla sola funzione di orientare il contribuente nella determinazione della base imponibile, facilitando il versamento dell’imposta, e non costituiscono in alcun modo una limitazione del potere di accertamento del comune.
4.    Tali valori potranno essere modificati annualmente con Deliberazione della Giunta Comunale. In mancanza di intendono confermati i valori stabiliti per l’anno precedente.
5.    In caso di utilizzazione edificatoria dell'area, di demolizione di fabbricato, di interventi di recupero a norma dell'art. 3, comma 1, lettere c), d) ed f) del Decreto del Presidente della Repubblica 06/06/2001, n. 380, la base imponibile è costituita dal valore dell'area, la quale è considerata fabbricabile anche in deroga a quanto stabilito nell'art. 2 del Decreto Legislativo 504/92, senza computare il valore del fabbricato in corso d'opera, fino alla data di ultimazione dei lavori di costruzione, ricostruzione o ristrutturazione ovvero, se antecedente, fino alla data in cui il fabbricato costruito, ricostruito o ristrutturato è comunque utilizzato e comunque fino alla data di accatastamento del fabbricato come ultimato.


ART. 12
BASE IMPONIBILE PER I FABBRICATI DI INTERESSE STORICO ARTISTICO E PER I FABBRICATI DICHIARATI INAGIBILI/INABITABILI

1.    La base imponibile è ridotta del 50 per cento:
a)    per i fabbricati di interesse storico o artistico di cui all’articolo 10 del Decreto Legislativo 22/01/2004, n. 42;
b)    per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono dette condizioni. L’inagibilità o inabitabilità è accertata dall’Ufficio Urbanistica comunale con perizia a carico del proprietario, che allega idonea documentazione alla dichiarazione. In alternativa, il contribuente ha facoltà di presentare una dichiarazione sostitutiva ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 28/12/2000, n. 445, rispetto a quanto previsto dal periodo precedente.
2.    Ai fini dell’applicazione della riduzione di cui alla lettera b) del presente articolo, l’inagibilità o inabitabilità deve consistere in un degrado fisico (fabbricato diroccato, pericolante, fatiscente e simile), superabile non con interventi di manutenzione ordinaria o straordinaria (art. 3, lettere a) e b), D.P.R. 06 giugno 2001, n. 380), bensì con interventi di restauro e risanamento conservativo e/o di ristrutturazione edilizia (art. 3, lettere c) e d), D.P.R. 06 giugno 2001, n. 380. L’immobile, in ogni caso, non deve essere utilizzato, anche per usi difformi rispetto alla destinazione originaria e/o autorizzata. Ai fini del riconoscimento della agevolazione, il soggetto passivo presenta all’Ufficio Protocollo del Comune apposita dichiarazione con allegata idonea documentazione comprovante lo stato di inagibilità o inabitabilità e non utilizzo dell’immobile. Il personale tecnico dell’Ufficio Urbanistica provvederà ad accertare con perizia a carico del proprietario, entro i 60 giorni successivi, la sussistenza dei requisiti anche attraverso sopralluogo che il proprietario si impegna ad autorizzare pena la decadenza dell’eventuale beneficio.
3.    In alternativa il soggetto passivo può presentare una dichiarazione sostitutiva, ai sensi del D.P.R. 28 dicembre 2000, n. 445 attestante l’esistenza del provvedimento di inagibilità o inabitabilità reso dall’Autorità competente. Nel caso sia confermato il diritto all’agevolazione, esso avrà effetto dalla data di presentazione della dichiarazione.
4.    Per i fabbricati per i quali, in ambito di vigenza dell’imposta comunale sugli immobili, il contribuente aveva provveduto a richiedere la riduzione d’imposta al 50% ai sensi dell’articolo 8, comma 1, D. Lgs. n. 504/1992, avendo correttamente adempiuto agli obblighi formali previsti (presentazione della Dichiarazione sostitutiva di atto notorio, presentazione della dichiarazione di variazione ICI al fine di comunicare lo stato di inagibilità o inabitabilità e non utilizzo) e non avendo lo stesso contribuente ricevuto dall’Ufficio tributi formale diniego all’applicazione della riduzione, viene mantenuta la possibilità di applicare l’agevolazione (riduzione del 50% della base imponibile) anche ai fini IMU in via continuativa, sempreché i fabbricati siano ancora in possesso dei requisiti qualificanti lo stato di inabitabilità o inagibilità ed effettivo non utilizzo come definiti dal presente articolo.


ART. 13
ALIQUOTE E DETRAZIONI

1.    Le aliquote e la detrazione del tributo sono stabilite con deliberazione del Consiglio comunale, adottata ai sensi dell'art. 52 del Decreto Legislativo 15/12/1997, n. 446, nei limiti di quanto previsto dai commi 6 e 7 dell’art. 13 del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201 e dell’art. 1, comma 380, let. g, della Legge 24/12/2012, n. 228 e comunque nell’esercizio della potestà regolamentare di cui all’art. 52 del Decreto Legislativo 15/12/1997, n. 446, entro il termine previsto dalle norme statali per l'approvazione del bilancio di previsione. In mancanza, sono confermate le aliquote e la detrazione vigenti nell'anno precedente, oppure, in assenza anche di queste, le aliquote e la detrazione di base fissata dalla legge.
2.    Resta ferma la facoltà di modificare le aliquote del tributo entro il termine previsto dall’art. 193, comma 2, del Decreto Legislativo 18/08/2000, n. 267, per il ripristino degli equilibri di bilancio, in deroga a quanto previsto dall’art. 1, comma 169, della Legge 27/12/2006, n. 296.
3.    La deliberazione di approvazione delle aliquote e della detrazione del tributo deve essere pubblicata nel sito informatico di cui all'articolo 1, comma 3, del Decreto Legge 28/09/1998, n. 360, ai sensi dell'art. 13, comma 13-bis, del Decreto Legge 6/12/2011, n. 2011. L'efficacia della deliberazione decorre dalla data di pubblicazione nel predetto sito informatico. In caso di mancata pubblicazione entro il termine del 28 ottobre, si applicano gli atti adottati l’anno precedente.


ART. 14
DETRAZIONE PER L'ABITAZIONE PRINCIPALE

1.    Dall'imposta dovuta per l'unità immobiliare adibita ad abitazione principale del soggetto passivo e classificata nelle categorie catastali A/1, A/8 e A/9 nonché per le relative pertinenze, si detraggono, fino a concorrenza del suo ammontare, € 200 rapportati al periodo dell'anno durante il quale si protrae tale destinazione. Se l'unità immobiliare è adibita ad abitazione principale di più soggetti passivi, la detrazione spetta a ciascuno di essi proporzionalmente alla quota per la quale la destinazione medesima si verifica.
2.    La detrazione di cui al comma precedente può essere incrementata con la deliberazione annuale di approvazione delle aliquote e della detrazione fino a concorrenza dell'imposta dovuta, nel rispetto dell'equilibrio di bilancio.
3.    La detrazione di cui al comma 1 si applica anche agli alloggi regolarmente assegnati dagli istituti autonomi case popolari o dagli enti di edilizia residenziale pubblica, comunque denominati, aventi le stesse finalità degli IACP, istituiti in attuazione dell'articolo 93 del D.P.R. 24/07/1977, n. 616. Per quest'ultima fattispecie non compete l'aliquota prevista per l'abitazione principale dall'art. 13, comma 6, del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201.


ART 15
FATTISPECIE EQUIPARATE ALL'ABITAZIONE PRINCIPALE

1.    Il Comune considera equiparata all'abitazione principale:
    l’unità immobiliare posseduta a titolo di proprietà o di usufrutto da anziani o disabili che acquisiscono la residenza in istituti di ricovero o sanitari a seguito di ricovero permanente, a condizione che la stessa non risulti locata.
2.    A partire dall'anno 2015 è considerata direttamente adibita ad abitazione principale una ed una sola unità immobiliare posseduta dai cittadini italiani non residenti nel territorio dello Stato e iscritti all'Anagrafe degli italiani residenti all'estero (AIRE), già pensionati nei rispettivi Paesi di residenza, a titolo di proprietà o di usufrutto in Italia, a condizione che non risulti locata o data in comodato d'uso.
3.    Il Comune considera altresì, equiparata all'abitazione principale l'unità immobiliare concessa in comodato d’uso gratuito dal soggetto passivo ad un parente in linea retta entro il primo grado, ovvero tra genitori e figli.
Si precisa che l’abitazione data in comodato:
a) deve essere utilizzata come abitazione principale, quindi con residenza anagrafica e dimora;
b) non deve essere classificata in quelle di lusso (A1, A8 e A9);
c) l’agevolazione opera per una sola unità immobiliare e si estende anche alle eventuali pertinenze, pur nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali C6, C2 e C7;
d) l’agevolazione opera limitatamente alla quota di rendita risultante in catasto non eccedente il valore di € 500,00;

ART 16
ESENZIONI

1.    Sono esenti dall’imposta municipale propria gli immobili posseduti dallo Stato, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle Regioni, dalle Province, dai Comuni, dalle Comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali.
2.    Si applicano altresì, le esenzioni previste dall’articolo 7, comma 1, lettere b), c), d) e), f), h) ed i) del Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504:
b)    i fabbricati classificati nelle categorie catastali da E/1 ad E/9;
c)    i fabbricati con destinazione ad usi culturali di cui all’articolo 5 bis del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 601, e successive modificazioni;
d)    i fabbricati destinati esclusivamente all’esercizio del culto, purché compatibile con le disposizioni degli articoli 8 e 19 della Costituzione della Repubblica Italiana e loro pertinenze;
e)    i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli articoli 13, 14, 15 e 16 del Trattato Lateranense, sottoscritto l’11 febbraio 1929 e reso esecutivo con Legge 27 maggio 1929, n. 810;
f)    i fabbricati appartenenti agli Stati esteri ed alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l’esenzione dall’imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;
h)    i terreni agricoli ricadenti in aree montane o di collina delimitate ai sensi dell’articolo 15 della Legge 27 dicembre 1977, n. 984, in quanto il Comune di Capoterra è ricompreso nell’elenco di cui alla Circolare del Ministero delle Finanze n. 9 del 14 giugno 1993;
i)    gli immobili utilizzati e posseduti dai soggetti di cui all’articolo 73, comma 1, lettera c), del Decreto del Presidente della Repubblica 22 dicembre 1986, n. 917, destinati esclusivamente allo svolgimento con modalità non commerciali di attività assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive, nonché delle attività di cui all’articolo 16, lettera a), della Legge 20 maggio 1985, n. 222, gli immobili utilizzati e posseduti dalle ONLUS regolarmente registrate all’anagrafe istituita presso l’Agenzia delle Entrate ed ai sensi del D.Lgs 504/92 che operino nel settore n° 3 (beneficenza), nel settore n° 6 (sport dilettantistico), nel settore n° 8 (tutela e valorizzazione della natura e dell’ambiente), del settore n° 10 (tutela dei diritti civili) e del settore n° 11 (ricerca scientifica di particolare interesse sociale), nonché alle Cooperative S.r.l. a mutualità prevalente e senza scopo di lucro, iscritte all’apposito albo del Ministero del Lavoro, purché lo statuto preveda esplicitamente che gli eventuali utili siano utilizzati per il finanziamento delle attività dell’ente e che in caso di scioglimento della Società l’intero patrimonio sociale, dedotto soltanto il capitale effettivamente versato ed i dividendi eventualmente maturati, deve essere interamente devoluto ai fondi mutualistici per la promozione e lo sviluppo della cooperazione previsti dalla legge 31.01.1992 N. 59 e successive modificazioni ed integrazioni.
E’ però esclusa l’esenzione per i beni immobili non direttamente utilizzati, indipendentemente dalla natura, gratuita od onerosa, con la quale ne risultasse ceduto ad altri l’utilizzo, nonché per i fabbricati destinati ad attività commerciale. L’esenzione non può comunque operare nei confronti della quota di imposta riservata allo Stato, nonché per i fabbricati classificati nella categoria catastale “D”.
3.    Le esenzioni di cui ai commi 1 e 2 spettano per il periodo dell'anno durante il quale sussistono le condizioni prescritte dalla norma.
4.    Sono esenti dall’imposta i fabbricati rurali ad uso strumentale, di cui all’articolo 9 comma 3 bis del decreto legge 30/12/1993, n. 557 convertito dalla Legge 26/02/1994, n. 133.
5.    Sono esenti dal tributo i fabbricati costruiti e destinati dall'impresa costruttrice alla vendita, fintanto che permanga tale destinazione e non siano in ogni caso locati.
6.    Per poter usufruire dell'esenzione di cui al precedente comma 5 e comma 2 lettera i), i soggetti passivi sono obbligati a presentare, a pena di decadenza, entro il termine ordinario per la presentazione della dichiarazione IMU, apposita dichiarazione, utilizzando il modello ministeriale predisposto per la presentazione della dichiarazione, con la quale attesta il possesso dei requisiti e indica gli identificativi catastali degli immobili ai quali il beneficio si applica.


ART. 17
QUOTA STATALE DEL TRIBUTO

1.    E' riservato allo Stato, ai sensi dell'art. 1, comma 380, lett. f), della Legge 24/12/2012, n. 228, il gettito dell'imposta municipale propria derivante dagli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D, calcolato all’aliquota standard prevista dello 0,76%, ai sensi dell’art. 13, comma 6, del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201.
2.    Il Comune ha facoltà di aumentare l'aliquota applicata ai predetti fabbricati fino a 0,3 punti percentuali. Il relativo gettito è di competenza del Comune.
3.    La riserva di cui al comma 1 non si applica agli immobili ad uso produttivo classificati nel gruppo catastale D posseduti dal Comune e che insistono sul suo territorio.
4.    Per l'accertamento, la riscossione, le sanzioni, i rimborsi, gli interessi e il contenzioso si applicano le disposizioni vigenti in materia di IMU. Le attività di accertamento e riscossione sono svolte dal Comune al quale spettano le maggiori somme derivanti dallo svolgimento delle suddette attività a titolo di imposta, interessi e sanzioni.


ART. 18
VERSAMENTI

1.    L’imposta è dovuta per anni solari proporzionalmente alla quota ed ai mesi dell’anno nei quali si è protratto il possesso. A tale fine il mese durante il quale il possesso si è protratto per almeno 15 giorni è computato per intero. A ciascun degli anni solari corrisponde un’obbligazione tributaria autonoma.
2.    Il versamento dell’imposta dovuta al Comune per l’anno in corso è effettuato in due rate, scadenti la prima il 16 giugno e la seconda il 16 dicembre, oppure in un’unica soluzione annuale da corrispondere entro il 16 giugno, mediante utilizzo del Modello F24 secondo le disposizioni dell’articolo 17 del Decreto Legislativo 241/97 e dell’apposito Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate di approvazione del modello e dei codici tributo o del bollettino postale approvato con D.M. 23/11/2012.
3.    Il versamento della prima rata è eseguito sulla base dell'aliquota e delle detrazioni dei dodici mesi dell'anno precedente. Il versamento della seconda rata è eseguito, a saldo dell'imposta dovuta per l'intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata versata, sulla base degli atti pubblicati nel sito informatico di cui all'articolo 1, comma 3, del Decreto Legislativo 360/1998 entro la data del 28 ottobre di ciascun anno. In caso di mancata pubblicazione entro il termine del 28 ottobre anzidetto si applicano gli atti adottati per l'anno precedente.
4.    Gli enti non commerciali effettuano il versamento dell'imposta esclusivamente mediante modello F24, secondo le disposizioni dell'art. 17 del Decreto Legislativo 241/1997, in 3 rate. Le prime due, di importo ciascuna pari al 50% dell'imposta complessivamente corrisposta per l'anno precedente, entro i termini del 16 giugno e del 16 dicembre dell'anno di riferimento. La terza rata, a conguaglio dell'imposta complessivamente dovuta, deve essere versata entro il 16 giugno dell'anno successivo a quello cui si riferisce il versamento. Gli enti non commerciali possono compensare i versamenti con i crediti nei confronti del Comune risultanti dalle dichiarazioni presentate successivamente al 01/01/2014.
5.    Il pagamento deve essere effettuato con arrotondamento all’euro per difetto se la frazione è pari o inferiore a 49 centesimi, ovvero per eccesso se superiore a detto importo. L’arrotondamento, nel caso di impiego del modello F24, deve essere operato per ogni codice tributo.
6.    Si considerano regolarmente eseguiti i versamenti effettuati da un contitolare anche per conto degli altri a condizione che si riferiscano all’intero importo dovuto e ne sia data comunicazione all’ufficio tributi con nota sottoscritta per accettazione dai contitolari.
7.    I versamenti non devono essere eseguiti quando l'imposta annuale complessivamente dovuta risulta inferiore a euro 12,00 (Euro dodici/00). L’importo minimo si riferisce all’imposta complessivamente dovuta e non agli importi relativi alle singole rate, né ai singoli immobili.


ART. 19
DICHIARAZIONE

1.    I soggetti passivi devono presentare la dichiarazione entro il 31 dicembre dell'anno successivo alla data in cui il possesso degli immobili ha avuto inizio o sono intervenute variazioni rilevanti ai fini della determinazione dell'imposta, utilizzando il modello approvato con l’apposito decreto ministeriale. La dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi sempre che non si verifichino modificazioni dei dati ed elementi dichiarati cui consegua un diverso ammontare dell'imposta dovuta. Con il citato decreto, sono, altresì, disciplinati i casi in cui deve essere presentata la dichiarazione.
2.    Le dichiarazioni presentate ai fini dell’applicazione dell’imposta comunale sugli immobili (ICI), in quanto compatibili, valgono anche con riferimento all’IMU.
3.    E' fatta salva la facoltà per il contribuente di presentare la dichiarazione anche in via telematica, seguendo le modalità di cui al successivo comma 4.
4.    Gli enti non commerciali presentano la dichiarazione esclusivamente in via telematica, secondo le modalità approvate con apposito decreto del Ministero dell'economia e delle finanze.


ART. 20
ACCERTAMENTO

1.    Ai fini dell’esercizio dell’attività di accertamento, il Comune, ai sensi dell’articolo 11, comma 3, del Decreto Legislativo n. 504 del 1992, può invitare i contribuenti, indicandone il motivo, ad esibire o trasmettere atti o documenti.
2.    Il Comune, ai sensi del medesimo comma 3 dell’articolo 11 del Decreto Legislativo n. 504 del 1992, può altresì inviare ai contribuenti questionari relativi a dati ovvero a notizie di carattere specifico, con invito a restituirli compilati e firmati; inoltre, l’Ente può richiedere, agli uffici pubblici competenti, dati, notizie ed elementi rilevanti nei confronti dei singoli contribuenti, con esenzione di spese e diritti.
3.    Il Comune, con delibera di Giunta Comunale, designa un funzionario cui conferire le funzioni ed i poteri per l’esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale dell’imposta. Tale soggetto sottoscrive le richieste, gli avvisi ed i provvedimenti e dispone i rimborsi.
4.    Il Comune procede alla rettifica delle dichiarazioni incomplete o infedeli o dei parziali o ritardati versamenti, nonché all’accertamento d’ufficio delle omesse dichiarazioni o degli omessi versamenti, notificando al contribuente, anche a mezzo posta con raccomandata con avviso di ricevimento, un apposito avviso motivato.
5.    Gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione o il versamento sono stati o avrebbero dovuto essere effettuati. Entro gli stessi termini devono essere contestate o irrogate le sanzioni amministrative tributarie, a norma degli articoli 16 e 17 del Decreto Legislativo 18 dicembre 1997, n. 472, e successive modificazioni.
6.    Gli avvisi di accertamento in rettifica e d’ufficio devono essere motivati in relazione ai presupposti di fatto ed alle ragioni giuridiche che li hanno determinati; se la motivazione fa riferimento ad un altro atto non conosciuto né ricevuto dal contribuente, questo deve essere allegato all’atto che lo richiama, salvo che quest’ultimo non ne riproduca il contenuto essenziale. Gli avvisi devono contenere, altresì, l’indicazione dell’ufficio presso il quale è possibile ottenere informazioni complete in merito all’atto notificato, del responsabile del procedimento, dell’organo o dell’autorità amministrativa presso i quali è possibile promuovere un riesame anche nel merito dell’atto in sede di autotutela, delle modalità, del termine e dell’organo giurisdizionale cui è possibile ricorrere, nonché il termine di sessanta giorni entro cui effettuare il relativo pagamento. Gli avvisi sono sottoscritti dal funzionario designato dal Comune per la gestione del tributo.


ART. 21
RISCOSSIONE COATTIVA

1.    Le somme liquidate dal Comune per imposta, sanzioni ed interessi, se non versate, entro il termine di sessanta giorni dalla notificazione dell’avviso di accertamento, sono riscosse, salvo che sia stato emesso provvedimento di sospensione, coattivamente a mezzo ingiunzione fiscale di cui al Regio Decreto 14 aprile 1910, n. 639, se eseguita direttamente dal Comune o affidata a soggetti di cui all’articolo 53 del Decreto Legislativo n. 446 del 1997, ovvero mediante le diverse forme previste dall’ordinamento vigente.
2.    Non si procede all’accertamento e alla riscossione qualora l’ammontare dovuto, comprensivo di sanzioni amministrative e interessi, non superi, per ciascun credito, l’importo di euro 30, con riferimento ad ogni periodo d’imposta.

TITOLO 3 – DISCIPLINA DELLA TASSA SUI RIFIUTI (TARI)


ART. 22
PRESUPPOSTO

1.    Presupposto della TARI è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o di aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani, identificati dal successivo art. 29.
2.    La mancata utilizzazione del servizio di gestione dei rifiuti urbani e assimilati o l’interruzione temporanea dello stesso non comportano esonero o riduzione del tributo.
3.    Il tributo è destinato alla copertura dei costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti come individuati dall’articolo 35 del presente regolamento, ad esclusione dei costi relativi ai rifiuti speciali al cui smaltimento provvedono a proprie spese i relativi produttori comprovandone l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.


ART. 23
DEFINIZIONE DI RIFIUTO E ASSIMILAZIONE DEI RIFIUTI SPECIALI AGLI URBANI

1.    La definizione e la classificazione dei rifiuti è stabilita dalle disposizioni del Decreto Legislativo 3/04/2006, n. 152 e successive modificazioni ed integrazioni.
2.    Il servizio è disciplinato dalle disposizioni del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, dal Regolamento comunale di igiene urbana e gestione dei rifiuti, nonché dalle disposizioni previste nel presente regolamento.
3.    Si definisce «rifiuto», ai sensi dell’art. 183, comma 1, lett. a), del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152, qualsiasi sostanza od oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o abbia l'obbligo di disfarsi.
4.    Sono rifiuti urbani ai sensi dell’art. 184, comma 2, del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152:
a)    i rifiuti domestici, anche ingombranti, provenienti da locali e luoghi adibiti ad uso di civile abitazione;
b)    i rifiuti non pericolosi provenienti da locali e luoghi adibiti ad usi diversi da quelli di cui alla lettera a) del presente comma, assimilati dal comune ai rifiuti urbani;
c)    i rifiuti provenienti dallo spazzamento delle strade;
d)    i rifiuti di qualunque natura o provenienza, giacenti sulle strade ed aree pubbliche o sulle strade ed aree private comunque soggette ad uso pubblico o sulle spiagge marittime e lacuali e sulle rive dei corsi d'acqua;
e)    i rifiuti vegetali provenienti da aree verdi, quali giardini, parchi e aree cimiteriali;
f)    i rifiuti provenienti da esumazioni ed estumulazioni, nonché gli altri rifiuti provenienti da attività cimiteriale diversi da quelli di cui alle lettere b), e) ed e) del presente comma;

5.    Sono rifiuti speciali ai sensi dell’art. 184, comma 3, del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152:
a)    i rifiuti da attività agricole e agro-industriali, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2135 c.c.;
b)    i rifiuti derivanti dalle attività di demolizione, costruzione, nonché i rifiuti che derivano dalle attività di scavo;
c)    i rifiuti da lavorazioni industriali;
d)    i rifiuti da lavorazioni artigianali;
e)    i rifiuti da attività commerciali;
f)    i rifiuti da attività di servizio;
g)    i rifiuti derivanti dalla attività di recupero e smaltimento di rifiuti, i fanghi prodotti dalla potabilizzazione e da altri trattamenti delle acquee dalla depurazione delle acque reflue e da abbattimento di fumi;
h)    i rifiuti derivanti da attività sanitarie;


ART. 24
SOSTANZE ESCLUSE DALLA NORMATIVA SUI RIFIUTI

1.    Sono escluse dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti le seguenti sostanze, individuate dall’articolo 185, del Decreto Legislativo 3 aprile 2006, n. 152:
a)    le emissioni costituite da effluenti gassosi emessi nell'atmosfera e il biossido di carbonio catturato e trasportato ai fini dello stoccaggio geologico e stoccato in formazioni geologiche prive di scambio di fluidi con altre formazioni a norma del decreto legislativo di recepimento della direttiva 2009/31/CE in materia di stoccaggio geologico di biossido di carbonio;
b)    il terreno (in situ), inclusi il suolo contaminato non scavato e gli edifici collegati permanentemente al terreno;
c)    il suolo non contaminato e altro materiale allo stato naturale escavato nel corso di attività di costruzione, ove sia certo che esso verrà riutilizzato a fini di costruzione allo stato naturale e nello stesso sito in cui è stato escavato;
d)    i rifiuti radioattivi;
e)    i materiali esplosivi in disuso;
f)    le materie fecali, se non contemplate dal comma 2, lettera b), paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura, nella selvicoltura o per la produzione di energia da tale biomassa mediante processi o metodi che non danneggiano l’ambiente né mettono in pericolo la salute umana;
g)    i sedimenti spostati all’interno di acque superficiali ai fini della gestione delle acque e dei corsi d’acqua o della prevenzione di inondazioni o della riduzione degli effetti di inondazioni o siccità o ripristino dei suoli se è provato che i sedimenti non sono pericolosi ai sensi della decisione 2000/532/CE della Commissione del 3 maggio 2000, e successive modificazioni.
2.    Sono altresì escluse dal campo di applicazione della normativa sui rifiuti, in quanto regolati da altre disposizioni normative comunitarie, ivi incluse le rispettive norme nazionali di recepimento:
a)    le acque di scarico;
b)    i sottoprodotti di origine animale, compresi i prodotti trasformati, contemplati dal regolamento (CE) n. 1774/2002, eccetto quelli destinati all’incenerimento, allo smaltimento in discarica o all’utilizzo in un impianto di produzione di biogas o di compostaggio;
c)    le carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione, compresi gli animali abbattuti per eradicare epizoozie, e smaltite in conformità del regolamento (CE) n. 1774/2002;
d)    i rifiuti risultanti dalla prospezione, dall'estrazione, dal trattamento, dall'ammasso di risorse minerali o dallo sfruttamento delle cave, di cui al Decreto Legislativo 30 maggio 2008, n. 117.


Art. 25
ESCLUSIONE PER INIDONEITÀ A PRODURRE RIFIUTI

3.    Non sono soggetti al tributo i locali e le aree che non possono produrre rifiuti o che non comportano, secondo la comune esperienza, la produzione di rifiuti in misura apprezzabile per la loro natura o per il particolare uso cui sono stabilmente destinati, come a titolo esemplificativo:
e)    le unità immobiliari adibite a civile abitazione prive di mobili e suppellettili e sprovviste di contratti attivi di fornitura dei servizi pubblici a rete;
f)    le superfici destinate al solo esercizio di attività sportiva, ferma restando l’imponibilità delle superfici destinate ad usi diversi, quali spogliatoi, servizi igienici, uffici, biglietterie, punti di ristoro, gradinate e simili;
g)    i locali stabilmente riservati a impianti tecnologici, quali vani ascensore, centrali termiche, cabine elettriche, celle frigorifere, locali di essicazione e stagionatura senza lavorazione, silos e simili;
h)    balconi e terrazze scoperte;
i)    cantine e soffitte, locali ad uso sgombero in genere, adibiti di fatto a tale uso, qualora non abitate o abitabili;
j)    le unità immobiliari per le quali sono stati rilasciati, anche in forma tacita, atti abilitativi per restauro, risanamento conservativo o ristrutturazione edilizia, limitatamente al periodo dalla data di inizio dei lavori fino alla data di inizio dell’occupazione;
k)    le aree impraticabili o intercluse da stabile recinzione;
l)    le aree adibite in via esclusiva al transito o alla sosta gratuita dei veicoli;
m)    per gli impianti di distribuzione dei carburanti: le aree scoperte non utilizzate né utilizzabili perché impraticabili o escluse dall’uso con recinzione visibile; le aree su cui insiste l’impianto di lavaggio degli automezzi; le aree visibilmente adibite in via esclusiva all’accesso e all’uscita dei veicoli dall’area di servizio e dal lavaggio.
4.    Le circostanze di cui al comma precedente devono essere indicate nella dichiarazione originaria o di variazione ed essere riscontrabili in base ad elementi obiettivi direttamente rilevabili o da idonea documentazione quale, ad esempio, la dichiarazione di inagibilità o di inabitabilità emessa dagli organi competenti, la revoca, la sospensione, la rinuncia degli atti abilitativi tali da impedire l'esercizio dell'attività nei locali e nelle aree ai quali si riferiscono i predetti provvedimenti.
5.    Nel caso in cui sia comprovato il conferimento di rifiuti al pubblico servizio da parte di utenze totalmente escluse da tributo ai sensi del presente articolo verrà applicato il tributo per l’intero anno solare in cui si è verificato il conferimento, oltre agli interessi di mora e alle sanzioni per infedele dichiarazione.


Art. 26
ESCLUSIONE DALL’OBBLIGO DI CONFERIMENTO

1.    Sono esclusi dal tributo i locali e le aree per i quali non sussiste l’obbligo dell’ordinario conferimento dei rifiuti urbani e assimilati per effetto di norme legislative o regolamentari, di ordinanze in materia sanitaria, ambientale o di protezione o civile ovvero di accordi internazionali riguardanti organi di Stati esteri.
2.    Si applicano i commi 2 e 3 dell’articolo 25.


Art. 27
SOGGETTO ATTIVO

1.    Il tributo è applicato e riscosso dal comune nel cui territorio insiste, interamente o prevalentemente, la superficie degli immobili assoggettabili al tributo. Ai fini della prevalenza si considera l’intera superficie dell’immobile, anche se parte di essa sia esclusa o esente dal tributo.
2.    In caso di variazioni delle circoscrizioni territoriali dei Comuni, anche se dipendenti dall’istituzione di nuovi comuni, si considera soggetto attivo il Comune nell'ambito del cui territorio risultano ubicati gli immobili al 1° gennaio dell'anno cui il tributo si riferisce, salvo diversa intesa tra gli Enti interessati e fermo rimanendo il divieto di doppia imposizione.


ART. 28
SOGGETTI PASSIVI

1.    La TARI è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, di cui al successivo art. 29, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani, con vincolo di solidarietà nel caso di pluralità di possessori o di detentori dei locali o delle aree stesse.
2.    Nell’ipotesi di detenzione temporanea di durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare, la TARI è dovuta soltanto dal possessore dei locali e delle aree a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie.
3.    Per i locali in multiproprietà e per i centri commerciali integrati, il soggetto che gestisce i servizi comuni è responsabile del versamento del tributo dovuto per i locali e per le aree scoperte di uso comune e per i locali e le aree scoperte in uso esclusivo ai singoli possessori o detentori. A quest’ultimi spettano invece tutti i diritti e sono tenuti a tutti gli obblighi derivanti dal rapporto tributario riguardante i locali e le aree scoperte in uso esclusivo.


ART. 29
LOCALI E AREE SCOPERTE SOGGETTI AL TRIBUTO

1.    Sono soggetti alla TARI tutti i locali comunque denominati, esistenti in qualsiasi specie di costruzione stabilmente infissa al suolo o nel suolo, chiusi o chiudibili da ogni lato verso l’esterno qualunque sia la loro destinazione o il loro uso, suscettibili di produrre rifiuti urbani, insistenti nel territorio del Comune.
Si intendono per:
a)    locali, le strutture stabilmente infisse al suolo chiuse da ogni lato verso l’esterno, anche se non conformi alle disposizioni urbanistico-edilizie;
b)    aree scoperte, sia le superfici prive di edifici o di strutture edilizie, sia gli spazi circoscritti che non costituiscono locale, come tettoie, balconi, terrazze, campeggi, dancing e cinema all’aperto, parcheggi;
c)    utenze domestiche, le superfici adibite di civile abitazione;
d)    utenze non domestiche, le restanti superfici, tra cui le comunità, le attività commerciali, artigianali, industriali, professionali e le attività produttive in genere.
2.    Sono altresì soggette al tributo tutte le aree scoperte occupate o detenute, a qualsiasi uso adibite, la cui superficie insiste nel territorio comunale, suscettibili di produrre rifiuti urbani, escluse quelle aventi destinazione accessoria o pertinenziale a locali a loro volta assoggettati al prelievo.


ART. 30
LOCALI ED AREE SCOPERTE NON SOGGETTI AL TRIBUTO

1.    Non sono soggetti all’applicazione della TARI i seguenti locali e le seguenti aree scoperte:
a)    Locali ed aree scoperte non suscettibili di produrre rifiuti urbani;
b)    aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili quali, a titolo di esempio, parcheggi gratuiti a servizio del locale, aree a verde, giardini, corti, lastrici solari, balconi, verande, terrazze e porticati non chiusi o chiudibili con strutture fisse;
c)    aree comuni condominiali ai sensi dell’art. 1117 del codice civile non detenute o occupate in via esclusiva.
2.    Ai fini della non applicazione del tributo sui locali e sulle aree di cui alla lettera a) del precedente comma, i contribuenti sono tenuti a dichiarare gli stessi nella dichiarazione originaria o di variazione, indicando le circostanze che danno diritto alla loro detassazione. Nella dichiarazione dovranno altresì essere specificati elementi obiettivi direttamente rilevabili o allegata idonea documentazione tale da consentire il riscontro delle circostanze dichiarate.

ART. 31
DETERMINAZIONE DELLA SUPERFICIE TASSABILE

1.    In sede di prima applicazione della TARI, la superficie tassabile è data, per tutti gli immobili soggetti al prelievo dalla superficie calpestabile dei locali e delle aree suscettibili di produrre rifiuti urbani e assimilati. Ai fini dell’applicazione del tributo si considerano le superficie già dichiarate o accertate ai fini della TARES, di cui all’art. 14 del Decreto Legge 6/12/2011, n. 201, o della TARSU, di cui al Capo 3° del Decreto Legislativo 30/12/1993, n. 504.
2.    Per le unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, a decorrere dalla compiuta attivazione delle procedure volte a realizzare l’allineamento tra i dati catastali relativi alle unità immobiliari e i dati riguardanti la toponomastica e la numerazione civica interna ed esterna, di cui all’art. 1, comma 647, della Legge 27/12/2013, n. 147, la superficie tassabile sarà determinata, a regime, dall’80% della superficie catastale determinata secondo i criteri stabiliti dal D.P.R. 23/03/1998, n.138. All’atto dell’entrata in vigore del predetto criterio, il Comune provvederà a comunicare ai contribuenti interessati la nuova superficie imponibile mediante idonee forme di comunicazione e nel rispetto dell’art. dell’art. 6 della Legge 27 luglio 2000 n. 212.
3.    L'utilizzo delle superfici catastali per il calcolo della TARI decorre dal 1° gennaio successivo alla data di emanazione di un apposito provvedimento del Direttore dell'Agenzia delle entrate, previo accordo da sancire in sede di Conferenza Stato-città ed autonomie locali, che attesta l'avvenuta completa attuazione delle disposizioni di cui all’art. 1 comma 647 della Legge n. 147/2013.
4.    Per le altre unità immobiliari, diverse da quelle di cui al comma 2, come per le aree scoperte operative, la superficie imponibile resta quella calpestabile, misurata al filo interno del muro. La superficie delle aree assoggettabili a tributo è misurata sul perimetro interno delle stesse, al netto di eventuali costruzioni su di esse insistenti.
5.    La superficie complessiva è arrotondata al metro quadro superiore se la parte decimale è maggiore di 0,50; in caso contrario al metro quadro inferiore.
6.    Per i distributori di carburante sono di regola soggetti a tariffa i locali, nonché l’area della proiezione al suolo della pensilina ovvero, in mancanza, una superficie forfettaria pari a sei mq per colonnina di erogazione.
7.    Nella determinazione della superficie assoggettabile non si tiene conto di quella di cui al successivo articolo 32.


ART. 32
PRODUZIONE DI RIFIUTI SPECIALI NON ASSIMILATI AGLI URBANI- RIDUZIONI SUPERFICIARIE

1.    Nella determinazione della superficie dei locali e delle aree scoperte assoggettabili alla TARI non si tiene conto di quella parte delle stesse dove si formano, in via continuativa e prevalente, rifiuti speciali non assimilati agli urbani e/o pericolosi, oppure sostanze escluse dalla normativa sui rifiuti di all’art 24, al cui smaltimento sono tenuti a provvedere a proprie spese i relativi produttori, a condizione che gli stessi dimostrino l’avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.
2.    Non sono in particolare, soggette a tariffa:
a)    le superfici adibite all’allevamento di animali;
b)    le superfici agricole produttive di paglia, sfalci e potature, nonché altro materiale agricolo o forestale naturale non pericoloso utilizzati in agricoltura o nella selvicoltura, quali legnaie, fienili e simili depositi agricoli;
c)    le superfici delle strutture sanitarie pubbliche e private adibite, come attestato da certificazione del direttore sanitario, a sale operatorie, stanze di medicazione, laboratori di analisi, di ricerca, di radiologia, di radioterapia, di riabilitazione e simili, reparti e sale di degenza che ospitano pazienti affetti da malattie infettive.
3.    Relativamente alle attività di seguito indicate, qualora sia documentata una contestuale produzione di rifiuti urbani o assimilati e di rifiuti speciali non assimilati o di sostanze comunque non conferibili al pubblico servizio, ma non sia obiettivamente possibile o difficoltoso individuare le superfici escluse dal tributo, l’individuazione delle stesse è effettuata in maniera forfettaria applicando all’intera superficie su cui l’attività viene svolta le seguenti percentuali, distinte per tipologia di attività economiche:
categoria di attività    % di abbattimento della superficie
Tipografie, stamperie, incisioni    50%
Studi fotografici comprensivi di aree di sviluppo e stampa    50%
Officine meccaniche    50%
Autofficine per riparazione veicoli (auto, moto, cicli, macchine agricole)    50%
Autofficine di elettrauto     50%
Tintorie – tinto-lavanderie    50%
Lavanderie    50%
Verniciature, galvanotecnici, fonderie    50%
Officine di carpenteria metallica    50%
Falegnamerie con verniciatura    50%
Gabinetti dentistici, laboratori odontotecnici, laboratori di analisi, studi radiologici    50%
Distributori di carburante    20%
Laboratori interni delle pasticcerie    20%
Macellerie e pescherie    50%
Toilette per animali    50%

4.    Per fruire dell'esclusione prevista dai commi precedenti, gli interessati devono:
a)    indicare nella denuncia originaria o di variazione il ramo di attività e la sua classificazione (industriale, artigianale, commerciale, di servizio, ecc.), nonché le superfici di formazione dei rifiuti o sostanze, indicandone l’uso e le tipologie di rifiuti prodotti (urbani, assimilati agli urbani, speciali, pericolosi, sostanze escluse dalla normativa sui rifiuti) distinti per codice CER;
b)    comunicare entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento i quantitativi di rifiuti prodotti nell’anno, distinti per codici CER, allegando la documentazione attestante lo smaltimento presso imprese a ciò abilitate.


ART. 33
DETERMINAZIONE DELLA TARIFFA DEL TRIBUTO

1.    Il tributo è corrisposto in base a tariffa commisurata ad anno solare, cui corrisponde un’autonoma obbligazione tributaria.
2.    La tariffa del tributo è commisurata alle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi e alla tipologia delle attività svolte, sulla base delle disposizioni contenute nel Decreto del Presidente della Repubblica n. 158 del 27 aprile 1999.
3.    Le tariffe TARI è determinata sulla base del Piano finanziario con specifica deliberazione del Consiglio comunale, da adottare entro la data di approvazione del bilancio di previsione relativo alla stessa annualità.
4.    Le tariffe anche se approvate successivamente all'inizio dell'esercizio purché entro il termine per l’approvazione del Bilancio di previsione, hanno effetto dal primo gennaio dell'anno di riferimento. In caso di mancata deliberazione nel termine, si applicano le tariffe deliberate per l'anno precedente.
5.    In deroga a quanto sopra ed alle norme dell’art. 1, comma 169, della Legge 296/2006, le tariffe del tributo possono essere modificate, entro il termine stabilito dall’art. 193 del Decreto Legislativo 267/2000, ove necessario per il ripristino degli equilibri di bilancio.


ART. 34
ISTITUZIONI SCOLASTICHE STATALI

1.    Il tributo dovuto per il servizio di gestione dei rifiuti delle istituzioni scolastiche statali (scuole materne, elementari, secondarie inferiori, secondarie superiori, istituti d’arte e conservatori di musica) resta disciplinato dall’art. 33-bis del Decreto Legge 31 dicembre 2007, n. 248 (convertito dalla Legge 28 febbraio 2008, n. 31).
2.    La somma attribuita al Comune ai sensi del comma precedente è sottratta dal costo che deve essere coperto con il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi.


ART. 35
COPERTURA DEI COSTI DEL SERVIZIO DI GESTIONE DEI RIFIUTI

1.    Le tariffe sono determinate in modo da garantire la copertura integrale dei costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati.
2.    In particolare il tributo deve garantire la copertura di tutti i costi relativi agli investimenti ed ai relativi ammortamenti, nonché di tutti i costi d’esercizio ricomprendendo anche i costi di cui all’articolo 15 del Decreto Legislativo 13/01/2003, n. 36.
3.    Per la determinazione dei costi del servizio si fa riferimento a quanto previsto dal regolamento di cui al Decreto del Presidente della Repubblica 158/1999.
4.    Nella determinazione dei costi del servizio non si tiene conto di quelli relativi ai rifiuti speciali al cui smaltimento provvedono a proprie spese i relativi produttori, comprovandone l'avvenuto trattamento in conformità alla normativa vigente.
5.    A decorrere dall'anno 2016 nella determinazione dei costi del servizio si tiene anche conto delle risultanze dei fabbisogni standard relativi allo specifico servizio, ove approvate in tempo utile.
6.    I costi del servizio di gestione dei rifiuti urbani ed assimilati sono determinati annualmente dal piano finanziario di cui all’art. 1, comma 683, della Legge 27/12/2013, n. 147.
7.    L'eventuale eccedenza del gettito consuntivo del tributo rispetto a quello preventivo è riportata nel piano finanziario dell'anno successivo, mentre l'eventuale differenza negativa tra il gettito consuntivo e quello preventivo del tributo è portata ad incremento del piano finanziario dell'anno successivo solamente se dovuta alla riduzione delle superfici imponibili, ovvero per le quote di esclusione per gli assimilati avviati al recupero direttamente dal produttore ovvero ad eventi imprevedibili non dipendenti da negligente gestione del servizio.


ART. 36
PIANO FINANZIARIO

1.    La determinazione delle tariffa del tributo avviene in conformità al piano finanziario del servizio di gestione dei rifiuti urbani, ai sensi dell’art. 1, comma 683, della Legge 27/12/2013, n. 147.
2.    Il piano finanziario è redatto dal soggetto gestore del servizio, che lo trasmette al Settore Lavori Pubblici, Ambiente, Servizi Tecno Manutentivi e Protezione Civile ed approvato dal Consiglio Comunale o da altra autorità competente a norma delle leggi vigenti in materia, prima dell’approvazione del Bilancio di Previsione.
3.    Tutti gli uffici comunali interessati sono tenuti a fornire tempestivamente le informazioni necessarie per la predisposizione del piano finanziario e della tariffa del tributo ed in particolare tutti i costi sostenuti dall’Ente che per natura rientrano tra i costi da considerare.


ART. 37
ARTICOLAZIONE DELLE TARIFFE DEL TRIBUTO

4.    La tariffa è composta da una quota fissa, determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio, riferite in particolare agli investimenti per opere e ai relativi ammortamenti, e da una quota variabile, rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, alle modalità del servizio fornito e all’entità dei costi di gestione, in modo che sia assicurata la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio, compresi i costi di smaltimento.
5.    La tariffa è articolata nelle fasce di utenza domestica e di utenza non domestica.
6.    L’insieme dei costi da coprire attraverso la tariffa sono ripartiti tra le utenze domestiche e non domestiche secondo criteri razionali. A tal fine, i rifiuti riferibili alle utenze non domestiche possono essere determinati anche in base ai coefficienti di produttività Kd di cui alle tabelle 4a e 4b, all. 1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.


ART. 38
TARIFFA PER LE UTENZE DOMESTICHE

1.    La quota fissa della tariffa per le utenze domestiche è determinata applicando alla superficie dell’alloggio e dei locali che ne costituiscono pertinenza le tariffe per unità di superficie parametrate al numero degli occupanti, secondo le previsioni di cui al punto 4.1, all.1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158, in modo da privilegiare i nuclei familiari più numerosi.
2.    La quota variabile della tariffa per le utenze domestiche è determinata in relazione al numero degli occupanti, secondo le previsioni di cui al punto 4.2, all.1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.
3.    I coefficienti rilevanti nel calcolo della tariffa sono determinati nella delibera tariffaria.


ART. 39
DETERMINAZIONE DEL NUMERO DEGLI OCCUPANTI DELLE UTENZE DOMESTICHE

1.    Per le utenze domestiche condotte da persone fisiche che vi hanno stabilito la propria residenza anagrafica, il numero degli occupanti è quello del nucleo familiare risultante all’Anagrafe del Comune. Devono comunque essere dichiarate le persone che non fanno parte del nucleo familiare anagrafico e dimoranti nell’utenza per almeno sei mesi nell’anno solare, come ad es. le colf che dimorano presso la famiglia.
2.    Sono considerati presenti nel nucleo familiare anche i membri temporaneamente domiciliati altrove. Nel caso di servizio di volontariato o attività lavorativa prestata all’estero, nel caso di studenti fuori sede e nel caso di degenze o ricoveri presso case di cura o di riposo, comunità di recupero, centri socio-educativi, istituti penitenziari, per un periodo non inferiore all’anno, la persona assente non viene considerata ai fini della determinazione della tariffa, a condizione che l’assenza sia adeguatamente documentata (es. Contratto d’affitto, iscrizione liste di carico presso altro Comune, titolare contratto Utenze elettriche, idriche).
3.    Per le utenze domestiche condotte da soggetti non residenti nel Comune, per gli alloggi dei cittadini residenti all’estero (iscritti AIRE), e per gli alloggi a disposizione di enti diversi dalle persone fisiche occupati da soggetti non residenti, si assume come numero degli occupanti quello indicato dall’utente o, in mancanza, quello desumibile dall'applicazione dell'articolo 2 della legge regionale n. 13/89 (con arrotondamento all’unità superiore), salvo prova contraria. Resta ferma la possibilità per il comune di applicare, in sede di accertamento, il dato superiore emergente dalle risultanze anagrafiche del comune di residenza.
4.    Le cantine, le autorimesse o gli altri simili luoghi di deposito si considerano utenze domestiche condotte da un occupante, se condotte da persona fisica priva nel comune di utenze abitative. In difetto di tale condizione i medesimi luoghi si considerano utenze non domestiche.
5.    Per le unità abitative, di proprietà o possedute a titolo di usufrutto, uso o abitazione da soggetti già ivi anagraficamente residenti, tenute a disposizione dagli stessi dopo aver trasferito la residenza/domicilio in Residenze Sanitarie Assistenziali (R.S.A.) o istituti sanitari e non locate o comunque non utilizzate a vario titolo, il numero degli occupanti è fissato, previa presentazione di richiesta documentata, in una unità.
6.    Per le unità immobiliari ad uso abitativo occupate da due o più nuclei familiari la tariffa è calcolata con riferimento al numero complessivo degli occupanti l’alloggio.
7.    Il numero degli occupanti le utenze domestiche è quello risultante alla data di emissione dell’invito di pagamento e le eventuali variazioni intervenute successivamente avranno efficacia a partire dall'anno seguente.


ART. 40
TARIFFA PER LE UTENZE NON DOMESTICHE

1.    La quota fissa della tariffa per le utenze non domestiche è determinata applicando alla superficie imponibile le tariffe per unità di superficie riferite alla tipologia di attività svolta, calcolate sulla base di coefficienti di potenziale produzione secondo le previsioni di cui al punto 4.3, all.1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.
2.    La quota variabile della tariffa per le utenze non domestiche è determinata applicando alla superficie imponibile le tariffe per unità di superficie riferite alla tipologia di attività svolta, calcolate sulla base di coefficienti di potenziale produzione secondo le previsioni di cui al punto 4.4, all.1, del Decreto del Presidente della Repubblica 27 aprile 1999, n. 158.
3.    I coefficienti rilevanti nel calcolo della tariffa sono determinati per ogni classe di attività contestualmente all’adozione della delibera tariffaria.


ART. 41
CLASSIFICAZIONE DELLE UTENZE NON DOMESTICHE

1.    Le utenze non domestiche sono suddivise nelle categorie di attività indicate nell’allegato B.
2.    L’inserimento di un’utenza in una delle categorie di attività previste dall’allegato B viene di regola effettuata sulla base della classificazione delle attività economiche ATECO adottata dall’ISTAT relativi all’attività principale o ad eventuali attività secondarie, fatta salva la prevalenza dell’attività effettivamente svolta.
3.    Le attività non comprese in una specifica categoria sono associate alla categoria di attività che presenta maggiore analogia sotto il profilo della destinazione d’uso e della connessa potenzialità quantitativa e qualitativa a produrre rifiuti.
4.    La tariffa applicabile è di regola unica per tutte le superfici facenti parte del medesimo compendio.
5.    Nelle unità immobiliari adibite a civile abitazione in cui sia svolta anche un’attività economica o professionale alla superficie a tal fine utilizzata è applicata la tariffa prevista per la specifica attività esercitata.
6.    In tutti i casi in cui non sia possibile distinguere la porzione di superficie destinata per l’una o l’altra attività, si fa riferimento all’attività principale desumibile dalla visura camerale o da altri elementi.


ART. 42
OBBLIGAZIONE TRIBUTARIA

1.    L’obbligazione tributaria decorre dal giorno in cui inizia il possesso o la detenzione dei locali o delle aree soggetti al tributo. Il tributo è dovuto per il periodo dell’anno, computato a giorni, nel quale permane il possesso o la detenzione dei locali o delle aree soggette al tributo.
2.    L’obbligazione tributaria cessa il giorno in cui termina il possesso o la detenzione, a condizione che il contribuente presenti la dichiarazione di cessata occupazione entro il 31 gennaio dell'anno successivo.
3.    Se la dichiarazione è presentata in ritardo si presume che l’utenza sia cessata alla data della sua presentazione, salvo che l’utente dimostri con idonei elementi di prova la data di effettiva cessazione.
4.    La cessazione dà diritto all’abbuono o al rimborso del tributo secondo quanto stabilito dal successivo art. 52.
5.    Le variazioni intervenute nel corso dell’anno, relative in particolare alle superfici e/o alla destinazione d’uso, che comportano un aumento del tributo producono effetto dal giorno di effettiva variazione degli elementi stessi. Nell’ipotesi in cui le variazioni comportino invece una riduzione del tributo, il riconoscimento del minor tributo è subordinato alla presentazione della dichiarazione entro il termine previsto. Delle variazioni del tributo si tiene conto in sede di conguaglio, secondo quanto previsto dal successivo art. 52.


ART. 43
MANCATO SVOLGIMENTO DEL SERVIZIO

1.    In caso di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente, il tributo è dovuto dai contribuenti coinvolti in misura massima del 20% del tributo.


ART. 44
RIDUZIONI PER INFERIORI LIVELLI DI PRESTAZIONE DEL SERVIZIO

1.    Il tributo è ridotto, tanto nella parte fissa quanto nella parte variabile, del 60% per le utenze non servite dal servizio porta a porta e che dimostrino di conferire i rifiuti personalmente presso il centro di raccolta.
2.    Il tributo è dovuto nella misura del 20% della tariffa nei periodi di mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti, ovvero di effettuazione dello stesso in grave violazione della disciplina di riferimento, nonché di interruzione del servizio per motivi sindacali o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall'autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all'ambiente.
ART. 45
RIDUZIONI PER LE UTENZE DOMESTICHE

1.    Ai sensi dell’art. 1, comma 659, della Legge 27/12/2013, n. 147, la tariffa si applica in misura ridotta, nella quota fissa e nella quota variabile, alle utenze domestiche che si trovano nelle seguenti condizioni:
a)    abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo, non superiore a 183 giorni nell’anno solare: riduzione del 30 %;
b)    abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all'anno, all'estero: riduzione del 60 % nella parte fissa/nella parte variabile;
c)    fabbricati rurali ad uso abitativo: riduzione del 30 %.
d)    seconde e terze abitazioni di cittadini residenti, oltre a quella principale, la riduzione sia pari all’85% sulla parte quota variabile, mantenendo come base imponibile il nucleo familiare iscritto in anagrafe e i metri quadri dell’abitazione cui la tassa è riferita;
2.    Le riduzioni di cui al comma precedente si applicano dalla data di effettiva sussistenza delle condizioni di fruizione se debitamente dichiarate e documentate nei termini di presentazione della dichiarazione iniziale o di variazione o, in mancanza, dalla data di presentazione della relativa dichiarazione.
3.    Le riduzioni di cui al presente articolo cessano di operare alla data in cui ne vengono meno le condizioni di fruizione, anche in mancanza della relativa dichiarazione.


ART. 46
RIDUZIONE PER LE UTENZE NON DOMESTICHE NON STABILMENTE ATTIVE

1.    La tariffa si applica in misura ridotta, nella quota fissa e nella quota variabile, alle utenze non domestiche che si trovano nelle seguenti condizioni:
a)    locali diversi dalle abitazioni ed aree scoperte adibiti ad uso stagionale o ad uso non continuativo purché non superiore a 183 giorni nell’anno solare: Riduzione del 30%.
2.    La predetta riduzione si applica se le condizioni di cui al primo comma risultano da licenza o atto assentivo rilasciato dai competenti organi per l’esercizio dell’attività o da dichiarazione rilasciata dal titolare a pubbliche autorità.
3.    Si applicano il secondo e il terzo comma dell’articolo 45.
4.    Ai complessi a carattere turistico-sociale, siti in ambito agricolo, ove viene esercitata l’attività agrituristica e di turismo rurale ai sensi delle leggi regionali n. 18 del 23/06/1998 e n. 1 del 19/01/2010, e riconducibili alle attività consentite dalle predette leggi, si applica la tariffa prevista per le utenze domestiche con 6 o più componenti.


ART. 47
ALTRE AGEVOLAZIONI

1.    La tariffa si applica in misura ridotta, nella quota fissa e nella quota variabile, alle utenze domestiche che si trovano nelle seguenti condizioni:
a)    nuclei familiari residenti, non proprietari di alcuna unità immobiliare produttiva di reddito al di fuori dell’abitazione in oggetto, per i quali il certificato I.S.E.E. attesti un reddito annuo non superiore ad € 4.500,00 comprensivo dei redditi esenti IRPEF ed in seguito ad istruttoria favorevole del Servizio Politiche Sociali: riduzione del 60 %;
2.    Le agevolazioni di cui ai comma precedenti sono iscritte in bilancio come autorizzazioni di spesa e la relativa copertura è assicurata da risorse diverse dai proventi del tributo di competenza dell'esercizio al quale si riferisce l'iscrizione stessa.
3.    Si applicano il secondo e il terzo comma dell’articolo 45.


ART. 48
CUMULO DI RIDUZIONI

1.    Qualora si rendessero applicabili più riduzioni o agevolazioni le stesse non sono cumulabili ma si applica quella più favorevole al contribuente.


ART. 49
FINANZIAMENTO DELLE RIDUZIONI

1.    Il costo delle riduzioni, detassazioni previste dai precedenti articoli da 44 a 46 resta a carico degli altri contribuenti in osservanza dell’obbligo di copertura integrale dei costi previsto dall’art. 1, comma 654, della Legge 27/12/2013, n. 147.


ART. 50
TRIBUTO GIORNALIERO

1.    Per il servizio di gestione dei rifiuti assimilati prodotti dai soggetti che occupano o detengono temporaneamente, con o senza autorizzazione, locali o aree pubbliche o di uso pubblico, è dovuto il tributo giornaliero.
2.    L’occupazione o la detenzione è temporanea quando si protrae per periodi inferiori a 183 giorni nel corso dello stesso anno solare.
3.    La tariffa del tributo giornaliero è commisurata per ciascun metro quadrato di superficie occupata, per giorno o frazione di giorno di occupazione.
4.    La tariffa giornaliera è fissata, per ogni categoria, nella misura di 1/365 della tariffa annuale del tributo maggiorata del 30 %. E’ facoltà del soggetto passivo chiedere il pagamento della tariffa annuale del tributo.
5.    Nel caso di svolgimento dell’attività o di durata dell’occupazione superiore o pari a 183 giorni dell’anno solare è dovuta comunque la tariffa annuale del tributo.
6.    L’obbligo della dichiarazione dell’uso temporaneo è assolto con il pagamento del tributo da effettuarsi con le modalità ed i termini previsti per la tassa per l’occupazione temporanea di spazi ed aree pubbliche e, a partire dall’entrata in vigore dell’imposta municipale secondaria di cui all’art. 11 del Decreto Legislativo 23/2011, secondo i termini e le modalità di pagamento della stessa.
7.    Al tributo giornaliero si applicano, in quanto compatibili, tutte le disposizioni del tributo annuale.
8.    L’ufficio comunale addetto al rilascio delle concessioni per l’occupazione del suolo pubblico e quello addetto alla vigilanza sono tenuti a comunicare all’ufficio tributi tutte le concessioni rilasciate, nonché eventuali occupazioni abusive riscontrate.


ART. 51
TRIBUTO PROVINCIALE

1.    E’ fatta salva l’applicazione del tributo provinciale per l’esercizio delle funzioni di tutela, protezione ed igiene ambientale di cui all’art. 19 del Decreto Legislativo 30/12/1992, n.504.
2.    Il tributo è commisurato alla superficie dei locali e delle aree assoggettabili al tributo ed è applicato nelle misura percentuale deliberata dalla Provincia.


ART. 52
RISCOSSIONE

1.    La tassa sui rifiuti è versata direttamente al Comune, mediante modello di pagamento unificato di cui all’art. 17 del Decreto Legislativo 09/07/1997, n. 241 ovvero tramite bollettino di conto corrente postale o tramite le altre modalità di pagamento offerte dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali.
2.    Il Comune provvede all’invio ai contribuenti di un apposito avviso di pagamento, con annessi i modelli di pagamento precompilati, sulla base delle dichiarazioni presentate e degli accertamenti notificati, contenente l’importo dovuto per la tassa sui rifiuti ed il tributo provinciale, l’ubicazione e la superficie dei locali e delle aree su cui è applicato il tributo, la destinazione d’uso dichiarata o accertata, le tariffe applicate, l’importo di ogni singola rata e le scadenze. L’avviso di pagamento deve contenere altresì tutti gli elementi previsti dall’art. 7 della L. 212/2000 e può essere inviato anche per posta semplice o mediante posta elettronica all’indirizzo comunicato dal contribuente o disponibile sul portale INI-PEC.
3.    Fatto salvo quanto previsto dal successivo comma 4, il pagamento degli importi dovuti deve essere effettuato in 4 rate aventi cadenza bimestrale come segue: 1^ rata 16 GIUGNO - 2^ RATA 16 AGOSTO -3^ RATA 16 OTTOBRE - 4^ RATA 16 DICEMBRE, oppure RATA UNICA al 16 DICEMBRE dell’anno di competenza - le quali saranno riscosse secondo le modalità previste dall’art. 15 bis del D.L. n. 34/2019. Eventuali conguagli di anni precedenti o dell’anno in corso possono essere riscossi anche in unica soluzione. L’importo complessivo del tributo annuo dovuto da versare è arrotondato all’euro superiore o inferiore a seconda che le cifre decimali siano superiori o inferiori/pari a 49 centesimi, in base a quanto previsto dal comma 166, art. 1, della Legge 27/12/2006, n. 296. L’arrotondamento, nel caso di impiego del modello F24, deve essere operato per ogni codice tributo.
4.    Il versamento del tributo non è dovuto quando l'importo annuale risulta inferiore a Euro 12 (dodici/Euro). Analogamente non si procede al rimborso per somme inferiori al predetto importo.
5.    Le modifiche inerenti alle caratteristiche dell’utenza, che comportino variazioni in corso d’anno del tributo, potranno essere conteggiate nel tributo relativo all’anno successivo anche mediante conguaglio compensativo.
6.    Il Comune provvede al riversamento alla Provincia del tributo provinciale di cui all’art. 19 del           Decreto Legislativo 30/12/1992, n. 504 riscosso, secondo la periodicità e le modalità che saranno concordate con il medesimo Ente o secondo quanto stabilito da specifiche disposizioni. Per la riscossione il Comune ha diritto a trattenere il compenso previsto dal citato art. 19.
7.    In caso di mancato o parziale versamento dell’importo richiesto alle prescritte scadenze, il Comune provvede alla notifica, anche mediante servizio postale con raccomandata con ricevuta di ritorno o posta elettronica certificata, di un sollecito di versamento, contenente le somme da versare in unica soluzione entro il termine ivi indicato. In mancanza, si procederà alla notifica dell’avviso di accertamento d’ufficio o in rettifica, come indicato nel successivo art. 68, con irrogazione delle sanzioni previste dall’art. 1, comma 695 della Legge 27/12/2013, n. 147 e l’applicazione degli interessi di mora.

TITOLO 4 - DISCIPLINA DEL TRIBUTO COMUNALE PER I SERVIZI INDIVISIBILI (TASI)


ART. 53
PRESUPPOSTO E FINALITA’

1.    Presupposto del tributo comunale per i servizi indivisibili, di seguito TASI, è il possesso o la detenzione  a  qualsiasi  titolo  di  fabbricati,  ivi  compresa  l’abitazione  principale,  e  di  aree edificabili, come definiti ai fini dell’imposta municipale propria, ad eccezione in ogni caso dei terreni agricoli.
2.    Il tributo concorre al finanziamento dei servizi indivisibili erogati dal Comune, come meglio specificati dal successivo articolo 61 del presente regolamento.


ART. 54
SOGGETTO ATTIVO

1.    Il Comune applica e riscuote il tributo relativamente agli immobili assoggettabili la cui superficie insiste, interamente o prevalentemente, sul territorio comunale. Ai fini della prevalenza si considera l’intera superficie dell’immobile, anche se parte di essa sia esclusa o esente dal tributo.


ART. 55
SOGGETTI PASSIVI

1.    La TASI è dovuta da chiunque possieda, a titolo di proprietà, usufrutto, uso, abitazione o superficie, o detenga a qualsiasi titolo le unità immobiliari di cui al precedente articolo 53. In caso di pluralità di possessori o detentori essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria.
2.    Nel caso in cui l’unità immobiliare è occupata da un soggetto diverso dal titolare del diritto reale sulla stessa, quest’ultimo e l’occupante sono titolari di un’autonoma obbligazione tributaria a condizione che l’occupante non faccia parte dello stesso nucleo famigliare del possessore. In tale ipotesi l’occupante sarà tenuto al versamento della TASI nella misura, del 30 per cento, del tributo complessivamente dovuto in base all’aliquota applicabile per la fattispecie imponibile occupata. La percentuale dovuta dall’occupante è fissata dal Consiglio Comunale con la delibera di approvazione delle aliquote. La restante quota del tributo è dovuta dal titolare del diritto reale sull’immobile.

3.    Nel caso di detenzione temporanea degli immobili soggetti al tributo di durata non superiore a sei mesi nel corso dello stesso anno solare, la TASI è dovuta soltanto dal possessore dei locali a titolo di proprietà, uso, usufrutto, uso, abitazione o superficie. Per l’individuazione di tale fattispecie si fa riferimento alla durata del rapporto.

4.    Nel caso in cui l’immobile soggetto al tributo sia oggetto di locazione finanziaria, la TASI è dovuta solo dal locatario a decorrere dalla data della stipulazione e per tutta la durata del contratto. Per durata del contratto di locazione finanziaria deve intendersi il periodo intercorrente dalla data della stipulazione alla data di riconsegna del bene al locatore, comprovata dal verbale di consegna.
5.    Nel caso di locali in multiproprietà e di centri commerciali integrati il soggetto che gestisce i servizi comuni è responsabile del versamento della TASI dovuta per i locali e le aree scoperte di uso comune e per i locali e le aree in uso esclusivo ai singoli possessori o detentori, fermi restando nei confronto di quest’ultimi gli altri obblighi o diritti derivanti dal rapporto tributario riguardante i locali e le aree in uso esclusivo.
6.    In caso di pluralità di possessori o di detentori, essi sono tenuti in solido all’adempimento dell’unica obbligazione tributaria, al fine di semplificare gli adempimenti posti a carico dei contribuenti, ogni possessore ed ogni detentore effettua il versamento della TASI in ragione della propria percentuale di possesso o di detenzione, avendo riguardo alla destinazione, per la propria quota, del fabbricato o dell’area fabbricabile, conteggiando per intero il mese nel quale il possesso o la detenzione si sono protratti per almeno quindici giorni.
7.    A ciascuno degli anni solari corrisponde un autonoma obbligazione tributaria.

ART. 56
IMMOBILI SOGGETTI AL TRIBUTO

1.    Sono soggetti alla TASI tutti i fabbricati, ivi compresa l'abitazione principale e le aree edificabili, posseduti o detenuti a qualsiasi titolo.
2.    Per fabbricato si intende l’unità immobiliare iscritta o iscrivibile nel catasto fabbricati, considerandosi parte integrante del fabbricato l’area occupata dalla costruzione e quella che ne costituisce pertinenza. Quest’ultima è tale quando è destinata in modo effettivo e concreto a servizio o ornamento di un fabbricato, mediante un’oggettiva, durevole e funzionale modificazione dello stato dei luoghi, e qualora sia espressamente dichiarata come tale nella dichiarazione del tributo.
3.    Per abitazione principale si intende l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano, come unica unità immobiliare, nel quale il possessore dimora abitualmente e risiede anagraficamente e il suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente. Nel caso in cui i componenti del nucleo familiare abbiano stabilito la dimora abituale e la residenza anagrafica in immobili diversi situati nel territorio comunale, si considera abitazione principale per il nucleo familiare un solo immobile. Per pertinenze dell’abitazione principale si intendono esclusivamente quelle classificate nelle categorie catastali C/2-C/6 e C/7, nella misura massima di un’unità pertinenziale per ciascuna delle categorie catastali indicate, anche se iscritte in catasto unitamente all’unità ad uso abitativo.
4.    Il Comune considera ai fini della TASI equiparate all’abitazione principale le fattispecie di cui all’art. 15 del presente Regolamento.
5.    Per area edificabile si intende l’area utilizzabile a scopo edificatorio in base agli strumenti urbanistici generali o attuativi, anche semplicemente adottati e non approvati dall’organo competente, ovvero in base alle possibilità effettive di edificazione determinate secondo i criteri previsti agli effetti dell’indennità di espropriazione per pubblica utilità. L’area inserita nello strumento urbanistico generale è, ai fini del tributo, edificabile, a prescindere dall’approvazione di eventuali strumenti attuativi necessari per la sua edificazione.
6.    Nel caso di fabbricato di nuova costruzione lo stesso è soggetto all’imposta a partire dalla data di ultimazione dei lavori di costruzione ovvero, se antecedente, dalla data in cui è comunque utilizzato. In presenza di accatastamento il fabbricato è soggetto comunque all’imposta, purché sia dichiarato come ultimato.
7.    Sono comunque esenti dal tributo le fattispecie previste dall’art. 1, comma 3, del Decreto Legge 06/03/2014, n. 16:
    gli immobili posseduti dallo Stato, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali. Si applicano, inoltre, le esenzioni previste dall'articolo 7, comma 1, lettere b), c), d), e), f), ed i) del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504; ai fini dell'applicazione della lettera i) resta ferma l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 91-bis del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 e successive modificazioni.


ART. 57
PERIODI DI APPLICAZIONE DEL TRIBUTO

1.    Le obbligazioni tributarie nascenti al verificarsi del presupposto del tributo decorrono dal giorno in cui ha avuto inizio il possesso o la detenzione dei fabbricati o delle aree soggette al tributo e sussistono fino al giorno di cessazione. Il tributo è pertanto dovuto per il periodo dell’anno, computato in giorni, nel quale sussiste il possesso o la detenzione dei fabbricati o delle aree imponibili.
2.    La cessazione dell’obbligazione nei confronti del detentore si ha dal giorno in cui la stessa è avvenuta, qualora sia tempestivamente dichiarata entro il termine di presentazione della dichiarazione. In mancanza, l'obbligazione termina dalla data di presentazione della dichiarazione, salvo che l’utente non dimostri con idonea documentazione il momento di effettiva cessazione.


ART. 58
DETERMINAZIONE DELLA BASE IMPONIBILE

1.    La base imponibile degli immobili soggetti alla TASI è quella prevista per l’applicazione dell’imposta municipale propria (IMU).
2.    La base imponibile è ridotta del 50 per cento per i fabbricati dichiarati inagibili o inabitabili e di fatto non utilizzati, limitatamente al periodo dell’anno durante il quale sussistono tali condizioni. Per la definizione dell’inagibilità o inabitabilità si rinvia all’articolo 12 del presente regolamento per l’applicazione dell’IMU.
3.    Per i fabbricati di interesse storico o artistico, di cui all’articolo 10 del D.Lgs. n. 42 del 2004, la base imponibile è ridotta del 50 per cento. La riduzione di cui al presente comma non si cumula con la riduzione di cui al comma 2.

ART. 59
ALIQUOTE DEL TRIBUTO

1.    Il comune, con deliberazione di consiglio, approva, entro il termine fissato da norme statali per l’approvazione del bilancio di previsione, le aliquote della TASI, in conformità ai servizi indivisibili ed ai costi individuati.
2.    L’aliquota di base, nonché l’aliquota massima, della TASI è stabilita dalla legge. Il comune, con deliberazione del consiglio comunale, adottata ai sensi dell’articolo 52 del decreto legislativo n. 446 del 1997, può ridurre l’aliquota fino all’azzeramento.
3.    L’aliquota massima della TASI per i fabbricati rurali ad uso strumentale di cui all'articolo 13, comma 8, del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, non può comunque eccedere il limite dell’aliquota di base previsto dalla legge.
4.    Il comune, con deliberazione di consiglio, provvede alla determinazione delle aliquote TASI, rispettando le disposizioni di cui ai precedenti commi 1 e 2, il vincolo in base al quale la somma delle aliquote della TASI e dell’IMU per ciascuna tipologia di immobile non può superare l’aliquota massima stabilita dalla legge e il vincolo di cui all’art. 1 comma 677 della legge n.147 del 27 dicembre 2013 (Legge di Stabilità 2014) come modificato dall’art. 1, comma 1 del D.L. 16 del 6 marzo 2014.
5.    I predetti limiti massimi e minimi si devono intendere automaticamente adeguati in caso di modifiche legislative successive all’approvazione del presente regolamento.


ART. 60
ESENZIONI

1.    Sono esenti dal tributo per i Servizi Indivisibili TASI, come stabilito dall’art. 1 comma 3 del Decreto legge 6 Marzo 2014 n. 16, gli immobili posseduti dallo Stato, nonché gli immobili posseduti, nel proprio territorio, dalle regioni, dalle province, dai comuni, dalle comunità montane, dai consorzi fra detti enti, ove non soppressi, dagli enti del servizio sanitario nazionale, destinati esclusivamente ai compiti istituzionali.
2.    Si applicano, inoltre, le esenzioni previste dall'articolo 7, comma 1, lettere b), c), d), e), f), ed i) del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 504; ai fini dell'applicazione della lettera i) resta ferma l'applicazione delle disposizioni di cui all'articolo 91-bis del decreto legge 24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla legge 24 marzo 2012, n. 27 e successive modificazioni:
b)    i fabbricati classificati nelle categorie catastali da E/1 a E/9 (stazioni, ponti, fabbricati destinati ad esigenze pubbliche, ecc.);
c)    i fabbricati con destinazione ad usi culturali;
d)    i fabbricati destinati esclusivamente all'esercizio del culto;
e)    i fabbricati di proprietà della Santa Sede indicati negli artt. 13, 14, 15 e 16 de Trattato lateranense;
f)    i fabbricati appartenenti agli Stati esteri e alle organizzazioni internazionali per i quali è prevista l'esenzione dall'imposta locale sul reddito dei fabbricati in base ad accordi internazionali resi esecutivi in Italia;
i)    gli immobili utilizzati dagli enti non commerciali (ecclesiastici e non profit)  per attività non commerciali ( attività didattiche, ricreative, sportive, assistenziali, culturali e via dicendo) solo ove le predette attività siano svolte con modalità non commerciali (come per l’IMU). Qualora l’unità immobiliare abbia un’utilizzazione mista, l’esenzione si applica solo sulla parte nella quale si svolge l’attività non commerciale, sempre che sia identificabile o con separata iscrizione in catasto o, ove ciò non sia possibile, si ha diritto al trattamento agevolato in proporzione all’uso non commerciale dell’immobile che deve risultare da apposita dichiarazione dell’ente interessato ai sensi dell’art. 5 del Decreto del Ministero dell’Economia e delle Finanze del 19 novembre 2012, n. 200. Per avere diritto all’esenzione Tasi è altresì sufficiente che l’ente sia detentore dell’immobile (inquilino, comodatario ) in considerazione dell’assoggettamento in quota parte al pagamento dell’imposta nella misura deliberata dal Comune del 30%. In caso contrario, esse saranno assoggettate anche a TASI.


ART. 61
SERVIZI INDIVISIBILI E RELATIVI COSTI

1.    Il tributo concorre alla copertura dei costi dei seguenti servizi indivisibili erogati dal Comune:

DESCRIZIONE
Servizio d’Anagrafe
Servizio di Polizia locale
Servizi di manutenzione del verde
Servizi di illuminazione pubblica
Servizi cimiteriali
Servizi socio-assistenziali
Servizio di Viabilità
Servizio istruzione e manutenzione ordinaria Edifici Scolastici


Art. 62
VERSAMENTO DEL TRIBUTO

2.    Il tributo è versato in autoliquidazione da parte del contribuente.
3.    La TASI è versata direttamente al Comune, mediante modello di pagamento unificato (mod. F24) o bollettino di conto corrente postale al quale si applicano le disposizioni di cui all’art. 17 del Decreto Legislativo 09/07/1997, n. 241, approvato con D.M. del 23 Maggio 2014.
4.    Il pagamento del tributo avviene in due rate semestrali con scadenza nei mesi di Giugno e Dicembre. Le rate scadono il giorno 16 di ogni mese in autoliquidazione. La prima rata è calcolata sulla base dell’importo dovuto per il primo semestre, calcolato applicando le aliquote dei dodici mesi dell’anno precedente o, in mancanza, l’aliquota di base. La seconda rata è versata a saldo del tributo dovuto per l’intero anno, con eventuale conguaglio sulla prima rata, impiegando le aliquote deliberate dal Consiglio Comunale per l’anno di competenza. E’ comunque consentito il pagamento in unica soluzione entro il 16 giugno di ogni anno.
5.    L’importo complessivo del tributo annuo dovuto da versare è arrotondato all’euro superiore o inferiore a seconda che le cifre decimali siano superiori o inferiori/pari a 49 centesimi, in base a quanto previsto dal comma 166, art. 1, della L. 296/2006. L’arrotondamento, nel caso di impiego del modello F24, deve essere operato per ogni codice tributo.


ART. 63
IMPORTI MINIMI

1.    Il contribuente non è tenuto al versamento del tributo qualora l’importo annuale dovuto per tutti gli immobili dallo stesso posseduti o detenuti è inferiore ad Euro 12 (Euro dodici/00).
TITOLO 5 - DISPOSIZIONI COMUNI


ART. 64
DICHIARAZIONE

1.    I soggetti passivi dei tributi presentano la dichiarazione relativa all’imposta unica comunale entro il termine del 30 giugno dell’anno successivo alla data di inizio del possesso o della detenzione dei locali e delle aree assoggettabili al tributo.
2.    Per la presentazione della dichiarazione IMU restano ferme le specifiche norme legislative e quanto disposto dall'art. 19 del presente regolamento.
3.    Ai fini della dichiarazione relativa alla TASI si applicano le disposizioni concernenti la presentazione della dichiarazione IMU. In sede di prima applicazione del tributo si considerano valide tutte le dichiarazioni presentate ai fini dell’IMU o della previgente ICI, contenenti tutti gli elementi utili per l’applicazione del tributo. Tutti i possessori di immobili soggetti alla TASI che non hanno presentato nel tempo una valida dichiarazione ICI o IMU, ovvero la cui dichiarazione non contiene tutti gli elementi necessari per applicare il tributo, nonché tutti i detentori degli stessi, sono tenuti a presentare la dichiarazione TASI nel termine indicato dal precedente comma 1.
4.    Per la presentazione della dichiarazione TARI si applicano le norme del seguente articolo.


ART. 65
DICHIARAZIONE TARI

1.    I soggetti passivi del tributo devono dichiarare ogni circostanza rilevante per l’applicazione del tributo e in particolare, l’inizio, la variazione e la cessazione dell’utenza, la sussistenza delle condizioni per ottenere agevolazioni o riduzioni, il modificarsi o il venir meno delle condizioni per beneficiare di agevolazioni o riduzioni.
2.    Nell’ipotesi di più soggetti obbligati in solido, la dichiarazione può essere presentata anche da uno solo dei possessori o detentori.
3.    I soggetti obbligati provvedono a consegnare al Comune la dichiarazione, redatta sui moduli appositamente predisposti dallo stesso, entro il 31 gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le modificazioni. La dichiarazione, debitamente sottoscritta dal soggetto dichiarante, può essere consegnata o direttamente all’Ufficio Protocollo dell’Ente o a mezzo posta con raccomandata a/r o a mezzo fax, allegando fotocopia del documento d’identità, o Posta Elettronica Certificata. La denuncia si intende consegnata all’atto del ricevimento da parte del Comune, nel caso di consegna diretta, alla data di spedizione risultante dal timbro postale, nel caso di invio postale, o alla data del rapporto di ricevimento nel caso di invio a mezzo fax , o alla data di invio in caso di trasmissione tramite posta elettronica certificata.
4.    Ai fini dell’applicazione del tributo la dichiarazione ha effetto anche per gli anni successivi, sempreché non si verifichino modificazioni dei dati dichiarati da cui consegua un diverso ammontare del tributo. In quest’ultimo caso il contribuente è obbligato a presentare apposita dichiarazione di variazione entro il termine del 31 gennaio dell’anno successivo a quello nel quale si sono verificate le modificazioni.
5.    La dichiarazione sia originaria che di variazione deve contenere i seguenti elementi:
Utenze domestiche
a)    per le utenze di soggetti residenti, i dati identificativi (dati anagrafici, residenza, codice fiscale) dell’intestatario della scheda famiglia;
b)    per le utenze di soggetti non residenti, i dati identificativi del dichiarante (dati anagrafici, residenza, codice fiscale) e il numero dei soggetti occupanti l’utenza;
c)    Generalità del soggetto denunciante se diverso dal contribuente, con indicazione della qualifica;
d)    l’ubicazione, specificando anche il numero civico e se esistente il numero dell’interno, e i dati catastali dei locali e delle aree;
e)    la superficie e la destinazione d’uso dei locali e delle aree;
f)    la data in cui ha avuto inizio l’occupazione o la conduzione, o in cui è intervenuta la variazione o cessazione;
g)    la sussistenza dei presupposti per la fruizione di riduzioni o agevolazioni;

Utenze non domestiche
a)    i dati identificativi del soggetto passivo (denominazione e scopo sociale o istituzionale dell’impresa, società, ente, istituto, associazione ecc., codice fiscale, partita I.V.A., codice ATECO dell’attività, sede legale, PEC);
b)    i dati identificativi del legale rappresentante o responsabile (dati anagrafici, residenza, codice fiscale);
c)    l’ubicazione, la superficie, la destinazione d’uso e dati catastali dei locali e delle aree;
d)    la data in cui ha avuto inizio l’occupazione o la conduzione, o in cui è intervenuta la variazione o cessazione;
e)    la sussistenza dei presupposti per la fruizione di riduzioni o agevolazioni.
3.    La denuncia deve essere regolarmente sottoscritta. Nell’ipotesi di invio per posta elettronica certificata, la dichiarazione deve essere comunque sottoscritta, anche con firma digitale.
4.    La dichiarazione di cessazione dei locali o delle aree deve indicare di tutti gli elementi atti a comprovare la stessa. In caso di presentazione della stessa nei termini il contribuente ha diritto all’abbuono o al rimborso del tributo relativo alla restante parte dell’anno dal giorno successivo a quello in cui si è verificata la cessazione. In caso di mancata presentazione della dichiarazione di cessazione nel termine del 31 gennaio dell’anno successivo il tributo non è dovuto se il contribuente dimostra di non aver continuato il possesso o  la detenzione dei locali e delle aree ovvero se il tributo è stato assolto dal soggetto subentrante a seguito di dichiarazione o in sede di recupero d’ufficio.
5.    Nel caso di decesso del contribuente, i familiari conviventi o gli eredi dello stesso, dovranno provvedere alla presentazione della dichiarazione di cessazione entro un anno dal decesso o entro il termine del 31 gennaio dell’anno successivo se più favorevole.
6.    In sede di prima applicazione del tributo, ai fini della dichiarazione TARI, restano ferme le superfici dichiarate o definitivamente accertate ai fini della TARSU/TARES eventualmente opportunamente integrate con gli elementi in esse non contenuti, necessari per l’applicazione della tassa sui rifiuti. Suddetti elementi saranno ottenuti ricorrendo alle informazioni già presenti sulle banche dati a disposizione dell’ente, ove queste non siano sufficienti, per mezzo di apposite richieste presentate agli utenti, nel rispetto dei principi della L. 212/2000.


ART. 66
RIMBORSI E COMPENSAZIONE

1.    Il soggetto passivo deve richiedere il rimborso delle somme versate e non dovute, entro il termine di 5 anni dalla data del pagamento ovvero dal giorno in cui è stato definitivamente accertato il diritto alla restituzione.
2.    Il Comune provvederà al rimborso entro 180 giorni dalla presentazione della richiesta.
3.    Sulle somme da rimborsare sono corrisposti gli interessi calcolati nella misura del vigente tasso legale, con maturazione giorno per giorno e con decorrenza dal giorno in cui gli stessi sono divenuti esigibili, ai sensi del comma 165 dell’art. 1 della L. 296/06.
4.    Non si procede al rimborso di somme per importi inferiori ai limiti minimi di versamento spontaneo fissati nel presente regolamento.


ART. 67
FUNZIONARIO RESPONSABILE

1.    La Giunta Comunale designa il funzionario responsabile del tributo IUC a cui sono attribuiti tutti i poteri per l’esercizio di ogni attività organizzativa e gestionale, compreso quello di sottoscrivere i provvedimenti afferenti a tali attività, nonché la rappresentanza in giudizio per le controversie relative allo stesso tributo, ove consentito dalle vigenti disposizioni di legge.


ART. 68
VERIFICHE ED ACCERTAMENTI

1.    Il Comune svolge le attività necessarie al controllo dei dati contenuti nelle dichiarazione presentate dai soggetti passivi e le attività di controllo per la corretta applicazione del tributo. A tal fine può:
a.    inviare al contribuente questionari, da restituire debitamente compilati entro il termine di 60 giorni dalla notifica;
b.    utilizzare, nel rispetto delle vigenti disposizioni di tutela del trattamento dei dati personali, dati presentati per altri fini, ovvero richiedere ad uffici pubblici o ad enti di gestione di servizi pubblici, dati e notizie rilevanti nei confronti delle singole contribuenti, in esenzione di spese e diritti;
c.    accedere ai locali ed alle aree assoggettabili al tributo, mediante personale debitamente autorizzato dal Funzionario Responsabile del Tributo, dando preavviso al contribuente di almeno 7 giorni, nei limiti e nei casi previsti dalla legge. In caso di mancata collaborazione del contribuente od altro impedimento alla diretta rilevazione l’ente procede all’accertamento sulla base di presunzioni semplici di cui all’art. 2729 del codice civile. Per le operazioni di cui sopra, il Comune ha facoltà di avvalersi:
-    degli accertatori di cui ai commi 179-182, art. 1, della L. 296/2006, ove nominati;
-    del proprio personale dipendente;
-    di soggetti privati o pubblici di provata affidabilità e competenza, con il quale medesimo può stipulare apposite convenzioni.
Per accedere agli immobili il personale di cui sopra dovrà essere appositamente autorizzato ed esibire apposito documento di riconoscimento.
d.    utilizzare tutte le banche dati messe a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.
2.    Per le finalità del presente articolo, tutti gli uffici comunali sono obbligati a trasmettere all’ufficio tributi, nel rispetto delle vigenti normative in materia di trattamento dei dati personali, periodicamente copia o elenchi:
-    delle concessioni per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche;
-    delle comunicazioni di fine lavori ricevute;
-    dei provvedimenti di abitabilità/agibilità rilasciati per l’uso dei locali ed aree;
-    dei provvedimenti relativi all’esercizio di attività artigianali, commerciali fisse o itineranti;
-    di ogni variazione anagrafica relativa alla nascita, decesso, variazione di residenza e domicilio della popolazione residente;
3.    Ai fini dell’attività di accertamento della TARI, il comune, per le unità immobiliari a destinazione ordinaria iscritte o iscrivibili nel catasto edilizio urbano, può considerare come superficie assoggettabile al tributo l’80% della superficie catastale, determinata secondo i criteri di cui al D.P.R. 138/1998, in base al disposto dell’art. 1, comma 646, della L. 147/2013.
4.    Nei casi in cui dalle verifiche condotte sui versamenti eseguiti dai contribuenti e dai riscontri operati in base ai precedenti commi, venga riscontrata la mancanza, l’insufficienza o la tardività del versamento ovvero l’infedeltà, l’incompletezza o l’omissione della dichiarazione originaria o di variazione, il Comune provvederà alla notifica di apposito avviso di accertamento motivato in rettifica o d’ufficio, a norma dei commi 161 e 162 dell’art. 1 della L. 296/2006, comprensivo del tributo o del maggiore tributo dovuto, oltre che degli interessi e delle sanzioni e delle spese. L’avviso di accertamento deve essere sottoscritto dal funzionario responsabile del tributo. L’avviso di accertamento relativo ad un medesimo periodo d’imposta può riguardare congiuntamente tutti i tributi componenti la IUC o anche solo uno o alcuni di essi, potendosi altresì emettere anche più avvisi per una medesima annualità purché riguardanti tributi diversi o violazioni differenti.
5.    Il versamento delle somme dovute a seguito della notifica degli avvisi di accertamento avviene mediante modello di pagamento unificato o tramite le altre modalità di pagamento offerte dai servizi elettronici di incasso e di pagamento interbancari e postali.
6.    Gli accertamenti divenuti definitivi, perché non impugnati nei termini o a seguito di sentenza passata in giudicato, tengono luogo della dichiarazione per le annualità successive all’intervenuta definitività.


ART. 69
SANZIONI ED INTERESSI

7.    In caso di omesso, insufficiente o tardivo versamento dell’imposta unica comunale risultante dalla dichiarazione alle prescritte scadenze viene irrogata la sanzione del 30% dell’importo omesso o tardivamente versato, stabilita dall’art. 13 del Decreto Legislativo 471/97. Nel caso di versamenti effettuati con un ritardo non superiore a 15 giorni, la sanzione di cui al primo periodo è ridotta ad un quindicesimo per ciascun giorno di ritardo. Per la predetta sanzione non è ammessa la definizione agevolata ai sensi dell’art. 17, comma 3, del Decreto Legislativo 472/97.
8.    In caso di omessa presentazione della dichiarazione, anche relativamente uno solo degli immobili posseduti, occupati o detenuti, si applica la sanzione amministrativa dal cento al duecento per cento del tributo dovuto, con un minimo di 50 euro.
9.    In caso di infedele dichiarazione si applica la sanzione amministrativa dal cinquanta al cento per cento del tributo non versato, con un minimo di 50 euro.
10.    In caso di mancata, incompleta o infedele risposta al questionario di cui all’articolo precedente comma 1 lettera a), entro il termine di sessanta giorni dalla notifica dello stesso, si applica la sanzione amministrativa da euro 100 a euro 500. La contestazione della violazione di cui al presente comma deve avvenire, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui è commessa la violazione.
11.    La sanzione, di cui ai precedenti commi, è ridotta ad un terzo se, entro il termine per la proposizione del ricorso alla Commissione Tributaria, interviene acquiescenza del contribuente, con pagamento del tributo, se dovuto, della sanzione ridotta e degli interessi, nei casi previsti dalle vigenti norme di legge.
12.    Si applica per quanto non specificamente disposto, la disciplina prevista per le sanzioni amministrative per la violazione di norme tributarie di cui ai D.Lgs n.471 e 472 del 18 dicembre 1997.


ART. 70
ACCERTAMENTO CON ADESIONE

1.    Ai sensi dell’art. 50 della L. 27/12/1997, n. 449 si applica all’imposta unica comunale l’istituto dell’accertamento con adesione, così come disciplinato dal vigente regolamento comunale in materia, emanato sulla base dei principi dettati dal Decreto Legislativo 218/1997.


ART. 71
RISCOSSIONE COATTIVA

1.    In caso di mancato integrale pagamento dell’avviso di cui al precedente articolo 68, entro il termine di 60 giorni dalla notificazione, si procederà alla riscossione coattiva secondo le modalità consentite dalle normative vigenti.
2.    La notifica del relativo titolo esecutivo avviene, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello in cui l’avviso di accertamento è divenuto definitivo, ai sensi dell’art. 1, comma 163, della L. 296/2006.


ART. 72.
CONTENZIOSO

1.    Contro l'avviso di accertamento, il provvedimento che irroga le sanzioni, il provvedimento che respinge l'istanza di rimborso o nega l’applicazione di riduzioni o agevolazioni può essere proposto ricorso secondo le disposizioni di cui al Decreto Legislativo 31 dicembre 1992, n. 546, e successive modificazioni.
2.    Si applica, secondo le modalità previste dallo specifico regolamento comunale, l’istituto dell’accertamento con adesione sulla base dei principi e dei criteri del Decreto Legislativo 19 giugno 1997, n. 218, limitatamente alle questioni di fatto, in particolare relative all’estensione e all’uso delle superfici o alla sussistenza delle condizioni per la fruizione di riduzioni o agevolazioni.
3.    Si applicano altresì gli ulteriori istituti deflattivi del contenzioso previsti dalle specifiche norme.
4.    Le somme dovute a seguito del perfezionamento delle procedure di cui ai commi 2 e 3 possono, a richiesta del contribuente, essere rateizzate secondo quanto previsto dal Regolamento Generale delle Entrate del Comune.


ART. 73
IMPORTI MINIMI

1.    Non si procede alla notifica di avvisi di accertamento o alla riscossione coattiva qualora l’importo complessivamente dovuto, inclusivo di tributo, interessi e sanzioni è inferiore ad € 12,00, (Euro dodici/00) con riferimento ad ogni periodo d’imposta, esclusa l’ipotesi di ripetuta violazione degli obblighi di versamento del tributo.


ART. 74
DILAZIONI DI PAGAMENTO E ULTERIORI RATEIZZAZIONI

1.    La concessione di dilazione di pagamento e ulteriori rateizzazioni  è disciplinata dall’art. 21 del vigente Regolamento Generale delle Entrate approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 9 del 31/03/2009.


ART. 75
TRATTAMENTO DEI DATI PERSONALI

1.    I dati acquisiti al fine dell’applicazione del tributo sono trattati nel rispetto del Decreto Legislativo 196/2003.


ART. 76
CLAUSOLA DI ADEGUAMENTO

1.    Il presente regolamento si adegua automaticamente alle modificazioni della normativa nazionale e comunitaria, in particolare in materia di rifiuti e tributaria.
2.    I richiami e le citazioni di norme contenuti nel presente regolamento si devono intendere fatti al testo vigente delle norme stesse.


ART. 77
NORMA DI RINVIO

1.    Per quanto non espressamente previsto dal presente regolamento si applicano le disposizioni di legge vigenti relative alla disciplina dell’imposta municipale propria (IMU), del tributo per i servizi comunali (TASI) e della tassa rifiuti (TARI), nonché alle altre norme legislative e regolamentari vigenti applicabili.


ART. 78
ENTRATA IN VIGORE E NORME FINALI

1.    Le disposizioni del presente regolamento hanno effetto a decorrere dal primo gennaio 2014.
2.    Alla data di entrata in vigore del tributo disciplinato dal presente regolamento, a norma dell’art. 1, comma 704, della L. 147/2013 è soppressa l’applicazione della TARES, nonché della maggiorazione statale alla TARES di cui all’art. 14, comma 14, del D.L. 201/2011. Rimane comunque ferma l’applicazione di tutte le relative norme legislative e regolamentari per lo svolgimento dell’attività di accertamento del tributo relativo alle annualità pregresse.
ALLEGATO A

TABELLA CATEGORIE DI ATTIVITA’ CON OMOGENEA POTENZIALITA’ DI PRODUZIONE DEI RIFIUTI

Sostanze assimilate ai rifiuti urbani.

Sono assimilate ai rifiuti urbani, ai sensi dell’articolo 3 del presente regolamento, le seguenti sostanze:
-    rifiuti di carta, cartone e similari;
-    rifiuti di vetro, vetro di scarto, rottami di vetro e cristallo;
-    imballaggi primari;
-    imballaggi secondari quali carta, cartone, plastica, legno, metallo e simili purchè raccolti in forma differenziata;
-    contenitori vuoti (fusti, vuoti di vetro, plastica, metallo, latte, lattine e simili);
-    sacchi e sacchetti di carta o plastica, fogli di carta, plastica, cellophane, cassette, pallets;
-    accoppiati di carta plastificata, carta metallizzata, carta adesiva, carta catramata, fogli di plastica metallizzati e simili;
-    frammenti e manufatti di vimini e sughero;
-    paglia e prodotti di paglia;
-    scarti di legno provenienti da falegnameria e carpenteria, trucioli e segatura;
-    fibra di legno e pasta di legno anche umida, purché palabile;
-    ritagli e scarti di tessuto di fibra naturale e sintetica, stracci e juta;
-    feltri e tessuti non tessuti;
-    pelle e simil - pelle;
-    gomma e caucciù (polvere e ritagli) e manufatti composti prevalentemente da tali materiali , come camere d'aria e copertoni;
-    resine termoplastiche e termo - indurenti in genere allo stato solido e manufatti composti da tali materiali;
-    imbottiture, isolamenti termici e acustici costituiti da sostanze naturali e sintetiche, quali lane di vetro e di roccia, espansi plastici e minerali e simili;
-    moquette, linoleum, tappezzerie, pavimenti e rivestimenti in genere;
-    materiali vari in pannelli (di legno, gesso, plastica e simili);
-    frammenti e manufatti di stucco e di gesso essiccati;
-    rifiuti di metalli ferrosi e metalli non ferrosi e loro leghe;
-    manufatti di ferro e tipo paglietta metallica, filo di ferro, spugna di ferro e simili;
-    nastri abrasivi;
-    cavi e materiale elettrico in genere;
-    pellicole e lastre fotografiche e radiografiche sviluppate;
-    scarti in genere della produzione di alimentari, purché non allo stato liquido, quali scarti di caffè scarti dell'industria molitoria e della plastificazione, partite di alimenti deteriorati anche inscatolati o comunque imballati, scarti derivanti dalla lavorazione di frutta e ortaggi, caseina, salse esauste e simili;
-    scarti vegetali in genere (erbe, fiori, piante, verdure, etc.) anche derivanti da lavorazioni basate su processi meccanici (bucce, baccelli, pula, scarti di sgranatura, di trebbiatura e simili), compresa la manutenzione del verde ornamentale;
-    residui animali e vegetali provenienti dall'estrazione di principi attivi;
-    accessori per l’informatica.

Sono altresì assimilati ai rifiuti urbani, ai sensi dell’art. 2, lett. g), D.P.R. 15 luglio 2003, n. 254, i seguenti rifiuti prodotti dalle strutture sanitarie pubbliche e private, che svolgono attività medica e veterinaria di prevenzione, di diagnosi, di cura, di riabilitazione e di ricerca ed erogano le prestazioni di cui alla legge 23 dicembre 1978, n. 833:
-    rifiuti delle cucine;
-    rifiuti da ristorazione dei reparti di degenza non infettivi;
-    vetro, carta, cartone, plastica, metalli, imballaggi;
-    rifiuti ingombranti;
-    spazzatura e altri rifiuti non pericolosi assimilati agli urbani;
-    indumenti e lenzuola monouso;
-    gessi ortopedici e bende, assorbenti igienici, non dei degenti infettivi;
-    pannolini pediatrici e i pannoloni,
-    contenitori e sacche delle urine;
-    rifiuti verdi;
ALLEGATO B

CATEGORIE DI UTENZE NON DOMESTICHE PER COMUNI CON PIÙ DI 5000 ABITANTI:

01.        Associazioni, biblioteche, musei, scuole (ballo, guida ecc.)
02.        Cinematografi, teatri
03.        Autorimesse, magazzini senza vendita diretta
04.        Campeggi, distributori carburanti, impianti sportivi
05.        Stabilimenti balneari
06.        Autosaloni, esposizioni
07.        Alberghi con ristorante
08.        Alberghi senza ristorante
09.        Carceri, case di cura e di riposo, caserme
10.        Ospedali
11.        Agenzie, studi professionali, uffici
12.        Banche e istituti di credito
13.        Cartolerie, librerie, negozi di beni durevoli, calzature, ferramenta
14.        Edicole, farmacie, plurilicenza, tabaccai
15.        Negozi di Antiquariato, cappelli, filatelia, ombrelli, tappeti, tende e tessuti
16.        Banchi di mercato beni durevoli
17.        Barbiere, estetista, parrucchiere
18.        Attività artigianali tipo botteghe (elettricista, fabbro, falegname, idraulico, fabbro, elettricista)
19.        Autofficina, carrozzeria, elettrauto
20.        Attività industriali con capannoni di produzione
21.        Attività artigianali di produzione beni specifici
22.        Osterie, pizzerie, pub, ristoranti, trattorie
23.        Birrerie, hamburgerie, mense
24.        Bar, caffè, pasticcerie
25.        Generi alimentari (macellerie, pane e pasta, salumi e formaggi, supermercati)
26.        Plurilicenze alimentari e miste
27.        Fiori e piante, ortofrutta, pescherie, pizza al taglio
28.        Ipermercati di generi misti
29.        Banchi di mercato generi alimentari
30.        Discoteche, night club

 

Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 41 del 30/06/2014


 

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ART. 1 - OGGETTO DEL REGOLAMENTO

1. Il presente Regolamento ha lo scopo di favorire le misure straordinarie volte ad incentivare lavori di modifica del patrimonio immobiliare esistente per migliorarne le condizioni d’uso.
2. L’oggetto del presente regolamento riguarda la disciplina per la monetizzazione dei parcheggi con particolare riferimento a due fatispecie:
- monetizzazione dei parcheggi in caso di modifica di destinazione d’uso da altre destinazioni a residenziale e in caso di frazionamento di unità immobiliare con aumento di unità immobiliari a destinazione residenziali per tutte le zone urbanistiche.
- monetizzazione dei parcheggi in caso di intervento edilizio ai sensi della Legge Regionale n. 4 del 23.10.2009, ex art. 8 comma 5 bis come integrato dalla Legge del 19.01.2011, n. 1 , l’art.15 L.R. 4-2009 e l’art.15 bis introdotto  dalla L.R. 21-2011.   
3. L’istituto della “monetizzazione” rappresenta un’opportunità per l’Amministrazione per la programmazione di aree per servizi pubblici attraverso una pianificazione territoriale che valuti e individui le soluzioni più idonee per la valorizzazione del sistema urbano, utilizzando le risorse economiche nel frattempo accantonate.
4. Il presente regolamento non è applicabile per la monetizzazione delle aree per parcheggi previsti dalla normativa statale ex articolo 41 sexies della L. 1150/1942, non derogabile dal Regolamento Edilizio comunale

Inquadramento normativo L.R. 4/2009 e L.R. 1/2011
-    comma5 bis dell’articolo 8 della legge regionale 23 ottobre 2009, n. 4 (Disposizioni straordinarie per il sostegno dell’economia mediante il rilancio del settore edilizio e per la promozione di interventi e programmi di valenza strategica per lo sviluppo). Gli interventi di cui agli articoli 2, 4, 5 e 6 sono subordinati al reperimento degli spazi per parcheggi di cui all’articolo 41 sexies della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica), e successive modifiche ed integrazioni: “per gli interventi di cui agli articoli 2, 4, 5 e 6, nell’ipotesi in cui la superficie da adibire a parcheggio sia inferiore a 20 metri quadri, il consiglio comunale può, con propria deliberazione, individuare i casi o le parti del territorio nei quali, a causa dell’impossibilità a reperire gli spazi per parcheggi, l’intervento è consentito previo pagamento di una somma equivalente alla monetizzazione delle aree per parcheggi. I relativi introiti sono finalizzati alla realizzazione di nuove aree da destinare a parcheggio.”.
-    Art. 15 bis (Riutilizzo dei piani seminterrati, dei piani pilotis e dei locali al piano terra) della legge regionale 23 ottobre 2009, n. 4. “Gli interventi previsti nel presente articolo ricadenti nelle zone classificate B e C e quelli di cui all'articolo 15 sono subordinati al reperimento degli spazi per parcheggi di cui all'articolo 41 sexies della legge 17 agosto 1942, n. 1150 (Legge urbanistica), e successive modifiche ed integrazioni. Qualora sia dimostrata l'impossibilità dovuta alla mancanza di spazi idonei da destinare al soddisfacimento di tale obbligo, o nel caso di spazi da destinare allo scopo di superficie inferiore a 10 metri quadri gli interventi sono consentiti previo pagamento di una somma equivalente alla monetizzazione delle aree per parcheggi, da determinarsi con deliberazione del consiglio comunale. I relativi introiti sono destinati alla realizzazione di nuove aree da adibire a parcheggio."

ART. 2 – AMBITO DI APPLICAZIONE

1. La problematica relativa al reperimento degli spazi da adibire a parcheggio come richiesto dall’art. 41 sexies della Legge 17.08.1942, n. 1150 ( legge urbanistica), è risolta ai sensi del 1° comma per cui “Nelle nuove costruzioni ed anche nelle aree di pertinenza delle costruzioni stesse, debbono essere riservati appositi spazi per parcheggi in misura non inferiore ad un metro quadrato per ogni 10 metri cubi di costruzione” e del 2° comma per cui “Gli spazi per parcheggi realizzati in forza del primo comma non sono gravati da vincoli pertinenziali di sorta né da diritti d’uso a favore dei proprietari di altre unità immobiliari e sono trasferibili autonomamente da esse”.
2. Nei casi di impossibilità a reperire gli spazi per parcheggi a causa di oggettiva impossibilità fisica dimostrata dalla ditta proponente e verificata dall’ufficio tecnico dell’edilizia privata, sono consentiti gli interventi ai sensi della L. R. n. 4/2009, di cui agli articoli:
•    2. “Interventi di adeguamento e ampliamento del patrimonio edilizio esistente”
•    4. “Interventi di ampliamento degli immobili a finalità turistico - ricettiva”
•    5. “Interventi di demolizione e ricostruzione”
•    6. “Interventi sul patrimonio edilizio pubblico”
•    15. “utilizzo del patrimonio edilizio e recupero dei sottotetti”
•    15 bis. “Riutilizzo dei piani seminterrati, dei piani pilotis e dei locali al piano terra”;
     nelle situazioni disciplinate dal presente Regolamento previo pagamento di una somma equivalente alla monetizzazione delle aree per parcheggi.
3. Per gli interventi di adeguamento e ampliamento del patrimonio edilizio esistente previsti dagli articoli 2, 4, 5, 6, 15 e 15 bis della L.R. 23 ottobre 2009, n. 4, ricadenti all’interno delle zone urbanistiche classificate nel vigente strumento urbanistico come B (di completamento residenziale) – C  (lottizzazioni convenzionate), è consentita la monetizzazione delle aree per parcheggi alle seguenti condizioni:
•    In caso di motivata impossibilità al reperimento degli spazi per parcheggi di cui all’articolo 41 sexies della legge 17 agosto 1942, n. 1150 dimostrata dalla ditta proponente e verificata dall’ufficio tecnico dell’edilizia privata;
•    Previa dimostrazione della disponibilità della dotazione originaria di parcheggi relativi al fabbricato oggetto di intervento;
•    Nel caso di ampliamenti disciplinati dagli artt. 2-4-5-6 per superfici da adibire a parcheggio inferiori ai 13 (tredici) metri quadrati.
•    Nei casi disciplinati dagli artt. 15 e 15 bis per superfici da adibire a parcheggio inferiori ai 10 (dieci) metri quadrati.
4. Per gli interventi nelle zone territoriali “A”  non si può procedere all’attuazione degli interventi edilizi di cui alla L.R. 4-2009 e ss.mm.ii. ai sensi dell’art.2 comma 7 della L.R. 4-2009 e ss.mm.ii.
5.  in caso di modifica di destinazione d’uso da altre destinazioni a residenziale e in caso di frazionamento di un’unità immobiliare con aumento delle unità immobiliari a destinazione residenziale, il regolamento edilizio del Piano Urbanistico Comunale adottato con delibera del Consiglio Comunale n°25 del 27-08-2014 prescrive l’obbligo di uno stallo per parcheggio per ciascuna nuova unità abitativa.
    Fatta salva la disciplina dell’art.60 del regolamento edilizio sopraccitato. è consentita la monetizzazione dello stallo di parcheggio relativo alla nuova unità immobiliare a destinazione residenziale.   


ART. 3 – CONTROVALORE DELLA MONETIZZAZIONE

1.    In applicazione del comma 3 dell’articolo 2 del presente regolamento, la monetizzazione della aree di parcheggio è determinata in misura pari al controvalore commisurato al valore di acquisizione dell’area, al costo di realizzazione delle opere ed alle spese  relative ai frazionamenti, spese notarili etc., secondo i parametri riportati nella seguente tabella:
Il valore venale delle aree edificabili riportato nella Tabella è stato calcolato tenendo in considerazione alcuni fattori attinenti il mercato immobiliare e in particolare:
- Camera di Commercio Osservatorio dei Mercati Immobiliari;
- costo di costruzione (valutato in circa € 900,00 per metro quadrato);
- indagine di mercato presso le principali agenzie immobiliari locali;
- atti di compravendita notarili depositati in Comune.

Zona urbanistica Tariffa unitaria  per la monetizzazione     ( €/mq)
A/B1/B2 € 200,00
C1 € 140,00
C2 (limitrofe centro abitato capoluogo) € 119,00
C2 (limitrofe centro abitato la Maddalena) € 126,00
C3 € 77,00
C4 € 129,50

2.    Il controvalore della monetizzazione, determinato ai sensi del precedente comma 1, è da  considerarsi sostitutivo dell’obbligo di reperimento delle aree a parcheggio privato di cui all’articolo 41 sexies della legge 17 agosto 1942, n. 1150, n. 1150 e successive modificazioni e integrazioni.


ART. 4 – CORRESPONSIONE DEL CONTROVALORE DELLA MONETIZZAZIONE

1. Il controvalore della monetizzazione della aree destinate a parcheggio di cui al presente  regolamento, dovrà essere corrisposto in un’unica soluzione o in forma rateale all’atto del ritiro del titolo abilitativo a costruire o all’atto della presentazione della denuncia di inizio attività.
2. Nel caso di rateizzazione saranno applicate le modalità, garanzie e sanzioni previste per il versamento degli oneri di urbanizzazione.
3. L’avvenuto pagamento del controvalore della monetizzazione deve essere dimostrato dal titolare dell’intervento mediante consegna della ricevuta del versamento al tesoriere comunale.
4. Per realizzare tale obiettivo, L’Amministrazione Comunale,  istituirà  un apposito capitolo in cui allocare i proventi derivanti dalla monetizzazione, vincolandone la destinazione alla progettazione e realizzazione di parcheggi pubblici (da attuarsi mediante piano urbano dei parcheggi di cui alla Legge n. 122/89), sia nel caso di acquisizione che di esproprio o anche nel caso in cui le aree siano già in possesso del patrimonio comunale.
5. La monetizzazione della aree per parcheggio non esonera dal pagamento degli oneri di urbanizzazione primaria e secondaria tabellari eventualmente dovuti.


ART. 5 – AGGIORNAMENTO DEL CONTROVALORE DELLA MONETIZZAZIONE

1.    I parametri per la determinazione del controvalore della monetizzazione della aree destinate a parcheggio di cui al presente regolamento saranno aggiornati con cadenza annuale con atto della Giunta Comunale, sulla base delle variazioni degli indici dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati, accertate dall’ISTAT.
2.    Il primo aggiornamento sarà effettuato al 31 dicembre 2012.
Il mancato aggiornamento non esonera dall’applicazione dei valori delle tabelle di cui all’art.3 .

 

Approvato con deliberazione del Consiglio Comunale n. 23 del 23/05/2014


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Scarica questo file (Regolamento_economia_2014.pdf)Regolamento comunale per i lavori, le forniture e i servizi in economia 1032 kB10-06-2014 17:54


 

   

TITOLO I - PRINCIPI

Art. 1. Oggetto del Regolamento

1.    Il presente regolamento (nel seguito «Regolamento») è emanato nell’ambito dell’autonomia comunale di cui agli articoli 117, sesto comma, secondo periodo, e 118, commi primo e secondo, della Costituzione, e degli articoli 3, comma 4, e 7 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 (nel seguito «TUEL»), al fine di disciplinare le modalità, i limiti e le procedure per l'esecuzione di lavori, la fornitura di beni e la prestazione di servizi, in economia.
2.    Il Regolamento attua altresì le previsioni di cui all’articolo 191, comma 2, del TUEL, all’articolo 125 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163 (nel seguito «Codice»), nell’ambito dei principi di buon andamento e imparzialità dell'amministrazione di cui all’articolo 97 della Costituzione e dei principi desumibili dal diritto comunitario comunque vigente nell’ordinamento.
3.    Per la definizione di lavori, forniture e servizi, si rinvia all’ordinamento giuridico vigente.
4.    Il ricorso agli interventi in economia è ammesso in relazione all'oggetto e ai limiti di importo delle singole voci di spesa, previamente individuate, anche in forma cumulativa, nel bilancio di previsione, nei piani economici di gestione o nei singoli provvedimenti che ne prevedano la copertura finanziaria.
5.    Nei limiti del presente Regolamento possono essere affidati ed eseguiti in economia tutti gli interventi la cui entità non può essere determinata preventivamente in maniera certa e definita, oppure gli interventi che, limitatamente ai servizi e alle forniture, rendano antieconomico o sproporzionato il ricorso ad affidamenti mediante gare di evidenza pubblica.
6.    Tutti gli importi previsti dal Regolamento si intendono I.V.A. esclusa.

Art. 2. Modalità di esecuzione in economia

1.    L'esecuzione degli interventi in economia può avvenire:
a)    in amministrazione diretta;
b)    per cottimo fiduciario.
2.    Sono in amministrazione diretta gli interventi per i quali non occorre l'intervento di alcun imprenditore; sono eseguiti dal personale dipendente dell’ente impiegando materiali, mezzi e quanto altro occorra, anche questi nella disponibilità dello stesso ente ovvero reperiti sul mercato con procedimento autonomo; sono eseguiti, altresì, in amministrazione diretta le forniture a pronta consegna.
3.    Sono per cottimo fiduciario gli interventi per i quali si rende necessario, oppure anche solo opportuno l'affidamento a soggetti esterni all’Ente, purché in possesso dei necessari requisiti. Tale affidamento avviene con procedura negoziata nei modi previsti dal Regolamento.

Art. 3. Procedure alternative e vincoli legali nella determinazione dei prezzi

1.    L’esecuzione di lavori in economia di cui all’articolo 6 può avvenire sulla base dei prezzi determinati da prezziari o listini ufficiali o, in mancanza di questi, da prezziari o listini redatti da organizzazioni professionali di settore e utilizzati comunemente nella prassi locale o, ancora, utilizzati in occasione di prestazioni analoghe affidate con contratti precedenti.
2.    La fornitura di beni e la prestazione di servizi in economia di cui agli articoli 7 e 8 possono essere sempre sostituite dal ricorso alla convenzione di cui all’articolo 26, comma 3, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, se i beni o i servizi da acquisire siano compatibili con quelli disponibili in base alle predette convenzioni.
3.    La fornitura di beni e la prestazione di servizi in economia di cui agli articoli 7 e 8 devono avvenire utilizzando i parametri di qualità e di prezzo per l'acquisto di beni comparabili con quelli oggetto del convenzionamento di cui all’articolo 26, della legge 23 dicembre 1999, n. 488, o sulla base di rilevazioni dei prezzi di mercato effettuate da organismi a ciò preposti, ai fini di orientamento e di valutazione della congruità dei prezzi stessi in sede di offerta e di contrattazione.
4.    L’acquisizione di beni e servizi in economia di cui agli articoli 7 e 8 è effettuata mediante il ricorso al mercato elettronico della pubblica Amministrazione gestito da Consip S.p.A. ogni qual volta sia presente sulla piattaforma di acquisto il metaprodotto (sottoinsieme di beni/servizi di una Categoria) corrispondente all’oggetto della fornitura del bene o servizio che occorre acquistare, ovvero il ricorso al sistema telematico messo a disposizione dalla centrale di committenza regionale (CAT Sardegna) o altre tipologie di mercato elettronico di cui all’art.328 del D.P.R. 207/2010.
5.    Pertanto il Comune ogni volta abbia necessità di procedere ad acquisizioni sotto la soglia comunitaria di beni e servizi, è tenuto a verificarne la presenza sul MEPA e, se presenti, dovrà obbligatoriamente ricorrere all’acquisizione su tale piattaforma, a meno che il bene/servizio presente sul mercato elettronico non sia coerente con le proprie necessità in quanto privo dei requisiti tecnici essenziali.
6.    In ogni caso la determinazione dei costi di tutti gli interventi in economia deve evidenziare, all’interno dell’importo complessivo della prestazione da affidare:
a)    il costo del personale, valutato sulla base dei minimi salariali definiti dalla contrattazione collettiva nazionale di settore tra le organizzazioni sindacali dei lavoratori e le organizzazioni dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale;
b)    il costo delle misure di adempimento delle disposizioni in materia di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, ove siano previste interferenze, con riferimento al documento unico di valutazione dei rischi da interferenza (DUVRI) per le prestazioni di servizi, oppure dei piani di sicurezza per le prestazioni di lavori.
7.    In ogni caso gli importi di cui al comma 4 concorrono alla determinazione dei limiti di importo previsti dal Regolamento.

Art. 4. Limiti economici agli interventi in economia

1.    Limitatamente di lavori in amministrazione diretta ai sensi dell’articolo 2, comma 2, l’esecuzione in economia non può superare l’importo complessivo di euro 50.000,00.
2.    In ottemperanza ai principi di proporzionalità e di ragionevolezza, tenendo conto del rapporto tra il costo dell’impiego delle risorse umane e organizzative necessarie e il risultato economico e funzionale perseguito, fatti salvi i diversi limiti previsti dal Regolamento per particolari fattispecie, l’affidamento di interventi in economia non può superare gli importi:
a)    di euro 200.000,00 per i lavori di cui all’articolo 6;
b)    di rilevanza comunitaria come individuati dall’articolo 28, comma 1, lettera b), del Codice, per le forniture di cui all’articolo 7 e i servizi di cui all’articolo 8.
3.    Gli importi di cui ai commi 1 e 2 non possono essere superati nemmeno con perizie di variante o suppletive, proroghe, appendici contrattuali o altre forme di integrazione, estensione o ampliamento dell’impegno economico contrattuale o extracontrattuale.
4.    Nessun esecuzione di lavori, fornitura di beni o prestazione di servizi può essere artificiosamente frazionata al fine di eludere il limite economico di cui al comma 1 o gli altri limiti speciali previsti dal Regolamento.
5.    Non sono considerati artificiosamente frazionati:
a)    l’esecuzione di interventi in economia il cui impegno di spesa sia imputabile ad esercizi finanziari diversi, quando le procedure di affidamento sono inequivocabilmente autonome e separate l’una dall’altra;
b)    gli affidamenti di un intervento misto di cui all’articolo 9, separatamente a contraenti qualificati in ciascun settore, quando tali affidamenti separati sono ritenuti più convenienti in termini di efficenza, risparmio economico o rapidità di esecuzione.

Art. 5. Disposizioni comuni ai contratti da affidare in economia

1.    Sono sempre affidabili ed eseguibili in economia, nei limiti di cui all’articolo 4, commi 1 e 2, i lavori, le forniture e i servizi:
a) in caso di risoluzione di un precedente rapporto contrattuale, o in danno del contraente inadempiente, quando ciò è ritenuto necessario o conveniente per conseguire la prestazione nel termine previsto dal contratto;
b)    in caso di necessità per completare le prestazioni di un contratto in corso, ivi non previste, quando non è possibile imporne l’esecuzione nell’ambito del contratto medesimo;
c) a seguito della scadenza dei relativi contratti, nelle more dello svolgimento delle ordinarie procedure di scelta del contraente, nella misura strettamente necessaria;
d)   &nb